Author Topic: Dieta Reale di Urbino, Luglio 1315: Il Papa incontra i Regnanti Italici  (Read 9332 times)

Matteo Lubiani

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Re: Dieta Reale di Urbino, Luglio 1315: Il Papa incontra i Regnanti Italici
« Reply #30 on: 05 August, 2015, 01:24:18 AM »
Il Papa veniva nuovamente accusato di essere "Indottrinato". Era ovvio invece che non lo stavano a sentire, o meglio, non sentono loro stessi.  Gli unici tre sovrani, sui cinque presenti, parlano di guerra, non una sola proposta di pace uscì dalle loro bocche, e non sono mancati insulti, velati o palesi che fossero alla sua persona e al suo operato. Inoltre quando la Principessa parlò senza peli sulla lingua ricorda bene i nomi fatti di chi arrecò offesa al Duca e a Urbino. Forse qualche pelo gli è scappato e non se n'è accorta per tempo.
Io sono qui a parlare di PACE. Una parola che non capisco per quale motivo abbiate difficoltà a comprendere.
Sono certo che per allontanare re Caracciolo e i re che governarono Ferrara e Napoli non è necessario nessuna guerra, ma solo la parola dei sovrani qui presenti che non scoppierà nessun atto ostile, inteso come conflitto armato. Come detto gli accordi di pace vanno definiti con una delegazione Romana, per tanto se vorrete aggiungere altri nomi alla lista, avrete modo di farlo in una trattativa da sostenere in un secondo tempo.
Torno a chiedere, a tutti i presenti, siete disposti ad accettare una delegazione Romana per stabilire accordi di pace?
Vi invito tutti a rispondere solo con un si o un no.

Il Pontefice pensò chi volesse la pace e ancor più cosa pensassero la regina di Sicilia e il re di Venezia.
Stanco di quelle continue e a suo avviso volute mal interpretazioni del suo parlare, si sedette, sapendo già che qualcuno degli alleati del Duca avrebbero usato una sua parola per additarlo nuovamente.
« Last Edit: 05 August, 2015, 01:29:33 AM by Emanuele II »

Nunzio Borgia

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Re: Dieta Reale di Urbino, Luglio 1315: Il Papa incontra i Regnanti Italici
« Reply #31 on: 05 August, 2015, 11:18:59 AM »
Re Nunzio aveva appreso bene ciò che voleva dire il Pontefice, così si alzò in piedi e prese la parola.
E' vero che siamo venuti fin qui perchè siamo disposti alla guerra contro Roma e i suoi alleati, ma la parola pace è sempre ben accetta.
Io sono disposto a parlare di pace con una delegazione Romana, ma siamo certi che loro la vogliono? Oppure anche loro si stanno preparando alla guerra?
Siamo sicuri, invece, che loro accetteranno le nostre richieste di ritirarsi dall'Italia senza dover combattere?
Io sono propenso ad ascoltare le proposte della delegazione Romana, ma Vi avverto, appena sentirò che l'usurpatore Caracciolo offenderà il mio amico e alleato, il Duca di Urbino, allora cambierò idea e sarò molto propenso per combattere e non parlare più con loro.

Così smisi di parlare, guardai di nuovo il Duca Oddantonio e con un inchino, mi misi di nuovo seduto e aspettai gli altri parlare.


(RIP) Oddantonio Montefeltro

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Re: Dieta Reale di Urbino, Luglio 1315: Il Papa incontra i Regnanti Italici
« Reply #32 on: 05 August, 2015, 12:09:14 PM »
Il Montefeltro aveva ascoltato l'agghiacciante arringa di Emanuele II, al secolo Matteo Lubiani, che come da prassi, chiamato a dare chiare risposte e ad attribuire responsabilità a chi, stando ai fatti e non alle invenzioni della mente, visibilmente divagava arrivando incredibilmente a scomodare il trattato di Arezzo e ad accusare Oddantonio di voler mettere mano su Roma, Ferrara e Napoli, quando la storia dimostrò che almeno due di essi caddero in mano dell'abominio. Era in evidente difficoltà.

Oddantonio ebbe modo di apprezzare l'intervento di Isabella, al quale seguirono nuove parole del Lubiani. Quando era in procinto di prender parola, venne preceduto da Nunzio Borgia. Terminato ch'ebbe il verbo suo di riecheggiare nella sala, il Montefeltro si guardò attorno, e quando fu evidente che i presenti attendevano una sua replica, incrociò con occhi severi ancora una volta lo sguardo di Matteo Lubiani ed insorse nuovamente dal suo scranno tuonando:

Nobili ivi riuniti, la storia è maestra delle nostre azioni. A quanto sembra, viviamo in tempi in cui molti, piuttosto che seguire gli ammaestramenti ed arrendersi talvolta alle evidenze che si parano loro dinanzi, pare si costruiscano una "verità" a propria misura. Infatti, seppur siano state fornite a chi a gran voce le domandava, condizioni per mantener la pace o meglio, affinché ogni cruccio trovasse risoluzione senza dover pugnare, esse furono interpretate come bramosia di potere o peggio, come intenti bellicosi.

Buon Lubiani, permetteteci di dissentire vivamente da quanto avete poc'anzi proferito e nuovamente, di farvi notare che i quesiti che precedentemente ponemmo alla vostra attenzione, sono ancora in cerca di adeguata replica, glissare, non farà decader la veridicità di talune asserzioni. Dunque, quella lunga e nefandissima guerra mossa alla nostra autorità ha condotto al punto cui essa tendeva. Mentre langue la carità di molti, abbonda talmente spesso la malizia degli uomini che noi, cui è toccato vivere in tempi assai difficili, siamo minacciati dai più gravi pericoli. Infatti, ciò che sta accadendo lo evidenzia in modo particolare. Guai a noi se in tale sconvolgimento e in tanta oppressione della verità non opponessimo un muro di difesa e ci limitassimo a contenere ancora il nostro verbo entro i confini del segreto pensiero! Pertanto alziamo di nuovo la voce in questa nostra Dieta, chiamando a testimoni le corone di Milano e Sicilia, al tempo, facenti parte della Invictus.

Voi probabilmente ignorate, Lubiani, che quantunque l'uomo, spinto da una certa superbia e arroganza, cerchi spesso di spezzare i freni del comando, tuttavia non arrivò mai a potere non obbedire a nessuno. Infatti, in qualunque società e comunità umana è necessario che alcuni comandino, affinché la società, priva del principio o del capo che la regge, non si sfasci e non sia impedita di conseguire quel fine per il quale si formò e si costituì. Però se non si poté arrivare ad eliminare il potere al giusto, furono certo adoperate tutte le arti per togliere ad esso forza e sminuirne la maestà, e ciò principalmente negl'ultimi tempi, quando una funesta novità di opinioni infatuò moltissimi. Da quel tempo, la moltitudine non solo volle dare a se stessa una libertà più ampia ma sembrò anche voler foggiare a proprio talento l'origine dell'ascesa al trono del mostro Caracciolo, questione che a non pare essere di alcuno interesse al vostro orecchio.

Ora, è evidente che non abbiate nozioni per commentare in modo appropriato la questione fiorentina, di cui un sunto vi è stato, per chiarezza, fornito egregiamente dalla Principessa Este. Constatiamo, ahinoi, che la vostra coerenza cominci a vacillare. Commetteste infatti un grossolano errore scomodando il trattato di Arezzo, poiché è ben noto a questa corte che voi stesso, quando indebitamente occupaste il trono danese, tentaste di farlo valere e rivendicare diritti di conquista nei confronti di quei territori che, al tempo, appartenevano alla Invictus. Quel che accadde lo sapete bene. Quindi, con quale autorità, ora, tentate di rivedicarne l'efficacia?! Per quale arcano motivo, quel che fu a voi negato, dovrebbe esser concesso ad altri?! Quale forma di viziata giustizia è mai questa?! Fra l'altro, il trattato a cui faceste menzione, come asserito poc'anzi dalla Principessa Este, fu rispettato nella sua interezza unicamente da Urbino, motivo per il quale, per inadempimento delle parti, esso è stato considerato decaduto dalla maggior parte dei firmatari, cosa che vi fu detta chiaramente in tempo in cui la Danimarca era vostra "casa", in risposta al tentativo di aggiungere alla corona danese, le terre italiche ubicate in scandinavia.

Noi pertanto, meditando sui gravissimi danni che per lo più arrecaste al tempo alla tranquillità della corona danese, non possiamo tacere che, motivo della vostra improvvisa incoronazione, stando a quello che in molti non si vergognarono di indirizzarci, poiché lo scritto non arrossisce, fu un lauto sostegno proveniente da chi si fregiava del titolo di Imperatore di Bisanzio, il quale, attenendoci alla storia e non alle personali interpretazioni di essa, voi sosteneste nello scontro di Ferrara inviando danesi a difesa di Isauricos.

A voi, Lubiani, fu imposta l'abdicazione dalla coalizione del Nord che al tempo comprendeva Sassonia, Lituania, Fiandre, Ungheria e Scozia e in quella particolare occasione, ben intendeste le parole che venivano voi dirette. Così, stretto dalla morsa delle circostanze, aveste buon senso di abbandonare il trono per scongiurare un'imminente guerra. Ora, per quale motivo vi è di così difficile comprendonio arguire che, oltre al trono romano, la cui egemonia spettava a chi con l'onore della spada e non con ruberia ne prese possesso, stessa teoria debbasi applicare a quello ferrarese, la cui autorità non spetterebbe, badate bene, ad Urbino unicamente, lo precisiamo onde evitare che, convertito alle fandonie, nuovamente ci propiniate qualcosa che suoni al nostro orecchio come rivendicazioni oscene, fraudolente e persino ingiuste.

Stando così le cose, non vorremmo dover prendere in seria considerazione che l'ostinazione vostra nel voler proteggere gli interessi di quella setta romana che, per trovar nuovo sostegno, caldamente vi appoggiò, trovi radice nella comunanza di azioni scolpite nella storia e vale a dire, voi che usurpaste il trono danese, oggi difendete un usurpatore di troni, perocché dove non arriva la pelle di leone, bisogna cucirvi sopra quella di volpe. Questo è inaccettabile e cosa che reca noi maggior tedio è sita nel fatto che queste audaci macchinazioni degli empi, che ogni giorno minacciano all’umano consorzio più gravi rovine e tengono in ansiosa trepidazione l’animo di tutti, traggono principio e origine da quelle velenose dottrine che, sparse nei tempi passati quali semi malsani in mezzo ai popoli, diedero a suo tempo frutti così amari, vengano oggi intese ed attuate dietro il nome della pace.

Tale errore, che a torto prende nome dalla ragione, siccome solletica e rende più viva l’innata bramosia d’innalzarsi ed allenta il freno ad ogni sorta di cupidigie, senza difficoltà s’introdusse non solo nella mente di moltissimi, ma giunse anche a penetrare ampiamente nella società romana. Quindi con empietà nuova, sconosciuta perfino agli stessi primi fondatori di setta, si costituirono "Stato" senza alcun riguardo all’ordine prestabilito; si andò dicendo che l’autorità romana non ricevette da Urbino né il principio, né la maestà, né la forza di comandare, ma piuttosto dalla massa popolare la quale "eletto" il proprio Re, ritenendosi sciolta da ogni legge, tollera appena di restare soggetta alle leggi che essa stessa a piacere ha sancite.

In fine, messi in dimenticanza i premi della pace e le pene della guerra, l’ardente desiderio della felicità è stato rinserrato entro gli angusti confini del presente. Con queste dottrine disseminate in lungo e in largo e con tale e tanta licenza d’opinare e di fare accordata dovunque, non deve recare meraviglia che gli uomini della plebe, stanchi della casa misera e della bottega, anelino a lanciarsi sui palazzi e sulle fortune dei più ricchi; non deve recare meraviglia che, tale setta rivoltosa, seguendo questo percorso, riuscì a sottrarre Roma ad Urbino e Ferrara alla Invictus tutta. Ma per somma sventura, coloro ai quali venne affidata la cura di promuovere i comuni vantaggi, circonvenuti con gli artifici di perfidi uomini al servizio dell'usurpatore, tennero sempre in sospetto questa antica corte e l’avversarono, misurando ogni sua azione come bramosia di potere, mai venendo però colpiti da sgomento quando ad essa erano inflitte le peggiori delle pene, come la calunnia, il libello, il furto. Ora, "la Chiesa di Teos", insegna dottrine e dà precetti che largamente provvedono al benessere ed al quieto vivere della società, oppure coadiuva, supporta e giustifica che taluni possano ledere l'autorità di altri a man salva?! Quale giustizia con l'iniquità?!


Oddantonio, smettendo di parlare, cercò con il suo lo sguardo dei presenti, tornando poi su quello di Matteo Lubiani, con tono severo proseguì:

Fatta chiarezza sulle questioni di cui sopra, veniamo ora a commentare la proposta da voi avanzata. Proponete
Quote
l'allontanamento del Caracciolo e dei precedenti re inglobati da Roma, esiliati in terre non italiche e concordare con una delegazione Romana e con i sovrani qui riuniti, il successore.
Ebbene, è il caso che si chiarisca che Palmerino Caracciolo è solo il volto della setta che si è radunata a Roma e che lo coadiuva attivamente nelle proprie fraudolente attività. Per questo, volendo rimarcare il concetto, ci piace far nostre le parole spese poc'anzi da Isabella
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...Personalmente ritengo che il semplice allontanamento del Caracciolo, assieme agli ex Reggenti Norberto Gonzaga e Roberto di Stabia, dai territori romani, non sia sufficiente a ristabilire una giusta armonia tra Roma e gli altri Regni Italici, poiché il Caracciolo, nella sua azione spregiudicata, si è avvalso di altre figure che lo hanno sostenuto e con esso formato quella “seconda setta Romana” che non può, in nessun caso , non rispondere oggi delle proprie azioni...
, per questo, imperocché lo hanno coadiuvato e non combattuto né rigettato, riteniamo esser chiunque abbia con lui convenuto, suo pari in quanto a colpevolezza. Lo ribademmo più volte, ma non fummo ascoltati. Il pregiudizio meschino e settario fa velo all'intelligenza, e la guerra contro la nostra autorità fu continuata con la stessa intensità. Non a Roma non fu preso alcun provvedimento; ma si proseguì a spargere largamente il germe dell'immoralità, a scalzare i principi con il quale s'informano i forti ed onesti, a diffondere le loro menzogne dalle quali segue inesorabilmente la perversione dell'intelletto e la corruzione del cuore.

Quel che a noi preme è che si torni al giusto ordine delle cose, cioè rendere a tutti quello che è dovuto: a chi il governo, il governo; a chi il tributo, il tributo; a chi la gabella, la gabella; a chi il timore, il timore; a chi l’onore, l’onore.

Con questo, intendiamo che l'area che comprendeva Roma prima dell'annessione di Ferrara e Napoli (la regione di Roma), torni di competenza di Urbino; che il futuro dei territori del fu Regno di Ferrara, prima della fraudolenta annessione romana (Ferrara, Cremona, Mantua, Padova), sia deciso dai Regni che la liberarono dallo straniero. Riguardo i confini della fu corona napoletana, contrariamente a quanto da voi asserito, non avanziamo pretesa alcuna, perocché non fu mai sottoposta a nostra egemonia. Conosciamo bene, a differenza di molti, la misura del giusto. Di rimando, siamo disposti, una volta ristabilito l'equilibrio, ad abbracciare la fede di Teos che voi su questa terra rappresentate. Consideratela un'immensa prova di fiducia nei vostri confronti.

Capirete bene che la pace è di comune interesse, ma parimenti a molti dei presenti preme che, seppur pacificamente, le cose siano soppesate nella giusta maniera affinché siano lavate le onte arrecate e ristabilito l'ordine delle cose.

Attendiamo il parere dei qui presenti ed il vostro, nell'auspicio che, in questa occasione, teniate conto di quanto esposto da noi e da chi ruppe il silenzio in precedenza.


La voce grave del Montefeltro risuonò a lungo severa all'interno dell'ampia sala, venendo lentamente inghiottita dal sordo silenzio. Preso nuovamente posto nel comodo seggio, poggiate le spalle al solido schienale, Oddantonio attese che altri prendessero parola, esprimendosi in merito.
« Last Edit: 05 August, 2015, 04:56:39 PM by Oddantonio Montefeltro »

Christian Doria

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Re: Dieta Reale di Urbino, Luglio 1315: Il Papa incontra i Regnanti Italici
« Reply #33 on: 05 August, 2015, 09:38:36 PM »
Terminato l'intervento del Re di Urbino, il Re scambio velocemente due parole con il suo fidato consigliere e poi alzatosi prese parola.


"Santità la nostra altezza reale vorrebbe chiarire una cosa. Se davvero fosse, come dice lei, intenzionati solo a fare guerra non ci troveremmo mai seduti a questo tavolo con lei ma avremmo già reso raso al suolo Roma e corsparso di sale le sue macerie. E invece siamo qui, su mio invito se ricorda bene, a discutere del destino di Roma e degli usurpatori.

Santità penso che sia finito il tempo in cui possa difendere Roma come se fosse la vittima e additare Urbino e i suoi alleati come degli avvoltoi pronti a conquistare tutto il possibile.
Il male è nato a Roma e a Roma deve morire."


Finito di parlare si sedette e si fece portare del vino da uno degli inservienti li presenti.

"E chi non ci dice che poi, mentre noi siamo qui a parlare non sia proprio Roma a muovere le truppe verso di noi?"

" Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur"
disse con voce scura il Re di Siena


Matteo Lubiani

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Re: Dieta Reale di Urbino, Luglio 1315: Il Papa incontra i Regnanti Italici
« Reply #34 on: 07 August, 2015, 12:14:13 PM »
 Assurdo. Il Pontefice non aveva altre parole: assurdo. Tutto il discorso del Montefeltro è assurdo.
Re Nunzio Il Papa volle partire in ordine di intervento grazie, con le sue parole e con il suo appoggio, se vorrà darmelo, spero di far capire a tutti l'importanza di una pace vera.
Detto ciò guardò prima il Duca e poi il re di Siena
una pace che non vuol dire dare ragione a Roma,  o a Urbino o un qualunque altro regno. La pace si costruisce sul dialogo, sul rispetto, sul confronto e sui compromessi, non con le armi, ne con la guerra, ne con la scusa di essere nel giusto.
Ora, la maggioranza di voi crede che queste caratteristiche manchino nella classe dirigente oggi al governo di Roma. Ebbene, come già detto, so per certo di poter ottenere un loro allontanamento dall'italia in nome del Logos è della pace. So per certo che i romani, il popolo più numeroso d'Italia,  ha al suo interno validi rappresentanti che possono soddisfare le condizioni per la costruzione di una pace. So per certo che senza una delegazione Romana a discutere di accordi di pace , ai romani non viene lasciata alcuna alternativa che non nel confidare solo in loro stessi, creando così i presupposti per una guerra.
Ora, poichè ad eccezione di Re Nunzio, nessuno ha avuto il coraggio di rispondere, anzi, avete reagito trovando pretesti per accusarmi, come fossi io quello da  screditare,  colui che vuole recarvi danno, quando invece sono le vostre orecchie dure di comprendonio, torno a ripetere:
Vi do quello che chiedete, che chi ha offeso Urbino, Siena, Milano,  Palermo e Venezia venga allontanato, senza guerra, senza spreco di vite e senza alcuna forma di violenza.
Chiedo che il nuovo re e la nuova classe politica venga scelta in accordo con una delegazione Romana.
Riguardo al mio passato, se vorrà Duca Montefeltro, avremo modo di parlarne in un altro momento e
in circostanze diverse. Ora siamo qui riuniti per trovare accordi di pace e non pretesti di litigio.
Infine, Duca Montefeltro, la invito a usare maggior riguardo verso la mia persona, rivolgendosi a me come Sua Santità o Sommo Pontefice, in quanto non sono qui in veste privata ma in rappresentanza del Nostro Signore Immanuel e di Teos, Nostro Dio.


Il Papa inizio' a chiedersi se il suo discorso semplice e lineare era arrivato dritto al cuore e alla mente di tutti i presenti , oppure se ancora una volta le sue parole sarebbero state fraintese o usate per ritorcergliele contro in qualche nuova arringa contro la sua persona.
Dopo essere certo che tutti avessero udito le sue parole, tornò a sedersi, dove vide la sua coppa ancora piena. Nel perseguire il fine della Pace, il papa dimenticò persino di bere. 
Dopo un altro attimo, dedicato a pensare chi e quanto fossero interessati alla pace, il Papa torno a guardare i vari regnanti, dimenticandosi di nuovo del calice.
« Last Edit: 07 August, 2015, 12:16:26 PM by Emanuele II »

(RIP) Arthr Ritz

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Re: Dieta Reale di Urbino, Luglio 1315: Il Papa incontra i Regnanti Italici
« Reply #35 on: 07 August, 2015, 01:26:56 PM »
Arthr ascoltava con molto interesse tutto quello che i regnanti dicevano e sposava in pieno la linea intrapresa sia dal RE DORIA che dal MONTEFELTRO.
Preferiva non intervenire anche per evitare inutili duplicati di interventi  già trattati abbondantemente dagli altri presenti. Durante il viaggio per Urbino aveva abbondantemente parlato con RE DORIA e, di comune accordo, avevano stabilito la linea da seguire.

Poi una graziosa e appariscente damigella si avvicinò a RITZ nell'intento di riempire nuovamente il calice di vino. RITZ, con un sorriso, fece cenno che così poteva bastare. Era già arrivato alla quinta coppa di vino che aveva piacevolmente sorseggiato  durante le lunghe attese tra un intervento e l'altro e per evitare che i fumi dell'alcool annebbiassero la sua mente chiese:
Portrei avere un po di frutta fresca? Questo vino pur se ottimo mi provoca arsura e appetito. Che ne pensano le Loro altezze Reali di una pausa per riempire lo stomaco? Magari a stomaco pieno potremmo trovar un accordo

Detto questo RE DORIA impallidì, portò le mani al volto e rimpianse di non aver portato con se il più equilibrato e diplomatico tra i cugini RITZ.

Christian Doria

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Re: Dieta Reale di Urbino, Luglio 1315: Il Papa incontra i Regnanti Italici
« Reply #36 on: 07 August, 2015, 01:31:19 PM »
Nel mentre i presenti riflettevano sull'ultimo intervento, e viste le richieste del suo poco sobrio consigliere, il Re chiamo dal suo seguito dei camerieri e li fece andare, in accordo con la principessa Isabella, nella nivieri Reali a prendere del ghiaccio.
Una volta recuperato il ghiaccio i servitori lo mischiarono con degli sciroppi di frutta e lo servirono a tutti i presenti
.

"Chiediamo scusa per questa piccola intromissione, ma visto il caldo penso che questa antica ricetta Siciliana potrebbe aiutarci a ragionare meglio.

Forse non tutti sapranno ma le origini di questo dolce vengono solitamente fatte risalire alla dominazione araba in Sicilia. Gli arabi portarono con sé la ricetta dello sherbet, bevanda ghiacciata aromatizzata con succhi di frutta o acqua di rose. A Catania e nel resto della Sicilia, usavano la neve che d'inverno veniva raccolta sull'Etna, sui monti Peloritani, Iblei o Nebrodi e stivata durante l'anno nelle nivieri. In estate viene prelevato il ghiaccio formatosi per essere poi grattato e ricoperto di sciroppi di frutta o di fiori.
"

Dopo aver assaggiato dalal sua coppa riprese parola

"Spero che la nostra affascinante regina Morgana non si senta offesa se mi sono permesso di proporre una ricetta delle sue terre per portare un pò di frescura in questa runione.


Prego continuiamo pure da dove eravamo rimasti"



poi rivoltosi al suo consigliere:

"Ho fatto chiamare anche vostro cugino, magari insieme a lui potrete essere più equilibrato e diplomatico in questa importante riunione"



(RIP) Arthr Ritz

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Re: Dieta Reale di Urbino, Luglio 1315: Il Papa incontra i Regnanti Italici
« Reply #37 on: 07 August, 2015, 02:26:20 PM »
Arthr capì immediatamente che i Sovrani Italici e RE DORIA in particolare non avevano colto la sua richiesta di una pausa per rifocillarsi.
La notizia dell'arrivo di suo cugino illuminò la mente di Arthr che capì che con l'arrivo di Frederick la "Dieta di Urbino" si sarebbe trasformata dalla importante riunione che era ad una vera e propria "cura alimentare" di cui in quel momento non aveva voglia.

Arthr si schiarì la voce per attirare l'attenzione e  DORIA si voltò sorpreso , preoccupato a tal punto di rimanere immobile.

Mi vogliano scusare le Loro Altezze Reali ma come già detto sono un uomo del fare piuttosto che del dire e credo che poco può essere aggiunto a quello che è stato già detto qui da voi con un linguaggio colto, composto e diplomatico

Poi dopo aver guardato tutti i regnati si voltò verso il Santo Padre.

Santità! Voi più volte avete dato udienza alla mia persona e quindi mi conoscete bene e non vorrei che il mio dire venga frainteso. Dovete prendere atto che il qui presente MONTEFELTRO, ad oggi, non condivide il Vostro credo. Per Lui sarete sempre un rappresentate terreno al pari degli altri. Quindi dubito fermamente che possa porsi, nei Vostri confronti, con la reverenza che siete abituato a ricevere dai credenti che guidate.

Poi Arthr, dopo aver morso una gustosissima mela presa da un cesto posto al centro del tavolo disse:

Personalmente capisco i vostri intenti ma dovete ammettere che i Regnati qui presenti non potranno mai accettare altre soluzioni da quella già propostaVi. Roma è governata da ladri!!! Ladri che con l'inganno hanno derubato Urbino di una loro proprietà e l'unico possibilità di avere la pace è quella di restituire il mal tolto al legittimo proprietario. La stessa cosa vale per Ferrara ed i suoi possedimenti. Il perdono qui, in questo momento, non è all'ordine del giorno e non attiene a questa dieta. Forse potrà seguire alla restituzione del dovuto con le dovute scuse. Ma questo riguarda il cuore dei singoli e non agli affari di stato.

Con questo ho terminato il mio intervento e adesso vogliate scusarmi ma ho bisogno di allontanarmi per trovare qualcosa da mangiare. Non sono abituato a queste interminabili discussioni che non trovano soluzione.








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Re: Dieta Reale di Urbino, Luglio 1315: Il Papa incontra i Regnanti Italici
« Reply #38 on: 07 August, 2015, 05:36:11 PM »
Morgana comodamente seduta, ascoltati i pensieri delle alte rappresentanze riunite, aveva trattenuto le parole in attesa che qualcuno avanzasse una proposta che incontrasse il suo gusto. Udito l'ultimo intervento del Re di Urbino, Morgana si voltò verso Oddantonio ed annuì. Si alzò poi in piedi e cominciò a parlare:

Santità, Altezze reali, Vassalli e Consiglieri qui riuniti, è con infinito piacere che io, Morgana Chiaramonte, prendo parte questa Dieta. Mi scuso per non avere rotto dapprima il silenzio, ma prima di esternare le mie impressioni, ho preferito attendere i pareri dei presenti.

Prima di tutto ringrazio Christian per aver proposto la deliziosa ricetta siciliana, che sicuramente ci aiuterà a ragionare e a non travisare le cose...

Vorrei cominciare confermando che quanto dice Oddantonio Montefeltro corrisponde al vero, ricordo con amarezza le discussioni all'interno della Invictus, quello che è stato detto, quello che è stato fatto intendere e quanto promesso ma, se siamo qui a parlare di questo, non mantenuto. Ricordo benissimo quanto detto a riguardo del trono romano, confermato anche dal carissimo Alceste Capoferro......


Si fece il segno della croce alla memoria del caro amico poi si voltò verso il pontefice:

Santità, avete parlato spesso di pace e di cercare di evitare di sparger sangue e questo mi rincuora, anche perchè, pur trattandosi di un errore, preferisco chiamarlo errore e non furto, mi viene difficile combattere contro qualcuno che mi è stato amico...
Ora che ho ascoltato una proposta che mi sembra giusta ed equa, la voglio appoggiare. Il Re di Urbino in risposta alle vostre richieste ha suggerito qualcosa di equo: far tornare tutto come prima dello scioglimento della Invictus e cioè che Roma torni ad Urbino e che la sorte di Ferrara sia concordata fra i membri dell'allora Invictus. Questa proposta non prevede né la guerra né lo spargimento di sangue, per questo ha il mio totale appoggio.


Fece una breve pausa e continuò:

Ho solamente una obiezione da fare, e riguarda l'esilio di Palmerino Caracciolo e dei suoi sostenitori. A me infatti piacerebbe trovare una soluzione che permetta loro di non lasciare i confini della penisola, a meno che non sia loro volontà farlo. Mi piacerebbe conceder loro asilo, ovviamente come semplici cittadini, chiedendo, in cambio, di combattere, in caso di necessità, per il Regno che li ospiterà e che diventerà la loro nuova casa. Dovranno anche promettere che mai faranno la minima cosa contro ogni regno dell'allora Invictus, e degli altri regni qui riuniti, che oggi stanno prendendo questo provvedimento, anche nel caso in cui decidessero di non accogliere l'offerta di asilo. Chiaramente metteremo per iscritto un accordo che loro, nessuno escluso, dovranno accettare.

Tornò al proprio posto aspettando che gli altri si esprimessero.
« Last Edit: 07 August, 2015, 05:52:05 PM by Morgana Chiaramonte »

(RIP) Battista Auditore

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Re: Dieta Reale di Urbino, Luglio 1315: Il Papa incontra i Regnanti Italici
« Reply #39 on: 09 August, 2015, 12:36:49 PM »
Il Doge Auditore chiese la parola e disse:

Sono d'accordo con quanto detto dal Re di Urbino Oddantonio, ma penso sia giusto, come ben detto dal Regno della Sicilia, riguardo al destino della setta.

Il Doge si riaccomodò e continuò a seguire il dibattito

Christian Doria

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Re: Dieta Reale di Urbino, Luglio 1315: Il Papa incontra i Regnanti Italici
« Reply #40 on: 10 August, 2015, 12:37:11 PM »
Il Re di Siena aveva ascoltato interessato le proposte della Regina di Sicilia e del Doge di Venezia ma aveva alcune perplessità in merito.

"Noi avremmo delle perplessità nella vostra proposta di dare asilo a tutta la setta Romana. Vista la gravità dei loro reati, avere tutti quei criminali in un unico regno potrebbe mettere a rischio la stabilità dello stesso. Noi proponiamo dunque di suddividerli tra i vari regni, in maniera che non possano nuocere eccessivamente al regno che li ospita. In questo modo, lontano da influenze esterne qualcuno di loro potrebbe anche redimersi."

Christian Doria girò il suo sguardo verso Emanuele II e riprese a parlare, con tono fermo e deciso.


"Santità, penso che con questa soluzione anche Theos sarebbe d'accordo, stiamo riparando ai torti subiti, senza punire eccessivamente i criminali, ma anzi dividendogli diamo loro la possibilità di redimersi agli occhi degli uomini e di Theos.


Se a tutti può andare bene questa soluzione propongo di metterla in votazione e concludere questa Dieta che da troppo tempo sta andando avanti"


Per facilitare la votazione il re fece un riassunto della proposta
" La proposta si può riassumere cosi:
Quote
1)Il Regno di Roma, più precisamente la regione di Roma, verrà restituita a Urbino
2)Le regioni del regno di Ferrara verranno restituite ai regni della Invictus che ne decideranno le sorti
3)Tutte le persone coinvolte nei crimini sopra citati, dette anche "Setta Romana" verranno suddivisi nei vari regni che prendono parte a questa Dieta e dovranno essere attivi e seguire gli ordini del Re della nazione che li accoglie e dei loro successori e funzionari.
4)Il Destino delle regioni restanti, annesse dall'Usurpatore al regno di Roma verrà deciso dai Re qui presenti una volta che le altre condizioni saranno messe in pratica.

Siete d'accordo?"


(RIP) Isabella Este

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Re: Dieta Reale di Urbino, Luglio 1315: Il Papa incontra i Regnanti Italici
« Reply #41 on: 13 August, 2015, 07:17:46 PM »
La discussione si era protratta a lungo. Il caldo e la stanchezza iniziavano a farsi sentire tanto che il Papa si era voluto ritirare un po’ nelle sue stanze, anche forse per riflettere sul da farsi , vista la difficile decisione che doveva assumere e sulla delicata piega che stava prendendo il dibattito a seguito del pronunciamento di tutti i Sovrani presenti.

Isabella aveva fatto preparare un piccolo banchetto per rifocillare gli ospiti , che si erano momentaneamente alzati dal tavolo per riprendersi dalle fatiche dibattuali.

Nel mentre aveva fatto il suo ingresso un Messo reale e le aveva consegnato alcuni dispacci.

Certi suoi informatori le riferivano di quanto stava avvenendo in suolo romano e tanti eventi si erano accavallati a rendere la situazione ancora più complicata di quanto già non fosse.

In uno la informavano che il Cardinale Corvini aveva lasciato il suo incarico Apostolico per assumere quello di Vassallo di Roma.

In un altro, che si era tenuta a Roma una Messa dove un certo Don Beccadelli, Chierico dell’Urbe,  durante  l’omelia , aveva usato parole molto pesanti all’indirizzo di Urbino e di Siena, intromettendosi di fatto nel delicato Uffizio che il Santo Padre stava portando avanti, non senza difficoltà, al fine di trovare un accordo di Pace che avesse restituito la quiete alle terre italiche.

In un ultimo infine, le facevano presente che la “setta Romana” si stava riunendo a Cosenza dove, in occasione dell’inaugurazione dell’edificazione del locale Castello, avrebbero tenuto una simil Dieta, pari a quella che si stava svolgendo ad Urbino.

Le riflessioni di Isabella furono fulminee su quanto le riferivano.
Dai primi due dispacci pareva che il Clero si stesse muovendo in autonomia contro la linea diplomatica del Pontefice, mentre pensando alla terza informativa si chiese se un pezzo di quel Castello non fosse anche di Urbino visti i molteplici furti di materiali che aveva subito da parte dei romani nei mesi addietro...

Al momento tenne tutto per sé e chiese ai convenuti di riprendere i loro posti propri mentre il Pontefice faceva il suo rientro nel Salone.

Vostre Grazie, Santità – prese a dire – dopo questo momento di giusta pausa e approfittando ancora della vostra cortese pazienza, direi che sia giunto il momento di fare un ultimo sforzo e tirare le somme di questo incontro.

Le posizioni dei Regni Italici rappresentati qui dai rispettivi Sovrani, mi sembrano chiare dopo il loro pronunciamento. 

 Re Oddantonio e Re Doria hanno avanzato alcune precise richieste al Santo Padre, che si farà immagino portavoce presso il Governo Romano di quanto scaturito in questa assise.


Proporrei quindi – fece  Isabella -  prima di salutarci, un’ ultima tornata di interventi da parte delle Vostre Grazie in modo che se non fossero chiari alcuni aspetti avrete modo di risolvere gli ultimi dubbi o quanto meno do confermare i vostri punti di vista.



Poi rivolgendosi al Pontefice aggiunse

Santità, da Roma giunge notizia che un Vostro Cardinale, Sua Eminenza Lucifero Corvini, si è dimesso per ricoprire l’incarico di Vassallo di Roma e di un’anomala, per non dire gravemente offensiva date le parole usate,  omelia di un vostro Chierico diretta a Urbino e Siena.
Perdonate l’ardire, ma la delicatezza della questione impone che ve lo chieda. Si sta forse consumando una spaccatura all’interno della Chiesa Teologica? Siete ancora disposto ad usare la Vostra autorità per la riunione delle genti italiche?



Finito di parlare il Vassallo di Urbino tornò a sedersi attendendo il pronunciamento del Santo Padre e degli altri Sovrani
" Il mio segreto è una memoria che agisce a volte per terribilità"

Nunzio Borgia

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Re: Dieta Reale di Urbino, Luglio 1315: Il Papa incontra i Regnanti Italici
« Reply #42 on: 14 August, 2015, 12:07:16 PM »
Re Nunzio apprese dai suoi più fidati consiglieri e dalla bella Isabella che a Cosenza stavano svolgendo una Dieta apposita per decidere cosa fare contro Urbino, apprese anche che le parole usate contro Re Oddantonio erano alquanto pesanti e questo lo infastidiva molto.

Così prese la parola ed iniziò a parlare, Miei più fidati alleati e cara Eminenza, come potete vedere, mentre noi parliamo il nemico si prepara alla guerra e questo non va bene.
Il Capitano della Guardia di Roma sta attaccando con parole forti il mio amico e alleato Re Oddantonio e queste cose a me non piacciono proprio, raggiungiamo una decisione in fretta altrimenti dichiarerò guerra a Roma e inizierò la conquista delle regioni che sono intorno a Ferrara.
Le parole che abbiamo speso fino ad ora le porta via il vento, a me servono i fatti, decidiamo bene cosa fare perchè mi sono annoiato di sentire sempre le stesse cose.

Re Nunzio finì di parlare, ma si capiva che era molto nervoso, così bevve un bel sorso di vino rosso e si rimise seduto.


Christian Doria

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Re: Dieta Reale di Urbino, Luglio 1315: Il Papa incontra i Regnanti Italici
« Reply #43 on: 14 August, 2015, 12:18:37 PM »
Viste le notizie di preparativi per attaccare i regni italici e l'ultimo intervento del saggio Re di Milano Christian Doria prese la parola nuovamente.

"Altezze reali, la mia proposta è la seguente, mandiamo l'ultimatum a Roma:
Quote
1)Il Regno di Roma, più precisamente la regione di Roma, verrà restituita a Urbino
2)Le regioni del regno di Ferrara verranno restituite ai regni della Invictus che ne decideranno le sorti
3)Tutte le persone coinvolte nei crimini sopra citati, dette anche "Setta Romana" verranno suddivisi nei vari regni che prendono parte a questa Dieta e dovranno essere attivi e seguire gli ordini del Re della nazione che li accoglie e dei loro successori e funzionari.
4)Il Destino delle regioni restanti, annesse dall'Usurpatore al regno di Roma verrà deciso dai Re qui presenti una volta che le altre condizioni saranno messe in pratica.

Se entro 24h verrà rifiutato allora agiremo di conseguenza.

mentre noi parliamo loro si armano, mentre noi vogliamo la pace loro vogliono la guerra. è tempo di terminare la Dieta e di giungere ad una conclusione."



(RIP) Frederik Ritz

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Re: Dieta Reale di Urbino, Luglio 1315: Il Papa incontra i Regnanti Italici
« Reply #44 on: 20 August, 2015, 07:06:38 PM »
Frederik era giunto in sala gia' da qualche ora, fatto entrare dalla servitù, ma ,arrivato mentre Oddantonio stava tenendo il suo discorso, aveva deciso di rimanere in disparte, con una borsa di pelle in mano pesante di diversi manoscritti.

In diversi momenti aveva pensato il miglior modo per prender posto nella Dieta, ma aveva paura di infrangere qualche protocollo, sentendo un attimo di silenzio finalmente si appropinquo' un po' goffamente verso la sedia vuota vicino Re Doria ed Arthr, probabilmente preparata per lui.

Avvicinandosi al tavolo fece un inchino verso per primo Oddantonio, padrone della magione e facente gli onori di magnate della Dieta, fece un inchino verso il Papa (/OFF o il suo rappresentante se e' uscito temporaneamente dalla stanza) ed infine lo fece verso il proprio Re, chiedendo permesso di potersi accomodare.

Senti' i vari discorsi e commenti che si sollevavano alle parole di Re Doria, ma nessuno decideva a prendere la parola.

Nel frattempo Frederik disfece la propria borsa ed incomincio' a mettere sul tavolo diverse scartoffie, infine prese delle lenti doppie e incomincio' a mettere in ordine alcune delle carte uscite, per metterne in evidenza una in particolare.

Con il dito destro scorse alcune righe, come a ricordare alcune cifre o altre informazioni, scorse allo stesso modo altre tre o quattro pergamene velocmente, mettendole di lato come se avessero un'importanza particolare.

Infine vedendo il momento di silenzio, fece un breve cenno ad Arthr bisbigliandogli qualcosa all'orecchio, come a chieder consenso, ed infine chiese sommessamente a Re Doria il permesso di poter intervenire alla discussione.

Ricevuto un assenso, austero e regale, dal Re Doria, Frederik si alzo', forse facendo un po' piu' rumore del necessario, spostando come un fuscello con il suo gran sedere la scura pesante sedia in massello di ciliegio,
e si sgranchi' per un attimo la voce come a richiamar l'attenzione dei partecipanti.

"Illustrissime e nobili vostre Signorie, oggi qui riunite,
intanto scusate il mio intervento in ritardo, ma non volevo interrompere la discussione
in un momento focale
"

Frederik prese in mano un paio di carte, tenendole a portata di lettura durante il discorso

"La situazione odierna e' ahime' incresciosa, e se le vostre Signorie me lo permetteranno,
vorrei spender due parole per fornire la mia umile opinione, frutto degli studi che in questo
periodo sto effettuando in accedemia di Genoa.
"

Cerco' lo sguardo sia del Papa, che di Oddantonio, e degli altri regnanti presenti al tavolo,
per ricever consenso al poter continuare.

"Vostre Altezze, mi urge parlare, sentendo cio' che gia' e' stato proferito, per porre l'accento
e l'attenzione riguardo alcuni particolari per poter avere un migliore quadro della situazione.

La mia opinione e' che la realta'... e' che oggi l'italica penisola e' divisa in due dalle relazioni
diplomatiche in stato increscioso fra Roma e i regni dell'ex alleanza IVI.

Si e' parlato molto di quali decisioni prendere a riguardo, di quali richieste fare, ma secondo me
alcuni particolari sono sfuggiti, e forse il mio compito ora, per completezza, e' portarli alla vostra attenzione,
forse con un po' di ripetitivita' dato che porro' l'accento anche su alcune questioni di cui avete abbondantemente parlato.
" si risgranchi' la voce girando un foglio che aveva in mano

"Come dicevo, l'italica penisola oggi e' divisa in due grazie alle relazioni diplomatiche gravose con il regno di Roma.
Queste relazioni diplomatiche sono andate complessivamente degenerando con il proseguire del risorgimento romano fatto con poco rispetto per gli alleati o per i confinanti, o per gli accordi passati non rispettati.

Un giorno Roma era nostra alleata, compagna di commerci, ma aveva un ruolo molto deludente all'interno dello specchio italico.
Era un regno in tramonto, gestito da Re Galeotto Malatesta, persona molto assente dalla vita mondana del regno, cosa che ha generato un declino sempre piu' gravoso sulle spalle del regno di Roma che per diversi mesi ha contato pochissime persone a volerne veramente la salute e la prosperità.

Roma, un regno molto speciale nella penisola italica, il regno che non si poteva toccare,
il regno che andava aiutato continuamente, il regno che doveva essere preservato.
Ma anche il regno povero e debole, abbandonato da tutti, in primis i suoi cittadini.

Oggi la situazione e' ben diversa.

Gia' ai tempi Re Galeotto Malatesta, aveva preso sotto la sua ala, o meglio, secondo la mia analisi, prese il certo Palmerino Caraccio a svolgere al posto suo tanti dei compiti gravosi della gestione del regno.

In tutti i miei viaggi romani, ricordo di aver parlato con entrambi, con un lento e sopito sire, qual Malatesta, che dimandava spesso il contatto al suo attendente Caracciolo.

Galeotto Malatesta, messo da Urbino e con il consenso dell'IVI sul trono romano.
Scelta fatta a suo tempo come forse miglior opzione, scelta infausta e che porto' desolazione sul suolo Romano.
"

si rivolse a Montefeltro come a conferir con lui

"Mi e' , scusate la franchezza, di enorme importanza secondo gli studi che sto effettuando,
anche in funzion di storico riportar quello che secondo me e' giusto analizzare,
ovvero che e' fuor di dubbio che Roma sia stata gestita malissimo negli ultimi anni,
seppur libera, aveva un Re che non agnognava ne' a prosperita' ne' amava la crescita del suo regno.

Secondo gli accordi Re Malatesta avrebbe dovuto detenere il suo scranno per soli sei mesi, prima di esser sostituito da miglior candidato.
Eppure egli rimase sino a quando non abdico', fraudolentamente, verso tal Palmerino Caracciolo eleggendolo a nuovo re per suo volere indiscusso.

In questi anni sono stati commessi diversi illeciti sia a livello di diritto di discendenza, sia  a livello di rispetto dei concordati fra i regni alleati.

E mi e' importante sottolineare, che non son tutti di Roma gli illeciti commessi,
ovvero, Re Galeotto Malatesta infaustamente si ritrovo' a ricoprire la carica per ben piu' lungi del tempo
richiesto, generando terribili conseguenze sul suolo romano, sia economicamente, che a livello di vivibilità
tanto da generare anche un esodo di cittadini verso altri regni, confinanti o non.

Tale permanenza allo scranno, ahime' e' una responsabilità e frutto dell'incuranza dei responsabili regnanti dell'IVI verso la situazione Romana.

Ora, vorsignori, vi chiedo di pensare un attimo, ai cittadini romani per ben due lunghi anni o piu' si sono sentiti abbandonati. C'e' chi ancora ricordava di aver ricevuto un sovrano fantoccio, c'e' chi invece credeva che il proprio re fosse affetto da depressione e non curanza verso il proprio regno.
Quei cittadini oggi magari vedono altre alternative con luce molto migliore rispetto a quella del passato,
proprio perche' a Roma aleggiava un ombra oscura chiamata abbandono.

Re Galeotto Malatesta doveva abbandonare il suo trono entro sei mesi dalla sua instituzione a tale carica,
rivestita piu' come burocrate che per diritto di sangue nobiliare.
I regni dell'IVI avrebbero dovuto scegliere un degno candidato, sia per la salute di Roma, sia per aver un degno alleato, forte e competente, e che effettivamente facesse crescere quel regno.
Re Galeotto Malatesta rimase al regno nonostante gli accordi, non rispettati, di essere sostituito.
E quindi cio' e' per ricordare che il frutto della situazione romana, non e' da imputare soltanto a poche teste calde, ma ahime', anche a tutti noi, che ne abbiamo ignorato la salute e prosperita'.

In tutto questo tempo, Re Galeotto Malatesta, come dicevo prima, si e' fatto carico di prendere Palmerino Caracciolo e dimandare sempre e sempre piu' mansioni allo stesso.
Non e' quindi da stupirsi che quando Malatesta decise di abbandonare lo scranno rivestito unicamente come burocrate, abbia scelto il Caracciolo a vestir il mantello regale.

Mantello regale ricevuto, come dicevo prima, fraudolentamente, ovvero non rispettando il diritto di successione che non derivava dal sangue Malatesta, che non ne deteneva alcuno, ma dal potere dell'IVI, che non fu mai applicato per scegliere il seguente candidato.

Signorie vostre. Roma e' stata abbandonata per anni, ed oggi ci lamentiamo che si sono scelti da soli
il loro Re'.
Roma e' andata in frantumi, ed oggi invece, dobbiamo riconoscerlo, palpita di vita.

Nonostante tutto quello che io e voi possiamo criticare su un infausto e rivoluzionario diritto di successione,
Roma ha deciso, prendendone le conseguenze, di risollevarsi a vita.

Diplomaticamente hanno fatto tanti, ma tanti, ma tanti errori. Si sono isolati per fare questo.
Hanno bruciato amicizie ed hanno tradito alleati, forse senza neanche realmente rendersene conto.

Poiche' Re Caracciolo ha mancato di rispetto verso Re Doria cosi' tanto, da spingerlo addirittura ad essere presente oggi qui, in veste di alleato di Urbino.
Le fusioni del regno Romano, avvenute senza neanche l'informativa degli alleati, anzi, tenendolo esplicitamente nascosto, hanno manifestato una certa malizia e mancanza di fiducia da parte del Re di Roma,
spingendo il regno di Siena a prendere distanze, distanze che sono diventate voragini oggi.
Stessa cosa per le alleanze stipulate senza il consulto di Re Doria, hanno posto dei seri dubbi su che tipo di collaborazione esistesse fra regni cosi' vicini ed uniti dalla fede.
Quindi Re Caracciolo sta pagando anche le conseguenze delle sue azioni, poiche' e' obiettivo che con il suo agire ha scontentato i suoi vicini.

Re Montefeltro, ritornando a Urbino, le pretese alla discendenza Romana, secondo diritto , dovevano essere rispettate, e con mia personale testimonianza, trovo assurdo che il vecchio compagno dell'IVI Palmerino Caracciolo, si sia messo in tale contrapposizione nei vostri confronti, quando prima tutti sedevamo insieme alle riunioni dell'Alleanza Italica.

Stessa cosa dicasi per il fu Re Alidosi, che alla fine del suo regno, forse per noia o per poca lungimiranza, prese delle infaustissime scelte, distruggendo le basi per cui avevamo costruito e lottato per anni, ovvero di una penisola italica unita sotto uno stesso regno.

Oggi assistiamo ai frutti di cio' che abbiamo seminato, dei nostri errori, delle nostre virtu'.

Oggi vediamo i nostri fallimenti, ed il primo fallimento non e' che Roma ci sia ostile oggi, ma che non abbiamo reso grande NOI Roma.

Roma oggi si e' risollevata, ahime', con la rivoluzione romana. Silente e sopita si e' svegliata, ed oggi, senza dubbio, palpita ed e' rigogliosa.

Chiedo quindi a tutti voi di riflettere, sui vostri di errori, sulle vostre di sviste fatte in questi anni.

Oggi Roma non aspetta piu' che nominiate un nuovo successore.
Si sono semplicemente -stancati- di aspettare.
Re Montefeltro, scusate la mia mancanza di rispetto, ma le vostre pretese alla scelta del successore romana,
sono si' con peso e fondamento, ma richiedono la vostra saggezza.
La nostra Inazione ha generato che Roma si dovesse organizzare da sola per vivere e tornare ad essere un regno vero.
Oggi secondo me e' richiesto che si vada oltre ai diritti di discendenza, e si debba riconoscere che Roma ha tremendamente bisogno di una persona che la ami, che la faccia crescere, e che faccia sentire uniti i Romani.

Ora parliamo pero' di quei problemi che sono insorti con l'annessione di Ferrara e Napoli.
Napoli, nobile regno, aveva tutto diritto di potersi fondere con chi le fosse piu' congeniale.
Ferrara ahime' ha avuto una sorte analoga esattamente a quella romana, ovvero una situazione
di semi abbandono e di diritti di successione totalmente bistrattati, tanto da far risentire i regni dell'IVI che ai tempi lottarono per liberarla.

Non e' un caso secondo me, che si sia unita a Roma in questo "sogno" di grandezza.
Sogno che e' sempre meglio di un'ombra oscura di regno in secondo piano.

Roma ha preso delle scelte forti.
Roma ha scontentato i suoi vicini ed i suoi alleati.
Roma ha deciso di sfidar la sorte in tutto e per tutto per riuscire a ritornare ed essere un nome
nel quadro dei grandi regni.

Roma oggi rischia la guerra dai suoi vicini per le sue scelte, non e' da scordarselo.
Sta cercando ripari cercando grandi alleanze, sperando di essere protetta nelle sue scelte.

Ma con questo  ha fatto un grande errore:
Ha allontanato tutti i suoi amici vicini.
Anzi, si e' preparata di tutto punto pur di essere protetta dai suoi AMICI.

questo e' quello che mi genera ahime' piu' dubbio e amareggia il mio cuore.
A cosa sta mirando il Regno di Roma?
Perche' hanno sentito la necessita' di nascondersi dai suoi stessi alleati per riuscire a prendere potere?
Grandi nomi stanno spuntando a Roma, uomini che hanno intessuto la storia negli ultimi anni,
e mia curiosita' che tal Re Caracciolo , pur di ottenere e coronare il suo sogno di una grande Roma,
stia forse vendendo un padrone per un'altro, rendendosi debitore verso poteri piu' grandi di lui
e che prima o poi esigeranno il conto influenzando in maniera consistente le sue scelte.

Ed ahime' un giorno si rendera' conto che non ha creato una Roma veramente libera, ma una Roma che e' schiava solo di padroni diversi. Forse padroni dalla frusta dolce  e dai modi docili, ma pure sempre non sara' libera.

E' quindi mia opinione personale che si debba tenere una linea un po' diversa per risolvere definitivamente
la situazione romana.

Penso che la mancanza di comunicazione sia gia' prima di tutto un problema sostanziale per qualsiasi trattato, anche a livello diplomatico.
Oggi qui non e' presente alcuna delegazione romana, a parte di sua Santita' il Papa, che svolge mansioni di interlocutore mediario, ma che non e' la parte lesa ne' la parte in questione.

Penso che sia dovere di tutti gli ex membri della defunta IVI, di dover riconoscere anche i lati positivi di Re Caracciolo, ovvero aver saputo gestire infinitamente meglio le terre di Roma rispetto alle persone scelte da noi.
Penso che sia dovere di tutti noi metter da parte il diritto di discendenza del trono romano, e dover accettare che Roma ha voglia di vivere e di aver al suo governo qualcuno che la ami veramente.

Mi sono permesso di stilare una bozza di proposta, nel caso voi abbiate trovato di interesse queste mie analisi e riflessioni, per una risoluzione che ponga degli obiettivi diversi sia a livello diplomatico, sia a livello
di collaborazione fra regni, sia a livello di riconoscimento del nuovo Regno di Roma.
"

Frederik prese un'altro foglio con delle note sottolineate e prese a leggere:

"-Si Riconosce il diritto a regnare di Re Caracciolo e a Roma di scegliere il proprio re, rinunciando a dirittti di scegliere un successore.
-Si manifesta il disappunto sulle scelte politiche e diplomatiche del loro Regnante attuale, che hanno causato enormi distanze con i diretti vicini, e facendo pagare al popolo Romano prezzi non a loro dovuti tranne per l'incapacità e/o la malizia del loro regnante.
-Si richiede che Roma ponga nella maniera piu' celere e sincera, provvedimenti atti a riguadagnare l'antica e lunga amicizia che scorre con i nostri regni, o eleggendo un nuovo regnante, che diplomaticamente sia piu' capace di render onore alle storiche amicizie, o che il loro attuale regnante riponga un nuovo regime di onesta', intellettuale, diplomatica ed anche economica nei confronti dei regni offesi.
-Non saranno ulteriormente tollerati i climi intercorsi negli ultimi mesi di tolleranza e connivenza del governo di persone che fomentano allontanamenti nei confronti dei nostri regni, essi, e la complicità dei regnanti in tali comportamenti, hanno fortemente allontanato ed offeso i regni loro vicini.
-Si richiede compensazione a fronte del regno di Ferrara, unitosi in maniera da noi giudicata illeggittima.
Si riconosce il diritto di una frazione dell'ex regno di Ferrara ad unirsi alle terre di roma, ma si chiede la cessione, anche tramite compensazione, di parte delle regioni alle parti in causa. - Questa parte ovviamente da definire nello specifico -
-Noi Regni di xxx, non accettiamo altra soluzione che non una Roma amica e nostra alleata, e rimembrante l'antica storia che ci lega a lei, e ripudiamo e non riconosciamo alcun governo che non ponga come suo primario interesse la collaborazione e l'amicizia con i nostri regni quali vecchi, storici e fidati alleati.
-Nel caso il Regno di Roma decida per un'allontanamento dai suoi storici alleati, perseguento le loro attuali scelte diplomatiche e politiche, questo sara' preso come
un atto di definitiva scissione nei nostri confronti, e sara' risolto con le armi, sinche' un nuovo governo romano emergera' anche sotto nostra influenza, che abbia come primario interesse il rispetto delle storiche alleanze italiche.
-Nel caso che i detrattori delle storiche alleanze perseguano nelle loro opere di aizzamento delle folle, si chiede al regno di Roma di prendere definitivamente le distanze da tali uomini, ed espellerli od esiliarli dal loro regno. E' nel nostro interesse che Roma sia un'alleata solida e non abbia piu' serpi in seno a distruggere l'unita' italica di alleanze.
-In ogni caso, riconosciamo il diritto di Roma ad autogovernarsi, e riconosciamo a Re Palmerino Caracciolo, nonostante abbia tradito antiche e storiche alleanze, di aver migliorato il Regno di Roma e di averlo reso
un luogo vivo e palpitante. In quanto vecchio e storico membro dell'IVI gli si richiede esplicitamente, e
per un'ultima volta, di ritornare sui suoi passi e di onorare le vecchie amicizie, e di far luce finalmente
sulla verità che in questi ultimi mesi e' stata occultata.
Il suo diritto al governo sara' tollerato soltanto nel caso decida di fare ammenda del suo tradimento,
sino a "saziare" il malincuore creato. Che ammetta di fronte al popolo di non aver mantenuto la parola data
e di averli manipolati per ricevere supporto per il suo diritto a regnare.
Crediamo che le prime scuse di Palmerino debbano essere date ai Romani, poiche' e' il sangue che scorre nelle vene di Roma, poiche' essi sono stati i primi ad essere circuiti a suo vantaggio e fine personale.
Le seconde scuse dovranno essere date al Papa, che si e' prestato con tale diligenza, buon cuore, e voglia di mediare, come forse mai e' stato fatto da qualsiasi altro pontefice nella storia, e che ha riposto in Re Caracciolo fiducia forse immeritata.
Le terze scuse andranno al Re Montefeltro in primis ed a tutta l'IVI, per la parola tradita, gli intrighi intessuti alle spalle, ed alla connivenza con sette rivoluzionarie detrattrici del progetto di unità di alleanze italica.
-Crediamo noi tutti che Re Caraccio sarebbe potuto essere un degno e grande successore di Galeotto Malatesta, e che tutto cio' che stia succedendo oggi sia solo il frutto di manie di orgoglio ed egoismo
che hanno portato Re Caracciolo a prendere il potere mettendo alla porta i vecchi e storici alleati.
...Credo in veste di storico che Re Caracciolo avrebbe avuto non uno, ma cento buoni motivi per candidarsi
agli occhi dell'IVI a reggente definitivo del Regno Romano, con il consenso delle parti in causa.
L'avere saltato a pie' pari tutte le parti in causa e' il principale motivo di allontanamento diplomatico attuale.

-Che quindi Re Caracciolo ponga rimedio alle sue gravissime mancanze, o che il Regno di Roma prenda lo scettro in mano e scelga al posto suo, se si rivelera' incapace di essere un vero Regnante.

...Che Re Caracciolo capisca che e' il momento di mettere da parte il suoi interessi od orgogli personali.
Roma ha bisogno che lui sia un Re saggio ed umile in grado di fare il bene del suo regno.
"

Frederik riprese fiato, sollevo' gli sguardo dagli spessi occhiali osservando tutti i presenti.

"Vostre Altezze scusate il lungo discorso, ma penso che fosse necessario."

Il suo sguardo era serio, calmo ed austero.
Si rendeva conto di essere un pesce fuor d'acqua in mezzo a tutti questi Re', ma era tremendamente
necessario che qualcuno parlasse fuori dai toni, ed in questo momento sembrava potesse
farlo soltanto lui.
Corruccio' un attimo le labbra, e si riaccomodo' sulla sedia in massello, riavvicinandola in maniera un po' imbarazzata al tavolo.
« Last Edit: 20 August, 2015, 07:24:25 PM by Frederik Ritz »