Author Topic: [ORP] La vita al Monastero - Life at the Monastery  (Read 6497 times)

Gualtieri Colapesce

  • General group
  • Hero Member
  • *
  • Posts: 1389
  • Honour: 0
  • Vina dant animos
[ORP] La vita al Monastero - Life at the Monastery
« on: 18 May, 2016, 04:28:03 PM »
La vita al monastero

Ogni mattina Palmerino si svegliava e ringraziava il Signore.

Teos gli aveva fatto un dono grande, ed il monaco adorava ogni secondo della sua nuova vita.

Agli occhi di chiunque, questa sua opinione poteva sembrare assurda.

Era stato importante, potente, protagonista della storia del mondo.
Aveva dormito in comodi letti, in calde camere.
Aveva mangiato prelibatezze di ogni tipo, e bevuto i migliori vini.
Aveva indossato vesti di seta, comode e linde.

Oggi dormiva sulla fredda pietra di una fredda cella.
Mangiava poco, i prodotti della terra coltivati dagli altri monaci.
Beveva acqua.
Indossava sempre lo stesso saio.

La vita al monastero era dura agli occhi di un esterno spettatore.

Sveglia presto, lavoro nei campi, cura degli appestati, e tanta preghiera.

Ajaccio era diventato un famoso crocevia per gli infermi. La voce si era sparsa, e le cure dei monaci francescani erano ormai note in tutta Europa.

Monaci Francescani: così ormai tutti li chiamavano, in onore di Sua Santità Francesco Paolo I, il Papa del cambiamento.
Questi era il fratello di Palmerino, Petracone Caracciolo, ed era salito al Soglio Pontificio in un momento difficile, durante lo scisma, scegliendo quel nome.

Prima di lui la Chiesa era diplomazia, guerre, accumulo di ricchezze.

Quando Petracone accettò la responsabilità del Soglio, decise che le cose sarebbero cambiate.
Quello che era di marcio nella santa chiesa si spostò a Parigi, ed a Roma rimase solo il lato spirituale e quindi più giusto e genuino della religione Teologica.

Con lui la Santa Romana Chiesa era tornata ad essere quella professata da Immanuel.

Aveva investito il Fondo di San Rocco per aiutare i bisognosi, per creare mercati, e soprattutto per edificare cattedrali, chiese, parrocchie da cui diffondere la parola del Signore.
Aveva speso la sua vita nel nome della pace e della carità teologica.

Aveva consumato ogni forza e dedicato ogni respiro al cambiamento. Il suo progetto si era spinto in una direzione ben definita: aiutare i bisognosi.

Ecco perchè i monaci di Ajaccio venivano chiamati ormai da tutti "Francescani", perchè impersonificavano perfettamente il desiderio di Francesco Paolo I.

Sua Santità soleva dire:

"Non c'è gioia maggiore di quella ottenuta dal fare del bene.
Non c'è gratificazione più grande di quella ottenuta aiutando il prossimo."

Palmerino aveva imparato bene il significato di quelle parole.

Ecco perchè era felice.
Ecco perchè ogni mattina si svegliava e ringraziava il Signore.


--------------------------------------------------------------------------------------------------


Life at the monastery

Every morning Palmerino woke up and thanked the Lord.

Teos had given him a great gift, and the monk loved every second of his new life.

In the eyes of anyone, this opinion might have seemed absurd.

He had been important, powerful, protagonist of world history.
He had slept in comfortable beds, in warm rooms.
He had eaten delicacies of every kind, and drank the best wines.
He wore silk robes, comfortable and neat.

Today she slept on the cold stone of a cold cell.
He ate few products of the land cultivated by the other monks.
He drank water.
He always wore the same tunic.

Life in the monastery was hard for an external viewer's eyes.

Wake up early, work in the fields, care of plague victims, and much prayer.

Ajaccio had become a famous crossroads for the sick people. The rumor had spread, and the care of the Franciscan monks were known throughout Europe.

Franciscan monks, so now everyone called them, in honor of His Holiness Franciscus Paulus I, the Pope of change.
He was the brother of Palmerino, Petracone Caracciolo, and he climbed the Papal Throne in a difficult time, during the schism, choosing that name.

Before him the Church was diplomacy, war, wealth accumulation.

When Petracone accepted the responsibility of Rocco's Throne, he decided that things would change.
What was rotten in the holy church moved to Paris, and Rome was only the spiritual side and therefore more just and genuine religion of Theology.

With him, the Holy Roman Church returned to be the one professed by Immanuel.

He invested the San Rocco Fund to help the needy, to create markets, and above all to build cathedrals, churches, parishes from which to spread the word of the Lord.
He had spent his life in the name of peace and theological charity.

He had consumed every strength and every breath devoted to change. His project was pushed into a well-defined direction: helping the needy.

That is why the monks of Ajaccio were called now by all "Franciscan", because perfectly impersonating the desire of Franciscus Paulus I.

His Holiness used to say:

"There is no greater joy than that achieved by doing good.
There is no greater satisfaction than that achieved by helping others."

Palmerino had learned well the meaning of those words.

That is why he was happy.
That is why every morning he woke up and thanked the Lord.


Gualtieri Colapesce

  • General group
  • Hero Member
  • *
  • Posts: 1389
  • Honour: 0
  • Vina dant animos
Re: [ORP] La vita al Monastero - Life at the Monastery
« Reply #1 on: 20 May, 2016, 12:21:13 PM »
Dormiva da poche ore, quando fu svegliato dai passi veloci e rumorosi di qualcuno nel corridoio.

Quando bussarono alla porta della sua cella, Palmerino era già in piedi.

"Cosa succede?"

Alcuni monaci con aria preoccupata gli spiegarono che una grossa imbarcazione battente bandiera savoiarda aveva da poco attraccato al porticciolo di Ajaccio.
Ne erano scese decine di persone, evidentemente tutti appestati. Zoppicando, si erano trascinati fino al monastero per chiedere aiuto.

"E quindi? Cosa aspettate? Andiamo!"

I monaci erano rimasti titubanti... poi uno di loro disse:

"Fratello, la maggiorparte di loro sono... atei senza Teos!"

Palmerino rimase in silenzio alcuni secondi, poi tuonò:

"Sono malati, hanno bisogno del nostro aiuto, delle nostre cure! E noi li aiuteremo, perchè è questo ciò che facciamo qui al monastero, perchè è questo ciò che Teos ci insegna! Accompagnatemi da loro!"

Nello stanzone organizzato per loro, l'odore era insostenibile, e si mischiava ai lamenti degli appestati.
Insieme, nobili e plebei, cavalieri e contadini. La peste non faceva differenze.

"Il castigo di Teos non riconosce ricchezze nè titoli" pensò tra sè.

In quel momento sentì tirare il saio.

"Padre, sono Ethan Johns. Sto morendo. Sono solo. Vi prego, battezzatemi".

Palmerino sorrise e gli toccò il capo.

"Sir Ethan, voi non morirete. Ci occuperemo noi del corpo e dell'anima, non temete".

Un altro uomo attirò quindi la sua attenzione:

"Padre, sono Lord Edward Buckingham, vassallo di Bourges. Ecco a voi, questo è un dono per il monastero, per tutto ciò che fate. Salvate la mia gente, padre, ve ne prego".
Porse a Palmerino una sacca contenente probabilmente delle monete d'argento.

"Vi ringrazio Lord Buckingam, facciamo solo il nostro dovere".

Dopo un po', Palmerino riconobbe una nota stonata in quello stanzone. Una lingua diversa, era spagnolo?
Si avvicinò ad un uomo, sembrava un cavaliere. Delirava.
Palmerino gli prese la mano, e l'uomo aprì gli occhi:

"Soy Sasa Dekales, Señor de Montesa. Mi vida por mi pueblo! Teos que me recibieron en sus brazos!"

Il frate gli asciugò il sudore e lo tranquillizzò.

In quel momento un monaco gli si avvicinò e gli disse piano:

"Fratello, abbiamo bisogno di voi. E' giunta un'altra nave, carica di appestati".
Poi aggiunse:
"Arriva da Roma".

Palmerino alzò gli occhi al cielo e pregò:

"Teos, proteggici!".


--------------------------------------------------------------------------------



He slept for a few hours, when he was awakened by the quick and noisy footsteps of someone in the hallway.

When they knocked on the door of his cell, Palmerino was already up.

"What happened?"

Some monks looking worried they explained that a large vessel flying the flag of Savoy had just docked at the port of Ajaccio.
He had dropped dozens of people, apparently all plague victims. Limping, they were dragged to the monastery for help.

"So? What are you waiting for? Let's go!"

The monks remained hesitant ... then one of them said:

"Brother, the majority of them are atheists ... no Teos!"

Palmerino was silent for several seconds, then thundered:

"They are sick, they need our help, our care! And we will help them, because that's what we do here at the monastery, because this is what Teos teaches us! Take me to them!"

In the big room arranged for them, the smell was unbearable, and mingled with the groans of plague victims.
Together, nobles and commoners, knights and peasants. The plague did not differentiate.

"The punishment of Teos does not recognize riches nor titles," he thought to himself.

Then he felt pull the habit.

"Father, I'm Ethan Johns. I'm dying. I am alone. Please, baptise me".

Palmerino smiled and touched his head.

"Sir Ethan, you will not die. We will take care of your body and of your soul, do not be afraid."

Another man then caught his attention:

"Father, I am Lord Edward Buckingham, vassal of Bourges, this is a gift to the monastery, for everything you do. Save my people, father, I beseech you."
He handed to Palmerino a bag containing probably silver coins.

"I thank you Lord Buckingham, we only do our duty".

After a while , Palmerino recognized a discordant note in that room. A different language, was it Spanish?
He walked over to a man, he looked like a knight. Delirious.
Palmerino took his hand, and the man opened his eyes:

"Soy Sasa Dekales, Señor de Montesa. Mi vida por mi pueblo! Teos que me recibieron en sus brazos!"

The monk wiped the sweat and reassured him.

At that moment a monk approached him and said quietly:

"Brother, we need you. Another ship has come, full of black plague".
Then he added:
"It comes from Roma".

Palmerino looked up to heaven and prayed:

"Teos, protect us!".



(RIP) Sasa Dekales

  • General group
  • Baby Member
  • *
  • Posts: 49
  • Honour: 0
Re: [ORP] La vita al Monastero - Life at the Monastery
« Reply #2 on: 20 May, 2016, 06:55:18 PM »
Sasa looked at the man in monk clothes as he was walking away. There was something in the mans voice, in his walk, something that assured Spanish knight that the monk knew what was he doing. That moment has passed and again his eyes caught sight of wounds on his skin, unnatural colour of his skin and he was once more thrown in the abyss of despair. Voice inside was shouting that no cure exist, that his condition is beyond any help and that he has found his end in this monastery.
Looking across great hall, full of people that looked like him that despair was only growing.
He saw few more monks, all dressed same as that tall man that spoke with him, walking in a hurry, some of them rolling eyes on the people that claimed they are atheist, some of them carrying bottles containing some kind of violet liquid. What was that, he asked himself, for what is that violet potion?
He once again sailed in his thoughts to a happier place. He was a man that considered inn and training ground his home, he was not feeling pleasant in a monastery, for sure not in monastery full of sick people,people seeking help and hope.
 Surrounded with illness, being ill himself, in a delirium he started praying, praying for all those around him, for all those that haven´t got someone to take their hand and tell them that everything will be alright.
He thought that Teos, in all his wisdom and might wouldn´t send such a scourge on all those people if there isn´t a way to save themselves.There must be a way to undo the wrong and there must be a better way to go to final judgement than covered in boils and wounds smelling like rotten corpse although there is still breath in the body.
At the end of his strength,exhausted from the trip on open waters,praying for his soul and soul of people that haven´t found Teos in their life he saw a monk approaching him holding bottle with strange violet liquid while he was falling unconscious on the hard stone floor... 

Gualtieri Colapesce

  • General group
  • Hero Member
  • *
  • Posts: 1389
  • Honour: 0
  • Vina dant animos
Re: [ORP] La vita al Monastero - Life at the Monastery
« Reply #3 on: 22 May, 2016, 09:40:55 AM »
Palmerino entrò nella grande sala organizzata per gli appestati romani e gli si strinse il cuore.

Conosceva la maggiorparte di quei volti. Ma molti erano ormai quasi irriconoscibili.

Quei visi scavati, pallidi, lucidi di sudore, con occhi cerchiati e soprattutto sofferenti, erano così diversi da ciò che lui ricordava.

Subito notò la donna in armatura, e la riconobbe. Era Giordana della Tuscia, faceva parte come lui dei Cavalieri del Santo Romano Sepolcro.
Quella donna si era fatta conoscere per l'integrità e la rettitudine.
E chiunque l'aveva vista su un campo di battaglia, difficilmente l'avrebbe dimenticata.
Giordana fece subito cenno al frate di pensare prima agli altri, lei poteva aspettare.
Quella donna non cambiava mai.

In un giaciglio poco lontano, vide un uomo di cui riconobbe gli abiti religiosi.
Si presentò come Francesco Chiaramonte, era un seminarista romano che aveva contratto il morbo nella città santa.

Dunque Palmerino notò, tra i tanti monaci che si affannavano nelle loro faccende, una... donna? Cosa ci faceva una donna tra i monaci?
Si avvicinò, e quando ella si voltò, stentò quasi a riconoscerla, poichè anche lei aveva i segni della malattia in volto.
Era la contessa Grimaldi, che nonostante il morbo, continuava ad aiutare chi stava peggio di lei.

"Contessa! Mia signora! Come state? Fermatevi e riposatevi. Ora pensiamo noi a tutto".

La contessa stava asciugando la fronte di un uomo privo di sensi e delirante, aveva detto di chiamarsi Jakob Zoutmann.

Proprio in quel momento si accesero gli animi.
In un angolo della sala, alcune persone si stavano azzuffando.
Palmerino si avvicinò in fretta. Un gruppo di uomini che urlavano e spingevano, cercavano di farsi strada per aggredire un altro appestato, mentre alcuni monaci cercavano di mantenerli.

"E' colpa sua! Quella spia di Urbino! E' un untore! Prendetelo! Prendete l'untore di Urbino!"

La voce di Palmerino echeggiò nella sala:

"Fermi! Fermi che Teos vi perdoni! Cosa fate?".
Accompagnò le sue parole con un paio di spintoni che fecero facilmente rotolare al suolo alcuni facinorosi, indeboliti dalla peste.

Il monaco si mise dunque d'avanti all'italico, proteggendolo con il suo corpo.

"Cosa dite mai? Pensate forse che la peste sia opera dell'uomo? La peste nera è opera di Teos! E' lui che ce l'ha mandata, proprio per punire quelli come voi, sempre pronti a giudicare, ad odiare, a dividere!
Chiedete perdono al Signore, pregate in suo nome, ed allontanatevi prima che vi prenda a calci uno per uno!".

Forse convinti più dalla minaccia dei calci che dal desiderio di pregare, gli uomini si allontanarono borbottando.

Il frate, quindi, portò l'italico con sè in un'altra stanza più piccola. Lì sarebbe stato al sicuro.
Egli disse di chiamarsi Gloribus Medici, e giurò di aver contratto il morbo a Roma, e di esservi arrivato sano.

In quel momento, un monaco avvertì Palmerino dell'ultimo arrivo.
Mattia dei Conti di Segni era giunto ad Ajaccio, e chiedeva di essere curato.
Fra Palmerino decise quindi di sistemare quella sala per gli italici, visto che probabilmente ne sarebbero arrivati altri, e sospirò, pensando che sarebbe stata una lunga notte.


-----------------------------------------------------------------------------------


Palmerino entered the great hall organized for the Roman plague victims and his heart sank.

He knew the majority of those faces. But many were now almost unrecognizable.

Those carved faces, pale, glistening with sweat, with circles under their eyes and especially the suffering, they were so different from what he remembered.

Immediately he noticed the woman in armor, and he recognized her. Giordana della Tuscia, as she was part of the Knights of the Holy Sepulchre Roman.
That woman had become known for integrity and honesty.
And anyone who had seen her on a battlefield, would hardly forgotten.
Giordana made immediately motioned to the monk to think of others first, she could wait.
That woman never changed.

In a bed nearby, he saw a man in religious clothes.
He introduced himself as Francesco Chiaramonte, he was a Roman seminarian who had contracted the disease in the holy city.

So Palmerino noticed, among the many monks who were busy going about their business, a ... woman? Why was a woman among the monks?
He came up, and when she turned around, he almost struggled to recognize her, as she had signs of disease in the face.
She was the Countess Grimaldi, that despite the disease, continued to help those who were worse off than her.

"Countess! My lady! How are you? Stop and rest. Now we'll take care of everything."

The countess was wiping the forehead of a man unconscious and delirious, he said his name was Jakob Zoutmann.

Just then he heard a big noise.
In a corner of the room, some people were quarreling.
Palmerino came quickly. A group of men shouting and pushing, trying to make their way to attack another plague victim, while some monks were trying to stop them.

"It's his fault! That is a spy from Urbino! And a plague-spreader! Take him! Take the infector from Urbino"

Palmerino shouted through the hall with his voice:

"Stop! Stop that Teos forgive you! What are you doing?".
He accompanied his words with a couple of shoving that easily rolled down a few troublemakers, weakened by the plague.

The monk went ahead of the italic man, protecting him with his body.

"What are you saying? Do you think the plague is man-made? The Black Death is the work of Teos! And he sent it, just to punish those like you, always ready to judge, to hate, to divide!
Ask the Lord for forgiveness, pray in his name, and move away before I start kicking you one by one! ".

Perhaps more convinced by the threat of kicks than the desire to pray, the men walked away muttering.

The monk then brought the Italic with him in another smaller room. There he would be safe.
He said his name was Gloribus Medici, and swore that he had contracted the disease in Rome, and had come there healthy.

At that moment, a monk warned Palmerino of the last arrival.
Mattia dei Conti di Segni had come to Ajaccio, and asked to be cured.
Palmerino then decided to fix that room for the italic sick people, probably because it would come more, and he sighed, thinking it would be a long night.



(RIP) Francesco Chiaramonte

  • General group
  • Baby Member
  • *
  • Posts: 2
  • Honour: 0
Re: [ORP] La vita al Monastero - Life at the Monastery
« Reply #4 on: 22 May, 2016, 10:38:59 AM »
Francesco appena arrivato in Corsica al monastero, era molto peggiorato. Aveva sottovalutato i sintomi della peste e ormai mal ridotto aveva preso una nave al porto per arrivare da Fra Palmerino, viaggiando tutta la notte. Al suo arrivo fu accolto in un lettuccio ed ebbe subito modo di presentarsi come seminarista di Roma. Febbricitante delirava accennando ai suoi studi che doveva necessariamente continuare e alle preghiere. Fattasi mattina vide Fra Palmerino avvicinarsi.

Francis just arrived in Corsica to the monastery was much worse . He had underestimated the symptoms of the plague and now poor condition had taken a ship at the port to get from among Palmerino , traveling all night . On arrival he was greeted in a stretcher and was immediately able to present himself as a seminarian in Rome . Feverishly delirious nodding to his studies which necessarily had to continue immediately and prayers . In morning he saw Among Palmerino approach .
« Last Edit: 28 May, 2016, 12:00:01 PM by Francesco Chiaramonte »

Gualtieri Colapesce

  • General group
  • Hero Member
  • *
  • Posts: 1389
  • Honour: 0
  • Vina dant animos
a
« Reply #5 on: 27 May, 2016, 11:46:18 PM »
Finalmente il mattino.

Era stata una nottata lunga e difficile. Nessun monaco aveva chiuso occhio, tutti avevano lavorato senza sosta per aiutare quei malati bisognosi.

Palmerino fu chiamato urgentemente, avevano bisogno di lui in uno dei saloni occupati dai romani.
Il giovane seminarista, Francesco Chiaramonte, era peggiorato molto, aveva delirato tutta la notte, e non riuscivano a fargli scendere la febbre.
Il monaco si avvicinò al suo giaciglio e controllò il ragazzo. Stava molto male. Diede indicazioni per far portare il Chiaramonte in un'altra stanza, più piccola e più calda. Pensò quindi subito alla stanza organizzata per gli italici. Lì sarebbe stato molto meglio.

Poi si guardò intorno. Quante facce conosciute, eppure così diverse ora che portavano i segni del morbo.
I romani erano adagiati in ogni angolo, non c'era quasi più posto al monastero. Le notizie da Roma erano disastrose. Si diceva che più della metà della popolazione era stata colpita dalla peste nera. La Repubblica veniva decimata giorno dopo giorno.

Riconobbe in un angolo della sala, i suoi compagni, Cavalieri del Santo Romano Sepolcro: Lutazio Catulo e Castruccio Castracani. Si erano sistemati vicino a Giordana della Tuscia.

Poi incrociò lo sguardo di un suo caro e fidato amico, che non vedeva da molto, Antonio Caiella. Capì che anche a Napoli evidentemente il morbo dilagava.

Allo stesso modo, intuì che il ferrarese era infetto, quando riconobbe Emillio Peares il doganiere di Ferrara.

La peste nera aveva messo in ginocchio la Repubblica Romana.

Un volto ignoto attirò la sua attenzione. Chiese come mai si trovava tra i romani. Gli fu risposto che si chiamava Foculatesta Da Grandiagroi e si era trasferito da poco da Urbino.

Sentì tossire violentemente. Un giovane disse di chiamarsi Carlo Barbaspinosa, e che veniva da Cosenza, e chiedeva insistentemente di essere battezzato, convinto che non gli restasse molto da vivere.

Palmerino aveva appena finito di organizzare la cerimonia, che fu strattonato da un monaco.

"Venite, vi prego, fate presto, è molto urgente!".
"Urgente? ma vi siete visto intorno? Cos'altro c'è?".
Seguì il monaco. Si recarono al piano superiore. Vide distrattamente due guardie d'avanti all'uscio.
Quando entrò nella stanza, per un attimo gli mancò il fiato.

I letti erano molto diversi dai giacigli arrangiati del piano inferiore.

Da un lato vi erano il Console Ferrazzani ed il Vassallo Gonzaga.

Dall'altro vi era Sua Santità Sisto V.

Il morbo non aveva risparmiato nessuno.


------------------------------------------------------------------------------------------


At last the morning.

It had been a long and difficult night. No monk had slept, they all had worked tirelessly to help those needy patients.

Palmerino was called urgently, he was needed in one of the halls occupied by the Romans.
The young seminarian, Francesco Chiaramonte, was much worse, had raved all night, and they could not let him down a fever.
The monk walked to his bed and checked the boy. He was very ill. He gave directions to bring the Chiaramonte in another room, smaller and hotter. He thought so quickly to the room organized for the Italics. There he would have been much better.

Then he looked around. So many familiar faces, and yet so different now that bore the signs of the disease.
The Romans were lying in every corner, there was almost no room at the monastery. The news from Rome were disastrous. It was said that more than half of the population had been affected by the black plague. The Republic was being decimated day after day.

He recognized in the corner of the room, his teammates, the Knights of the Holy Sepulchre Roman: Lutazop Catulo and Castruccio Castracani. They had settled near Giordana della Tuscia.

Then he caught sight of a dear and trusted friend, who had not seen for a long time, Antonio Caiella. So he realized that even in Naples evidently rampant disease.

Similarly, he sensed that Ferrara was infected when he recognized Emillio Peares the customs officer of Ferrara.

The black plague had devastated the Roman Republic.

An unknown face caught his attention. He wondered why he was among the Romans. He was told that his name was Foculatesta From Grandiagroi and had recently moved from Urbino.

He heard coughing violently. A young man said his name was Carlo Barbaspinosa, and who came from Cosenza, and asked insistently to be baptized, believing that remained not long to live.

Palmerino had just finished organizing the ceremony, when he was pulled by a monk.

"Come, please, hurry, it is very urgent."
"Urgent? But have you seen around? What else is there?".
He followed the monk. They went upstairs. Absentmindedly he saw two guards at the door ahead.
When he entered the room, for a moment he gasped.

The beds were very different from the arranged couches downstairs.

On the one side of the room there were the Consul Ferrazzani and Vassal Gonzaga.

On the other there was Pope Sisto V.

The disease had not spared anyone.



Gualtieri Colapesce

  • General group
  • Hero Member
  • *
  • Posts: 1389
  • Honour: 0
  • Vina dant animos
Re: [ORP] La vita al Monastero - Life at the Monastery
« Reply #6 on: 08 June, 2016, 07:11:18 PM »
Erano passati molti giorni... e molti malati.

Tante erano state le difficoltà, ma i monaci francescani di Corsica avevano ormai sviluppato una grande abilità nel trattamento degli ammalati, e la maggior parte degli appestati, avevano lasciato il monastero in discrete condizioni di salute, diretti ognuno verso la propria terra e verso il proprio destino.

Durante gli ultimi mesi il monastero aveva acquisito concretamente il proprio indirizzo e la propria vocazione volta alle cure ed alla guarigione dei bisognosi, dei malati, degli appestati.
In Corsica attraccavano costantemente vascelli provenienti da tutta Europa carichi di speranza.

Palmerino era nel grande frutteto, e si dedicava alla raccolta delle more. Lo rilassava molto: raccogliere, pensare, pregare.

Con la mente tornò alle ultime settimane.

Quando la furia della peste si era calmata, era stato richiamato ai suoi incarichi da Sua Santità Sisto V.

Si era recato prima a Roma, dove si teneva il primo Concilio sotto questo Pontefice.

Qui era stato nominato Cardinale di Palermo, e tante altre cose, il che lo aveva costretto a viaggiare fino in Sicilia.
Aveva domandato alla Regina Morgana il permesso di attracco, pur preferendo non andare a trovarla.
La politica non lo riguardava più, e non intendeva rivangare antiche delusioni, protagoniste di una vita che non era più la sua.

Il Palazzo Cardinalizio era enorme, sfarzoso, imponente.
Palmerino vi si era fermato giusto il tempo necessario a svolgere le mansioni imposte.
Aveva fatto preparare una grossa quantità di libri sacri, aveva raccolto i denari delle casse e le vesti sacre presenti nei magazzini.

Tornato a Roma, aveva lasciato il carico in Santa Sede, nella speranza di rientrare presto in Corsica, nella pace della sua vita bucolica.

Aveva avuto invece un altro incarico: Prefetto della Santa Inquisizione.
A breve sarebbe dovuto partire per un viaggio interminabile  tra le diocesi europee, con lo scopo di "controllo e raccolta".

Scacciò quei pensieri e tornò a concentrarsi sulle more.

Ricominciò a pregare: voleva godersi ogni istante di quei giorni, gli ultimi prima della partenza.


-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------


Many days went by ... and many sufferers.

Many were the difficulties, but the Franciscan monks of Corsica had now developed a great skill in the treatment of the sick, and most of plague victims had left the monastery in reasonable health, direct each one to his own land and to his destiny.

During the last months the monastery had actually acquired its address and vocation to the care and healing of the needy, the sick, the lepers.
In Corsica constantly docked ships from all over Europe with their load of hope.

Palmerino was in the large orchard, and was dedicated to the harvest of blackberries. That really relaxed him: collect, think, pray.

He went with the mind back to the last few weeks.

When the fury of the plague had abated, he had been recalled to his duties by Pope Sixtus V.

He had gone first to Rome, where was held the first Council under this Pontiff.

Here he was appointed Cardinal of Palermo, and many other things, which forced him to travel to Sicily.
He had asked the Queen Morgana permission to dock, even preferring not to go see her.
The politic did not concern him anymore, and he did not intend to rehash old disappointments, protagonists of a life that was no longer his.

The Cardinals Palace was huge, gorgeous, impressive.
Palmerino stopped by just the time needed to perform the duties imposed.
Had prepared a large amount of sacred books, he had collected the money from the palace's chests and the holy garments found in stores.

Back in Rome, he had left the load to the Holy See, in the hope to return soon in Corsica, in the peace of his bucolic life.

Instead, he had had another job: Prefect of the Holy Inquisition.
Soon he had to leave for an interminable journey through the European dioceses, in order to "control and collection".

He shook off those thoughts and returned to focus on blackberries.

And he began to pray: he wanted to enjoy every moment of those days, the last before departure.




Gualtieri Colapesce

  • General group
  • Hero Member
  • *
  • Posts: 1389
  • Honour: 0
  • Vina dant animos
Re: [ORP] La vita al Monastero - Life at the Monastery
« Reply #7 on: 03 July, 2016, 04:42:40 PM »
Palmerino era lontano dalla Corsica, e dalla sua amata vita al monastero, ormai da molte settimane.

Gli incarichi ricevuti dal Santo Padre lo costringevano a spostarsi costantemente da una regione all'altra.

In quei giorni si trovava a Roma, e passava molto tempo in cattedrale, diviso tra le preghiere ed i battesimi. Attendeva solo che il Santo Padre gli desse il permesso di tornare in Corsica.

Ripensò alle ultime settimane, così piene di eventi e di problemi da risolvere.

Con la mente tornò al lungo processo della Santa Inquisizione nei confronti dell'eretico truffatore Conte Fonaldo.
Egli era stato dichiarato colpevole, aveva chiesto perdono, ed aveva ricevuto la penitenza. Avrebbe dovuto recarsi al Monastero di Ajaccio. Avrebbe dovuto fare lì vita ritirata per un mese. Ma ad Ajaccio lo aspettavano ancora, e non vi si era mai presentato.

Poi pensò all'untore. Il monaco pagano Himbertus Degarda, aveva passato gli ultimi mesi della sua vita a girare i regni teologici diffondendo la peste. Vagava vestito di stracci, sputava nei piatti e nei bicchieri delle taverne, e poi offriva da mangiare e da bere, con il solo scopo di propagare la peste nera e la morte tra le genti innocenti. Cosa c'era di più miserabile, di più vigliacco ? Erano questi gli insegnamenti degli dei pagani?
Si segnò in nome di Teos.

Infine, tornò anche il peggiore dei pensieri che continuava a tormentarlo in quei giorni. L'ennesimo fallimento, sempre lo stesso.
Ancora una volta non si riusciva a convincere l'Oddantonio da Montefeltro a tornare alla vera chiesa.
Aveva scritto al Re Italico, chiedendo di poter prendere sede al Palazzo Cardinalizio di Genova. Così da lì avrebbe potuto lanciare i progetti per la costruzione di parrocchie in Savoia, in Venezia, e soprattutto, come agognato fin dai tempi dell'ultimo Papa Anselmo, avrebbe potuto dare inizio, tramite il Vescovo Doria, al progetto di riteologizzazione del Regno Italico.
Non ricevendo risposta, Palmerino aveva chiesto al Vescovo Doria di intercedere presso il Montefeltro, e quest'ultimo aveva risposto con poche righe: avrebbe permesso l'ingresso del Caracciolo e l'apertura dei cantieri di chiese teologiche in territorio italico solo in cambio di... Ferrara!

Quelle parole gli rimbalzavano nel cervello come un tremendo mal di testa. Ferrara! Voleva Ferrara!

Ancora una volta il Montefeltro confondeva la religione con la politica. Ancora una volta mischiava la ricchezza spirituale con quella temporale. Ancora una volta non avrebbe sentito ragioni. Finchè sarebbe rimasto sul trono di Urbino, le genti del suo regno sarebbero state condannate alla dannazione, ai riti pagani, a quelle false dottrine che ormai venivano bandite da tutta Europa.

O forse, presto, il Montefeltro avrebbe semplicemente cambiato nuovamente religione. Si sarebbe donato al miglior offerente, come già aveva fatto in passato, pur di salvare la sua sedia e la sua tasca.

Palmerino ebbe un moto di tristezza nei confronti di quell'uomo. Il re italico ancora non capiva che questa non è vita, ma semplice preparazione alla vita vera. Ed un giorno tutti ci saremmo presentati di fronte a Teos, ed Egli ci avrebbe giudicati. A cosa gli sarebbe servito accumulare tutti quei danari e tutte quelle regioni?

Si segnò di nuovo, chiedendo aiuto a Teos e a tutti i santi, e chiedendo perdono per non essere riuscito a salvare l'anima del Montefeltro anche questa volta.

Poi scacciò quei pensieri, e cercò di concentrarsi sulla Corsica, sul monastero, e sul suo ritorno a casa.

---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------


Palmerino was far from Corsica, and from his beloved life at the monastery, now for many weeks.

The assignments received by the Holy Father forced him to move constantly from one region to another.

In those days he was in Rome, and spent much time in the cathedral, divided between prayers and baptisms. Only he was waiting for the Holy Father to give him permission to return to Corsica.

He thought back to the last few weeks, so full of events and problems to solve.

With his mind went back to the long process of the Holy Inquisition against the heretic fraudster Conte Fonaldo.
He was found guilty, he asked for forgiveness, and had received penance. He had to go to the Monastery of Ajaccio. He should have been there, in retired life for a month. But in Ajaccio still they were waiting, and he never presented.

Then he thought to the "infector". The pagan monk Himbertus Degarda, had spent the last months of his life travelling the theological realms, spreading the plague. Wandering in rags, he spat in the dishes and glasses of the taverns, and then offered food and drink, with the sole purpose of spreading the Black Plague and death among innocent people. What could be more miserable, more cowardly? These were the teachings of the pagan gods?
He signed himself in the name of Teos.

Finally, he came the worst of thoughts that continued to haunt him in those days. Yet another failure, always the same.
Again he could not convince Oddantonio da Montefeltro to return to the true church.
He had written to the italic King, asking permission to take home to the Cardinals Palace in Genoa. So from there he could launch projects for the construction of parishes in Savoy, in Venice, and above all, as desired since the last Pope Anselmo times, he could start, through the Bishop Doria, the project of retheologization of Kingdom of Italy.
Receiving no answer, Palmerino had asked Bishop Doria to intercede with the Montefeltro, and the King had responded with a few lines: he would allow the access of Caracciolo and the opening of the sites of theological churches in italic land only in return for ... Ferrara!

The words bounced in his brain like a terrible headache. Ferrara! He wanted Ferrara!

Once again, the Montefeltro confused religion with politics. Again he mixed the spiritual wealth with that economic. Once again he would not hear reasons. As long as it remained on the throne of Urbino, the people of his kingdom would have been doomed to damnation, to the pagan rites, to those false doctrines which were now banned from all over Europe.

Or maybe, soon, the Montefeltro would have simply changed religion again. He would donate himself to the highest bidder, as he had done in the past, in order to save his chair and his pocket.

Palmerino had a sadness motion against the man. The italic King still did not understand that this is not life, but simple preparation for real life. And one day we would all be presented in front of Teos, and He would have judged us. What would he need to accumulate all that money and all those regions for?

He signed himself again, asking for help from Teos and from all the saints, and asking forgiveness for not being able to save the soul of Montefeltro once again.

Then he drove out those thoughts, and tried to concentrate on Corsica, on the monastery, and on his return home.



Gualtieri Colapesce

  • General group
  • Hero Member
  • *
  • Posts: 1389
  • Honour: 0
  • Vina dant animos
Re: [ORP] La vita al Monastero - Life at the Monastery
« Reply #8 on: 18 August, 2016, 04:59:45 PM »
Finalmente a casa!

Palmerino respirò profondamente, riempì i polmoni del profumo di gelsi e more, e continuò a salire a grandi passi verso il monastero.

Erano stati mesi difficili, pieni di impegni. Aveva dovuto portare avanti i suoi compiti di Cardinale, Ambasciatore, Grande Inquisitore e chi più ne ha più ne metta.

La Sicilia era stupenda, certamente, ma la sua Corsica, la tranquillità del monastero, la vita bucolica e di preghiera erano sicuramente il suo primo desiderio.

Durante quei mesi, era riuscito a fare molto, ma non tutto. Aveva riorganizzato la burocrazia religiosa della penisola, con l'aiuto del Vescovo Doria.
Non erano riusciti a convincere il Montefeltro d'Urbino a permettere il suo ingresso a Genova, ma con una serie di espedienti e tanto lavoro, erano riusciti a concentrare la guida teologica del mediterraneo presso la diocesi napoletana, che ne era diventata fulcro fondamentale.

Doria aveva lavorato senza tregua, aveva viaggiato costantemente, aveva eseguito ogni richiesta senza mai fiatare, in maniera impeccabile. E Palmerino era certo che alla fine di quel difficile compito, sarebbe stato premiato dal Pontefice. Il suo desiderio era di nominarlo Cardinale di Genova, così avrebbe potuto portare avanti personalmente il compito di riteologizzazione del Regno Italico, come da tanti agognato.

Eppure, ogni volta che Palmerino incontrava il Doria, vedeva qualcosa nei suoi occhi. Erano spenti, senza passione. Egli lavorava come un soldato, eseguiva gli ordini, ma non era felice.
Era un uomo combattuto, insoddisfatto, certamente non appagato.

Quando la riorganizzazione della diocesi partenopea fu terminata, Palmerino aveva scritto al Santo Padre, raccomandando la nomina di Doria al cardinalato di Genova.

Purtroppo, alla vigilia della sua partenza per il monastero di Ajaccio, Palmerino aveva ricevuto a Palermo un baule accompagnato da una missiva dello stesso Doria.

In poche righe egli spiegava che quello non era per lui il giusto cammino, che non credeva più in ciò che faceva. Nel baule c'erano vesti sacre, bastoni pastorali, denari raccolti dalle diocesi che aveva visitato. Aveva restituito tutto con grande onestà, ed aveva ancora una volta abbandonato la retta via.

Aveva il fuoco dentro, il Principe Doria. Dove lo avrebbe mai portato il suo costante cambiare?

Pochi giorni dopo era venuto a conoscenza che, alla morte del vecchio Archimandrite, il Doria si era convertito alla Chiesa Mistica. Aveva cominciato a girare il Regno italico professando questa fede, e convincendo molti a convertirsi (le male lingue dicevano che proponeva in cambio una manciata di denari ed uno stufato caldo, ma Palmerino ci aveva creduto poco). Ed infine gli era giunta notizia che il Principe era stato nominato nuovo Archimandrite della Chiesa Mistica del Cairo.

"Che Teos lo perdoni" aveva pensato, ed era finalmente partito alla volta della Corsica.

Appena sbarcato, era stato informato della rivolta di Derne. Un gruppo di fanatici mistici aveva spodestato la Regina Gilda ed aveva preso possesso del regno di Cirene.
Palmerino sperò che Doria (che ora si faceva chiamare Elia I) non avesse nulla a che fare con quella situazione. Se il suo primo atto a capo della chiesa Mistica fosse stato proprio un atto di guerra, cosa sarebbe successo in seguito?

Scacciò quei pensieri dalla mente, e tornò a concentrarsi sui profumi della sua amata isola.

Raggiunse velocemente il monastero. Aveva un solo pensiero in mente. Salutato con grandi feste dai monaci francescani, chiese subito del Conte Fonaldo.

"Dove si trova? Prega? Lavora? Sta espiando le sue colpe?".

Gli altri monaci si guardarono, poi uno parlò.

"Fratello Palmerino, abbiamo visto poche volte il Conte Fonaldo. E' stato in Corsica molto tempo, ha scavato, raccolto oro, coltivato more, ma non è mai venuto al monastero. I mercanti che vengono ad acquistare i nostri prodotti, ci dicono che gira l'Europa vendendo oro e more, ma qui al monastero non ha mai portato nulla".

Palmerino si segnò.
Conte Fonaldo ancora una volta non aveva saputo rinunciare alla menzogna. Questa volta però la punizione sarebbe stata esemplare: la dannazione eterna.




-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------



Finally home!

Palmerino took a deep breath, filled his lungs of mulberry and blackberry aroma, and continued to rise striding towards the monastery.

Those were difficult months, full of commitments. He had to carry out its tasks  Cardinal, Ambassador, Grand Inquisitor and so on and so forth.

Sicily was beautiful, certainly, but "his" Corsica, the tranquility of the monastery, the bucolic life and prayers were certainly his first wish.

During those months, he had managed to do a lot, but not everything. He had reorganized the religious bureaucracy of the peninsula, with the help of Bishop Doria.
They had not managed to convince the Montefeltro of Urbino to allow his entrance to Genoa, but with a number of gimmicks and hard work, they managed to concentrate the Mediterranean theological guide at the Neapolitan diocese, which had become crucial fulcrum.

Doria had worked tirelessly, had traveled constantly, had performed every request without ever saying a word, impeccably. And Palmerino was sure that at the end of this difficult task, he would have been rewarded by the Pope. His desire was to appoint him Cardinal of Genoa, so he could personally bring forward the ritheologization task of the Italic Kingdom, as from so many coveted.

Yet, every time Palmerino met Doria, he saw something in his eyes. They were dull, passionless. He worked as a soldier, following orders, but he was not happy.
He was a man fought, dissatisfied, certainly not appeased.

When the reorganization of the Neapolitan diocese was finished, Palmerino had written to the Pope, recommending the appointment of Doria to Cardinal of Genoa.

Unfortunately, on the eve of his departure for the monastery of Ajaccio, Palmerino had received in Palermo a trunk accompanied by a letter of Doria.

In a few lines he explained that this was not the right path for him, that he no longer believed in what he did. In the trunk there were sacred vestments, pastoral sticks, money collected from the dioceses he had visited. He had returned everything with great honesty, and had once again abandoned the right path.

He had the fire inside, the Prince Doria. Where would have never brought him, his constant change?

A few days later he had learned that after the death of the old Archimandrite, Doria had converted to the Mystical Church. He had begun to travel the Italic Kingdom professing his new faith, and convincing many to convert (evil tongues said that he proposed in exchange a handful of money and a warm stew, but Palmerino had believed little to these voices). And finally the news came that the Prince had been appointed Archimandrite of the Mystical Church of Cairo.

"May Teos forgive him," he thought, and finally left for Corsica.

Just landed, he had been informed of the revolt of Derne. A group of mystical fanatics had dethroned the Queen Gilda and had taken possession of kingdom of Cyrene.
Palmerino hoped Doria (who now called himself Elia I) had nothing to do with that situation. If his first act as head of the Mystical church was just an act of war, what would happen next?

He drove those thoughts from his mind, and returned to focus on scents of his beloved island.

Quickly he reached the monastery. He had only one thought in mind. Greeted with great celebrations by the Franciscan monks, immediately he asked about the Conte Fonaldo.

"Where is he? Does he pray? Does he work? Is he expiating his faults?".

The other monks looked at each other, then one spoke.

"Brother Palmerino, we have seen a few times Conte Fonaldo. He has been a long time in Corsica, he has dug, he harvest gold, he cultivated mulberries, but he never came to the monastery. The merchants who come to buy our products, tell us that he is travelling Europe, selling gold and mulberries, but here at the monastery he has never brought anything".

Palmerino signed himself. Conte Fonaldo again he could not give up the lie. But this time the punishment was exemplary: the eternal damnation.


Gualtieri Colapesce

  • General group
  • Hero Member
  • *
  • Posts: 1389
  • Honour: 0
  • Vina dant animos
Re: [ORP] La vita al Monastero - Life at the Monastery
« Reply #9 on: 10 November, 2016, 03:58:44 PM »
HABEMUS PAPAM!

Roma era in festa e Palmerino era sereno, tranquillo, mentre passeggiava nelle strade della capitale.

Finalmente il nuovo pontefice avrebbe riportato attività nella Santa Romana Chiesa, ed i peccatori sarebbero stati puniti.

I lunghi mesi di malattia di Sisto, avevano creato un limbo nel quale tutto si era fermato, ogni azione era stata accettata senza risposta, e tutto questo stava diventando insostenibile.

Dopo la rivolta di Derne, Palmerino si era recato personalmente in Africa per osservare la situazione con i suoi occhi e gestire le problematiche del posto.

Aveva contattato l'usurpatore, tale Koja Oxo, chiedendo chiarimenti, e soprattutto la protezione del cantiere di costruzione della nuova cattedrale teologica di Derne, che da giorni subiva attacchi da pericolosi fanatici.

Aveva avuto molte rassicurazioni da Sir Oxo.  Ma nessuno era giunto ad accogliere il "Cardinale Caracciolo" al porto. Nessuno lo aveva aiutato nel suo compito.

Palmerino aveva velocemente ottenuto i nomi dei fanatici, tra i quali figurava tristemente quello di Doria, principe del Regno Italico ed oggi a capo della nuova setta orientale mistica.
Aveva organizzato un gruppo di guardia per il cantiere, ed aveva assunto molti operai per velocizzarne la costruzione.
Ed infine aveva presentato i nomi dei facinorosi danneggiatori e le prove dei loro atti all'usurpatore di Derne, chiedendo giustizia.

Il capo dei rivoltosi aveva risposto a modo suo, proclamando una nuova legge:
"The official religion in the Kingdom of Cyrenaica is a Mystical Church and the head of this Church is Elia I . On the territory of the Kingdom of Cyrenaica permitted building chapels and temples, Mystical Church.
The construction of another religion is against the law and amounts to serious offence.Persons involved in the construction of religious objects is not the official religion will be punished: 3 (three) days in jail and a fine of 1,000 silver."

Palmerino dovette fuggire nottetempo da Derne, poichè era di fatto stato definito "criminale" dalla nuova legge, e si era recato direttamente a Roma per spiegare l'accaduto al pontefice, e per descrivere la vigliaccheria dell'usurpatore di Derne, e la pericolosità dei suoi gesti.

Fu allora che vide Sisto per l'ultima volta. E vide i suoi occhi. Quegli occhi stanchi, frustrati, esasperati.
Il pontefice gli rispose con poche parole, spiegando in brevi frasi che avrebbe provato a fare qualcosa.
Ma Palmerino capì la stanchezza del Papa, capì che nulla sarebbe stato fatto.
Chiese dunque al Papa di poter tornare definitivamente in Corsica, al suo monastero, e di abbandonare le cariche cardinalizie. Gli fu accordato ed il Caracciolo potè tornare alla sua vita, alle sue preghiere, ai suoi gelsi, alle sue more.

Fu quello l'inizio del nulla. Un nulla durato mesi. Mesi di provocazioni accettate a denti stretti ed in silenzio.

Oggi finalmente tutto sarebbe cambiato. Conosceva bene il nuovo pontefice Alexander VII, al secolo Janus Valerius. Era un uomo caparbio, deciso, e aveva ben chiaro il da farsi.
Ne era stata prova la lamentela di Doria dei Mistici, che aveva subito dichiarato guerra al nuovo papa ed alla Chiesa Teologica tutta, probabilmente temendo rappresaglie per il suo comportamento "spavaldo" dal giorno della sua nomina a capo della sua nuova chiesa.

I festeggiamenti durarono per giorni, ma Palmerino fu presto di ritorno in Corsica.
Appena arrivato al monastero, fu salutato dagli altri frati, che subito lo aggiornarono sulle novità.
Una di queste lo lasciò interdetto: Conte Fonaldo era morto. Girava voce che la peste nera lo avesse colpito, e non fosse riuscito a trovare nessuno disposto a curarlo.

"Ironia della sorte" disse il frate. "Se avesse espiato le sue colpe come gli era stato chiesto, qui al monastero, oggi sarebbe ancora vivo. Ed invece le leggi che ha infranto questa volta gli sono state fatali".


****************************************************************************************++


HABEMUS PAPAM!

Rome was clapping and Palmerino was peaceful, tranquil, while walking in the streets of the capital.

Finally the new pope would have reported activities in the Holy Roman Church, and sinners would be punished.

The long months of Sisto's disease, had created a limbo where everything had stopped, every action had been accepted unanswered, and all this was becoming untenable.

After the revolt of Derne, Palmerino had gone personally to Africa to observe the situation for himself and manage local issues.

He had contacted the usurper, this Koja Oxo, asking for clarification, and especially the protection of the site of construction of the new cathedral of  Derne, which for days has suffered from dangerous fanatics attacks.

He had had many assurances from Sir Oxo. But no one had come to welcome the "Cardinal Caracciolo" to the port. No one had helped him in his task.

Palmerino had quickly got the names of the fanatics, among which figured sadly Doria, Prince of the italic Kingdom  and now head of the new Eastern mystical sect.
He had organized a group to guard the building site, and had hired many workers to speed up the construction.
And finally he had submitted the names of troublemakers damagers and evidence of their acts to the usurper of Derne, demanding justice.

The head of the rebels had responded in his own way, proclaiming a new law:
"The official religion in the Kingdom of Cyrenaica is a Mystical Church and the head of this Church is Elia I . On the territory of the Kingdom of Cyrenaica permitted building chapels and temples, Mystical Church.
The construction of another religion is against the law and amounts to serious offence.Persons involved in the construction of religious objects is not the official religion will be punished: 3 (three) days in jail and a fine of 1,000 silver. "

Palmerino had to flee overnight from Derne, as it was in fact been called "criminal" by the new law, and he went directly to Rome to explain what happened to the pope, and to describe the cowardice of the usurper of Derne, and dangerous gestures.

It was then that he saw Sisto for the last time. And he saw his eyes. Those eyes were tired, frustrated, exasperated.
The Pope answered with a few words, explaining in short sentences that he would try to do something.
But Palmerino understood the Pope was tired, he knew that nothing would be done.
So he asked the Pope to return definitively in Corsica, to his monastery, and to abandon the cardinal's office. It was granted and Caracciolo was able to return to his life, his prayers, his mulberry trees.

That was the beginning of nothing. A nothing that lasted months. Months of provocations accepted through gritted teeth and silently.

Today, finally, everything would change. He knew the new Pope Alexander VII, aka Janus Valerius. He was a stubborn man, decided, and had very clear what to do.
The evidence was the complaint of Doria of the Mystics, who immediately declared war on the new Pope and the whole Theological Church, probably fearing reprisals for his "defiant" behavior from the day of his appointment as head of his new church.

The celebrations lasted for days, but Palmerino was soon return to Corsica.
Upon arriving at the monastery, it was hailed by the other friars, who immediately adjourned on news.
One of them left him dumbfounded: Conte Fonaldo had died. The rumor was that the Black Death had hit him, and he could not find anyone willing to cure him.

"Ironically," said the friar. "If he had atoned for his sins as he was asked, here at the monastery, today would still be alive. But yhe laws that he has broken this time have been fatal."


(RIP) Alexander VII

  • General group
  • Hero Member
  • *
  • Posts: 573
  • Honour: 1
  • When sinking, PRAY! -While good hands bail water!
Re: [ORP] La vita al Monastero - Life at the Monastery
« Reply #10 on: 10 November, 2016, 09:01:03 PM »
A newly arrived ship captain wearing the holy triangle and all seeing great eye of Teos was waiting for the monk's return from his orchards. " A message for you, Reverend Father, from Rome." Once he had made delivery the man was escorted to the kitchens as a guest to ease his hunger and thirst on some olives, cheeses, and watered wine.

Quote
My Son,
Monsignor Palmerino Carraciola

   Reverend Father, you are hereby invited to the Lateran Palace. You have audience with His Holiness, The Summus Pontifex Alexander VII. Accomodations will be made ready for the arrival in quarters for the Franciscan Order  and offices made suitable for the Great Inquisitor to perpetuate his records and sacred duties.

  -Scrivener of the Holy Offices
Abbot of the Ancient Theology,
~Bartholomew
Teos Vult
Faith Defines All Things; their remembrances clearly defined make them living custom.

Gualtieri Colapesce

  • General group
  • Hero Member
  • *
  • Posts: 1389
  • Honour: 0
  • Vina dant animos
Re: [ORP] La vita al Monastero - Life at the Monastery
« Reply #11 on: 12 November, 2016, 04:45:05 PM »
Mentre Palmerino si recava all'udienza con il nuovo Papa, notò subito qualcosa di diverso nell'aria.
Roma era diversa.
L'atmosfera profumava di fiducia, di speranza.
Entrò nella grande sala d'attesa, affascinante e fredda come sempre.
Si sedette su una panca, abbassò il cappuccio, ed attese.

************************************************************************

While going to the audience with the new Pope, Palmerino noticed something different in the air.
Rome was different.
The atmosphere smelled of trust and hope.
He entered the large waiting room, charming and cool as always.
He sat on a bench, lowered his hood, and waited.



(RIP) Alexander VII

  • General group
  • Hero Member
  • *
  • Posts: 573
  • Honour: 1
  • When sinking, PRAY! -While good hands bail water!
Re: [ORP] La vita al Monastero - Life at the Monastery
« Reply #12 on: 15 November, 2016, 10:55:15 PM »
His Holiness will see you now, Reverend Father.

The young monk who was sent to retrieve Palmerino was robed as was customary to the Franciscans and he had with him a second who was attired as a Benedictine. Both of them turned aside and collected a large number of scrolls which still lent the smell of fresh ink to the chamber .  His Holiness sat over a desk writing, his young face deep in concentration as he motioned for his guest to stop with his free hand. A few more rasping scratches of the quill across the parchment and the young man looked up. A smile crossed his face as he took a deep breath, pushed himself back from the writing table and stood up to walk closer to his guest. "Please attend me a moment as I break  my evening fast. Will you join me in some fruits and water?"

As he waited the answer he raised his hand to present the pilot's ring of Blessed St Rocco as he had been reminded by the chamberlains and studied not so many years ago in his seminary.
 " Monsignor Carraciola, my son, it is a blessing to see you so soon." The smile was genuine and the energy behind it. Alexander VII felt he had the synergies of an entire world coursing through him today, feeling that Teos was making everything possible.

As he hosted Palmerino he went and poured an iced  water for each of them. After drinking it he returned to his desk and sanded and blotted it then dripped the wax and sealed it.  As he rolled it he indicated that Palmerino should join him in a seat for their discussion before taking one for himself and setting his drink on the small table between the chairs.

"My son, I have always heard remarks of good quality about you. How do you feel about your own service and duties? Have you ever felt you had left anything incomplete or undone in your former offices?"
Faith Defines All Things; their remembrances clearly defined make them living custom.

Gualtieri Colapesce

  • General group
  • Hero Member
  • *
  • Posts: 1389
  • Honour: 0
  • Vina dant animos
Re: [ORP] La vita al Monastero - Life at the Monastery
« Reply #13 on: 20 November, 2016, 10:30:28 AM »
Palmerino osservò attentamente il nuovo pontefice, e ciò che vide lo rassicurò. Lo sguardo acuto ed attento dimostrarono la risolutezza di quell'uomo, famosa già da tempo nel Clero.
Probabilmente era proprio ciò di cui la Chiesa aveva bisogno.

"Santità, vi ringrazio per l'onore che mi fate a ricevermi, ed addirittura ad interessarvi di questo povero peccatore.

Ebbene, quando Sisto V salì al Sacro Soglio, gli promisi tutto il mio aiuto ed il mio supporto per la sua missione, e così feci, dando tutto me stesso alla causa.

Ma oggi, vorrei chiedervi di poter tornare alla mia missione, quella che mi imposi anni fa, quando lasciai il trono di Roma.

Vorrei abbandonare i miei principali uffici, il cardinalato in primis.

Vorrei poter essere solo un semplice uomo di chiesa, vorrei poter possedere solo questo saio e questi sandali.
E la mia lingua per professare la parola di Immanuel.
E le mie mani per aiutare e curare i bisognosi.

Vorrei poter seguire gli insegnamenti di mio fratello, Sua Santità Francesco Paolo I, che il Signore lo abbia in gloria; e nulla più.

A tal proposito, come certamente saprete, sempre più accoliti si presentano in Corsica al Monastero da noi creato.
Chiedono di unirsi a noi, di poterci aiutare nella nostra missione.
Molti poi si spostano in continente e creano delle nuove comunità con lo stesso nostro scopo.
Tutti ormai ci chiamano fratelli francescani, in onore di Sua Santità Francesco Paolo I.

E' per questo che vorrei proporvi l'accettazione di questo nuovo ordine religioso da parte vostra e della Santa Sede, di cui con infinita umiltà mi sono permesso di scrivere la regola che a voi sottopongo ed al vostro giudizio".

Palmerino porse dunque una pergamena al Papa, ed aspettò che la leggesse:

Quote
Regola Francescana

Capo I: Nel nome del Signore incomincia la regola e la vita dei frati francescani - I frati francescani seguono gli insegnamenti di Sua Santità Francesco Paolo I. Prima di lui la Chiesa era diplomazia, guerre, accumulo di ricchezze. Egli consumò ogni forza e dedicò ogni respiro al cambiamento. Il suo progetto si spinse in una direzione ben definita: aiutare i bisognosi e gli ammalati. Questa è la vita dei frati francescani. l'Ordine professa obbedienza e venerazione al Sommo Pontefice e ai suoi successori canonicamente eletti e alla Santa Romana Chiesa Teologica.

Capo II: Di coloro che vogliono abbracciare questa vita - Se alcuni vorranno intraprendere questa vita e verranno dai nostri frati, le porte dell'ordine saranno a loro aperte. Il frate francescano potrà scegliere se essere eremita, monastico o predicatore itinerante. Ermetismo, cenobitismo ed itineranza missionaria convivono nella regola francescana.

Capo III: Della vita dei frati francescani - I frati chierici recitino il divino ufficio secondo il rito della santa Chiesa romana teologica. I frati laici preghino quotidianamente. I frati francescani siano miti, pacifici e modesti, mansueti e umili, parlando onestamente con tutti, così come conviene. Non litighino, ed evitino le dispute di parole, nè giudichino gli altri. Non disprezzino gli uomini che vedono vestiti di abiti molli e colorati ed usano cibi e bevande delicate, ma piuttosto ciascuno giudichi e disprezzi sé stesso. Lavorino con fedeltà e con devozione, così che, allontanato l'ozio, nemico dell'anima, non spengano lo spirito della santa orazione e devozione al quale devono servire tutte le altre cose temporali. I nostri indumenti siano di panno rozzo o di lana di pecora e confezionati senza tingerli. I nostri cibi, per tutta la nostra vita, siano umili e parchi.

Capo IV: Del fine ultimo - I frati francescani vivono per il prossimo e professano la carità e l'aiuto dei bisognosi, l'amore senza limiti per i fratelli in Teos, e la cura degli ammalati. Osservano le sacre scritture del Signore nostro Immanuel, vivendo in obbedienza fino alla fine dei propri giorni.


******************************************************************************************************


Palmerino carefully watched the new pope, and what he saw reassured him. Acute and careful look showed the determination of the man, famous for that in the Clergy.
It was probably just what the Church needed.

"Your Holiness, thank you for the honor you do me to receive me, and even to be interested in this poor sinner.

Well, when Sisto V ascended the Sacred Throne, I promised all my help and my support for his mission, and so I did, giving my all to the cause.

But today, I would ask you to come back to my mission, that I imposed myself years ago, when I left the throne of Rome.

I would abandon my main office, the cardinal in the first place.

I wish I could just be a simple man of the church, I wish I could just have this robe and these sandals.
And my tongue to profess the word of Immanuel.
And my hands to help and care for the needy.

I wish I could follow the teachings of my brother, His Holiness Francesco Paolo I, may the Lord rest his soul; and nothing more.

In this regard, as you know, more and more acolytes are in Corsica to the Monastery we created.
They ask to join us and to help us in our mission.
Many then moved to the continent and create new communities with the same our purpose.
Many now call us the Franciscan brothers, in honor of His Holiness Francesco Paolo I.

And this is why I would like to ask the acceptance of this new religious order from you and the Holy See, of which have in infinite humility allowed myself to write a rule that I submit to you and to your judgment. "

Palmerino thus handed a scroll to the Pope, and waited for the read:

Quote
Franciscan Rule

Chapter I: In the Lord's name begins the rule and life of the Franciscan friars - The Franciscan friars follow the teachings of His Holiness Francesco Paolo I. Before him the Church was diplomacy, war, wealth accumulation. He consumed every strength and every breath devoted to change. His project is pushed in a definite direction: helping the needy and the sick. This is the life of the Franciscan friars. the Order professes obedience and reverence to the Supreme Pontiff and his successors canonically elected and to the Roman Theological Church.

Chapter II: Of those who wish to embrace this life - if some will want to accept this life and come to our brothers, the doors of the order will be open to them. The Franciscan monk can choose to be a hermit, monastic or itinerant preacher. Hermeticism, cenobitism and missionary itinerancy cohabit in the Franciscan rule.

Chapter III: Of the life of Franciscan friars - The clerics brothers will recite the Divine Office according to the rite of the holy Roman Theological Church. The lay brothers will pray every day. The Franciscan friars will be meek, peaceful and modest, gentle and humble, speaking courteously to everyone, as is proper. They will not quarrel, and avoid disputes of words, nor judge others. They will not despise those whom they see clothed with soft and colored clothes, using dainty food and drink, but rather let each one judge and despise himself. They will work faithfully and devotedly so that, avoiding idleness, the enemy, they will not extinguish the spirit of holy prayer and devotion to which all temporal things must serve. Our clothes will be of coarse cloth or sheep wool and packed without dye. Our food, our whole life, will be humble and parks.

Chapter IV: Of the ultimate goal - The Franciscan friars live for others and profess charity and help those in need, the limitless love for our brothers in Teos, and care of the sick. They observe the sacred writings of our Lord Immanuel, living in obedience to the end of their days. [/ Quote]


Gualtieri Colapesce

  • General group
  • Hero Member
  • *
  • Posts: 1389
  • Honour: 0
  • Vina dant animos
Re: [ORP] La vita al Monastero - Life at the Monastery
« Reply #14 on: 11 January, 2017, 11:09:41 AM »
Palmerino era a Costantinopoli ormai da vari giorni.
Gli eventi erano precipitati velocemente da quando Pykanov Bambezkovich, che tutti conoscevano come il vagabondo, era riuscito nel suo primordiale intento di scatenare una guerra e versare sangue di innocenti.

Le voci che arrivavano sul comportamento di questo Pykanov lo descrivevano come un folle girovago, sempre alla ricerca di istigare allo scontro.

Aveva complottato con Koja Oxo per usurpare il trono di Cirene.
Aveva abbandonato i patriarcali, abbracciando la nuova chiesa Mistica, collaborando col Doria di Urbino, oggi Elia I, per espandere questo nuovo credo in tutta l'Africa.
Aveva aiutato i mistici nella costruzione di nuovi templi a Derne, a Gerusalemme, al Cairo, e nelle capitali degli ottomani e dei seleucidi.

Poi aveva cambiato nuovamente idea.

Aveva preso nuovamente battesimo patriarcale, si era trasferito a Gerusalemme, e da qui aveva scatenato una guerra contro i mammelucchi per allargare i confini della sua nuova patria, coadiuvato dall'usurpatore di Cirene.

Ciò che ne era venuto fuori era un enorme minestrone, in cui amici, alleati, e uomini che condividevano la stessa religione, si ritrovavano sul campo di battaglia combattendo gli uni contro gli altri, senza ben capire per cosa si combattesse. Per la propria patria? Per il proprio dio? Per le proprie famiglie? O semplicemente per un pezzo di pane.

Ed ecco che la mistica Gerusalemme, con l'aiuto della mistica Cirene, utilizzando forze militare patriarcali, attaccavano la mistica Cairo, che veniva difesa da Elia I in persona con l'aiuto degli alleati bizantini, in parte patriarcali ed in parte teologici.

Nel frattempo, gli alti prelati patriarcali e teologici restavano a guardare, senza pronunciarsi sugli accadimenti. Probabilmente cercavano semplicemente di sbrogliare quella matassa, che invece si faceva sempre più complicata.

Allo stesso modo, i governanti europei non coinvolti nel conflitto, osservavano interessati l'evolversi degli eventi.
Alcuni erano impegnati nel sedare rivolte sempre più frequenti. Altri dovevano decidere ancora una volta quale religione scegliere. Altri ancora erano troppo attenti al proprio orticello, e non volevano rischiare di impelagarsi in situazioni che avrebbero potuto mettere a rischio il proprio trono e le proprie ricchezze.

La situazione aveva preso una brutta piega quando il grosso dell'esercito di Cirene aveva attaccato a tradimento Costantinopoli, rea di aiutare gli alleati mammelucchi a difendersi dagli assalti del Pykanov.
La capitale bizantina, impreparata e scarsamente difesa, era stata saccheggiata e data alle fiamme. Era stato un massacro di civili.

Fu allora che Palmerino, con un gruppo di frati francescani, aveva deciso di spostarsi ad oriente, per aiutare quelle genti. Si era subito messo in contatto con padre Athanasios Koinovitis, il parroco di Corinto, che già da tempo chiedeva aiuto alla comunità teologica ed era partito alla volta dell'Impero Bizantino.

Era stato altre volte a Costantinopoli, e la ricordava come una città meravigliosa, crocevia tra est ed ovest, e mosaico perfetto di etnie, religioni, ricchezze immense.
Rivederla in quello stato, depredata e devastata, era stato un colpo al cuore.

I frati si erano subito rimboccati le maniche, ed avevano cominciato a fare il possibile per aiutare i civili del posto.
I bizantini erano un popolo fiero avrebbero superato anche questo.

Ma la guerra genera guerra, ed il sangue chiede altro sangue.
Pykanov il vagabondo aveva cominciato qualcosa più grande di lui, e Palmerino temeva che presto il conflitto si sarebbe esteso all'Europa intera.


*********************************************************************************


Palmerino was in Constantinople for several days by now.
The events were precipitated rapidly since Pykanov Bambezkovich, that everyone knew as the vagabond, had managed in his primal intention to wage war and spill innocent blood.

The informations that arrived on the behavior of this Pykanov described him as an insane rover, always looking for instigating the clash.

He had conspired with Koja Oxo to usurp the throne of Cyrene.
He had abandoned the patriarchals, embracing the new Mystical Church, collaborating with Doria of Urbino, today Elia I, to expand this new belief throughout Africa.
He had helped the Mystics in the construction of new temples in Derne, in Jerusalem, in Cairo, and in the capitals of the Ottomans and the Seleucids.

Then he had changed his mind again.

He had taken back the patriarchal baptism, he moved to Jerusalem, and from there he had unleashed a war against the Mamlukes to expand the boundaries of his new homeland, assisted by the usurper of Cyrene.

What had come of it was a huge soup, in which friends, allies, and men who shared the same religion, they found themselves on the battlefield fighting against each other, not quite understanding what they fought for. For their homeland? For their god? For their families? Or just for a piece of bread.

And so, the mystical Jerusalem, with the help of the mystical Cyrene, using patriarchal military forces, were attacking the mystical Cairo, which was defended by Elia I in person with the help of the Byzantine allies, partly patriarchal and partly theological.

Meanwhile, the high patriarchal and theological prelates looked on, without ruling on the events. Probably they were only trying to untangle the skein, which instead became more and more complicated.

Similarly, European leaders not involved in the conflict, watched the evolution of events with interest.
Some were engaged in quelling increasingly frequent riots. Others were yet to decide once again which religion to choose. Still others were too attentive to their own backyard, and they wanted to avoid the risk of becoming embroiled in situations that could jeopardize their seat, and their wealth.

The situation had taken a turn for the worse when the main army of Cyrene had treacherously attacked Constantinople, guilty of helping Mamelukes allies to defend themselves from the attacks of Pykanov.
The Byzantine capital, unprepared and poorly defended, had been looted and burned. It had been a massacre of civilians.

It was then that Palmerino, with a group of Franciscan friars, he decided to move to the east, to help those people. He immediately got in touch with Father Athanasios Koinovitis, the Corinth theologial priest, who has long called for help to the theological community; and the friars had left heading to the Byzantine Empire.

Palmerino had been other times in Constantinople, and remembered it as a wonderful city, a crossroads between east and west, and perfect mosaic of ethnicities, religions, immense wealth.
Seeing that city in that state, plundered and devastated, it had been a blow to the heart.

The friars were immediately rolled up their sleeves, and began to do everything possible to help civilians nearby.
The Byzantines were a proud people, they would overcome this.

But the war generates the war, and the blood asks more blood.
Pykanov the vagabond had started something bigger than him, and Palmerino feared that soon the war would extend to all of Europe.