Author Topic: ORP - e venne il giorno... (english translation in the following post)  (Read 199 times)

Fabio Spazzoli

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era sera. il sole stava scendendo all'orizzonte portando alla vista una meravigliosa tavolozza di colori.
sfumature che evocavano pace.
poco più su, la prima luce della sera faceva già capolino indicando alle navi in partenza la via per il loro viaggio.


alla taverna del porto, "La luce della fenice", l'atmosfera era come solito festosa.
ai tavoli si rideva, si cantava.

qualcuno giocava alla morra, scommettendo un boccale di fine idromele.
altri lanciavano i dadi, sperando nella cieca sorte che fosse loro favorevole.
veloci e sinuose come le onde del mare che lambiva la costa, si muovevano su gambe snelle con vassoi pieni di prelibatezze le cameriere della locanda.

in un angolo nella penombra, come suo solito, sedeva il capitano della guardia.
un tipo solitario, ma autorevole.
rispettato da tutti. conosciuto per la sua rettitudine in tutta la costa.
come suo solito osservava il porto, le vele in partenza.
un'ombra di amarezza sembrava farsi strada sul suo viso.

assieme a lui, il capo addestratore Fabiotto.
una sorta di saltimbanco, sempre con la battuta pronta. ma di un acume incredibile.
osservava la festa che tutto intorno si svolgeva.
cantando con il boccale in mano.
coinvolgendo il suo taciturno commensale, senza successo, in un coro di voci sgraziate ma unite.

erano come il giorno e la notte.
caratteri molto diversi. ma quasi inseparabili.


-Si è fatto tardi amico mio. grazie della bevuta. domani però tocca a me.
Alzandosi dal tavolo il capitano prese il suo martello da guerra, lo assicurò alla cintura e si accomiatò dal compagno.
la sua voce era profonda e infondeva un senso di calma e riverenza.
volse lo sguardo volse fuori dalla locanda. verso quella strada che di li a poco avbrebbe percorso per tornare alle sue stanze.

una mano lo trattenne mentre si muoveva.
-massu fermati ancora un attimo! un ultimo sorso! davvero amico mio!
 guarda quella giovane fanciulla con i capelli neri come l'ala del corvo... è tutta la sera che osserva in questa direzione.
su dai, fammi da spalla...

incerto sulle gambe fiaccate dall'idromele si alzò sostenendosi alla spalla dell'amico . e barcollando andò a sedersi al tavolo di quella sconosciuta.
facendo sedere controvoglia il compagno a suo fianco.

-milady! quale onore avervi qui nella mia ridente città. posso offrirvi un bicchiere di brandy, o preferite che vi mostri le meraviglie di questo luogo. posso accompagnarvi se volete.
la ragazza arrossì a questo invito.

-non preoccupatevi del mio amico, è un uomo di poche parole, ma sa il fatto suo. potete starne certa.
l'imbarazzo del capitano era palpabile, il suo volto imperturbabile.

-mi scusi milady, si è fatto tardi e il dovere mi chiama. se il mio amico dovesse porvi offesa o essere oltremodo inopportuno potete farlo trascinare alla caserma. saprò rimetterlo in riga.
un accenno di sorriso, come a far intendere la scherzosità delle sue parole, comparve sul viso del capitano che scrollandosi di dosso il malfermo amico si accomiatò per uscire dalla locanda.


lo specchio d'argento ormai aveva preso il suo posto fra le stelle. il suo sorriso illuminava quella notte, lasciando veli di oscurità qua e la.
alcuni marinai uscirono canticchiando alticci dalla locanda. dirigendosi verso i moli.

proseguì per la sua strada. compiendo il solito giro di guardia.
passò di fronte alla sua fucina. pensò che prima o poi avrebbe dovuto trovare il tempo per affilare le lame delle spade, e oliare a dovere la sua armatura.
ma a suo tempo.
il suo amico fabbro Alessandro, nella fucina dalla parte opposta della città, gli aveva consegnato pochi giorni fa alcuni lingotti di metallo.
si stava occupando lui di questi lavori, di manutenzione. e in cuor suo questo pensiero lo rassicurava. era un uomo di talento.
venuto da lontano come molti suoi amici e fratelli.
per iniziare una nuova vita. una avventura.
fuggendo magari da fantasmi del passato.

poco distante, nella piazza della città, ancora giacevano le macerie di quella che un giorno era la chiesa della città.
mani barbare avevano distrutto il simbolo della Luce, della Fede.
erano arrivati dal nord.
imponenti e terrificanti nelle loro armature nere come la notte.
guidati da lontano da una figura esile.
sempre in disparte ad impartire ordini. mai sul campo. quasi a temere quello che lei stessa fomentava.
un ghigno di soddisfazione si fece varco al ricordo di quei giorni di lotta e resistenza.
ricordando quanto duramente lottato, dimostrando un valore incommensurabile contro invasori senza pietà.
una soddisfazione che porta dentro.

la lanterna nella piccola falegnameria dell'amico Foscari era ancora accesa. suono di pialla e sega si udivano provenire dall'interno.
-che fai di bello "Geppetto" ? ancora pupazzi per il campo di addestramento?

-seee , altro che Geppetto. qui mi fate impazzire fra tutti. ma vi sembra il modo di trattare queste creature!?! povero me. per non parlare di come riuscite a ridurre le spade da allenamento.
barbari!!!

-ahah... cercheremo di aver più rispetto per queste tue creature allora...

una risata si alzò nella piccola falegnameria.
-vieni, voglio mostrarti una cosa.
fra pezzi di legno, trucioli e segatura c'era un pupazzo.
era diverso dagli altri. con grande cura era stato ricreato un volto. i tratti del viso, la profondità dello sguardo.
le braccia e il busto erano un'opera pregevole.
con i suoi strumenti era riuscito a ricreare l'abito a perfezione. le mani forti di chi ha lavorato duro prima di trovarsi a guidare il popolo.

-ho chiesto alla nostra erborista se poteva procurarmi delle resine per proteggere il lavoro quando sarà finito. che te ne pare, volevo fare una sorpresa al nostro Granduca Ezzelino. non dirgli nulla!

-davvero impressionante amico mio. complimenti. non ho dimenticato la promessa di aiutarti. domani mattina verrò a bottega dopo la riunione con il capo. farò qualche pupazzo e qualche spada. non attardarti. hai bisogno di riposo.

-e tu hai bisogno di farti una risata in più ogni tanto... ma che lo dico a fare... hai lasciato tutto dietro te quel giorno.
lo sguardo del capitano e la sua espressione ebbero un mutamento istantaneo. un ricordo balenò nella sua mente.
l'amico falegname si arrestò. si accorse di aver espresso i suoi pensieri a voce alta, e timoroso cercò di cambiare discorso...
-su su vai, è tardi devo finire questo pupazzo poi me ne andrò a letto, scio scio... fuori

gentilmente accompagnato fuori dalla bottega si trovò di nuovo solo. con quel ricordo che era stato involontariamente riportato alla mente.
pensava di averlo seppellito in fondo, giù nel suo spirito.
e invece ecco di nuovo quella sensazione. come di cadere nel vuoto.

riprese il cammino con lo sguardo tetro fisso sui ciottoli. immerso in pensieri che voleva dimenticare.

-buonasera cavaliere, ancora sveglio?

una melodia lo risvegliò. come tempo addietro.
e riconobbe quel volto che ormai aveva preso posto nel suo animo. nel suo cuore.
-milady Kerstin, mi scusi. ero un attimo sovrappensiero e non vi ho vista. tutto bene? non dovreste aggirarvi sola per la città a quest'ora.
il tono era decisamente cambiato. non sembrava più il rude solitario, ma un ragazzino imbarazzato con voce tremante.

-beh, direi che non sono più sola a questo punto, e se proprio insiste accetto il suo invito ad essere accompagnata alle mie stanze, capitano...
con il suo sorriso luminoso e la sua leggerezza porse il braccio al capitano, aspettando la sua reazione.
l'imbarazzo pervase l'uomo, che prese a braccetto la ragazza e, quasi sperando in questo, si incamminò con lei per le vie semi deserte.

-avete fatto tardi con il vostro amico Fabiotto in taverna vero? - la voce nascondeva qualcosa di magico. come se sapesse già la risposta e ironicamente continuò
-immagino ci fosse qualche buon motivo per rimanere ai tavoli... almeno per il capo addestratore... o sbaglio? - sorrise a queste parole, cercando di sciogliere quella corazza che l'uomo lei accanto portava ogni giorno da quel di.

-milady io... beh... in effetti c'era un buon motivo... e spero per il mio caro amico di non trovarlo steso sugli scalini del corpo di guardia... magari con le tasche vuote. E' sveglio, e molto scaltro... ma si lascia andare facilmente...-
risero piano continuando a camminare per le strade.
-penso che avreste bisogno di un viaggio capitano. dovete partire. Lo sento. Lo vedo nei vostri occhi. non nascondo che avervi qui al mio fianco mi rende serena. ma avete dimenticato il vostro sorriso.
so che manterrete la promessa che mi avete fatto...

-milady io....

-aspettate, fatemi finire. so che lo farete. che lo avreste fatto. ma i tempi sono cambiati. il mio viaggio nelle terre orientali mi ha cambiata. sento nuovamente quella forza che avevo nel cuore.
credetemi non vi biasimerò se deciderete di andare, di partire. io sarò qui.

-milady io... non so che dirvi. mi sento confuso. sapete bene quanto voi siate importante per me. non posso nascondervelo. avrei voluto partire con voi. ma...

-capisco perfettamente, avete delle responsabilità nei nostri confronti. e vi fa onore questa vostra dedizione. ma vi state perdendo. avete dimenticato chi siete. o per lo meno a volte lo date a pensare. partite capitano. non esitate. io sarò qui ad attendere il vostro ritorno.
detto questo la ragazza si avviò verso la sua dimora poco distante. lasciando solo un bacio fuggevole sul viso di quell'uomo nuovamente solo...

passarono alcuni giorni da quella sera.
e il pensiero di partire ritornava ogni volta che gli sguardi dei due si incrociavano per le vie o al mercato della città. lei fuggevole, lui in cerca di una sua parola.
come ad attendere un consenso per fare ciò che sentiva dentro...

una mattina, durante i soliti incontri con il granduca Ezzelino, qualcosa cambiò...

-tieni capitano, è arrivata ieri sera con una nave di merci dalle terre d'oriente. è indirizzata a te.-
il granduca lanciò un rotolo di pergamena sigillata nelle mani del capitano.
Lo prese al volo, portava il sigillo dell'imam Enginovic.
-spero vi faccia piacere capitano. potete partire quando volete. non preoccupatevi. ci penserà il vostro amico fabbro a mantenere in ordine l'armeria. e per le strade della città penso
che Fabiotto e il Foscari possano assolvere il compito. in fondo se non ricordo male, era proprio lui a capo della guardia prima di voi giusto?-
sorrise a quelle parole.

diversamente dal solito vi era silenzio. nessuna risposta. la mano ferma teneva stretto quel rotolo, quel lascia passare.
i pensieri si rincorrevano nella mente. vorticavano.
di nuovo quella sensazione, come di cadere nel vuoto.

-hey capitano, guarda che non stai abbandonando la tua casa. - bonariamente il granduca si alzò.
aggirata la grande scrivania di legno massello, mise un braccio attorno alla spalla del suo amico e lo accompagnò al balcone del palazzo.

-vedi amico mio, ci fu un tempo in cui mi trovai di fronte a un bivio. la mia vita era in bilico, tutto dipendeva da quella decisione. la consapevolezza del gesto è la chiave per non averne timore.
sapere che qui, a casa nostra, nulla cambierà. ma sarai tu stesso a sentire di esser cambiato. di esser rinato.

le navi veleggiavano all'orizzonte. il sole creava riflessi meravigliosi sul mare calmo. lo sguardo del capitano era rapito. un sorriso accennato sulle labbra. la meraviglia negli occhi.

-ecco il capitano che ho conosciuto. il compagno di battaglie, sia in taverna che sul campo. ecco quello sguardo che mi ha dato fiducia nel nominarvi cavaliere. eccolo di nuovo qui. la risposta è nelle tue mani amico mio.

detto questo il granduca rientrò nella stanza. lasciandolo solo sul balcone con in pugno la sua risposta e nel cuore la voglia di partire.

a passi sicuri scese le scale del palazzo e si diresse verso la piccola distilleria che conosceva bene. sapeva di trovarla li, intenta a lavorare.
e il canto che proveniva dalla porta socchiusa ne fu la riprova.
-buongiorno mio cavaliere. vi vedo di buon umore. avete bisogno di un goccio di brandy, lo sto giusto imbottigliando, su ditemi che ne pensate...
girandosi verso l'uomo notò che egli teneva in pugno una pergamena. una pergamena che anche lei ben conosceva.
il suo respiro si fermò, esitò nei movimenti. alzò lo sguardo e trovò quel volto sereno di fronte a lei. gli occhi velavano un timore, ma il corpo urlava -ti prego, dammi la forza di partire-.

Kerstin si avvicinò, prese la mano fra le sue. conosceva quella mano forte che aveva difeso e combattuto per la regione, per lei. la carezzò e disse sapendo cosa lui voleva sentirsi dire
-io ti aspetto capitano, vai. sarò qui a braccia aperte ad attendere il tuo ritorno.

l'uomo la abbracciò stretta a se, come mai non aveva fatto.
si baciarono fuggevolmente e poi uscì.

arrivato alle sue stanze raccolse i pochi indumenti che aveva in un mantello legato alla buona. prese una sacca con dei denari per il viaggio e qualche provvista. sapeva che il viaggio era breve e relativamente tranquillo.
raccolse il suo martello e lo legò stretto alla cintola.
aprì un cassetto, in fondo a un piccolo comodino. tolse dalla sua giacca il simbolo dell'Occhio che un tempo gli aveva dato conforto e speranza. lo mise li accanto a quel piccolo pezzo di mattone che conservava come monito a ricordo dell'impegno preso.
chiuse il cassetto con forza come se quel gesto potesse scacciare i fantasmi che tornavano a tormentarlo e uscì dal corpo di guardia.

lungo la strada verso il porto incontrò il buon Fabiotto che gli corse incontro.
-che fai? te ne vai senza salutare?!- rise.
sapeva quanto fosse duro per il suo amico partire, quanto fosse stata dura questa decisione.
-vieni, ti offro un bicchiere e qualche consiglio prima che tu parta.
lo prese per un braccio e lo trascinò con se nella taverna "luce della fenice". si sedettero al loro solito tavolo.

-stai tranquillo amico mio, ci pensiamo noi qui. il regno ora è in pace. stiamo rinascendo come tu rinascerai una volta arrivato la. ti consiglio di soggiornare alla taverna "ali di seta", hanno uno stufato squisito e il servizio è superlativo.- disse facendo occhiolino.

-grazie amico mio, ma penso che starò via per poco. non ho intenzione di trattenermi più del necessario. ricordi che abbiamo un uomo da cercare. e poi non so se sei in grado di tenere a bada tutti quanti i furfanti che corrono per le vie... ti vedo un pochino fuori forma...- si fecero una risata.
finalmente il capo addestratore ritrovò quell'amico di un tempo. a cui la battuta scappava facilmente. e questo lo rincuorò.

-avanti capitano, la tua nave ti aspetta. è pronta a salpare appena sarai sulla banchina. viaggio speciale per te. un mio piccolo omaggio, il capitano mi doveva un favore. buon viaggio


prese il suo sacco e le sue cose, salutò l'amico. volse lo sguardo alle finestre dell'imponente palazzo del granduca e fece un cenno di saluto. sapeva che lo stava osservando.
e dalla finestra del suo studio Ezzelino rispose sussurrando -buon viaggio amico mio.

dalla porta della distilleria ora non proveniva più un canto melodioso. un pianto sommesso di gioia e dolore si mescolava al rumore degli alambicchi e delle pentole che bollivano.
sapeva che lo avrebbe rivisto, che sarebbe tornato. ma averlo visto partire l'aveva spaventata. non lo avrebbe mai perso, non la avrebbe mai abbandonata. ma questa certezza vacillava in quel momento.
e gli augurò buon viaggio nella sua lingua d'origine, che stava quasi dimenticando.


le vele si spiegarono al vento, il rumore del mare cullava i viaggiatori. voleva dormire ma quell'orizzonte lo rapiva.
i pensieri lo riempivano di speranza. di gioia. stava facendo la cosa giusta. ora ne era certo.
salutò la sua terra, la sua amata e i suoi amici. per un'ultima volta. poi chiuse gli occhi e si addormentò.
aspettando di sentire il rumore delle onde che lambivano la spiaggia e il canto dei gabbiani che volteggiavano su quel cielo sconosciuto che avrebbe raggiunto.




« Last Edit: 25 January, 2019, 01:59:18 PM by Fabio Spazzoli »

Fabio Spazzoli

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Re: ORP - e venne il giorno... (english translation will come soon...)
« Reply #1 on: 23 January, 2019, 12:33:22 PM »
it was evening. the sun was descending on the horizon, bringing to the sight a marvelous palette of colors.
nuances that evoked peace.
a little higher, the first light of the evening was already peeping out, indicating to the departing ships the way for their journey.

at the harbor tavern, "The light of the phoenix", the atmosphere was as usual festive.
at the tables we laughed, we sang.

someone played the morra, betting a mug of fine mead.
others threw the dice, hoping in the blind fate that was favorable to them.
fast and sinuous as the waves of the sea that lapped the coast, they moved on slender legs with trays full of delicacies the inn waitresses.

in a corner in the gloom, as usual, the captain of the guard sat.
a solitary but authoritative type.
respected by everyone. known for its rectitude throughout the coast.
as usual he observed the port, the departing sails.
a shadow of bitterness seemed to make its way into his face.

with him, the vassal.
a sort of acrobat, always with a ready joke. but of an incredible acumen.
He watched the celebration that took place all around.
singing with the mug in his hand.
involving his taciturn commensal, without success, in a chorus of ungraceful but united voices.

they were like day and night.
very different characters. but almost inseparable.

"It's late, my friend. thanks for the drink. tomorrow, however, it's up to me.
Getting up from the table, the captain took his war hammer, secured it to his belt and took his leave from his companion.
his voice was deep and infused a sense of calm and reverence.
He looked out of the inn. towards that road that soon had to go back to his rooms.

a hand held him back as he moved.
-massu stop still for a moment! one last sip! really my friend!
 look at that young girl with black hair like the raven's wing ... it's all evening looking in this direction.
Come on, give me a shoulder ...

hesitating on his legs, cracked by the mead, he stood up and leaned on his friend's shoulder. and staggered, he went to sit at the table of the unknown one.
seated the companion by his side reluctantly.

-MILADY! what an honor to have you here in my charming city. I can offer you a glass of brandy, or you prefer to show you the wonders of this place. I can accompany you if you want.
the girl blushed at this invitation.

"Do not worry about my friend, he's a man of few words, but he knows his business. you can be sure.
the captain's embarrassment was palpable, his face imperturbable.

- Excuse me milady, it is late and duty calls me. if my friend were to offend you or be extremely inappropriate, you can drag him to the barracks. I'll know how to put it back in line.
a hint of a smile, as if to imply the joking of his words, appeared on the face of the captain who, shaking off his uneasy friend, took his leave to leave the inn.


the silver mirror had now taken its place among the stars. his smile lit up that night, leaving veils of darkness here and there.
some sailors came out humming tipsy from the inn. heading towards the piers.

he went on his way. performing the usual guard tour.
He passed in front of his forge. he thought that sooner or later he would have to find the time to sharpen the blades of the swords, and oil his armor properly.
but in its time.
his blacksmith friend, in the forge on the opposite side of the city, had given him a few days ago some metal bars.
he was taking care of these maintenance jobs. and in his heart this thought reassured him. he was a talented man.
come from far away like many of his friends and brothers.
to start a new life. an adventure.
perhaps fleeing from ghosts of the past.

not far away, in the city square, the ruins of what was once the church of the city were still lying.
barbaric hands had destroyed the symbol of Light, of Faith.
they had come from the north.
impressive and terrifying in their black armor like the night.
guided from a distance by a slim figure.
always on the sidelines to give orders. never in the field. almost to fear what she was stirring up.
a sneer of satisfaction crossed the memory of those days of struggle and resistance.
remembering how hard it struggled, demonstrating an immeasurable value against merciless invaders.
a satisfaction that brings within.

the lantern in the friend's small carpentry was still on. the sound of planes and saw was heard coming from within.
-what are you doing "Geppetto"? still puppets for the training camp?

-seee, other than Geppetto. here you make me crazy among all. but there seems the way to treat these creatures!?! poor me. not to mention how you can reduce training swords.
barbarians !!!

-ahah ... we will try to have more respect for these creatures then ...

a laugh rose in the small carpenter's shop.
- Come on, I want to show you something.
there was a puppet among pieces of wood, chips and sawdust.
it was different from the others. with great care a face had been recreated. the facial features, the depth of the look.
his arms and bust were a fine work.
with his instruments he had managed to recreate the dress perfectly. the strong hands of those who worked hard before finding themselves to lead the people.

- I asked our herbalist if he could get some resins to protect the work when it is finished. what do you think, I wanted to surprise our Grand Duke. do not tell him anything!

-really, my friend. congratulations. I have not forgotten the promise to help you. Tomorrow morning I will come to the shop after the meeting with the boss. I'll make some puppets and some swords.
do not linger. you need a rest.

-and you need to have an extra laugh every now and then ... but I'll tell you to do ... you left everything behind you that day.
the captain's gaze and his expression changed instantaneously. a memory flashed in his mind.
the carpenter friend stopped. he realized he had expressed his thoughts aloud, and fearfully he tried to change the subject ...
-on up go, it's late I have to finish this puppet then I'll go to bed, ski down ... out

kindly accompanied out of the shop he found himself alone again. with that memory that had been inadvertently brought back to mind.
he thought he had buried him deep down, down in his spirit.
and yet here is that feeling again. like falling into the void.

he resumed his journey with his dark gaze fixed on the pebbles. immersed in thoughts that he wanted to forget.

-good knight, still awake?

a melody awakened him. like long ago.
and he recognized that face which had now taken place in his soul. in his heart.
-milady, excuse me. I was a moment of thought and I did not see you. everything good? you should not just wander around the city at this time.
the tone had definitely changed. he no longer looked like a lonely rude, but an embarrassed boy with a trembling voice.

-beh, I would say that I am no longer alone at this point, and if he really insists I accept his invitation to be accompanied to my rooms, captain ...
with her luminous smile and her lightness she held out her arm to the captain, waiting for his reaction.
the embarrassment pervaded the man, who took the girl arm in arm and, almost hoping for this, walked with her through the half-deserted streets.

- You were late with your vassal friend in the tavern, right? - the voice hid something magical. as if she already knew the answer and ironically continued
- I imagine there was some good reason to stay at the tables ... at least for the vassal ... or am I wrong? - she smiled at these words, trying to untie the armor that the man next to her wore
every day from that of.

-milady me ... well ... in fact there was a good reason ... and I hope for my dear friend not to find him lying on the steps of the guardhouse ... maybe with empty pockets. He's awake, and a lot
shrewd ... but lets go easily ...-
they laughed slowly, continuing to walk the streets.
-I think you would need a trip captain. you have to leave. I feel it. I see it in your eyes. I do not deny that having you here by my side makes me serene. but you have forgotten your smile.
I know you will keep the promise you made to me ...

-milady me
- wait, let me finish. I know you will do it. that you would have done it. but times have changed. My trip to the eastern lands has changed me. I feel again the strength I had in my heart.
believe me I will not blame you if you decide to go, to leave. I will be here.
-milady I ... I do not know what to tell you. I am confused. you know how important you are to me. I can not hide it. I wanted to leave with you. but...
- I understand perfectly, you have responsibilities towards us. and your dedication is your honor. but you are missing. you forgot who you are. or at least you give it sometimes thinking. Captain leave. do not hesitate. I will be here waiting for your return.
this said, the girl went to her home not far away. leaving only a fleeting kiss on that man's face again just ...

a few days passed that evening.
and the thought of leaving returned whenever the eyes of the two crossed the streets or the market of the city. she fleeting, he looking for her word.
like waiting for a consensus to do what he felt inside ...

one morning, during the usual meetings with the Grand Duke, something changed ...

"come captain, it arrived last night with a ship of goods from the lands of the east. it is addressed to you.-
the grand duke threw a scroll of parchment sealed in the captain's hands.
he took it on the fly, carried the seal of the imam.
- I hope you enjoy captain. you can leave when you want. do not worry. Your locksmith will take care of keeping the armory in order. and on the streets of the city I think
that the vassal and the carpenter can perform the task. after all if I remember correctly, it was he himself at the head of the guard before you right? -
he smiled at those words.

unlike usual, there was silence. no reply. the steady hand held the roll tight, that let it pass.
thoughts chased each other in the mind. They swirled.
again that feeling, like falling into the void.

- Hey Captain, look, you're not leaving your house. - good-naturedly the Grand Duke stood up.
circled the large solid wood desk, put an arm around his friend's shoulder and walked him to the balcony of the building.

- see, my friend, there was a time when I found myself at a crossroads. my life was poised, everything depended on that decision. awareness of the gesture is the key to not having fear.
know that nothing will change here in our house. but you will be the one to feel that you have changed. to be reborn.
the ships were sailing on the horizon. the sun created wonderful reflections on the calm sea. the captain's gaze was rapt. a smile mentioned on the lips. the wonder in the eyes.

- The captain I met. the companion of battles, both in the tavern and on the field. here is that look that has given me confidence in naming you a knight. here it is again here.
the answer is in your hands my friend.
having said this, the Grand Duke returned to the room. leaving him alone on the balcony with in his hand the answer and the desire to leave in his heart.

walking safely down the stairs of the building and headed for the small distillery that he knew well. he knew he could find her there, intent on working.
and the song coming from the half-open door was proof of this.
- Good morning, my knight. I see you in a good mood. you need a dash of brandy, I'm just bottling it, on tell me what you think ...
turning to the man she noticed that he held a parchment in his hand. a parchment that she also knew well.
her breath stopped, she hesitated in her movements. she looked up and found that serene face in front of her. the eyes veiled a fear, but the body screamed-please, give me the strength to leave-.

she approached, took his hand in her. she knew the strong hand he had defended and fought for the region, for her. she caressed her and said knowing what he wanted to hear
- I'm waiting for you, Captain. Go. I will be here with open arms waiting for your return.
the man embraced her tightly, as if he had never done it.
they kissed fleetingly and then went out.

when he arrived at his rooms he picked up the few clothes he had in a cloak tied to the good. took a bag with some money for the trip and some provisions. he knew the trip was short and relatively quiet.
he picked up his hammer and tied it tightly to his belt.
he opened a drawer at the bottom of a small bedside table. he removed from his jacket the symbol of the Eye which had once given him comfort and hope. he put it next to that little piece of brick
which he kept as a reminder of the commitment he took.
he closed the drawer with force as if that gesture could drive away the ghosts who came back to torment him and left the guardhouse.

along the road to the port he met the vassal who ran to meet him.
-what are you doing? are you going without saying goodbye ?! "he laughed.
he knew how hard it was for his friend to leave, how hard this decision had been.
- Come on, I'll give you a glass and some advice before you leave.
he took him by the arm and dragged him along to the "light of the phoenix" tavern. they sat at their usual table.

-stay quiet, my friend, we'll take care of it here. the kingdom is now at peace. we are reborn as you will be reborn once you have arrived. I suggest you stay at the tavern "silk wings", they have one
delicious stew and the service is superb. "he said, winking.
-thank you my friend, but I think I'll be gone for a while. I'm not going to hold back more than necessary. remember that we have a man to look for. and then I do not know if you are able to keep everyone at bay
how many rascals that run through the streets ... I see you a little out of shape ... - they laughed.
finally the vassal found that old friend. to which the joke easily escaped. and this encouraged him.

- so Captain, your ship is waiting for you. is ready to sail as soon as you are on the dock. special trip for you. a little homage of mine, the captain owed me a favor. have a nice trip


took his bag and his things, greeted his friend. He turned his gaze to the windows of the imposing palace of the Grand Duke and nodded. he knew HE was watching him.
and from the window of his study he answered in a whisper -good trip my friend.

from the distillery door there was no longer a melodious song. a soft weeping of joy and pain mingled with the noise of the stills and boiling pans.
She knew she would see him again, he would come back. but having seen him leaving had scared her. she would never have lost him, he would never have abandoned her. but this certainness wavered
in that moment. and wished him a good trip in her native language, which she was almost forgetting.


the sails unfurled in the wind, the sound of the sea rocked travelers. he wanted to sleep but that horizon raptured him.
thoughts filled him with hope. of joy. he was doing the right thing. now he was sure of it.
he greeted his land, his beloved and his friends. for one last time. then he closed his eyes and fell asleep.
waiting to hear the sound of the waves lapping the beach and the singing of the seagulls circling the unknown sky that it would reach.