Author Topic: Dieta Reale di Urbino, Luglio 1315: Il Papa incontra i Regnanti Italici  (Read 9334 times)

(RIP) Isabella Este

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[GDR CHIUSO. Possono intervenire solo gli invitati]

Una missiva del Pontefice  aveva raggiunto il Vassallo anticipando l’imminente arrivo del Santo Padre Emanuele II, nella Capitale del Regno di Urbino dove avrebbe incontrato Sua Altezza Reale Oddantonio Montefeltro alla presenza di alcune delegazioni dei Regni Italici guidate dai rispettivi Sovrani.

L’incontro era stato richiesto dal Pontefice stesso per discutere di alcuni temi riguardanti il futuro della penisola, alla luce dei recenti attriti con il Regno di Roma.

Oltre alla partecipazione dello stesso Palmerino Cracciolo, il Papa aveva manifestato la volontà che fosse presente anche il Re di Siena, Christian Doria. Oddantonio aveva accettato di buon grado che prendesse parte alla tavola rotonda il Sovrano senese suo alleato, tuttavia aveva categoricamente rifiutato di incontrare in terra urbinate il Caracciolo per i motivi che lo stesso Sovrano avrebbe di certo spiegato durante l’incontro.

Al Convegno erano stati altresì invitati i Sovrani di Milano, Sicilia e Venezia che avevano confermato la loro presenza.
   
In attesa dell’arrivo ad Urbino delle tante illustri personalità, Isabella aveva dato ordine di predisporre al meglio la loro accoglienza facendo preparare dalla servitù gli alloggi nobiliari degli ospiti a Palazzo Reale ed aveva fatto allestire una sala per la Conferenza con tutti gli agi necessari al Rango dei partecipanti.

Nella stanza del Pontefice per carineria e rispetto,  aveva fatto collocare un piccolo altarino adornato con un' effige religiosa Teologica ed un inginocchiatoio dove il Papa si sarebbe potuto ritirare in solitaria preghiera.

Quando tutto fu pronto, la servitù e la milizia furono convocate per ottenere istruzioni sull’accoglienza delle delegazioni attese.

Terminato di impartire gli ordini, l’Ambasciatrice aveva redatto il Cerimoniale di Corte, dove venivano riportate le modalità di svolgimento della conferenza, al fine di dare un ordine agli interventi che si sarebbero susseguiti durante l’incontro senza che gli stessi si accavallassero ed in modo che ogni intervenuto potesse aver il consono tempo e spazio esplicativo per illustrare la propria posizione sui temi oggetto del dibattito. Il Protocollo sarebbe stato quindi illustrato ai convenuti.

La notte calava su Urbino, non restava ormai che attendere l’indomani per accogliere gli ospiti.

Isabella prima di coricarsi ripensò a quando, tanti  tanti anni prima, un Pontefice aveva incontrato i Sovrani Italici. A quell’epoca Papa Anselmo Benvenuti, di felice memoria, si era riunito per confrontarsi con i Regnanti della penisola allorché il seme dell’Eresia si insinuava tra i popoli. Fu quello un grande momento di confronto come non si verificò più, anche se da quella Dieta si consumò una spaccatura che portò a gravi ripercussioni belliche.
Prima di chiudere gli occhi Isabella sperò che la Storia non replicasse sé stessa e pregò gli Altissimi Dei affinchè quel Papa, che appariva ai suoi occhi dai modi affabili, potesse trovar in sé stesso la forza dell’Autorità Spirituale per guardare al giusto e non all’opportunità, proprio come aveva fatto allora Papa Anselmo.



" Il mio segreto è una memoria che agisce a volte per terribilità"

Matteo Lubiani

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Il Pontefice subito dopo aver risposto alla Principessa Isabella, diede istruzioni di preparare la sua carrozza.
La sera stessa, in compagnia della sua guardia, parti verso il confine urbinate.
Li sul confine trovò le guardie di Urbino, che avevano avuto ordine di fermare chiunque tentasse di entrare in territorio urbinate.
Le guardie vedendo la scorta papale si erano già preparate per una eventuale battaglia. Gli arcieri avevo incoccato le frecce e i cavalieri salirono sui loro destrieri.
Il Papa fece fermare a distanza i suoi uomini e si avvicinò solo, con l'intento di evitare dispute.
Una volta giunto in prossimità del cancello che segnava la fine del Regno di Roma e l'inizio del Ducato di Urbino, il papa mostrò alle guardie d'ingresso il lasciapassare del Duca Oddantonio. La Guardia che vide il lasciapassare guardò alle spalle del Pontefice:

Loro non sono inclusi nell'invito disse la Guardia riferendosi ai soldati del Papa.

Il Pontefice sapeva che dei soldati stranieri mai sarebbero potuti entrare, difatti aveva già avvisato il suo capitano di tornare al loro accampamento appena lui avesse superato il confine. Così, dopo aver fatto cenno con la testa a indicare che aveva capito, superò il confine, lasciando Roma alle sue spalle.

Giunto la mattina presso il Palazzo Ducale, il pontefice resto meravigliato della magnificenza della città.
Ricca, prospera e così piena di vita.
Le guardia del Duca lo scortarono fino alle sue stanze, grandi e imponenti. Notò subito il piccolo altare e l'inginocchiatoio posti in un angolo della stanza. Nel vederlo il Papa sorrise e pensò che avrebbe dovuto ricordarsi di ringraziare il Duca e la Principessa per così tanta gentilezza.
In attesa della convocazione il Papa ricordò il motivo della sua visita, e così andò all'altare e si mise a pregare.

(RIP) Battista Auditore

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Battista Auditore raggiunse Urbino con la sua carrozza scortato dalla sua guardia personale. Il Doge della Serenissima Repubblica chiese ai propri Cavalieri di attenderlo all'ingresso del palazzo reale di Urbino ed entrò. Il palazzo di Urbino era sfarzoso, non era mai stato qua prima d'ora Battista, rimase stupido da così tanta bellezza. Ad attenderlo c'era Madama Isabella Este, Vassallo del Regno di Urbino, venne accoltò calorosamente e fu invitato ad accomodarsi ed attendere. Prese posto al tavolo e aspettò l'arrivo dei mancanti.

Nunzio Borgia

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Nunzio Borgia arrivò ad Urbino senza scorta personale, in quanto non ne aveva motivo, vista la solida alleanza che ha con questo magnifico Regno ed i suoi abitanti, persone semplici ma sempre a disposizione. Arrivato al Palazzo Reale lasciò il proprio destriero alle guardie urbinate e s'incamminò verso il portone, entrò, gli si presentò di fronte Madame Isabella D'Este, Le prese la mano, gliela baciò, si salutarono e s'incamminarono verso la sala dove altri erano ad attendere.
Aprì la porta della Grande Sala e vide che Sua Magnificenza il Papa era già giunto, gli andò incontro e lo salutò, poi toccò al Re di Venezia ed infine si sedette al tavolo e si mise in attesa del resto degli invitati.


(RIP) Isabella Este

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All’alba già si preannunciava un’altra giornata di afa come non accadeva da tante estati.

Isabella dopo essersi custodita era scesa per finire di prepararsi per accogliere gli ospiti.

Sulla scalinata gli si fece incontro la Dama di Corte che l’avvisò dell’arrivo del Papa durante la notte.

Buongiorno Mia Signora – le fece - la delegazione Papale  è arrivata poco prima dell’alba. Il Ciambellano era ad attenderla ed ha provveduto a far accompagnare il Santo Padre nei suoi alloggi.

Molto bene  - rispose il Vassallo sorridendo –  sono curiosa di vederlo, ma lasciatelo riposare lo avviseremo quando gli altri Sovrano saranno arrivati

Mentre così diceva sentì il suono del corno che annunciava un arrivo a Palazzo.

Assieme alla Dama e a due miliziani, Isabella giunse nel grande atrio dove era già presente il Gran Ciambellano proprio mentre la Carrozza del Re Veneziano faceva il suo ingresso.





Attese che Sua Grazia scendesse e poi gi si fece incontro riverendosi flettendo leggermente un ginocchio e chinando la testa in segno di rispetto.

Vostra Maestà – gli disse  poi sorridendo – il Regno di Urbino è onorato di avervi  Nostro gradito ospite. Considerate questo Palazzo come fosse Vostro e non esitate a dimandar per ogni Vostra occorrenza.

Re Auditore la salutò calorosamente e poi si fece guidare dai Paggi reali presso la Sala della Conferenza dove era ad attenderlo una lauta colazione.

Terminati i convenevoli con la delegazione Veneziana ecco che il Grande portone si aprì di nuovo per far entrare il Re di Milano.

Il Re aveva lasciato il proprio destriero ai cocchieri e avanzò  a piedi fiero ed abbigliato elegantemente attraverso l’uscio, scortato dai suoi miliziani

Isabella questa volta fu meno attenta al protocollo e si recò a braccia aperte verso Re Borgia con il quale era amica da tantissimo tempo

Vostra Grazia! – gli disse accogliendolo con un grande sorriso – siano laudati gli Dei per avervi condotto ad Urbino. E’ sempre un piacere avervi in questa dimora che è anche la Vostra.



Il Re di Milano le baciò la mano in segno di saluto e sotto braccio si diressero verso la Sala delle Conferenze parlando del più e del meno. Intanto Isabella fece cenno al Ciambellano di avvisare Re Oddantonio che gli ospiti stavano arrivando.
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sunchaser_general

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Su invito di Nunzio Borgia Guglielmo arrivò ad Urbino dopo un lungo e faticoso viaggio. Era contento però di questo diversivo, che lo distraeva per un po' dai suoi  sempre numerosi interessi e compiti.

Incuriosito dal motivo della convocazione ripensò al passato ed un certo timore si fece strada, per via di alcuni antichi screzi con il GranDuca di Urbino, dei quali pochi eletti erano a conoscenza.

Già in Savoia l' aveva scampata per poco a causa del suo vizio per le donne di malaffare, e non avrebbe mai voluto mettere piedi ancora in un Tribunale,  soprattutto dopo le voci che aveva sentito durante i suoi viaggi su alcuni processi in Walacchia che stavano causando parecchi problemi.

Appena giunto, venne accolto da Madama Isabella e fu invitato ad accomodarsi.
« Last Edit: 21 July, 2015, 10:40:57 AM by Guglielmo Di Valenza »

(RIP) Morgana Chiaramonte

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Era tempo di viaggi quello. Morgana aveva accettato di buon grado l'invito del Granduca di Urbino di partecipare all'incontro voluto da Sua Santità. Si chiese quale fosse il motivo di quella convocazione....

Aveva chiesto a Manuel di accompagnarla. Era sempre stato al suo fianco e sapeva di potersi fidare di lui...il suo Vassallo sarebbe stato un valido aiuto nel caso ci fossero state decisioni da prendere.

Morgana pensò che le avrebbe fatto bene trascorrere qualche giorno fuori città e rivedere persone a lei care...decise di fare il viaggio a cavallo, in fondo....non si era mai abituata agli abiti eleganti che si addicevano al proprio ruolo

Lanciò il suo cavallo al galoppo e corse per tutta la notte apprezzando la brezza notturna che la rinfrescava

Arrivò ad Urbino con i primi raggi del sole e si diresse a Palazzo dove probabilmente erano già arrivati gli altri invitati....Manuel sarebbe giunto a breve



Christian Doria

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Dopo un piacevole viaggio fino al confine delle terre alleate congedo la scorta e continuo il viaggio solo con il suo fido purosangur nero e il suo consigliere di fiducia Arth Ritz. Aveva infatti dato disposizione ai servi di precederlo ad Urbino con tutto il necessario.
 Giunti ad Urbino si diressero al castello dove ad aspettarli c'era l'incantevole lady Isabella.

Il Re smontò dal cavallo e si diresse verso Isabella, si inginocchio per il baciamano e disse:

"Milady sono felice di essere finalmente qui a Urbino ospite vostro e del vostro illuminato sovrano. Siamo impazienti di iniziare questa riunione!"


(RIP) Isabella Este

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Isabella stava per entrare nella Sala della Conferenza con Re Borgia quando fu raggiunta da un Paggio che le comunicò che altri ospiti stavano facendo il loro ingresso ad Urbino.

Si congedò cortesemente dal Re di Milano pregandolo di accomodarsi e scese di nuovo all’atrio per accogliere i nuovi arrivati.

Vi trovò già una sua vecchissima conoscenza, tal Guglielmo di Valenza, milanese di nascita e facente paarte della delegazione lombarda, che  non aveva più incontrato da  immemore tempo.  Gli andò incontro riverendosi felice di rivederlo.

Sir Guglielmo –gli disse –  è un piacere rivedervi in occasione più lieta, siate il benvenuto nel Montefeltro!

Il  suono del corno anticipò così l’entrata della delegazione siciliana.

La Regina Morgana fece il suo ingresso a cavallo di un possente destriero seguita dal suo Vassallo, Sir Manuel Tancredi Quarrel e dalla guarnigione di scorta.

La Sovrana di trinacria era una delle più belle donne che Isabella avesse mai conosciuto e quel fascino mediterraneo era ancor più accentuato da i primi raggi del sole che si posavano sul suo bel viso.

Vostra  Maestà –le fece andandole incontro –  ringraziamo gli Dei per averci permesso di rivedervi ancora ad Urbino!

Poi riverendosi al Sir Quarrel  diede anche ad egli il benvenuto e invitò entrambi ad accomodarsi dando ordine al Cancelliere di accompagnarli presso le stanze loro assegnate per rinfrescarsi dal lungo viaggio prima di raggiungere la Sala della Conferenza.

La delegazione siciliana si stava giusto ritirando quando finalmente arrivò anche la delegazione senese.

Re  ChristianDoria accompagnato dal Vassallo di Arborea, Sir Arthr Ritz smontò da cavallo e si portò verso Isabella inginocchiandosi per il baciamano dicendo

 Milady sono felice di essere finalmente qui a Urbino ospite vostro e del vostro illuminato sovrano. Siamo impazienti di iniziare questa riunione!

Vostra Altezza - gli si rivolse lei riverendosi - Urbino è lieta di averVi nostro graditissimo ospite assieme al Vostro Consigliere. Ci auguriamo che l’incontro con gli altri Sovrani e con il Santo Padre possa essere l’avvio di una nuova stagione per le Terre Italiche.  Re Oddantonio scenderà a minuti, vogliate accomodarvi.

Ecco dunque che tutti gli invitati erano giunti e dunque Isabella ordinò al Cancelliere di avvisare  Sua Altezza Oddantonio  ed il Pontefice e di pregarli di raggiungere  il salone della Conferenza dove poteva così aver inizio il confronto  voluto da Emanuele II.

Era la mattina del 22 Luglio 1315 quando  un' altra pagina della Storia dei Regni Italici stava per essere scritta. Quello che sarebbe accaduto  nei giorni seguenti era ancora legato ad un destino ignoto, ma dall'esito di quell'incontro  pendeva il futuro di tante persone e popoli.


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(RIP) Manuel Tancredi Quarrel

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Ormai i soggiorni a Palermo erano diventati una cosa rara. Una guarnigione di soldati e fidati della Corona era appena rientrata dalla battaglia di Chadax, ed a pochi giorni dal rientro, Manuel aveva avuto giusto il tempo di sistemare le faccende imposte dal suo ruolo.
Sua Maestà la Regina lo aveva avvertito che era richiesta la sua presenza ad Urbino, dove si teneva una dieta con i rappresentanti di tutti i regni italici. L’incontro era voluto dal Papa e doveva trattarsi di questioni importanti se la sua Sovrana era partita così in fretta. Sistemate le ultime incombenze, date le ultime disposizioni alle guardie a difesa del castello, partì con la Real Guardia Palermitana alla volta dell'Urbinate Capitale.

Lontano dagli occhi, la gente d'arme è solita dare il peggio di se, il viaggio di pochi giorni per giungere ad Urbino ricordò a Manuel il sapore di quel passato ormai lontano, il profumo della selvaggina cotta sul fuoco di bivacco, i volti luridi, le notti passate a dormire con la mano callosa e ruvida sull'elsa, l'acre puzzo di orina di volpe all'alba, il mal di schiena da cavallo, per non parlare della sella.

Giunti a pochi chilometri dagli avamposti di guardia, ordinò ai suoi uomini di fermarsi e riposare, per darsi una ripulita e prepararsi per il ritorno alla civiltà. Rimaneva ogni volta colpito dalla grande capacità di fingere che avevano quegli animali selvatici, riuscivano a sembrare quasi nobili. Manuel indossò la tunica Gialla e Rossa di Trinacria, sistemò il colletto ed il blasone a tre stelle dorate dei Drengot, attraversò il cancello portando il suo Murgese al passo. Salutò le guardie che riconosciuta la livrea non si scomposero e si diresse alle stalle.

Erano passati anni dall'ultima volta, ma quella città sembrava non esser cambiata di un mattone, eternamente bella come un bassorilievo intarsiato nella quercia.

Ad attenderlo, l’incantevole Isabella d’Este. Manuel salutò il Vassallo con un garbato e nobile inchino,  e la seguì con un passo ed un'eleganza che nascondevano la natura Normanna del barbuto Vassallo Panormitano.
« Last Edit: 24 July, 2015, 02:13:00 PM by Manuel Tancredi Quarrel »
Manuel Tancredi dei Quarrel
I Duca di Nardò et Gallipoli
Comandante del Plotone Ares


(RIP) Oddantonio Montefeltro

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Regnava la quiete presso le stanze ove Oddantonio attendeva l'arrivo del Summus Pontifex e delle autorità italiche.



Urbino, come il mondo, era costantemente in evoluzione. Alcuni Regni conoscevano una nuova era, altri invece erano diretti verso il regresso. Il declino delle virtù degli uomini che hanno bisogno di credere in qualcuno, qualcosa, che spesso è corrotto, l’ingenuità delle genti è da sempre fonte di profitto per ladri e impostori. In realtà non ha molto senso ciò in cui crediamo, l’importante è che la fede o più spesso gli ideali siano condivisi; una menzogna in bocca ad un bugiardo è reato, in seno ad un intero popolo diventa una verità inopinabile, pensava fra sé. Aveva indossato abiti di pregio e stava adagiando la corona a cingergli il capo quando qualcuno battè con forza alla porta della stanza: l'attesa era terminata; le nobiltà italiche ed il vicario di Immanuel avevano tutte raggiunto Urbino ed attendevano presso i propri alloggi l'inizio della Dieta. Diede quindi ordine al maestro di cerimonie di far scortare gli illustri ospiti presso la sala che avrebbe fatto da cornice allo storico evento, Oddantonio li avrebbe attesi lì.



L'araldo annunciò l'ingresso delle illustri rappresentanze che da ogni Regno italico aveano raggiunto Urbino: dalla Serenissima Repubblica di Venezia giungeva il Doge Battista Auditore, dalla Magnifica Milano Sua Maestà Nunzio Borgia, accompagnato dal proprio consigliere, sir Guglielmo di Valenza. Era poi il turno delle autorità di Sicilia, facevano ingresso nella stanza Sua Altezza Morgana Chiaramonte e l'illustrissimo e nobilissimo Vassallo Manuel Tancredi Quarrel. Dalla Gloriosa Siena giungeva Re Christian Doria. Fu poi annunciato l'ingresso del Summus Pontifex, che avanzava scortato dalla Principessa Isabella Este, vassallo dell'antica Urbino.

[OFF/ Se qualcuno volesse essere appellato in diversa maniera (Duca, Conte ecc ecc), mi contatti privatamente e provvederò a rettificare il post sostituendo a "Re" il titolo che più vi aggrada. Per quanto concerne l'ingresso presso la sala, per questioni di praticità, ho seguito la cronologia dei post, eccezion fatta per Emanuele II]

Quando tutti presero posto, Oddantonio, alzandosi lentamente dal proprio seggio, incrociando con il proprio sguardo quello dei presenti, ruppe il silenzio.

Virtute duce, comite fortuna.

Salute a voi tutti, che Noi abbiamo chiamato da tutte le parti della italica penisola. Salute a voi che, ivi presenziando, date lustro ad Urbino tutta e colmate il Nostro cuore d'orgoglio. Salute a voi, che accogliendo il Nostro invito, siete accorsi da ogni corte italica per celebrare insieme con Noi questo faustissimo evento che sarà d'ora in avanti conosciuto come Dieta Reale di Urbino, la quale, oggi, Noi abbiamo la gioia di inaugurare.

Era Nostro pensiero, come una certa abitudine Ci prescrive, incontrare privatamente Emanuele II, al secolo Matteo Lubiani, ed inviare a voi tutti Nostra missiva contenente l'esito del confronto; ma perché, Ci siamo detti, affidare allo scritto ciò che, per una felicissima e singolarissima occasione - per questa Dieta cioè - possiamo esprimere a voce?! Non certo possiamo adesso dire a voce tutto ciò che abbiamo nel cuore e che per iscritto è più facile effondere. La parola viva quindi, sostituisca il verbo scritto.


Cercò poi, con il proprio, lo sguardo del Summus Pontifex, indi seguitò a parlare:

Ci piace ora lasciare la parola ad Emanuele II, Summus Pontifex della chiesa Teologica romana che oggi, ci rende grande onore regalandoci la propria presenza.

Mentre le parole riecheggiavano ancora nella sala, Oddantonio prese posto sul seggio di rosso vestito ed attese che Emanuele II, prendesse parola.
« Last Edit: 26 July, 2015, 11:20:11 AM by Oddantonio Montefeltro »

Matteo Lubiani

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Il Papa entrò nella grande sala dove già erano riunite tutte le Maestà e i nobili che avrebbero partecipato a quella dieta
Ascoltò parlare il Granduca Montefeltro, che lasciava  a lui la parola. Il Papa fece un profondo respiro sapendo la difficoltà del suo intento, ma sapendo altrettanto bene che doveva tentare e pregare Teos per la buona riuscita del suo proposito.

Come prima cosa ci tengo a ringraziare a tutte le Maestà e i nobili qui presenti per aver accettato di partecipare a aquesta Dieta. Ovviamente ringrazio anche il Duca Montefeltro e la Principessa Isabella D'Este per aver consentito a ospitarci e per la calorosa accoglienza che hanno saputo mostrare.
Ma ora veniamo alla questione che ci ha portato qui:
L'ostilità che è nata tra i regni di Siena, Roma e il Granducato di Urbino, suscitano in me non poche preoccupazioni.
Già dal momento delle dichiarazioni delle ostilità, mentre ero a parlare con Re Doria, i romani hanno ulteriormente peggiorato la situazione, in parte con missive del Capitano della Guardia, obbligato dal re romano alle dimissioni, in seguito a dei sequestri delle mercanzie dei beni senesi e urbinati. Non ho esitato a manifestare la mia contrarietà allo stesso re Caracciolo, che si è dichiarato pronto a restituire tutta la mercanzia in ogetto. Cosa che non ha ancora potuto fare a causa delle guardia che bloccano le delegazioni romane sul confine.
A lungo o breve termine se non affrontiamo subito la questione do per scontato l'inizio di una nuova guerra tra i regni Italici. Una guerra che non farebbe altro che indebolire tutti, una guerra in cui anche il vincitore sarà in realtà uno sconfitto. Il rischio è di governare sul nulla con una popolazione già in difficoltà di crescita.
Capisco che per i regni a volte le guerre siano d'obbligo, seppure un atto ostile lo giudicherei a prescindere sbagliato in quanto contrario alla volontà di ogni credo, teologico o pagano che sia, ma so per certo che in questo caso con il dialogo sia possibile evitare il conflitto. Un dialogo che dovrebbe coinvolgere pure i romani. Non perchè i romani siano nel giusto o nel torto, non sono qui a dire chi ha ragione o meno, ma un accordo condiviso potrebbe risanare vecchie ferite e riportare alleanza sciolte troppo velocemente. Sono qui a chiedere chi di voi sia disposto a lavorare per la pace e chi invece segue solo la bramosia della guerra, per dominare terre che non gli appartengono.
So che siete tutti re saggi e so che non volete il male della Nostra bella e amata penisola, ma ho bisogno di sentirvi dire che tutti cerchiamo lo stesso fine: la Pace.


Così dicendo il papa si sedette e attese che ora fossero gli altri a dire qual'era il loro fine.

Christian Doria

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Il Re senese ascoltò con molta attenzione prima il saggio Re di Urbino e successivamente il santo padre. Alle ultime parole di Emanuele II si senti un po incredulo. Sapeva benissimo che nessuno dei nobili qui presenti agiva solo per il piacere della guerra ma anzi erano tutti amanti della pace che però  non amavano tradimenti e prese in giro. Decise però di attendere ad esprimere il suo giudizio per sentire cosa ne pensavano gli altri reali


(RIP) Isabella Este

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Dopo l’apertura dei lavori da parte del Re, aveva preso la parola il Pontefice.

Mentre esprimeva il  suo pensiero, Isabella lo seguiva con grande interesse. La figura semplice di quell’uomo dall’aspetto inerme e buono, contrastava con il grande potere che risiedeva in egli stesso e si chiese se fosse consapevole di avere nelle sue mani le sorti delle Terre Italiche.

Giunto che fu quasi alla fine del suo apprezzato discorso,  Isabella  gli sentì  pronunciare una frase che la sorprese. Voltò lo sguardo incredula verso Oddantonio che incrociò il suo.

Attese che qualcuno dei presenti intervenisse e dopo che si fu espresso brevemente Re Doria,  si alzò e prese lei la parola.

Vostra Santità, Vostre Magnifiche Grazie – iniziò a dire – sebbene non sia un Sovrano Vostro pari, mi permetto di intervenire in qualità di antico Consigliere di Re Oddantonio e di Ambasciatrice di Urbino per apportare un mio contributo a codesta discussione, anche in forza della personale esperienza e testimonianza dei fatti occorsi che ci portano oggi qui a riunirci, per scongiurare un’ennesima sciagurata frattura tra le genti italiche come  giustamente auspica il Santo Padre.

Al fine tuttavia di poter sgombrare il campo una volta per tutte da “leggende” che non giovano a codesta causa, credo sia opportuno un confronto  del tutto trasparente e leale.

Ecco quindi che ad onor del vero, devo affermare che una “guerra” è già in atto. Una guerra che si è voluta aprire in modo scellerato e che viene combattendosi subdolamente ai danni di Urbino ormai da  diverso tempo e che risale a quando si è inteso sciogliere l’Invictus Italiae, organismo che almeno nella nostra idea, per nostra intendo di Urbino, doveva servire per compattare finalmente i Regni Italici e farli divenire quella grande e gloriosa potenza politico/ economica che avrebbe permesso ai nostri popoli di poter godere di un lungo periodo di pace e prosperità garantendo ricchezze a benessere a tutti.

Purtroppo per motivi legati ad incomprensibili individualismi unitamente all’evidente indifferenza per le sorti delle proprie genti, ciò non è stato possibile ed oggi chi si è reso partecipe e compartecipe di codesta situazione, deve necessariamente assumersi la responsabilità di quelle azioni di fronte a Voi tutti e al Mondo.


Come è mio costume, parlerò senza peli sulla lingua – continuò Isabella – e dirò chiaramente che tra i fautori di questo nefasto scioglimento figurarono: Galeotto Malatesta, Palmerino Caracciolo, Pretziosa de Bas Serra  e gli ormai defunti Caio Alidosi e Alceste Capoferro,che tuttavia riposino in pace.

I primi due, come ormai tutti sapete,  cospirarono contro il Mio Re per usurpare il Trono Romano. Gli altri tre si guardarono bene dall’intervenire per scongiurare il peggio,  poiché il loro plurimo interesse fu  unicamente quello di limitare il potere del Montefeltro Re, di ridimensionare i territori di Urbino e non ultimo di prendere il controllo di Ferrara che ricordo, fu liberata con un attacco concordato tra TUTTI gli appartenenti dell’ IVI e sferrato direttamente da Urbino, ma su questo argomento riferirò più tardi.

Ecco dunque Vostra Santità che quella pace che oggi auspicate, peraltro anche un possibile riavvicinamento del Montefeltro alla Fede Teologica, fu minata  tristemente proprio dalle persone a Voi più vicine per fede religiosa che inoltre, all’indomani dello scioglimento dell’IVI, per mezzo dell’allora Re Roberto di Stabia, ci comunicarono personalmente che Urbino,  assieme a  Milano e Firenze,  venivano emarginate e che non avrebbero potuto far parte di quella Alleanza che andava costituendosi sotto il vessillo della Chiesa Romana, allorché Voi salivate al Soglio Pontificio.

 Non solo, Il Di Stabia ci accusò falsamente di aver cospirato contro Napoli sostenendo la Famiglia D’Aquino nell’impresa che si era allora prefissata, di prendere cioè Cirene e di allontanarsi quindi da Napoli, cosa non vera come possono testimoniare sia l’odierna Regina di Cirene Morgana d’Aquino alla quale ho sempre negato il mio diretto aiuto, che Sua Grazia Morgana Chiaramonte qui presente, la quale potrà attestare la presenza dei D’Aquino a Palermo, dove avevano chiesto asilo in quelle settimane e non quindi ad Urbino.

Fu questa ai nostri occhi solo una scusante per marchiare la pelle degli Urbinati  con l’onta del Tradimento e  dar via, così giustificandolo, a quel progetto che poco sopra Vi ho riportato, Dividere per Imperare.

A testimonianza di quanto riporto, vorrei inoltre riferire che, quando  tempo fa il Re di Roma, andando a “piangere” presso ogni Corte del mondo conosciuto, dall’Inghilterra fino a Kiev passando per altre decine di Sovrani che fortunatamente non gli diedero alcun credito, mise in giro la voce di un’imminente scontro armato tra Roma ed Urbino, la stessa Regina di Cirene mi scrisse e io l’invitai a intervenire presso di Voi, Santità, affinché si scongiurasse quel peggio che il Caracciolo, sapendo di essere nel torto, temeva, ma nessuna Vostra parola giunse a codesto indirizzo.

Ci volle l’atto osceno dei romani, di sequestrare le merci  al mercato dei nostri incolpevoli cittadini, per farvi  decidere di intervenire e di questo ve ne rendo oggi  onore et ringraziamento. Anche Urbino avrebbe potuto sequestrare le merci di tanti cittadini dell’Urbe, ma non lo fece giacché non è mai stato nostro costume, indirizzar rappresaglia su gente innocente.

Del Vostro discorso ho apprezzato la totalità del Vostro pensiero  Santità, soprattutto quando giustamente vi riferite all’Usurpatore Romano dicendo: Sono qui a chiedere chi di voi sia disposto a lavorare per la pace e chi invece segue solo la bramosia della guerra, per dominare terre che non gli appartengono.

Per concludere, vorrei portare alla cortese attenzione di tutti Voi qui presenti, che il Caracciolo non si appropriò solamente del Regno romano, ma con la complicità di Roberto di Stabia e Norberto Gonzaga, annesse  del tutto arbitrariamente ed illegittimamente Ferrara al Regno di Roma. Come riferito in precedenza, Ferrara fu sottratta al controllo di Bisanzio da un Alleanza formata da TUTTI i Regni Italici e la sua podestà DOVEVA RESTARE di TUTTI QUEI REGNI che avevano contribuito a liberarla. Invece, come sua consuetudine, il Re romano si è voluto ancora una volta appropriare di ciò che NON gli apparteneva, come Voi fate giustamente notare.


Ora che anche questi ulteriori fatti sono stati riferiti – concluse la Este – lascio la parola a chi vorrà intervenire.


Isabella finito di parlare tornò a sedersi in attesa di altri pronunciamenti.

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Nunzio Borgia

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Re Nunzio se ne era stato lì seduto ad ascoltare mentre le parole di Madame Isabella facevano riaffiorare lontani ricordi, bugie, intrighi e molto altro. Purtroppo il sogno che avevamo di riunire tutti i popoli Italici sotto un'unico stemma si era spento con l'intervento di persone che si reputavano molto importanti, che con le loro parlantine erano riuscite a far cambiare idea e pensieri ad altri.
L'Invictus era l'alleanza perfetta, rovinata da pochi quello che molti avevano tentato di costruire, sconfitta non dalle armi, ma bensì dalle parole e dai fatti che i vari Caracciolo e Gonzaga avevano tramato alle spalle di Oddantonio.

Ero pronto a dire la mia: Da quando iniziai, i miei primi passi furono quelli di cercare di capire le persone al di là dei personaggi che rappresentavano, col tempo e i vari errori commessi mi aiutarono molto a farlo.
In Italia non ho mai trovato persone più affidabili, sincere, simpatiche e forti di chi governa tutt'ora il Granducato di Urbino, non dico questo per fare il "castamorto" con loro, ma perchè lo penso da sempre. Ogni volta che ho chiesto a loro aiuto, loro c'erano; quando gli ho chiesto qualche consiglio, me lo hanno dato; e naturalmente quando serviva qualcosa a loro, io c'ero.
Quando Oddantonio mi chiese di entrare nell'Invictus ero un pò titubante, tante persone con idee e pensieri diversi e dura metterle d'accordo, lui mi chiese di provare e così fu.
I primi tempi, tutto bene, poi iniziarono i primi screzi, cose risolvibili, ma che hanno rotto quel filo sottile che ci legava.
E fu in questo periodo che Palmerino portò avanti l'iniziativa di essere eletto come Re di Roma, anche spettava al Re di Urbino prendere una decisione del genere, in quanto fu Urbino a conquistarla.

Nel frattempo che i Re discutevano di questo, il Caracciolo ottenne il parere favorevole di molti Vassalli e del Re che in quel tempo regnava Roma, ovvero Norberto Gonzaga, il quale era il classico tipo falso, diceva una cosa e intanto ne faceva altre.
Alla fine, l'Invictus venne distrutta, Caracciolo prese il trono di Roma, Norberto divenne il suo cagnolino di "fiducia" e vari Re che si erano pentiti di dare appoggio alla persona sbagliata, si lasciarono morire, portandosi nell'aldilà le brutte decisioni che hanno preso in vita.

Ora siamo qui, uomini e donne più potenti d'Italia, a decidere se fare la guerra o a continuare la falsa pace che fino ad oggi ci ha portato avanti.
Il Ducato di Milano, ha sempre percorso una strada che andava in parallelo a ciò che decideva il Ducato di Urbino, c'è sempre stata una forte alleanza tra i due Regni e una forte amicizia tra i loro Reggenti.
Quindi come sempre, se Urbino farà guerra a Roma, allora anche Milano farà guerra a Roma.