Author Topic: La Verità sul Trattato di Arezzo  (Read 1233 times)

Isabella Este

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La Verità sul Trattato di Arezzo
« on: 22 May, 2015, 11:20:48 PM »
Da tempo non si faceva altro, in ogni Corte italica, nei tribunali e perfino nella Residenza Papale, che parlare del Trattato di Arezzo tirandolo in ballo per giustificare la legittimità della salita al Trono Romano di chi non era altro che un usurpatore, tal Palmerino Caracciolo.

Ad Isabella erano giunte missive da più parti chiedendole di illustrare come stavano in realtà le cose e quindi prese carta e pennino per redigere una missiva che facesse luce una volta per tutte sui quei fatti ,dato che a differenza sua, molti parlavano senza averne alcuna cognizione di causa e solo per “sentito dire”.

Era ora tuttavia che qualcuno riferisse la verità.

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Miei amici,

anche Noi, volevamo ardentemente parlare con voi al più presto, et aprire il Nostro cuore con voi che, persino nei momenti in cui subivamo l'ira della fortuna non faceste mancare verbo e conforto. Sennonché, altri importanti lavori del Nostro uffizio, Ci hanno impedito fin qui, con Nostro dispiacere e rammarico, di soddisfare i Nostri desideri. Ma gli Antichi Dei, larghi nella misericordia et abbondantemente munifici nei confronti  di chi prega con fiducia, Ci concedono oggi di recarlo ad effetto.

In verità, col più acerbo e incredibile dolore, che nasce dal materno affetto col quale vi amiamo, abbiamo ricevuto le tristissime notizie sugli scompigli delle cose riguardanti la successione romana e, in particolar modo, sulle dicerie riguardo il Trattato di Arezzo, per la zizzania che hanno seminato questi uomini nemici.
Vi indirizziamo dunque questa epistola per portare la luce della verità dove le tenebre dell’ignoranza, stanno invero avvolgendo ogni cosa.

Prima di narrare i fatti riguardanti il Trattato di Arezzo e le conseguenze che quell’Atto portò con sé, come Ci chiedete, permetteteCi di citare un passo di un testo fondamentale della mia istruzione giovanile e che tennemmo sempre a mente sia nell’esercizio del Nostro Uffizio Governativo che nelle relazioni della vita privata e che spero per la vostra saggezza, vogliate far Vostro.

Esso vi disporrà a leggere con il giusto animo quanto andrò ad illustrarvi successivamente:

“Io proprio non so quale impressione vi abbiano fatto, ateniesi, le parole dei miei accusatori; quanto a me, credevo di non essere più io, tanto quei loro discorsi mi parvero persuasivi; e il bello è che non c'era una parola che rispondesse al vero. Ma fra tutte le loro menzogne una sola, soprattutto, mi ha stupito, cioè quella che voi dovete stare in guardia e non lasciarvi ingannare da me che sarei un abile parlatore. E il fatto che costoro non si siano vergognati pensando che io, presto, li avrei smentiti dimostrando di non essere affatto quell'abile parlatore che essi sostenevano, mi è parsa la loro più grande impudenza, a meno che costoro non chiamino buon oratore chi dice la verità, nel qual caso, io stesso devo convenire di essere tale, ma non nel senso che dicono loro. In ogni caso, ripeto, costoro non hanno detto nulla, o quasi, di vero; da me, invece, voi udrete tutta la verità….”

Or dunque veniamo a fatti di nostro interesse.

Il Trattato di Arezzo fu siglato all’indomani dell’armistizio tra l’allora Confederazione Italica e l’Alleanza del Mondo Libero al fine di garantire una pace duratura specie nelle terre Italiche che per anni erano state falcidiate da innumerevoli guerre interne.

Tra le altre cose, il Trattato riguardava l’allineamento geo-politico dell’Europa nonché il Protettorato Romano.

Nessuna delle direttive indicate in questi due punti fu mai applicata totalmente facendo pertanto decadere la sua stessa validità.

In primis si decretò che le Regioni di: Arezzo, Arborea,Parma, Agrigento e Cosenza occupate dall AFW tornassero sotto il controllo dell’IC e questo fu da Urbino immediatamente rispettato.

Le Regioni invece di: Uppland, Ostergott-Land, Halland, Oppland e Skanf venissero consegnate all AFW fatto che invece non avvenne e nessuno mai ne rivendicò la giurisdizione.

In merito al Protettorato Romano il Trattato stabiliva che:

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Articolo F: Il Protettorato romano
Statuto I: L’attuale governo che la AFW esercita su Roma si trasformerà in un governo di coalizione provvisoria in cui il potere sarà condiviso fino a quando non sarà concordata una decisione al fine di ottenere una situazione più stabile.

Come potete notare è scritto molto chiaramente che il Governo di Roma era controllato dall’AFW e mai nessun altro Regno al di fuori di Urbino, né dell AFW che dell’ IC ha richiesto la sua trasformazione.

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Statuto II: Le nazioni dell’AFW firmatarie avranno il diritto di nominare e sostituire il Reggente ed il capitano della Guardia per i prossimi 6 mesi.

Re Oddantonio Montefeltro stabilì che il Reggente dovesse restare Sir Galeotto Malatesta che egli stesso aveva indicato all’AFW come migliore per salire al trono Romano essendo a quel tempo suo fidato fratello e concittadino. Gli altri Regni dell’AFW non si occuparono mai più della questione lasciando così al Montefeltro il libero arbitrio nell’Amministrazione di tale Regno.

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Statuto III: Le nazioni firmatarie della Confederazione Italica avrà il diritto di nominare e sostituire il capo dell'Accademia di Roma, il vassallo e il giudice di Roma per i prossimi 6 mesi.

Nessun Reggente dell’IC reclamò mai questo diritto perdendo di fatto la sua legittimazione a farlo successivamente.

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Statuto IV: Dopo sei mesi, i quattro membri del governo provvisorio (reggente, vassallo, capitano della guardia e giudice) decreteranno un governo permanente che assicuri il benessere e l'autonomia di Roma.

Un voto a maggioranza semplice è richiesto. La votazione si svolgerà il primo di ogni mese finché non sarà ottenuta la maggioranza
.

Nessuna votazione è stata mai indetta, nessun cittadino romano ha mai rivendicato il diritto a chiederla, nessun Regno IC ha mai sollevato obiezioni in merito a quanto citato in questo articolo, perdendo parimenti di fatto il diritto che veniva loro concesso.

Dato che, amici miei, vengono narrate molte favole circa la salita al Trono di Roma dell’usurpatore Palmerino Caracciolo e ciò che mi riferite non mi sorprende più di tanto poiché conoscendo l’animo umano, so che esso è portato il più delle volte a confezionar gli eventi in modo più confacente alla propria utilità che conforme alla verità, vi illustrerò anche come si giunse a siffatta tragedia.

In prima istanza in verità affermo che il Re di Urbino, Oddantonio Montefeltro è stato ed è ancora unico et legittimo titolato a governare su Roma, in quanto artefice e compartecipe della triplice alleanza allargata a molti altri Regni, che prese l’Urbe per sottrarla al vortice di nefandezze che venivano in loco perpetuandosi grazie anco alla complicità dell’allora Papa.

Quando il Sovrano, Galeotto Malatesta, chiamato proprio dal Montefeltro a Governare Roma (altrimenti, non avrebbe mai potuto sperare di ambire a tale carica), all’indomani della sua liberazione, manifestò la volontà di ritirarsi a vita privata, si aprì un confronto su chi dovesse essere il suo successore. Allora Oddantonio, deciso a trasferire il governatorato ad altra persona fidata, indicò due nomi tra i suoi più intimi legati, me e Sir Argante Gonzaga. Galotto si oppose alla nomina di Argante e propose il Nostro nome, Isabella Este, come candidata adatta a succedergli sul trono di Roma.

La discussione riguardo la successione si prolungò più del dovuto e questo diede spazio all’allora Vassallo Palmerino Caracciolo, che lavorando di fino, insinuò nel Malatesta, un Re ormai stanco e dall’intelletto consumato dall’età, l’idea che Roma dovesse restare ad un romano portando così il Re a voltar le spalle al suo antico benefattore e a tradirlo.

Oddantonio, per verificare l’onestà del Caracciolo che intanto in camera caritatis gli giurava fedeltà ( // disse che senza il benestare di Oddantonio non sarebbe salito mai a Reggente di Roma) si manifestò contrario alla sua intronazione. Ma come si sa, l’occasione di aver ciò che con propria capacità non si riuscirebbe mai ad ottenere fa l’uomo ladro e così, spergiurando, il Caracciolo si impose sul Malatesta ed usurpò così il Trono di Roma.

Oddantonio aveva più di una ragione per decidere su chi dovesse essere il successore del Malatesta poiché aveva conquistato Roma con i suoi alleati pagando di tasca sua migliaia di monete per costituire l’Esercito e dichiarare le guerre che all’epoca erano molto costose.

Eppure magicamente il Trono di Roma fu preso, SENZA ALCUNA VOTAZIONE, da tal Palmerino Caracciolo legato di un Ex Papa di nessuna memoria.

Egli si ritrovò dunque Reggente di un Regno non suo, con la complicità di tutti quelli che non aspettavano altro di veder umiliato “ l’antipatico ” Re di Urbino, che però fino ad allora aveva tenuto al sicuro Roma facendo i “nobili interessi” di chi sedeva tranquillamente al Governo.

Vi posso assicurare che nessuna acclamazione vi fu per il Caracciolo, tanto più che a quel tempo Roma era più loco di foresteria che di residenza e che invero tutto fu compiuto con un accordo esclusivo tra i due.

Non ultimo, ai tempi della IVI assistemmo al tentativo del fu Matteo Lubiani (ora Papa della chiesa Teologica) di far valere il trattato di Arezzo per prendersi i territori a Nord. A quel tempo, di comune accordo, gli fu sbattuta la porta in faccia. Eppure, questo irriducibile nemico del vero, oggi, Ci giungon voci, tenta di opinare sulla legittimità del Trattato e della successione di Palmerino.

Ecco dunque la vera verità sui fatti dell’Urbe ed in essa risiede la legittimità di dire che Palmerino Caracciolo è un Usurpatore!

Fate tesoro di questo mio parlare e divulgatele in modo che il mondo sappia.

Mi congedo da Voi con le parole che usò un Saggio Filosofo di fronte ai suoi uditori

“Quel che importa è che voi facciate attenzione se io dico cose giuste o meno perché questa è, in fin dei conti, la virtù del giudice, mentre quella dell'oratore è di dire la verità.”

La storia è maestra delle nostre azioni e la storia, ci ha insegnato non a diffidare, ma ad evitare qualsiasi tipo di rapporto con certi elementi più simili a serpi velenose ansiose di mieter vittime propinando agli incauti il proprio veleno.


Chiedendo pertanto di riconoscermi quale vostra fidata amica la qualità di Oratore come io a Voi quella di Giudici, invio i miei fraterni saluti.

In Fede

Urbino, addì 23 Maggio 1315





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« Last Edit: 24 May, 2015, 04:34:08 PM by Isabella Este »
" Il mio segreto è una memoria che agisce a volte per terribilità"