Author Topic: Dieta Reale di Urbino, Luglio 1315: Il Papa incontra i Regnanti Italici  (Read 9317 times)

Matteo Lubiani

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Re: Dieta Reale di Urbino, Luglio 1315: Il Papa incontra i Regnanti Italici
« Reply #45 on: 24 August, 2015, 07:40:14 PM »
Il Papa dopo qualche ora di preghiera in solitudine tornò al tavolo delle conferenze dove tutti non aspettavano che lui.
Senti gli interventi della Principessa Isabella è di re Nunzio. Ascolto con interesse quanto disse il cugino di Artz e apprezzo il suo modo di parlare, onesto e privo di bramosia. Che le preghiere del Santo Padre fossero state ascoltate?

Principessa Isabella, al contrario vostro ignoro, essendo qui con voi, di quanto stia accadendo a Roma e sarei curioso di come ne siate venuta al corrente. Posso dirvi che Monsignore Lucifero svolge servigi sia per la Chiesa che per il regno di Roma. In sostanza ha un duplice ruolo, è sarò io in un secondo tempo e in altra sede a decidere se codesto atteggiamento sarà consono o meno al volere di Teos. Su padre Carmelo, una volta rientrato presso il mio palazzo provvederò a chiamarlo in udienza e cercherò di capire meglio le sue intenzioni. Errare è umano, l'importante è imparare dai propri sbagli, cosa che vorrei che tutti noi facessimo in questo momento, evitando di ricomettere gli errori del passato.
Re Nunzio, i romani si sentono minacciati, ovvio che si preparano per la guerra. Provate a dare segnali di pace e sono certo che le ostilità si dissolveranno come le tenebre al mattino. Non vi dico di smettere di armarvi, ma di usare parole di pace e non di ripicca, astio o vendetta, vi prego solo di provare.
Maestà e nobili qui riuniti, ormai il dado è tratto. Caracciolo attualmente è alla guida del più popoloso e dei più attivi regni del mondo conosciuto.
Come sottolineato dal nobile Frederick dobbiamo rendere Roma parte di una alleanza che può nascere solo dalla collaborazione tra tutti i regni Italici.
Il tutto dipenderà dalla saggezza del Duca, essendo lui, per vostra stessa ammissione,  ad avere diritto di scelta del re romano.
Al contrario di quanto proposto da re Christian, io sono a chiedervi di consentire l'ingresso di una delegazione Romana. So per certo che re Caracciolo per il bene romano sarà disposto a fare un passo indietro e a riconsegnare Roma al duca Oddantonio se quest'ultimo avrà la magnanimità di lasciare a sua volta libera Roma di decidere autonomamente del proprio destino. Al tempo stesso chiedo a tutti voi di dare modo al nuovo re, scelto dai romani, modo di dimostrare la volontà Romana, da popolo libero, di essere amico dei vari regni Italici e discutere in armonia la sorte di quello che era il regno di Ferrara.
A voi la scelta.


Il Papa si mise seduto deciso a concludere la discussione nel miglior modo possibile.

Christian Doria

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Re: Dieta Reale di Urbino, Luglio 1315: Il Papa incontra i Regnanti Italici
« Reply #46 on: 24 August, 2015, 09:10:17 PM »
Il Re rimase pensoso e ascoltò profondamente tutti gli interventi.
Come sempre Christian rimase colpito dall'intervento del buon Frederik  e si mise a riflettere su quello che aveva detto, alla fine non aveva completamente torto anche sen on era d'accordo con lui.

Finito l'intervento del papa, si alzò e prese parola.


"Re e Regine,Principi e Principesse e tutti voi fedeli nobili dei regni qui riuniti. Ho ascoltato con molto attenzione gli ultimi interventi e devo convenire che i cittadini romani non hanno colpa, le uniche colpe sono da imputare a Palmerino e alla sua Setta. Devo anche scusarmi con sua Santità per l'eccesso di furia quando ho dettato le mie condizioni. Ho ecceduto dicendo che la sorte del Regno di Napoli doveva essere decisa da noi."

Ripensò a quando da giovane vassallo di Genova passava spesso da Napoli per i suoi commerci

"Napoli non ha colpe e nemmeno i suoi cittadini e i cittadini romani, quindi vi faccio questa proposta per risolvere pacificamente il tutto e non commettere torti ad alcuno, chiedendo solo ciò che è giusto e nulla di più."


Prese il foglio su cui Frederik aveva scritto le sue condizioni di pace, lo lesse e prendendo un foglio nuovo inizò a scrivere, e rileggendolo si accorse che gli occhi di tutti erano puntati su di lui.
Sopratutto il papa sembrava curiosio di capire cosa avesse in mente il Re di Siena, lo si capiva dallo sguardo pieno di curiosità e un filo di ansia, con cui osservava mentre il re scriveva sui fogli.

Finito di leggere, schiarendosi la voce iniziò a leggere il foglio

"
-Si richiede l'allontanamento dell'Usurpatore e della sua Setta da Roma al Regno di Napoli o altrove purchè non in uno dei regni alleati e simultaneamente la cessione ad Urbino della regione di Roma come gli spetta di diritto.
-Si richiede compensazione a fronte del regno di Ferrara, unitosi in maniera da noi giudicata illeggittima.
-Si promette a tutti i cittadini romani, che verranno trattati in maniera uguale a tutti gli altri cittadini dei regni alleati, ed anzi saranno ben accolte proposte di impegno da parte di ogni singolo romano nella prosperita della città.
-Nel caso il Regno di Roma decida per un'allontanamento dai suoi storici alleati, perseguento le loro attuali scelte diplomatiche e politiche, questo sara' preso come
un atto di definitiva scissione nei nostri confronti, e sara' risolto con le armi, sinche' un nuovo governo romano emergera' anche sotto nostra influenza, che abbia come primario interesse il rispetto delle storiche alleanze italiche.
-Si Riconosce il diritto di Napoli e dei suoi cittadini ad avere un Re scelto da loro e che governi su di loro permettendogli di diventare un prospero regno.
-Se Napoli dovesse scegliere come Re, l'usurpatore di Roma chiediamo che per prima cosa si scusi con coloro contro a cui ha creato danno e che poi faccia il possibile per ricostruire il rapporto con tutti i regni italici qui presenti.
Crediamo che le prime scuse di Palmerino debbano essere date ai Romani, poiche' e' il sangue che scorre nelle vene di Roma, poiche' essi sono stati i primi ad essere circuiti a suo vantaggio e fine personale.
Le seconde scuse dovranno essere date al Papa, che si e' prestato con tale diligenza, buon cuore, e voglia di mediare, come forse mai e' stato fatto da qualsiasi altro pontefice nella storia, e che ha riposto in Re Caracciolo fiducia forse immeritata.
Le terze scuse andranno al Re Montefeltro in primis ed a tutta l'IVI, per la parola tradita, gli intrighi intessuti alle spalle, ed alla connivenza con sette rivoluzionarie detrattrici del progetto di unità di alleanze italica."



Finito di leggere, prese il foglio e lo fece portare al Papa da uno dei servi li presente



"E sono sicuro Santità, che se questa pace dovesse andare in porto oltre ad avere una penisola unita potreste avere anche una penisola Teologica"


E Sedendosi guardò intensamente Il Re e la Principessa di Urbino.


(RIP) Isabella Este

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Re: Dieta Reale di Urbino, Luglio 1315: Il Papa incontra i Regnanti Italici
« Reply #47 on: 25 August, 2015, 04:57:41 PM »
Finito di parlare, Re Doria aveva rivolto lo sguardo verso Re Montefeltro e verso di lei. Isabella con il capo annuì in segno di accordo con quanto aveva testé espresso.

Prima che prendesse ancora la parola Oddantonio, volle cogliere l’occasione per replicare brevemente al Papa che le si era rivolto nel suo ultimo intervento.

Vostra Santità – fece – non era mia intenzione mettervi in difficoltà, vogliate perdonarmi, ma ho sempre mal tollerato insubordinazioni che inficiano l’autorità di chi è sopra di noi, pertanto chiedevo solo se i fatti riferitemi da nostri fidati romani, stessero vanificando la Vostra azione. Poi come giustamente fate notare, sta a Voi adottare le dovute misure cautelative e semmai correttive, anche se mi par quanto meno strano che un Vescovo possa servir Teos e un Sovrano coniugando due poteri che di fatto son l’uno l’antitesi dell’altro, in quanto il primo attenente alla spiritualità e l’altro al potere in quanto forza e prestigio terreni.

Ad ogni modo mi dichiaro soddisfatta della Vostra risposta e confermo la mia personale fiducia nella Vostra persona.

In questi ultimi giorni, in cui si è avuto non solo modo di confrontarci tra noi, ma soprattutto di aver notizie di tanti epiteti,  di tante distorte rappresentazioni  che son stati accostate al nome  e alla figura del Mio Signore Oddantonio Montefeltro, in quel di Cosenza dove i Romani stan tenendo una Conferenza ombra convocata per giustificare l’ingiustificabile, ho avuto modo di riflettere su  di quanta ingiustizia sia intriso l’animo umano, volendo dipingere chi non si conosce con il pennello dell’ignoranza e del pregiudizio.
Ecco dunque che in chiusura di questo Convegno vorrei congedarmi da Voi,  riportando delle parole che lessi tempo fa e che oggi mi tornano alla mente calzando perfettamente sulla reale personalità del Mio , Signore e sul trattamento ingiusto che spesso gli viene riservato, talvolta accostandolo persino ad un demone.


“ Colui che sa, il sapiente, cioè colui che con la sua ricerca è venuto in possesso di una parte del vero, ha sempre avuto presso gli altri uomini la fama,  una fama ambigua e vicina al sospetto , di persona che è partecipe di un mondo arcano e precluso. Se poi il sapiente si dimostra privo di ambizioni mondane,  incentrato com’è nella ricerca del vero, col riserbo e con lo spirito di rinunzia essenziali in chi persegue valori assoluti, allora il sentimento di avversità e di soggezione diviene diffidenza e, a volte,  di aperta ripulsa.”

Credo Santità che oggi il Vostro compito non sia solo quello di lavorare per garantire la pace ai popoli italici, ma anche quello di donare la vista a quei ciechi che non san vedere al di là del proprio naso e che non vedendo appunto con i propri sensi, s’accontentano di giudicar ed agir per bandiera presa e non per propria facoltà intellettiva.

Isabella fece così una riverenza verso Sua Santità e tornò a sedersi mentre il gatto di Corte Rufus, faceva il suo ingresso nella sala e con un balzo si accomodava sulle sante gambe del Pontefice tra l'ilarità comune...
" Il mio segreto è una memoria che agisce a volte per terribilità"

Nunzio Borgia

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Re: Dieta Reale di Urbino, Luglio 1315: Il Papa incontra i Regnanti Italici
« Reply #48 on: 25 August, 2015, 06:26:00 PM »
Re Nunzio, preso atto di quanto detto da Sua Eminenza, da Re Doria e da Madame Isabella, prese la parola:

Ormai è da un pò di tempo che stiamo parlando tra di noi per giungere ad un lieto fine in questa storia che va avanti da un sacco di tempo, sinceramente mi sono annoiato, come ormai credo che sia per tutti, sia noi che i romani necessitiamo di trovare una soluzione al problema.
Ebbene, per quanto mi riguarda, sono propenso nell'invitare a corte una delegazione Romana, così che ci possano menzionare le loro condizioni purché non si arrivi alla guerra. Anche se a volte è proprio questa che serve come medicina per alleviare alcuni dolori.
Anche se alcuni miei uomini mi hanno confidato che in quel di Cosenza le offese verso di noi sono all'ordine del giorno, senza che noi abbiamo mai scambiato due parole con loro, ma siamo superiori a queste bambinate oppure sono ancora dei bambini? Perché se così fosse allora cambio la mia opinione su di loro e aspetto l'evolversi della situazione.
Tutta Europa ci sta guardando, tocca a noi fare la prima mossa, non nel senso di armarci contro Roma, ma cercare un dialogo per evitare che questo accada, altrimenti perderemo tutti, sia noi che i Romani.

Detto questo, Re Nunzio guardò Re Oddantonio negli occhi, fece cenno con la testa e si rimise seduto in attesa che lui stesso intervenga.


(RIP) Oddantonio Montefeltro

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Re: Dieta Reale di Urbino, Luglio 1315: Il Papa incontra i Regnanti Italici
« Reply #49 on: 27 August, 2015, 07:46:15 PM »
Aveva a lungo ascoltato le parole delle autorità riunite in quell'ampio salone, ove le parole proferite assumevano toni gravi e riecheggiando fra le ampie mura, sparivano inghiottite dal nulla. Aveva ascoltato con attenzione il nuovo intervento di Christian Doria. Era un uomo che pareva esser pregno d'immensa saggezza, la sua figura faceva trasparire chiaramente il carattere genuino dell'uomo di chiesa. Era poi stato il turno di Nunzio Borgia che, in base al discorso del Montefeltro prese una chiara posizione. Si era mostrato ancora una volta un Magno sovrano, infatti egli, pur non volendo giungere ad uno scontro armato e prediligendo la via della diplomazia, non si sarebbe tirato indietro in caso di conflitto. Si alzò poi Frederik Ritz da Siena, il quale mandò un inconfondibile messaggio ai presenti. Infatti Frederik aveva dato prova di grande coraggio, valutando oculatamente la cronologia dei fatti e proponendo di sua sponte una bozza nella speranza che incontrasse il consenso dei più. Anche Re Doria presentò a suo intendimento, quella che sarebbero dovute essere le condizioni di pace fra la penisola italica e la Roma degli usurpatori.

Quando calò nuovamente il silenzio e gli sguardi dei presenti si concentrarono sul Montefeltro, tre forti colpi alla porta annunciarono la consegna di un documento proveniente da Roma. Rimossi i sigilli, ne lesse il contenuto:

Quote
All'attenzione di Sua Grazia Oddantonio Montefeltro Granduca di Urbino.

Altezza,
Vi scrivo per una questione legata agli eventi che stanno scuotendo la mia e la Vostra terra.
Come certo saprete, sono un membro romano e sostenitore di Palmerino Caracciolo.

Vi ho sempre ammirato per le Vostre capacità ma vi ho contrastato perchè molti dei miei compagni seguitavano a dirne su di voi di tutti i colori così, quando ho appreso degli screzi fra Roma e Urbino, ho incominciato a cercare di capire fra le 2 parti la verità dove fosse.

Adesso che ho avuto tutte le prove che mi servivano mi sono deciso a scriverVi perchè vedere Voi che in passato siete sempre stato disponibile con me e con altri miei amici anche se non eravamo nessuno e non potevate guadagnar nulla da noi, io non me lo sono dimenticato, siete trascinato in questo macello proprio non mi piace.

Quello che si dice a Roma è vero, la città è più attiva che mai. Quel che non si dice è che Roma ha cominciato a crescere demograficamente solo quando ha avvertito il pericolo che costituivate Maestà.

Temendo una Vostra reazione, il Caracciolo assieme a qualche altro ha preso i contatti con molti Re d'Europa in cerca di trattati e di protezione e sono passati per amicizie più che per rispetto.

Sapete sicurapente che abbiamo tentato il tutto per tutto facendo un gruppo pubblico (perchè lo dovevate vedere) con Ionut Dorin per avere la sua protezione. In parte ci eravamo riusciti.

Adesso Vi starete domandando perchè fidarsi di me o credere alle mie parole. Come testimonianza della mia buona fede, Vi dirò cose che nessuno può sapere o meglio, che in pochi sanno.

So che dietro il fallimento del rinnovo dei trattati con Valencia c'è la mano di quell'insopportabile di Berton Berton. Non Vi nascondo che non mi è mai piaciuto, meno di meno quando prova a fare il paladino della giustizia.

So che Bisanzio ha permesso a noi di raccogliere ferro. Adesso ne stiamo acquistando altrove.

So che Roma ha molti cittadini, ma poche armi.

So che Roma teme Oddantonio Montefeltro, perchè siete l'unico in grado di unificare la penisola e questo non piace minimamente a chi ha desiderato per anni confrontarsi con Voi Maestà.

Dietro le parole di alcuni romani non c'è altro che odio nei Vostri confronti e tutti quelli che si preparano a combattere non lo fanno mica per Roma, che molti non ci sono neanche nati, ma per amicizia con Palmerino e soprattutto antipatia contro di Voi.

So che quello che avete detto è vero.

Palmerino Caracciolo aveva giurato di non prendere il trono di Roma senza il Vostro consenso.

Non ho mai creduto a questa cosa, pensavo fosse una Vostra invenzione Maestà, e invece era tutto vero.

Siete stato tradito da chi vi diceva di volere il Vostro rispetto. Per me tanto basta per sentirmi sciolto da ogni vincolo verso lui e verso Roma stessa.

Di me non so che sarà. Sarebbe un onore potere venire alla corte di Urbino e al servizio di un uomo retto.

Adesso che sapeete tutto questo lascio alla intelligenza Vostra le conseguenze.

Letto il documento il volto di Oddantonio si fece severo.

Emanuele II, servo di Teos ed illuminati Sovrani, abbiamo a lungo ascoltato con attento orecchio ognuno dei vostri interventi.

Le gravi e diuturne insidie, e gli sforzi che ogni giorno più compiono in codesta penisola coloro che vengono chiamati "i corvi" perocché più ad essi che alle aquile (di cui fan gran mostra nei vessilli nel vano auspicio di ereditarne virtù) somigliano, che si dicono inclini alla pace per ingannare gli incauti e vestire i panni dei martiri, Ci muovono, per dovere del Nostro officio, a portare con ogni zelo le cure e le sollecitudini paterne in difesa della penisola italica.

Ci è noto infatti, e con gran dolore lo deploriamo, che i predetti "corvi", nel territorio di Roma ed in altri luoghi caduti con l'inganno sotto l'egemonia dell'usurpatore, mentre la libertà religiosa è rigettata e pubblicamente oppressa da questi folli, essi, col favore dell’autorità civile, esercitano il ministero della condannata loro setta, e, occupate violentemente le parrocchie e le chiese da preti apostati, non tralasciano alcun genere di frode e di artificio per attirare miseramente nell'errore chi si affida alla chiesa di Teos.

Siccome poi fu sempre proprio e peculiare delle sette l’usare simulazione ed inganni così questi figli delle tenebre nulla hanno maggiormente a cuore che d’ingannare gl’incauti e gl’ignoranti, e trarli negli errori con la simulazione e l’ipocrisia, ripetendo pubblicamente che non respingono Urbino né altri Regni italici, ma anzi desiderano la pace et auspicano l'armonia. Di fatto essi non vogliono riconoscere l'autorità Nostra su Roma e, de facto, con continue illazioni mosse ora a Noi, ora a Christian ora a chiunque altro sia di simili intendimenti, cercano di provocarCi affinché, stanchi dei libelli di questi miseri "corvi", si passi alla via dei fatti. Questo, perocché per diffondere poi ampiamente le loro dottrine empie, sappiamo pure che alcuni non esitano a metter mano a quell'arte che li ha resi noti al mondo: travisando astutamente la realtà dei fatti, il capo della setta prima o i suoi bravi poi cospargono nei loro scritti il seme della menzogna ed inviando missive dalle quali le corti europee sono sommerse, trovano motivo per dichiararsi "oppressi e non oppressori". Noi abbiamo già riprovato e condannato questa deplorabile setta, che dal vecchio sacco degli errori ha estratto tanti libelli contro i Sovrani principi della penisola italica a riprova della totale assenza di virtù.

Disavventura, per non dire come altri, destino dell'infelice virtù, provato e pianto in ogni tempo, è veder ella non trovare, in questa luttuosa età luogo pari al suo merito e nicchia degna della sua statua. Tramontarono quegli anni d'oro, quando le corone reali si mettevano all'incanto e si pesavano le teste di chi vi pretendeva, quando le fasce delle diademe reali servivano non a legare, come in molti casi avvenne, il cervello de' pazzi, ma ad onorare il merito e coronare il senno de' savi. Le mura, le fondamenta, le vestigia di quel famoso tempio dell'onore, in cui s'entrava solo per la porta del merito, sono oggi sì distrutte e sepolte, che non n'è rimasta né la memoria dov'ei fosse né la speranza di rivederlo risorto dallo scempio delle presenti rovine della gloria delle passate grandezze.

Con grande dolore del Nostro animo Ci rendemmo conto dunque, da quegli stessi pestiferi scritti, come gli scellerati adepti di questa congrega, sotto false apparenze di pietà e con argomentazione massimamente capziosa, introducano i principi della perdizione nel popolo di Roma, miseramente ingannato. Con audacia assolutamente temeraria e pazza, attribuendosi il ruolo di "liberatori" si arrogano questa nuova missione che dicono voluta dal popolo (del quale abbiamo mai ricevuto una sola lamentela durante tutta la permanenza di Galeotto Malatesta, detto l'inetto, sul trono romano) annunziano il proprio falso e ingannevole compito misericordioso di far risorgere in qualche modo il Regno di Roma.

Osano anche raccontare al popolino di presunte falsità scritte di Nostro pugno, e persino di conoscere bene la Nostra natura quando di questi settari, sconfitti e dispersi nel corso degli anni più e più volte, niuno ebbe mai coraggio né di vergarCi missiva né di aver privilegio di Nostra udienza. Le empie e deliranti proposizioni di codesta setta sono palesemente congruenti con il pensiero di quell’infame che si proclama ipocritamente capo della stessa; che già si è ribellato al voler Nostro tradendoCi, in spregio alla Nostra autorità, aggirandosi fra le sue abominazioni e declamando perversità, trae il massimo profitto dagli stessi errori, propositi, giudizi di questa esecrabile setta, in modi e con linguaggi diversi, con i quali ordisce tenebrose insidie e peste per tutto il popolo della penisola italica il quale, avesse da imparar la virtù da essi e dalla colluvie di errori di cui han fatto mostra, diverrebbe avvezzo al tradimento, al libello, alla volgarità, all'errore.


Posò nuovamente gli occhi sulla pergamena ricevuta e seguitò:

Sicuramente, poiché a Noi, posti in questo antico osservatorio vengono riportate le notizie delle genti, non possiamo non lamentare che uomini scellerati, tentano (se mai fosse possibile) di umiliare e distruggere la penisola italica intera, infliggendole danni e perdite con tutte le forze e con ogni astuzia, ora con le calunnie, ora con le contumelie e gli insulti, ora con sediziosi e perfino sacrileghi libelli; e mentre esecriamo la loro smisurata barbarie, in quanto essi non desistono dal violare la morale umana infierendo con perversa insania contro Noi e chiunque sia pari negli intenti, siamo costretti a veder scendere nell’arena anche coloro che, discepoli sempre per irrequieta brama di novità e mai in grado di pervenire alla conoscenza della verità, crescono negli errori del maestro, poiché non furono allievi della verità.

Ci riferiamo a coloro che "famosi" per prestar penna a servizio di chiunque, nello scriver le altrui battaglie ad altro non miravano che alle vittorie del proprio guadagno. Certi uomini che per non morir di fame vendono a chi più paga l'immortalità della fama. Corvi ingordi e mai aquile, che cantano il "victor Caesar" non a chi vince, ma a chi li pasce. Vilissime lucciole, che dalla pancia si cavano il lume con che danno splendore alle cose altrui e cercano cibo, per sé e a guisa dei più famosi adulatori, fanno le storie all'odor della mensa e danno le lodi alla misura della fame. Quanto meglio è essere storico di sé stesso e usar la penna con onore e lealtà, questa che non lascia aggiunger nulla di finto e amore di gloria che non lascia levar nulla di vero?!


Ora, pensiamo di aver fornito abbondanti argomentazioni circa la setta dei corvi e loro modus operandi, riteniamo per questo non utile ma doveroso porre termine alla favella, perocché quanto s'era da dire, s'è detto.

Questo detto, Oddantonio porse agl'occhi di Matteo Lubiani, una pergamena. Aveva annotato, nel corso dello scambio di interventi, tutte le osservazioni di Sovrani e Consiglieri che reputava più giuste ed utili al finedi conseguire la pace.

Essa recava scritto:


Noi Sovrani di Milano, Sicilia, Siena, Urbino e Venezia, in rappresentanza dei Nostri popoli,

Decisi a salvare le future generazioni dal flagello della guerra che per più volte ha portato indicibili afflizioni alla sventurata penisola, con la ferma volontà di sostenere la dignità, l'eguaglianza dei diritti e dei doveri delle genti italiche, di creare le condizioni in cui la giustizia ed il rispetto degli obblighi derivanti dal presente trattato possano essere a lungo mantenuti e, per tali scopi, ad essere tolleranti ed a vivere in pace gli uni con gl'altri in costanti buoni rapporti, ad unire le nostre forze per mantenere la pace e la sicurezza dei territori soggetti alla nostra autorità, ad assicurare che la forza delle armi non sarà usata se non per interesse comune, ad adoperarci per promuovere il progresso economico del popolo italico, con saggezza abbiamo ritenuto utile unire i nostri sforzi per proporre quanto segue:

-Si richiede l'allontanamento dell'Usurpatore (caracciolo) e della sua Setta (i corvi) da Roma al Regno di Napoli o altrove (secondo intendimento di Morgana Chiaramonte) purché essi non invadano uno dei Regni firmatari senza previo loro consenso. Trascorsi 3 mesi, qualora abbiano dato segno di voler partecipare attivamente all'edificazione del Regno di Italia, verranno reintegrati in uno qualsiasi dei territori italici.
-Si riconsegna la regione di "Roma" ad Urbino come da diritto. Roma diverrà parte del Regno di Italia ed il popolo romano potrà domandare di eleggere come Vassallo un loro candidato, il quale, dimostrate virtù necessarie al comando, potrà anelare al titolo di Re di Italia, al pari degli altri Sovrani o Principi Elettori.
-Si richiede che l'ex feudo di Ferrara (e regioni componenti), unitosi in maniera da noi giudicata illeggittima, sia rimesso alla decisione comune dei firmatari. Esso verrà annesso al Regno di Italia ed i residenti a Ferrara potranno domandare di eleggere come Vassallo un loro candidato, il quale, dimostrate virtù necessarie al comando, potrà anelare al titolo di Re di Italia, al pari degli altri Sovrani o Principi Elettori.
-Si concede ai residenti napoletani stesso diritto: potranno domandare di eleggere come Vassallo un loro candidato, il quale, dimostrate virtù necessarie al comando, potrà anelare al titolo di Re di Italia, al pari degli altri Sovrani o Principi Elettori.
-Si promette a tutti i cittadini romani (Roma, Ferrara e Napoli), che verranno trattati indiscriminatamente, ed anzi saranno ben accolte proposte di impegno da parte di ogni singolo romano nella prosperità della propria città e del Regno italico.

-Qualora la setta decida non firmare questo documento o di non farCi pervenire una sua versione rettificata entro e non oltre 48 ore (off/ farà fede la data di pubblicazione del post ed anche il silenzio sarà inteso come diniego) perseguendo le loro attuali scelte diplomatiche e politiche, sarà inteso come un atto di definitivo diniego ai nostri tentativi di instaurare una pace duratura sulla penisola italica, indi, ci sentiremo liberi di risolvere la questione romana con l'onore delle armi.

Si rivolse poi nuovamente al Lubiani:

Vogliamo rinnovare la volontà di perseguir la via diplomatica, ma in caso essa fallisse, non trovando nella mente altrui fertile terreno ove attecchir radici, siamo pronti a passar alla via dei fatti.

Con queste parole, la Dieta Reale di Urbino, era terminata.

Off/ Grazie a quanti si sono prestati a questa "giocata". E' stata mooolto lunga (come previsto) e grazie al cielo questa role ha differito sin dall'esordio dai soliti "balli, ricevimenti, feste" et similia :D

Matteo Lubiani

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Re: Dieta Reale di Urbino, Luglio 1315: Il Papa incontra i Regnanti Italici
« Reply #50 on: 28 August, 2015, 08:47:40 AM »
Il Papa sapeva benissimo dall'inizio della dieta quale sarebbe stato il suo epilogo. Sapeva che Urbino mai avrebbe riconosciuto il diritto di Roma a esistere, così come sapeva che Roma mai avrebbe rinunciato a reclamare la propria libertà. Ma era suo dovere provarci. Era suo compito fare quello che poteva per preservare e salvare il LOGOS. Sembrava quasi tutto finito ormai, mentre leggeva le disposizioni a lui affidategli.
Fece un ultima carezza al gatto,  poi lo prese e lo adagiò a terra. Il gatto si avvicinò alla Principessa per fargli delle fusa, mangiò un pezzo di frutta caduto dal tavolo e se ne andò,  così com'era venuto.
Allora il Papa si alzò in piedi e disse:

 Duca Oddantonio,  certi termini sui rappresentanti della Chiesa da lei utilizzati offendono la mia persona, e mi auguro di ricevere le sue scuse. Se ha trovato comportamenti poco consoni è liberissimo se vuole segnalarcelo, ma non tollero critiche nei confronti di chi per volere di Teos abbia funzioni di qualsiasi natura all'interno del clero. Dubito che lei possa far passare sottobanco insulti contro i suoi sottoposti e che al tempo stesso sappia intervenire dove ve ne fosse necessario. La invito per tanto a portare il dovuto rispetto così come le è consono ricevere.
Sulla questione Romana, prendendo atto che ormai il dado è tratto, non mi resta che consegnare le sue disposizioni al governo romano, e informarli che Il Duca,  seppur parla di essere disposto a vie diplomatiche (e io continuerò la mia politica in tal senso) ha ormai deciso di negare il diritto di esistenza di quello che è tra i primi se non primo, dei regni più popolosi e tra i più attivi attualmente esistente. Mi auguro che voi, come il vostro amico e alleato Doria, non andiate a creare nuovi deserti, come già avete fatto, da parte del Duca, a Firenze e Ferrara mentre da parte di re Christian, a Genova, e Sardegna tutta.
La guerra che nascerà, porterà solo morte e distruzione.
Possa Teos perdonare quello che a breve andrete a compiere.


Il Papa, non avendo più nulla da dire, preparò le sue carte, prese l'ultimatum dell'assemblea,  salutò singolarmente ogni rappresentante e si recò verso la porta.
Ora la Dieta era davvero finita.
« Last Edit: 28 August, 2015, 08:55:36 AM by Emanuele II »

(RIP) Oddantonio Montefeltro

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Re: Dieta Reale di Urbino, Luglio 1315: Il Papa incontra i Regnanti Italici
« Reply #51 on: 28 August, 2015, 02:21:19 PM »
Il Montefeltro si era già alzato dal proprio seggio quando, udite le parole di Matteo Lubiani, tentato di ignorarlo come forse avrebbe meritato sin dall'inizio, gli si rivolse un'ultima volta:

Perdonateci Lubiani, le nostre orecchie ci hanno traditi oppure avete proprio fatto menzione alla "tolleranza"?!  Poiché la sfacciata e pessima licenziosità dei vostri "ordinati" è emersa da segreti nascondigli e giunta a recare grave danno e di notevole ampiezza, non diventi tanto più dannosa quanto più si espande, visto che la fede pagana è stata dai vostri chierici combattuta e rigettata come fosse empietà senza paragone, forse è bene che vi ricordi che ad Urbino ed in tutti i territori pagani niuno ha mai vibrato lingua contro Teos né contro i suoi ordinati, mentre da mesi subiamo l'aggressione dei fanatici di Teos dai quali veniamo costantemente aggrediti.

Infatti, certi uomini scellerati non aderenti alla sana dottrina di Teos (la qual non insegna l'odio verso chi professa altro credo), in ogni dove vomitano dai loro petti veleno di aspidi a rovina del popolo pagano. Lubiani, se questo dovesse aver prosieguo, potrebbe causare una reprimenda da parte del popolo pagano a' danni di quello di Teos.

Se non volete assumervi la responsabilità derivanti dal vostro officio, ovvero, assumervi la responsabilità circa le sconsiderate azioni dei vostri subordinati, non è problema nostro, ma abbiamo tollerato abbastanza i corvi ed i vostri chierici che più che dalla vostra, dalla bocca del Caracciolo prendono ordini. Nessun suddito di Urbino ha mai recato onta né ad ordinato di Teos né a suddito di Regno alcuno e qualora questo succeda, sappiamo bene come procedere Lubiani e la maniera giusta di procedere in queste cose è scindere l'amicizia dalla giustizia, a meno di non voler essere annoverati fra que' pazzi che credono che caldeggiar i favori di chi ci inzucchera l'orecchio sia inteso come far il giusto.

Prendete tosto esempio da Budrys Iš Vilniaus, egli non permette ai suoi sottoposti di prender parte alle questioni di governo né di seminar zizzania o peggio, ledere chi professa altra religione, sarebbe cosa assai più ammirevole che dar seggio, in seno ad un circolo de' teologici ad una atea senza divinità alcuna.


Terminato questo breve discorso, il Montefeltro consegnò al Lubiani il lasciapassare che gli avrebbe garantito l'incolumità sino al confine con le terre romane e congedati gli ospiti, uscì dalla stanza.
« Last Edit: 28 August, 2015, 02:29:53 PM by Oddantonio Montefeltro »

Matteo Lubiani

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Re: Dieta Reale di Urbino, Luglio 1315: Il Papa incontra i Regnanti Italici
« Reply #52 on: 28 August, 2015, 03:33:30 PM »
Nell'andare via, si guardò indietro e si domandò se l'arroganza è caratteristica dei sovrani.
Non solo ha mancato di rispetto alla Sua persona, non volendo riconoscere come Sommo Pontefice, chiamandolo in continuazione con un nome non gli apparteneva più, ma ha anche avuto la spregiudicatezza di dirgli in che modo avrebbe dovuto svolgere il Suo Santo uffizio.
Di certo, a dispetto di ciò che volevano re Doria e il Duca Oddantonio, mai gli avrebbe permesso di divenire teologico se era a solo fine politico
"Meglio un vero credente che 100 falsi"
E con questo pensiero, lasciò le sale del Palazzo Ducale

(RIP) Arthr Ritz

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Re: Dieta Reale di Urbino, Luglio 1315: Il Papa incontra i Regnanti Italici
« Reply #53 on: 28 August, 2015, 04:53:50 PM »
Arthr scambiati i saluti di rito con tutti e rivolgendosi a RE DORIA e al cugino Frederik chiese:

Adesso possiamo andare nelle cucine e vedere se è rimasto un po d'arrosto?

OFF/
Saluti a tutti...e guardiamo avanti. Un futuro movimentato ci aspetta! :P
« Last Edit: 28 August, 2015, 04:55:44 PM by Arthr Ritz »

(RIP) Mastino Scala

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Re: Dieta Reale di Urbino, Luglio 1315: Il Papa incontra i Regnanti Italici
« Reply #54 on: 28 August, 2015, 11:40:14 PM »
Mastino quale Capitano della Guardia era rimasto ben nascosto pur controllando la sala, non perchè ritenesse che i presenti fossero persone che potessero arrecare danno fisico al Re o al Vassallo, ma perchè il suo compito era difendere il Re comunque a prescindere.
Vide Rufus che camminava e richiamò la sua attenzione.
Il gatto di corte con fare indifferente si avvicinò e con regale compostezza, drizzando la coda e fingendo di guardare altrove si strusciò sulle gambe di Mastino.
Il Capitano gli grattò il collo e poi guardandolo gli disse:

La frutta ti fa male al pancino: adesso devi andare a cercare erba gatta altrimenti ti viene la diarrea!
Umm, senti, dopo Chadax ho già forgiato una nuova ascia: ne vado a preparare un'altra?'


Rufus si girò e come al suo solito senza far trasparire interesse, miagolò:

Miaooooooo

Mastino gli diede due grattatine dietro l'orecchio e poi disse:

Hai proprio ragione Rufus: due son meglio di una.

E seguito dal gatto di corte, dopo aver fatto cenno ad uno dei sui di continuare a vegliare sulla sala, si diresse verso la fucina.

« Last Edit: 28 August, 2015, 11:45:34 PM by Mastino Scala »

Gualtieri Colapesce

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Re: Dieta Reale di Urbino, Luglio 1315: Il Papa incontra i Regnanti Italici
« Reply #55 on: 29 August, 2015, 07:33:05 PM »
/off: complimenti a tutti per la giocata. Avrei voluto scrivere la nostra risposta sul topic della dieta di Cosenza, ma è stato chiuso, spero non sia un problema se scrivo qui per questione di tempi:

In data 27 del mese di agosto AD 1315 si riceve l'ultimatum scritto e firmato dal Reggente di Urbino Oddantonio da Montefeltro, e dai suoi sottoposti reggenti di Siena, Milano, Venezia e Sicilia, nella domanda di quarantotto ore di tempo per ottenere risposta.

Noi, Regno di Roma libero e sovrano, riponiamo molto interesse nel progetto di una penisola italica unita e collaborante per il comune obiettivo di prosperità economica e sicurezza dei propri confini.

Le vicissitudini e le umiliazioni a tratti incomprensibili che abbiamo dovuto sopportare negli ultimi mesi, infatti, non ci impediscono di riconoscere i pregi delle corti che ci circondano. Il nostro obiettivo è sempre stato quello di amicizia nei confronti dei regni vicini, e di collaborazione comune.

Riteniamo comunque che la decisione di far parte di un'unione italica di siffatta specie, debba essere proposta, e non imposta con la minaccia delle armi.

Questo detto, ci troviamo a dover chiedere dei chiarimenti sull'ultimatum ricevuto, perchè le sue imprecisioni non ci permettono di dare risposta coerente.

1) I Sovrani di Milano, Sicilia, Siena, Urbino e Venezia ci impongono di entrare a far parte di un futuro Regno d'Italia. E' essenziale per noi conoscere quali saranno i regni che si uniranno in questo progetto di formazione nel suddetto Regno d'Italia.

2) Viene richiesto l'allontanamento di S.M. Palmerino Caracciolo e della sua Corte, ma non si specificano i nomi di chi dovrebbe essere allontanato da Roma. E' essenziale per noi conoscere i nomi di chi dovrà lasciare il Regno.

3) Si richiede che la provincia di Ferrara e la provincia di Napoli vengano annesse al futuro regno d'Italia. E' essenziale per noi sapere cosa succederà a queste province se si rifiuteranno di esserne inglobate.

Restiamo in attesa di chiarimenti per poter formulare la giusta risposta.