Author Topic: L'ultimo discorso al popolo bavarese  (Read 1504 times)

(RIP) Iohannes Gutenberg

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L'ultimo discorso al popolo bavarese
« on: 21 November, 2011, 09:50:00 PM »
Iohannes lanciò un'occhiata all'oceanica massa di persone che riempiva la piazza. Contadini, mercanti, chierici... tutti erano giunti a sentire l'ultimo discorso dell'uomo che, forse, aveva seminato qualcosa di imperituro. Con calma, salì su un palco di legno e vi prese posto, all'in piedi, nel centro.
Poi si schiarì la voce, cercò le parole e fissò la folla.

<<Libero popolo di Baviera>>
esordì. <<Un mese è ormai passato dalla gloriosa rivoluzione che ha portato le nostre genti alla libertà. Ora vassalli ed artigiani, vescovi e fabbri, re e contadini hanno gli stessi diritti e doveri, seguono le stesse leggi e sono soggetti alle medesime imposte. Ma il cammino per la democrazia è ancora lungo e costellato di asperità: dobbiamo imparare ad anteporre gli interessi della patria a quelli personali, il bene comune al bene privato, la giustizia alla vendetta e la verità all'interesse.
Ma come potrei chiedere a voi di fare ciò che neanch'io ho fatto? Ebbene io ho deciso, quest'oggi, di fornire un esempio, affinché il libero popolo bavarese lo segua, e i suoi figli lo tramandino ai loro figli, nei secoli dei secoli.
Io, Iohannes Gutenberg, rimetto tutte le mie cariche, le mie ricchezze e le mie proprietà alla Repubblica di Baviera, chiedendo che vengano usate per il bene comune. Che le spade e le corazze della mia officina armino le impavide braccia di Monaco; che il fresco pane e le tondeggianti forme di formaggio sfamino i suoi poveri; che le grandi ricchezze finanzino la costruzione di edifici pubblici.
Forse, adesso, vi chiederete perché mi stia comportando così. Io avevo un sogno: che i popoli di tutta Europa scegliessero i loro governanti, che il potere fosse servizio e non sfruttamento, che i re e i contadini collaborassero egualmente al bene comune e fossero parimenti reputati utili.
Ebbene, ho capito che, per far sì che il mio sogno si avverasse, c'era bisogno che facessi così. Sicché, con animo sereno, rinuncio alla gloria, al potere e alle ricchezze per il bene dello Stato.>>
<<E quindi, Cittadino Bavarese, quando partecipi ad un'assemblea, quando esprimi la tua opinione in virtù dei tuoi diritti, rammenta quanti sacrifici merita la Democrazia, quanti sforzi; e non lasciare che un tiranno, né ora né mai, nei secoli dei secoli, vanifichi quel gli Avi hanno costruito.>>


(RIP) Iohannes Gutenberg

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Re: L'ultimo discorso al popolo bavarese
« Reply #1 on: 21 November, 2011, 09:52:10 PM »
Riprendendo fiato, scese dal palco di legno e andò in mezzo alla folla che lo acclamava, dove aveva visto dei vecchi amici a cui non poteva non dare un ultimo saluto.


(RIP) Gianpaolo Ruggiero Panetta

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Re: L'ultimo discorso al popolo bavarese
« Reply #2 on: 21 November, 2011, 11:24:00 PM »
Gianpaolo aveva le lacrime agli occhi, quando vide il suo amico scendere dal palco gli corse incontro, gli strinse la mano e poi lo abbraccio. <<Buona fortuna!>> disse<<sappi che a Monaco sarai sempre benvoluto>>

Sisto V

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Re: L'ultimo discorso al popolo bavarese
« Reply #3 on: 22 November, 2011, 12:03:47 AM »
Pimpo era originario del nord della Baviera, ma conosceva Iohannes da anni. Era stato lui, ora Padre della Patria, ad invitarlo a Monaco, e il giovane Pimpo non aveva esitato a raggiungere il vecchio amico.
Dopo la dichiarazione di Iohannes Gutenberg, Padre della Repubblica di Baviera, di fronte ad un gesto tanto nobile verso il Popolo Bavarese e d'esempio per tutti i Popoli d'Europa, rimpianse i lunghi mesi che aveva atteso prima di decidersi a trasferirsi a Monaco.
Salutando il vecchio amico con un abbraccio, non rassegnato ad un addio, seppe pronunciare solo un arrivederci.
Sommo Pontefice di Santa Romana Chiesa
Rettore del Pontificio Seminario Teologico di Roma

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(RIP) Bruno Pico

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Re: L'ultimo discorso al popolo bavarese
« Reply #4 on: 22 November, 2011, 08:25:35 PM »
Bruno Pico se ne stava ad un angolo della piazza: era arrivato dopo il solito giro di corveé alla guranigione: ormai il suo tempo si divideva fra il tempèo passato a studiare all'Accademia e quello impiegato nei giri di ronda e negli assegnamenti come guardia della città.
Il suo cpaitano, Johannes gutenberg, l'uomo che lo aveva voluto a Monaco ancora prima della Rivoluzione, aveva chiesto a tutte le guardie di presenziare al suo discorso di quel giorno, e Bruno non se lo era fatto ripetere, anche se ormai era diventato quasi un topo di bibilioteca: una situazione ironica per un combattente di origini contadine come lui, più abituato a maneggiare la spada e la zappa che la penna o i libri...

Era arrivato con un po' di anticipo, come sempre, e mentre aspettava che la folla si radunasse e che il discorso iniziasse aveva ripensato a quell'ultimo mese, quello successivo alla Rivoluzione guidata da gutenberg, a cui aveva partecipato con entusiasmo e dedizione.
Troppa dedizione, forse, visto che da allora si era buttato nei lavori di corveé, necessari a garantire agli altri di esercitare i loro nuovi diritti e privilegi, e nello studio, per poter poi partecipare con competenza alla gestione delle nuove strutture cittadine, ma trascurando la partecipazione attiva alla nuova Repubblica.

Aveva perso le Assemblee del Popolo, e non aveva potuto neanche partecipare alal definiione dei nuovi statuti cittadini. E sì che di cose in mente ne aveva parecchie, da dire e da proporre, ma serviva qualcuno che facesse i lavori di routine necessari, e lui era fatto così: anche i doppi turni, se questo voleva dire favorire la partecipazione degli altri.

ripensò alle giornate gloriose che avevano preceduto l'insurrezione e a quelle dell'insurreione stessa, sorridendo fra sè e sè, ma, man a mano che Gutenberg procedeva nel suo discorso, il sorriso gli svanivva pian piano, sotituito dal pensiero che forse era stato davvero troppo impegnato!

Johannes, l'uomo che li aveva guidati su diversi campi di battaglia e che li aveva ispirati nell alotta per la libertà aveva deciso di dare un ulteriore prova della sua nobiltà: una nobilità che non derivava nè dalla nascita nè dai soldi o dai possedimenti, ma una nobiltà di spirito che veniva dalla ricerca costante e limpida della libertà, propria e degli altri, perchè, come recitava la parola d'ordine della loro insurrezione, "nesusno è libero se non lo siamo tutti!".

Quando Gutenberg scese dal podio per salutare i compagni di tante avventure, Anche Bruno si fece avanti commosso per abbracciarlo e ringraziarlo per tutto quello che aveva fatto, non solo per il popolo bavarese, ma per quello dell'Europa tutta: un esempio era stato fondato, ora stava a loro difenderlo e diffonderlo!

Per Bruno quella uscita dall'ombra dei palazzi ai margini della piazza significava il ritrono alla luce anche dal punto di vista personale: non si sarebbe più rintanato nel lavoro e nello studio, ma avrebe partecipato di nuovo alla vita comune della nuova Repubblica, per far sì che l'eredità morale e intellettuale di Johannes Gutenberg non andasse persa, ma venissa tramandata ai posteri, e cosa ancora più importante, diffusa ai contemporanei!

(RIP) Iohannes Gutenberg

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Re: L'ultimo discorso al popolo bavarese
« Reply #5 on: 24 November, 2011, 02:55:51 PM »
Quasi in lacrime, Iohannes salutò gli amici di mille avventure. Non c'era molto da dire. Stette a fissare le mura della città che si facevano sempre più piccole mentre la carrozza si allontanava.


(RIP) Jacob Fugger d'Este

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Re: L'ultimo discorso al popolo bavarese
« Reply #6 on: 24 November, 2011, 04:41:09 PM »
Il Fugger d'Este arrivò in ritardo ma riuscì comunque ad urlare

"VIVA Iohannes IL PADRE DI MONACO LIBERA"

nella sua mente aveva già un progetto,dedicare il campo d'addestramento a lui.
Jacob Fugger d'Este König von Sardinien - Marchese di Oristano - Conte di Kirchberg e signore di Weißenhorn.Proprietario dell'Isola del Giglio