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RP - International => [Any Language] International RP => Topic started by: Gualtieri Colapesce on 18 May, 2016, 04:28:03 PM

Title: [ORP] La vita al Monastero - Life at the Monastery
Post by: Gualtieri Colapesce on 18 May, 2016, 04:28:03 PM
La vita al monastero

Ogni mattina Palmerino si svegliava e ringraziava il Signore.

Teos gli aveva fatto un dono grande, ed il monaco adorava ogni secondo della sua nuova vita.

Agli occhi di chiunque, questa sua opinione poteva sembrare assurda.

Era stato importante, potente, protagonista della storia del mondo.
Aveva dormito in comodi letti, in calde camere.
Aveva mangiato prelibatezze di ogni tipo, e bevuto i migliori vini.
Aveva indossato vesti di seta, comode e linde.

Oggi dormiva sulla fredda pietra di una fredda cella.
Mangiava poco, i prodotti della terra coltivati dagli altri monaci.
Beveva acqua.
Indossava sempre lo stesso saio.

La vita al monastero era dura agli occhi di un esterno spettatore.

Sveglia presto, lavoro nei campi, cura degli appestati, e tanta preghiera.

Ajaccio era diventato un famoso crocevia per gli infermi. La voce si era sparsa, e le cure dei monaci francescani erano ormai note in tutta Europa.

Monaci Francescani: così ormai tutti li chiamavano, in onore di Sua Santità Francesco Paolo I (https://dl.dropboxusercontent.com/u/22446650/JBS/pope-beard.png), il Papa del cambiamento.
Questi era il fratello di Palmerino, Petracone Caracciolo, ed era salito al Soglio Pontificio in un momento difficile, durante lo scisma, scegliendo quel nome.

Prima di lui la Chiesa era diplomazia, guerre, accumulo di ricchezze.

Quando Petracone accettò la responsabilità del Soglio, decise che le cose sarebbero cambiate.
Quello che era di marcio nella santa chiesa si spostò a Parigi, ed a Roma rimase solo il lato spirituale e quindi più giusto e genuino della religione Teologica.

Con lui la Santa Romana Chiesa era tornata ad essere quella professata da Immanuel.

Aveva investito il Fondo di San Rocco per aiutare i bisognosi, per creare mercati, e soprattutto per edificare cattedrali, chiese, parrocchie da cui diffondere la parola del Signore.
Aveva speso la sua vita nel nome della pace e della carità teologica.

Aveva consumato ogni forza e dedicato ogni respiro al cambiamento. Il suo progetto si era spinto in una direzione ben definita: aiutare i bisognosi.

Ecco perchè i monaci di Ajaccio venivano chiamati ormai da tutti "Francescani", perchè impersonificavano perfettamente il desiderio di Francesco Paolo I.

Sua Santità soleva dire:

"Non c'è gioia maggiore di quella ottenuta dal fare del bene.
Non c'è gratificazione più grande di quella ottenuta aiutando il prossimo."

Palmerino aveva imparato bene il significato di quelle parole.

Ecco perchè era felice.
Ecco perchè ogni mattina si svegliava e ringraziava il Signore.


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Life at the monastery

Every morning Palmerino woke up and thanked the Lord.

Teos had given him a great gift, and the monk loved every second of his new life.

In the eyes of anyone, this opinion might have seemed absurd.

He had been important, powerful, protagonist of world history.
He had slept in comfortable beds, in warm rooms.
He had eaten delicacies of every kind, and drank the best wines.
He wore silk robes, comfortable and neat.

Today she slept on the cold stone of a cold cell.
He ate few products of the land cultivated by the other monks.
He drank water.
He always wore the same tunic.

Life in the monastery was hard for an external viewer's eyes.

Wake up early, work in the fields, care of plague victims, and much prayer.

Ajaccio had become a famous crossroads for the sick people. The rumor had spread, and the care of the Franciscan monks were known throughout Europe.

Franciscan monks, so now everyone called them, in honor of His Holiness Franciscus Paulus I (https://dl.dropboxusercontent.com/u/22446650/JBS/pope-beard.png), the Pope of change.
He was the brother of Palmerino, Petracone Caracciolo, and he climbed the Papal Throne in a difficult time, during the schism, choosing that name.

Before him the Church was diplomacy, war, wealth accumulation.

When Petracone accepted the responsibility of Rocco's Throne, he decided that things would change.
What was rotten in the holy church moved to Paris, and Rome was only the spiritual side and therefore more just and genuine religion of Theology.

With him, the Holy Roman Church returned to be the one professed by Immanuel.

He invested the San Rocco Fund to help the needy, to create markets, and above all to build cathedrals, churches, parishes from which to spread the word of the Lord.
He had spent his life in the name of peace and theological charity.

He had consumed every strength and every breath devoted to change. His project was pushed into a well-defined direction: helping the needy.

That is why the monks of Ajaccio were called now by all "Franciscan", because perfectly impersonating the desire of Franciscus Paulus I.

His Holiness used to say:

"There is no greater joy than that achieved by doing good.
There is no greater satisfaction than that achieved by helping others."

Palmerino had learned well the meaning of those words.

That is why he was happy.
That is why every morning he woke up and thanked the Lord.
Title: Re: [ORP] La vita al Monastero - Life at the Monastery
Post by: Gualtieri Colapesce on 20 May, 2016, 12:21:13 PM
Dormiva da poche ore, quando fu svegliato dai passi veloci e rumorosi di qualcuno nel corridoio.

Quando bussarono alla porta della sua cella, Palmerino era già in piedi.

"Cosa succede?"

Alcuni monaci con aria preoccupata gli spiegarono che una grossa imbarcazione battente bandiera savoiarda aveva da poco attraccato al porticciolo di Ajaccio.
Ne erano scese decine di persone, evidentemente tutti appestati. Zoppicando, si erano trascinati fino al monastero per chiedere aiuto.

"E quindi? Cosa aspettate? Andiamo!"

I monaci erano rimasti titubanti... poi uno di loro disse:

"Fratello, la maggiorparte di loro sono... atei senza Teos!"

Palmerino rimase in silenzio alcuni secondi, poi tuonò:

"Sono malati, hanno bisogno del nostro aiuto, delle nostre cure! E noi li aiuteremo, perchè è questo ciò che facciamo qui al monastero, perchè è questo ciò che Teos ci insegna! Accompagnatemi da loro!"

Nello stanzone organizzato per loro, l'odore era insostenibile, e si mischiava ai lamenti degli appestati.
Insieme, nobili e plebei, cavalieri e contadini. La peste non faceva differenze.

"Il castigo di Teos non riconosce ricchezze nè titoli" pensò tra sè.

In quel momento sentì tirare il saio.

"Padre, sono Ethan Johns. Sto morendo. Sono solo. Vi prego, battezzatemi".

Palmerino sorrise e gli toccò il capo.

"Sir Ethan, voi non morirete. Ci occuperemo noi del corpo e dell'anima, non temete".

Un altro uomo attirò quindi la sua attenzione:

"Padre, sono Lord Edward Buckingham, vassallo di Bourges. Ecco a voi, questo è un dono per il monastero, per tutto ciò che fate. Salvate la mia gente, padre, ve ne prego".
Porse a Palmerino una sacca contenente probabilmente delle monete d'argento.

"Vi ringrazio Lord Buckingam, facciamo solo il nostro dovere".

Dopo un po', Palmerino riconobbe una nota stonata in quello stanzone. Una lingua diversa, era spagnolo?
Si avvicinò ad un uomo, sembrava un cavaliere. Delirava.
Palmerino gli prese la mano, e l'uomo aprì gli occhi:

"Soy Sasa Dekales, Señor de Montesa. Mi vida por mi pueblo! Teos que me recibieron en sus brazos!"

Il frate gli asciugò il sudore e lo tranquillizzò.

In quel momento un monaco gli si avvicinò e gli disse piano:

"Fratello, abbiamo bisogno di voi. E' giunta un'altra nave, carica di appestati".
Poi aggiunse:
"Arriva da Roma".

Palmerino alzò gli occhi al cielo e pregò:

"Teos, proteggici!".


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He slept for a few hours, when he was awakened by the quick and noisy footsteps of someone in the hallway.

When they knocked on the door of his cell, Palmerino was already up.

"What happened?"

Some monks looking worried they explained that a large vessel flying the flag of Savoy had just docked at the port of Ajaccio.
He had dropped dozens of people, apparently all plague victims. Limping, they were dragged to the monastery for help.

"So? What are you waiting for? Let's go!"

The monks remained hesitant ... then one of them said:

"Brother, the majority of them are atheists ... no Teos!"

Palmerino was silent for several seconds, then thundered:

"They are sick, they need our help, our care! And we will help them, because that's what we do here at the monastery, because this is what Teos teaches us! Take me to them!"

In the big room arranged for them, the smell was unbearable, and mingled with the groans of plague victims.
Together, nobles and commoners, knights and peasants. The plague did not differentiate.

"The punishment of Teos does not recognize riches nor titles," he thought to himself.

Then he felt pull the habit.

"Father, I'm Ethan Johns. I'm dying. I am alone. Please, baptise me".

Palmerino smiled and touched his head.

"Sir Ethan, you will not die. We will take care of your body and of your soul, do not be afraid."

Another man then caught his attention:

"Father, I am Lord Edward Buckingham, vassal of Bourges, this is a gift to the monastery, for everything you do. Save my people, father, I beseech you."
He handed to Palmerino a bag containing probably silver coins.

"I thank you Lord Buckingham, we only do our duty".

After a while , Palmerino recognized a discordant note in that room. A different language, was it Spanish?
He walked over to a man, he looked like a knight. Delirious.
Palmerino took his hand, and the man opened his eyes:

"Soy Sasa Dekales, Señor de Montesa. Mi vida por mi pueblo! Teos que me recibieron en sus brazos!"

The monk wiped the sweat and reassured him.

At that moment a monk approached him and said quietly:

"Brother, we need you. Another ship has come, full of black plague".
Then he added:
"It comes from Roma".

Palmerino looked up to heaven and prayed:

"Teos, protect us!".

Title: Re: [ORP] La vita al Monastero - Life at the Monastery
Post by: (RIP) Sasa Dekales on 20 May, 2016, 06:55:18 PM
Sasa looked at the man in monk clothes as he was walking away. There was something in the mans voice, in his walk, something that assured Spanish knight that the monk knew what was he doing. That moment has passed and again his eyes caught sight of wounds on his skin, unnatural colour of his skin and he was once more thrown in the abyss of despair. Voice inside was shouting that no cure exist, that his condition is beyond any help and that he has found his end in this monastery.
Looking across great hall, full of people that looked like him that despair was only growing.
He saw few more monks, all dressed same as that tall man that spoke with him, walking in a hurry, some of them rolling eyes on the people that claimed they are atheist, some of them carrying bottles containing some kind of violet liquid. What was that, he asked himself, for what is that violet potion?
He once again sailed in his thoughts to a happier place. He was a man that considered inn and training ground his home, he was not feeling pleasant in a monastery, for sure not in monastery full of sick people,people seeking help and hope.
 Surrounded with illness, being ill himself, in a delirium he started praying, praying for all those around him, for all those that haven´t got someone to take their hand and tell them that everything will be alright.
He thought that Teos, in all his wisdom and might wouldn´t send such a scourge on all those people if there isn´t a way to save themselves.There must be a way to undo the wrong and there must be a better way to go to final judgement than covered in boils and wounds smelling like rotten corpse although there is still breath in the body.
At the end of his strength,exhausted from the trip on open waters,praying for his soul and soul of people that haven´t found Teos in their life he saw a monk approaching him holding bottle with strange violet liquid while he was falling unconscious on the hard stone floor... 
Title: Re: [ORP] La vita al Monastero - Life at the Monastery
Post by: Gualtieri Colapesce on 22 May, 2016, 09:40:55 AM
Palmerino entrò nella grande sala organizzata per gli appestati romani e gli si strinse il cuore.

Conosceva la maggiorparte di quei volti. Ma molti erano ormai quasi irriconoscibili.

Quei visi scavati, pallidi, lucidi di sudore, con occhi cerchiati e soprattutto sofferenti, erano così diversi da ciò che lui ricordava.

Subito notò la donna in armatura, e la riconobbe. Era Giordana della Tuscia, faceva parte come lui dei Cavalieri del Santo Romano Sepolcro.
Quella donna si era fatta conoscere per l'integrità e la rettitudine.
E chiunque l'aveva vista su un campo di battaglia, difficilmente l'avrebbe dimenticata.
Giordana fece subito cenno al frate di pensare prima agli altri, lei poteva aspettare.
Quella donna non cambiava mai.

In un giaciglio poco lontano, vide un uomo di cui riconobbe gli abiti religiosi.
Si presentò come Francesco Chiaramonte, era un seminarista romano che aveva contratto il morbo nella città santa.

Dunque Palmerino notò, tra i tanti monaci che si affannavano nelle loro faccende, una... donna? Cosa ci faceva una donna tra i monaci?
Si avvicinò, e quando ella si voltò, stentò quasi a riconoscerla, poichè anche lei aveva i segni della malattia in volto.
Era la contessa Grimaldi, che nonostante il morbo, continuava ad aiutare chi stava peggio di lei.

"Contessa! Mia signora! Come state? Fermatevi e riposatevi. Ora pensiamo noi a tutto".

La contessa stava asciugando la fronte di un uomo privo di sensi e delirante, aveva detto di chiamarsi Jakob Zoutmann.

Proprio in quel momento si accesero gli animi.
In un angolo della sala, alcune persone si stavano azzuffando.
Palmerino si avvicinò in fretta. Un gruppo di uomini che urlavano e spingevano, cercavano di farsi strada per aggredire un altro appestato, mentre alcuni monaci cercavano di mantenerli.

"E' colpa sua! Quella spia di Urbino! E' un untore! Prendetelo! Prendete l'untore di Urbino!"

La voce di Palmerino echeggiò nella sala:

"Fermi! Fermi che Teos vi perdoni! Cosa fate?".
Accompagnò le sue parole con un paio di spintoni che fecero facilmente rotolare al suolo alcuni facinorosi, indeboliti dalla peste.

Il monaco si mise dunque d'avanti all'italico, proteggendolo con il suo corpo.

"Cosa dite mai? Pensate forse che la peste sia opera dell'uomo? La peste nera è opera di Teos! E' lui che ce l'ha mandata, proprio per punire quelli come voi, sempre pronti a giudicare, ad odiare, a dividere!
Chiedete perdono al Signore, pregate in suo nome, ed allontanatevi prima che vi prenda a calci uno per uno!".

Forse convinti più dalla minaccia dei calci che dal desiderio di pregare, gli uomini si allontanarono borbottando.

Il frate, quindi, portò l'italico con sè in un'altra stanza più piccola. Lì sarebbe stato al sicuro.
Egli disse di chiamarsi Gloribus Medici, e giurò di aver contratto il morbo a Roma, e di esservi arrivato sano.

In quel momento, un monaco avvertì Palmerino dell'ultimo arrivo.
Mattia dei Conti di Segni era giunto ad Ajaccio, e chiedeva di essere curato.
Fra Palmerino decise quindi di sistemare quella sala per gli italici, visto che probabilmente ne sarebbero arrivati altri, e sospirò, pensando che sarebbe stata una lunga notte.


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Palmerino entered the great hall organized for the Roman plague victims and his heart sank.

He knew the majority of those faces. But many were now almost unrecognizable.

Those carved faces, pale, glistening with sweat, with circles under their eyes and especially the suffering, they were so different from what he remembered.

Immediately he noticed the woman in armor, and he recognized her. Giordana della Tuscia, as she was part of the Knights of the Holy Sepulchre Roman.
That woman had become known for integrity and honesty.
And anyone who had seen her on a battlefield, would hardly forgotten.
Giordana made immediately motioned to the monk to think of others first, she could wait.
That woman never changed.

In a bed nearby, he saw a man in religious clothes.
He introduced himself as Francesco Chiaramonte, he was a Roman seminarian who had contracted the disease in the holy city.

So Palmerino noticed, among the many monks who were busy going about their business, a ... woman? Why was a woman among the monks?
He came up, and when she turned around, he almost struggled to recognize her, as she had signs of disease in the face.
She was the Countess Grimaldi, that despite the disease, continued to help those who were worse off than her.

"Countess! My lady! How are you? Stop and rest. Now we'll take care of everything."

The countess was wiping the forehead of a man unconscious and delirious, he said his name was Jakob Zoutmann.

Just then he heard a big noise.
In a corner of the room, some people were quarreling.
Palmerino came quickly. A group of men shouting and pushing, trying to make their way to attack another plague victim, while some monks were trying to stop them.

"It's his fault! That is a spy from Urbino! And a plague-spreader! Take him! Take the infector from Urbino"

Palmerino shouted through the hall with his voice:

"Stop! Stop that Teos forgive you! What are you doing?".
He accompanied his words with a couple of shoving that easily rolled down a few troublemakers, weakened by the plague.

The monk went ahead of the italic man, protecting him with his body.

"What are you saying? Do you think the plague is man-made? The Black Death is the work of Teos! And he sent it, just to punish those like you, always ready to judge, to hate, to divide!
Ask the Lord for forgiveness, pray in his name, and move away before I start kicking you one by one! ".

Perhaps more convinced by the threat of kicks than the desire to pray, the men walked away muttering.

The monk then brought the Italic with him in another smaller room. There he would be safe.
He said his name was Gloribus Medici, and swore that he had contracted the disease in Rome, and had come there healthy.

At that moment, a monk warned Palmerino of the last arrival.
Mattia dei Conti di Segni had come to Ajaccio, and asked to be cured.
Palmerino then decided to fix that room for the italic sick people, probably because it would come more, and he sighed, thinking it would be a long night.

Title: Re: [ORP] La vita al Monastero - Life at the Monastery
Post by: (RIP) Francesco Chiaramonte on 22 May, 2016, 10:38:59 AM
Francesco appena arrivato in Corsica al monastero, era molto peggiorato. Aveva sottovalutato i sintomi della peste e ormai mal ridotto aveva preso una nave al porto per arrivare da Fra Palmerino, viaggiando tutta la notte. Al suo arrivo fu accolto in un lettuccio ed ebbe subito modo di presentarsi come seminarista di Roma. Febbricitante delirava accennando ai suoi studi che doveva necessariamente continuare e alle preghiere. Fattasi mattina vide Fra Palmerino avvicinarsi.

Francis just arrived in Corsica to the monastery was much worse . He had underestimated the symptoms of the plague and now poor condition had taken a ship at the port to get from among Palmerino , traveling all night . On arrival he was greeted in a stretcher and was immediately able to present himself as a seminarian in Rome . Feverishly delirious nodding to his studies which necessarily had to continue immediately and prayers . In morning he saw Among Palmerino approach .
Title: a
Post by: Gualtieri Colapesce on 27 May, 2016, 11:46:18 PM
Finalmente il mattino.

Era stata una nottata lunga e difficile. Nessun monaco aveva chiuso occhio, tutti avevano lavorato senza sosta per aiutare quei malati bisognosi.

Palmerino fu chiamato urgentemente, avevano bisogno di lui in uno dei saloni occupati dai romani.
Il giovane seminarista, Francesco Chiaramonte, era peggiorato molto, aveva delirato tutta la notte, e non riuscivano a fargli scendere la febbre.
Il monaco si avvicinò al suo giaciglio e controllò il ragazzo. Stava molto male. Diede indicazioni per far portare il Chiaramonte in un'altra stanza, più piccola e più calda. Pensò quindi subito alla stanza organizzata per gli italici. Lì sarebbe stato molto meglio.

Poi si guardò intorno. Quante facce conosciute, eppure così diverse ora che portavano i segni del morbo.
I romani erano adagiati in ogni angolo, non c'era quasi più posto al monastero. Le notizie da Roma erano disastrose. Si diceva che più della metà della popolazione era stata colpita dalla peste nera. La Repubblica veniva decimata giorno dopo giorno.

Riconobbe in un angolo della sala, i suoi compagni, Cavalieri del Santo Romano Sepolcro: Lutazio Catulo e Castruccio Castracani. Si erano sistemati vicino a Giordana della Tuscia.

Poi incrociò lo sguardo di un suo caro e fidato amico, che non vedeva da molto, Antonio Caiella. Capì che anche a Napoli evidentemente il morbo dilagava.

Allo stesso modo, intuì che il ferrarese era infetto, quando riconobbe Emillio Peares il doganiere di Ferrara.

La peste nera aveva messo in ginocchio la Repubblica Romana.

Un volto ignoto attirò la sua attenzione. Chiese come mai si trovava tra i romani. Gli fu risposto che si chiamava Foculatesta Da Grandiagroi e si era trasferito da poco da Urbino.

Sentì tossire violentemente. Un giovane disse di chiamarsi Carlo Barbaspinosa, e che veniva da Cosenza, e chiedeva insistentemente di essere battezzato, convinto che non gli restasse molto da vivere.

Palmerino aveva appena finito di organizzare la cerimonia, che fu strattonato da un monaco.

"Venite, vi prego, fate presto, è molto urgente!".
"Urgente? ma vi siete visto intorno? Cos'altro c'è?".
Seguì il monaco. Si recarono al piano superiore. Vide distrattamente due guardie d'avanti all'uscio.
Quando entrò nella stanza, per un attimo gli mancò il fiato.

I letti erano molto diversi dai giacigli arrangiati del piano inferiore.

Da un lato vi erano il Console Ferrazzani ed il Vassallo Gonzaga.

Dall'altro vi era Sua Santità Sisto V.

Il morbo non aveva risparmiato nessuno.


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At last the morning.

It had been a long and difficult night. No monk had slept, they all had worked tirelessly to help those needy patients.

Palmerino was called urgently, he was needed in one of the halls occupied by the Romans.
The young seminarian, Francesco Chiaramonte, was much worse, had raved all night, and they could not let him down a fever.
The monk walked to his bed and checked the boy. He was very ill. He gave directions to bring the Chiaramonte in another room, smaller and hotter. He thought so quickly to the room organized for the Italics. There he would have been much better.

Then he looked around. So many familiar faces, and yet so different now that bore the signs of the disease.
The Romans were lying in every corner, there was almost no room at the monastery. The news from Rome were disastrous. It was said that more than half of the population had been affected by the black plague. The Republic was being decimated day after day.

He recognized in the corner of the room, his teammates, the Knights of the Holy Sepulchre Roman: Lutazop Catulo and Castruccio Castracani. They had settled near Giordana della Tuscia.

Then he caught sight of a dear and trusted friend, who had not seen for a long time, Antonio Caiella. So he realized that even in Naples evidently rampant disease.

Similarly, he sensed that Ferrara was infected when he recognized Emillio Peares the customs officer of Ferrara.

The black plague had devastated the Roman Republic.

An unknown face caught his attention. He wondered why he was among the Romans. He was told that his name was Foculatesta From Grandiagroi and had recently moved from Urbino.

He heard coughing violently. A young man said his name was Carlo Barbaspinosa, and who came from Cosenza, and asked insistently to be baptized, believing that remained not long to live.

Palmerino had just finished organizing the ceremony, when he was pulled by a monk.

"Come, please, hurry, it is very urgent."
"Urgent? But have you seen around? What else is there?".
He followed the monk. They went upstairs. Absentmindedly he saw two guards at the door ahead.
When he entered the room, for a moment he gasped.

The beds were very different from the arranged couches downstairs.

On the one side of the room there were the Consul Ferrazzani and Vassal Gonzaga.

On the other there was Pope Sisto V.

The disease had not spared anyone.

Title: Re: [ORP] La vita al Monastero - Life at the Monastery
Post by: Gualtieri Colapesce on 08 June, 2016, 07:11:18 PM
Erano passati molti giorni... e molti malati.

Tante erano state le difficoltà, ma i monaci francescani di Corsica avevano ormai sviluppato una grande abilità nel trattamento degli ammalati, e la maggior parte degli appestati, avevano lasciato il monastero in discrete condizioni di salute, diretti ognuno verso la propria terra e verso il proprio destino.

Durante gli ultimi mesi il monastero aveva acquisito concretamente il proprio indirizzo e la propria vocazione volta alle cure ed alla guarigione dei bisognosi, dei malati, degli appestati.
In Corsica attraccavano costantemente vascelli provenienti da tutta Europa carichi di speranza.

Palmerino era nel grande frutteto, e si dedicava alla raccolta delle more. Lo rilassava molto: raccogliere, pensare, pregare.

Con la mente tornò alle ultime settimane.

Quando la furia della peste si era calmata, era stato richiamato ai suoi incarichi da Sua Santità Sisto V.

Si era recato prima a Roma, dove si teneva il primo Concilio sotto questo Pontefice.

Qui era stato nominato Cardinale di Palermo, e tante altre cose, il che lo aveva costretto a viaggiare fino in Sicilia.
Aveva domandato alla Regina Morgana il permesso di attracco, pur preferendo non andare a trovarla.
La politica non lo riguardava più, e non intendeva rivangare antiche delusioni, protagoniste di una vita che non era più la sua.

Il Palazzo Cardinalizio era enorme, sfarzoso, imponente.
Palmerino vi si era fermato giusto il tempo necessario a svolgere le mansioni imposte.
Aveva fatto preparare una grossa quantità di libri sacri, aveva raccolto i denari delle casse e le vesti sacre presenti nei magazzini.

Tornato a Roma, aveva lasciato il carico in Santa Sede, nella speranza di rientrare presto in Corsica, nella pace della sua vita bucolica.

Aveva avuto invece un altro incarico: Prefetto della Santa Inquisizione.
A breve sarebbe dovuto partire per un viaggio interminabile  tra le diocesi europee, con lo scopo di "controllo e raccolta".

Scacciò quei pensieri e tornò a concentrarsi sulle more.

Ricominciò a pregare: voleva godersi ogni istante di quei giorni, gli ultimi prima della partenza.


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Many days went by ... and many sufferers.

Many were the difficulties, but the Franciscan monks of Corsica had now developed a great skill in the treatment of the sick, and most of plague victims had left the monastery in reasonable health, direct each one to his own land and to his destiny.

During the last months the monastery had actually acquired its address and vocation to the care and healing of the needy, the sick, the lepers.
In Corsica constantly docked ships from all over Europe with their load of hope.

Palmerino was in the large orchard, and was dedicated to the harvest of blackberries. That really relaxed him: collect, think, pray.

He went with the mind back to the last few weeks.

When the fury of the plague had abated, he had been recalled to his duties by Pope Sixtus V.

He had gone first to Rome, where was held the first Council under this Pontiff.

Here he was appointed Cardinal of Palermo, and many other things, which forced him to travel to Sicily.
He had asked the Queen Morgana permission to dock, even preferring not to go see her.
The politic did not concern him anymore, and he did not intend to rehash old disappointments, protagonists of a life that was no longer his.

The Cardinals Palace was huge, gorgeous, impressive.
Palmerino stopped by just the time needed to perform the duties imposed.
Had prepared a large amount of sacred books, he had collected the money from the palace's chests and the holy garments found in stores.

Back in Rome, he had left the load to the Holy See, in the hope to return soon in Corsica, in the peace of his bucolic life.

Instead, he had had another job: Prefect of the Holy Inquisition.
Soon he had to leave for an interminable journey through the European dioceses, in order to "control and collection".

He shook off those thoughts and returned to focus on blackberries.

And he began to pray: he wanted to enjoy every moment of those days, the last before departure.


Title: Re: [ORP] La vita al Monastero - Life at the Monastery
Post by: Gualtieri Colapesce on 03 July, 2016, 04:42:40 PM
Palmerino era lontano dalla Corsica, e dalla sua amata vita al monastero, ormai da molte settimane.

Gli incarichi ricevuti dal Santo Padre lo costringevano a spostarsi costantemente da una regione all'altra.

In quei giorni si trovava a Roma, e passava molto tempo in cattedrale, diviso tra le preghiere ed i battesimi. Attendeva solo che il Santo Padre gli desse il permesso di tornare in Corsica.

Ripensò alle ultime settimane, così piene di eventi e di problemi da risolvere.

Con la mente tornò al lungo processo della Santa Inquisizione nei confronti dell'eretico truffatore Conte Fonaldo.
Egli era stato dichiarato colpevole, aveva chiesto perdono, ed aveva ricevuto la penitenza. Avrebbe dovuto recarsi al Monastero di Ajaccio. Avrebbe dovuto fare lì vita ritirata per un mese. Ma ad Ajaccio lo aspettavano ancora, e non vi si era mai presentato.

Poi pensò all'untore. Il monaco pagano Himbertus Degarda, aveva passato gli ultimi mesi della sua vita a girare i regni teologici diffondendo la peste. Vagava vestito di stracci, sputava nei piatti e nei bicchieri delle taverne, e poi offriva da mangiare e da bere, con il solo scopo di propagare la peste nera e la morte tra le genti innocenti. Cosa c'era di più miserabile, di più vigliacco ? Erano questi gli insegnamenti degli dei pagani?
Si segnò in nome di Teos.

Infine, tornò anche il peggiore dei pensieri che continuava a tormentarlo in quei giorni. L'ennesimo fallimento, sempre lo stesso.
Ancora una volta non si riusciva a convincere l'Oddantonio da Montefeltro a tornare alla vera chiesa.
Aveva scritto al Re Italico, chiedendo di poter prendere sede al Palazzo Cardinalizio di Genova. Così da lì avrebbe potuto lanciare i progetti per la costruzione di parrocchie in Savoia, in Venezia, e soprattutto, come agognato fin dai tempi dell'ultimo Papa Anselmo, avrebbe potuto dare inizio, tramite il Vescovo Doria, al progetto di riteologizzazione del Regno Italico.
Non ricevendo risposta, Palmerino aveva chiesto al Vescovo Doria di intercedere presso il Montefeltro, e quest'ultimo aveva risposto con poche righe: avrebbe permesso l'ingresso del Caracciolo e l'apertura dei cantieri di chiese teologiche in territorio italico solo in cambio di... Ferrara!

Quelle parole gli rimbalzavano nel cervello come un tremendo mal di testa. Ferrara! Voleva Ferrara!

Ancora una volta il Montefeltro confondeva la religione con la politica. Ancora una volta mischiava la ricchezza spirituale con quella temporale. Ancora una volta non avrebbe sentito ragioni. Finchè sarebbe rimasto sul trono di Urbino, le genti del suo regno sarebbero state condannate alla dannazione, ai riti pagani, a quelle false dottrine che ormai venivano bandite da tutta Europa.

O forse, presto, il Montefeltro avrebbe semplicemente cambiato nuovamente religione. Si sarebbe donato al miglior offerente, come già aveva fatto in passato, pur di salvare la sua sedia e la sua tasca.

Palmerino ebbe un moto di tristezza nei confronti di quell'uomo. Il re italico ancora non capiva che questa non è vita, ma semplice preparazione alla vita vera. Ed un giorno tutti ci saremmo presentati di fronte a Teos, ed Egli ci avrebbe giudicati. A cosa gli sarebbe servito accumulare tutti quei danari e tutte quelle regioni?

Si segnò di nuovo, chiedendo aiuto a Teos e a tutti i santi, e chiedendo perdono per non essere riuscito a salvare l'anima del Montefeltro anche questa volta.

Poi scacciò quei pensieri, e cercò di concentrarsi sulla Corsica, sul monastero, e sul suo ritorno a casa.

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Palmerino was far from Corsica, and from his beloved life at the monastery, now for many weeks.

The assignments received by the Holy Father forced him to move constantly from one region to another.

In those days he was in Rome, and spent much time in the cathedral, divided between prayers and baptisms. Only he was waiting for the Holy Father to give him permission to return to Corsica.

He thought back to the last few weeks, so full of events and problems to solve.

With his mind went back to the long process of the Holy Inquisition against the heretic fraudster Conte Fonaldo.
He was found guilty, he asked for forgiveness, and had received penance. He had to go to the Monastery of Ajaccio. He should have been there, in retired life for a month. But in Ajaccio still they were waiting, and he never presented.

Then he thought to the "infector". The pagan monk Himbertus Degarda, had spent the last months of his life travelling the theological realms, spreading the plague. Wandering in rags, he spat in the dishes and glasses of the taverns, and then offered food and drink, with the sole purpose of spreading the Black Plague and death among innocent people. What could be more miserable, more cowardly? These were the teachings of the pagan gods?
He signed himself in the name of Teos.

Finally, he came the worst of thoughts that continued to haunt him in those days. Yet another failure, always the same.
Again he could not convince Oddantonio da Montefeltro to return to the true church.
He had written to the italic King, asking permission to take home to the Cardinals Palace in Genoa. So from there he could launch projects for the construction of parishes in Savoy, in Venice, and above all, as desired since the last Pope Anselmo times, he could start, through the Bishop Doria, the project of retheologization of Kingdom of Italy.
Receiving no answer, Palmerino had asked Bishop Doria to intercede with the Montefeltro, and the King had responded with a few lines: he would allow the access of Caracciolo and the opening of the sites of theological churches in italic land only in return for ... Ferrara!

The words bounced in his brain like a terrible headache. Ferrara! He wanted Ferrara!

Once again, the Montefeltro confused religion with politics. Again he mixed the spiritual wealth with that economic. Once again he would not hear reasons. As long as it remained on the throne of Urbino, the people of his kingdom would have been doomed to damnation, to the pagan rites, to those false doctrines which were now banned from all over Europe.

Or maybe, soon, the Montefeltro would have simply changed religion again. He would donate himself to the highest bidder, as he had done in the past, in order to save his chair and his pocket.

Palmerino had a sadness motion against the man. The italic King still did not understand that this is not life, but simple preparation for real life. And one day we would all be presented in front of Teos, and He would have judged us. What would he need to accumulate all that money and all those regions for?

He signed himself again, asking for help from Teos and from all the saints, and asking forgiveness for not being able to save the soul of Montefeltro once again.

Then he drove out those thoughts, and tried to concentrate on Corsica, on the monastery, and on his return home.

Title: Re: [ORP] La vita al Monastero - Life at the Monastery
Post by: Gualtieri Colapesce on 18 August, 2016, 04:59:45 PM
Finalmente a casa!

Palmerino respirò profondamente, riempì i polmoni del profumo di gelsi e more, e continuò a salire a grandi passi verso il monastero.

Erano stati mesi difficili, pieni di impegni. Aveva dovuto portare avanti i suoi compiti di Cardinale, Ambasciatore, Grande Inquisitore e chi più ne ha più ne metta.

La Sicilia era stupenda, certamente, ma la sua Corsica, la tranquillità del monastero, la vita bucolica e di preghiera erano sicuramente il suo primo desiderio.

Durante quei mesi, era riuscito a fare molto, ma non tutto. Aveva riorganizzato la burocrazia religiosa della penisola, con l'aiuto del Vescovo Doria.
Non erano riusciti a convincere il Montefeltro d'Urbino a permettere il suo ingresso a Genova, ma con una serie di espedienti e tanto lavoro, erano riusciti a concentrare la guida teologica del mediterraneo presso la diocesi napoletana, che ne era diventata fulcro fondamentale.

Doria aveva lavorato senza tregua, aveva viaggiato costantemente, aveva eseguito ogni richiesta senza mai fiatare, in maniera impeccabile. E Palmerino era certo che alla fine di quel difficile compito, sarebbe stato premiato dal Pontefice. Il suo desiderio era di nominarlo Cardinale di Genova, così avrebbe potuto portare avanti personalmente il compito di riteologizzazione del Regno Italico, come da tanti agognato.

Eppure, ogni volta che Palmerino incontrava il Doria, vedeva qualcosa nei suoi occhi. Erano spenti, senza passione. Egli lavorava come un soldato, eseguiva gli ordini, ma non era felice.
Era un uomo combattuto, insoddisfatto, certamente non appagato.

Quando la riorganizzazione della diocesi partenopea fu terminata, Palmerino aveva scritto al Santo Padre, raccomandando la nomina di Doria al cardinalato di Genova.

Purtroppo, alla vigilia della sua partenza per il monastero di Ajaccio, Palmerino aveva ricevuto a Palermo un baule accompagnato da una missiva dello stesso Doria.

In poche righe egli spiegava che quello non era per lui il giusto cammino, che non credeva più in ciò che faceva. Nel baule c'erano vesti sacre, bastoni pastorali, denari raccolti dalle diocesi che aveva visitato. Aveva restituito tutto con grande onestà, ed aveva ancora una volta abbandonato la retta via.

Aveva il fuoco dentro, il Principe Doria. Dove lo avrebbe mai portato il suo costante cambiare?

Pochi giorni dopo era venuto a conoscenza che, alla morte del vecchio Archimandrite, il Doria si era convertito alla Chiesa Mistica. Aveva cominciato a girare il Regno italico professando questa fede, e convincendo molti a convertirsi (le male lingue dicevano che proponeva in cambio una manciata di denari ed uno stufato caldo, ma Palmerino ci aveva creduto poco). Ed infine gli era giunta notizia che il Principe era stato nominato nuovo Archimandrite della Chiesa Mistica del Cairo.

"Che Teos lo perdoni" aveva pensato, ed era finalmente partito alla volta della Corsica.

Appena sbarcato, era stato informato della rivolta di Derne. Un gruppo di fanatici mistici aveva spodestato la Regina Gilda ed aveva preso possesso del regno di Cirene.
Palmerino sperò che Doria (che ora si faceva chiamare Elia I) non avesse nulla a che fare con quella situazione. Se il suo primo atto a capo della chiesa Mistica fosse stato proprio un atto di guerra, cosa sarebbe successo in seguito?

Scacciò quei pensieri dalla mente, e tornò a concentrarsi sui profumi della sua amata isola.

Raggiunse velocemente il monastero. Aveva un solo pensiero in mente. Salutato con grandi feste dai monaci francescani, chiese subito del Conte Fonaldo.

"Dove si trova? Prega? Lavora? Sta espiando le sue colpe?".

Gli altri monaci si guardarono, poi uno parlò.

"Fratello Palmerino, abbiamo visto poche volte il Conte Fonaldo. E' stato in Corsica molto tempo, ha scavato, raccolto oro, coltivato more, ma non è mai venuto al monastero. I mercanti che vengono ad acquistare i nostri prodotti, ci dicono che gira l'Europa vendendo oro e more, ma qui al monastero non ha mai portato nulla".

Palmerino si segnò.
Conte Fonaldo ancora una volta non aveva saputo rinunciare alla menzogna. Questa volta però la punizione sarebbe stata esemplare: la dannazione eterna.




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Finally home!

Palmerino took a deep breath, filled his lungs of mulberry and blackberry aroma, and continued to rise striding towards the monastery.

Those were difficult months, full of commitments. He had to carry out its tasks  Cardinal, Ambassador, Grand Inquisitor and so on and so forth.

Sicily was beautiful, certainly, but "his" Corsica, the tranquility of the monastery, the bucolic life and prayers were certainly his first wish.

During those months, he had managed to do a lot, but not everything. He had reorganized the religious bureaucracy of the peninsula, with the help of Bishop Doria.
They had not managed to convince the Montefeltro of Urbino to allow his entrance to Genoa, but with a number of gimmicks and hard work, they managed to concentrate the Mediterranean theological guide at the Neapolitan diocese, which had become crucial fulcrum.

Doria had worked tirelessly, had traveled constantly, had performed every request without ever saying a word, impeccably. And Palmerino was sure that at the end of this difficult task, he would have been rewarded by the Pope. His desire was to appoint him Cardinal of Genoa, so he could personally bring forward the ritheologization task of the Italic Kingdom, as from so many coveted.

Yet, every time Palmerino met Doria, he saw something in his eyes. They were dull, passionless. He worked as a soldier, following orders, but he was not happy.
He was a man fought, dissatisfied, certainly not appeased.

When the reorganization of the Neapolitan diocese was finished, Palmerino had written to the Pope, recommending the appointment of Doria to Cardinal of Genoa.

Unfortunately, on the eve of his departure for the monastery of Ajaccio, Palmerino had received in Palermo a trunk accompanied by a letter of Doria.

In a few lines he explained that this was not the right path for him, that he no longer believed in what he did. In the trunk there were sacred vestments, pastoral sticks, money collected from the dioceses he had visited. He had returned everything with great honesty, and had once again abandoned the right path.

He had the fire inside, the Prince Doria. Where would have never brought him, his constant change?

A few days later he had learned that after the death of the old Archimandrite, Doria had converted to the Mystical Church. He had begun to travel the Italic Kingdom professing his new faith, and convincing many to convert (evil tongues said that he proposed in exchange a handful of money and a warm stew, but Palmerino had believed little to these voices). And finally the news came that the Prince had been appointed Archimandrite of the Mystical Church of Cairo.

"May Teos forgive him," he thought, and finally left for Corsica.

Just landed, he had been informed of the revolt of Derne. A group of mystical fanatics had dethroned the Queen Gilda and had taken possession of kingdom of Cyrene.
Palmerino hoped Doria (who now called himself Elia I) had nothing to do with that situation. If his first act as head of the Mystical church was just an act of war, what would happen next?

He drove those thoughts from his mind, and returned to focus on scents of his beloved island.

Quickly he reached the monastery. He had only one thought in mind. Greeted with great celebrations by the Franciscan monks, immediately he asked about the Conte Fonaldo.

"Where is he? Does he pray? Does he work? Is he expiating his faults?".

The other monks looked at each other, then one spoke.

"Brother Palmerino, we have seen a few times Conte Fonaldo. He has been a long time in Corsica, he has dug, he harvest gold, he cultivated mulberries, but he never came to the monastery. The merchants who come to buy our products, tell us that he is travelling Europe, selling gold and mulberries, but here at the monastery he has never brought anything".

Palmerino signed himself. Conte Fonaldo again he could not give up the lie. But this time the punishment was exemplary: the eternal damnation.
Title: Re: [ORP] La vita al Monastero - Life at the Monastery
Post by: Gualtieri Colapesce on 10 November, 2016, 03:58:44 PM
HABEMUS PAPAM!

Roma era in festa e Palmerino era sereno, tranquillo, mentre passeggiava nelle strade della capitale.

Finalmente il nuovo pontefice avrebbe riportato attività nella Santa Romana Chiesa, ed i peccatori sarebbero stati puniti.

I lunghi mesi di malattia di Sisto, avevano creato un limbo nel quale tutto si era fermato, ogni azione era stata accettata senza risposta, e tutto questo stava diventando insostenibile.

Dopo la rivolta di Derne, Palmerino si era recato personalmente in Africa per osservare la situazione con i suoi occhi e gestire le problematiche del posto.

Aveva contattato l'usurpatore, tale Koja Oxo, chiedendo chiarimenti, e soprattutto la protezione del cantiere di costruzione della nuova cattedrale teologica di Derne, che da giorni subiva attacchi da pericolosi fanatici.

Aveva avuto molte rassicurazioni da Sir Oxo.  Ma nessuno era giunto ad accogliere il "Cardinale Caracciolo" al porto. Nessuno lo aveva aiutato nel suo compito.

Palmerino aveva velocemente ottenuto i nomi dei fanatici, tra i quali figurava tristemente quello di Doria, principe del Regno Italico ed oggi a capo della nuova setta orientale mistica.
Aveva organizzato un gruppo di guardia per il cantiere, ed aveva assunto molti operai per velocizzarne la costruzione.
Ed infine aveva presentato i nomi dei facinorosi danneggiatori e le prove dei loro atti all'usurpatore di Derne, chiedendo giustizia.

Il capo dei rivoltosi aveva risposto a modo suo, proclamando una nuova legge:
"The official religion in the Kingdom of Cyrenaica is a Mystical Church and the head of this Church is Elia I . On the territory of the Kingdom of Cyrenaica permitted building chapels and temples, Mystical Church.
The construction of another religion is against the law and amounts to serious offence.Persons involved in the construction of religious objects is not the official religion will be punished: 3 (three) days in jail and a fine of 1,000 silver."

Palmerino dovette fuggire nottetempo da Derne, poichè era di fatto stato definito "criminale" dalla nuova legge, e si era recato direttamente a Roma per spiegare l'accaduto al pontefice, e per descrivere la vigliaccheria dell'usurpatore di Derne, e la pericolosità dei suoi gesti.

Fu allora che vide Sisto per l'ultima volta. E vide i suoi occhi. Quegli occhi stanchi, frustrati, esasperati.
Il pontefice gli rispose con poche parole, spiegando in brevi frasi che avrebbe provato a fare qualcosa.
Ma Palmerino capì la stanchezza del Papa, capì che nulla sarebbe stato fatto.
Chiese dunque al Papa di poter tornare definitivamente in Corsica, al suo monastero, e di abbandonare le cariche cardinalizie. Gli fu accordato ed il Caracciolo potè tornare alla sua vita, alle sue preghiere, ai suoi gelsi, alle sue more.

Fu quello l'inizio del nulla. Un nulla durato mesi. Mesi di provocazioni accettate a denti stretti ed in silenzio.

Oggi finalmente tutto sarebbe cambiato. Conosceva bene il nuovo pontefice Alexander VII, al secolo Janus Valerius. Era un uomo caparbio, deciso, e aveva ben chiaro il da farsi.
Ne era stata prova la lamentela di Doria dei Mistici, che aveva subito dichiarato guerra al nuovo papa ed alla Chiesa Teologica tutta, probabilmente temendo rappresaglie per il suo comportamento "spavaldo" dal giorno della sua nomina a capo della sua nuova chiesa.

I festeggiamenti durarono per giorni, ma Palmerino fu presto di ritorno in Corsica.
Appena arrivato al monastero, fu salutato dagli altri frati, che subito lo aggiornarono sulle novità.
Una di queste lo lasciò interdetto: Conte Fonaldo era morto. Girava voce che la peste nera lo avesse colpito, e non fosse riuscito a trovare nessuno disposto a curarlo.

"Ironia della sorte" disse il frate. "Se avesse espiato le sue colpe come gli era stato chiesto, qui al monastero, oggi sarebbe ancora vivo. Ed invece le leggi che ha infranto questa volta gli sono state fatali".


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HABEMUS PAPAM!

Rome was clapping and Palmerino was peaceful, tranquil, while walking in the streets of the capital.

Finally the new pope would have reported activities in the Holy Roman Church, and sinners would be punished.

The long months of Sisto's disease, had created a limbo where everything had stopped, every action had been accepted unanswered, and all this was becoming untenable.

After the revolt of Derne, Palmerino had gone personally to Africa to observe the situation for himself and manage local issues.

He had contacted the usurper, this Koja Oxo, asking for clarification, and especially the protection of the site of construction of the new cathedral of  Derne, which for days has suffered from dangerous fanatics attacks.

He had had many assurances from Sir Oxo. But no one had come to welcome the "Cardinal Caracciolo" to the port. No one had helped him in his task.

Palmerino had quickly got the names of the fanatics, among which figured sadly Doria, Prince of the italic Kingdom  and now head of the new Eastern mystical sect.
He had organized a group to guard the building site, and had hired many workers to speed up the construction.
And finally he had submitted the names of troublemakers damagers and evidence of their acts to the usurper of Derne, demanding justice.

The head of the rebels had responded in his own way, proclaiming a new law:
"The official religion in the Kingdom of Cyrenaica is a Mystical Church and the head of this Church is Elia I . On the territory of the Kingdom of Cyrenaica permitted building chapels and temples, Mystical Church.
The construction of another religion is against the law and amounts to serious offence.Persons involved in the construction of religious objects is not the official religion will be punished: 3 (three) days in jail and a fine of 1,000 silver. "

Palmerino had to flee overnight from Derne, as it was in fact been called "criminal" by the new law, and he went directly to Rome to explain what happened to the pope, and to describe the cowardice of the usurper of Derne, and dangerous gestures.

It was then that he saw Sisto for the last time. And he saw his eyes. Those eyes were tired, frustrated, exasperated.
The Pope answered with a few words, explaining in short sentences that he would try to do something.
But Palmerino understood the Pope was tired, he knew that nothing would be done.
So he asked the Pope to return definitively in Corsica, to his monastery, and to abandon the cardinal's office. It was granted and Caracciolo was able to return to his life, his prayers, his mulberry trees.

That was the beginning of nothing. A nothing that lasted months. Months of provocations accepted through gritted teeth and silently.

Today, finally, everything would change. He knew the new Pope Alexander VII, aka Janus Valerius. He was a stubborn man, decided, and had very clear what to do.
The evidence was the complaint of Doria of the Mystics, who immediately declared war on the new Pope and the whole Theological Church, probably fearing reprisals for his "defiant" behavior from the day of his appointment as head of his new church.

The celebrations lasted for days, but Palmerino was soon return to Corsica.
Upon arriving at the monastery, it was hailed by the other friars, who immediately adjourned on news.
One of them left him dumbfounded: Conte Fonaldo had died. The rumor was that the Black Death had hit him, and he could not find anyone willing to cure him.

"Ironically," said the friar. "If he had atoned for his sins as he was asked, here at the monastery, today would still be alive. But yhe laws that he has broken this time have been fatal."
Title: Re: [ORP] La vita al Monastero - Life at the Monastery
Post by: (RIP) Alexander VII on 10 November, 2016, 09:01:03 PM
A newly arrived ship captain wearing the holy triangle and all seeing great eye of Teos was waiting for the monk's return from his orchards. " A message for you, Reverend Father, from Rome." Once he had made delivery the man was escorted to the kitchens as a guest to ease his hunger and thirst on some olives, cheeses, and watered wine.

Quote
My Son,
Monsignor Palmerino Carraciola

   Reverend Father, you are hereby invited to the Lateran Palace. You have audience with His Holiness, The Summus Pontifex Alexander VII. Accomodations will be made ready for the arrival in quarters for the Franciscan Order  and offices made suitable for the Great Inquisitor to perpetuate his records and sacred duties.

  -Scrivener of the Holy Offices
Abbot of the Ancient Theology,
~Bartholomew
Teos Vult
Title: Re: [ORP] La vita al Monastero - Life at the Monastery
Post by: Gualtieri Colapesce on 12 November, 2016, 04:45:05 PM
Mentre Palmerino si recava all'udienza con il nuovo Papa, notò subito qualcosa di diverso nell'aria.
Roma era diversa.
L'atmosfera profumava di fiducia, di speranza.
Entrò nella grande sala d'attesa, affascinante e fredda come sempre.
Si sedette su una panca, abbassò il cappuccio, ed attese.

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While going to the audience with the new Pope, Palmerino noticed something different in the air.
Rome was different.
The atmosphere smelled of trust and hope.
He entered the large waiting room, charming and cool as always.
He sat on a bench, lowered his hood, and waited.

Title: Re: [ORP] La vita al Monastero - Life at the Monastery
Post by: (RIP) Alexander VII on 15 November, 2016, 10:55:15 PM
His Holiness will see you now, Reverend Father.

The young monk who was sent to retrieve Palmerino was robed as was customary to the Franciscans and he had with him a second who was attired as a Benedictine. Both of them turned aside and collected a large number of scrolls which still lent the smell of fresh ink to the chamber .  His Holiness sat over a desk writing, his young face deep in concentration as he motioned for his guest to stop with his free hand. A few more rasping scratches of the quill across the parchment and the young man looked up. A smile crossed his face as he took a deep breath, pushed himself back from the writing table and stood up to walk closer to his guest. "Please attend me a moment as I break  my evening fast. Will you join me in some fruits and water?"

As he waited the answer he raised his hand to present the pilot's ring of Blessed St Rocco as he had been reminded by the chamberlains and studied not so many years ago in his seminary.
 " Monsignor Carraciola, my son, it is a blessing to see you so soon." The smile was genuine and the energy behind it. Alexander VII felt he had the synergies of an entire world coursing through him today, feeling that Teos was making everything possible.

As he hosted Palmerino he went and poured an iced  water for each of them. After drinking it he returned to his desk and sanded and blotted it then dripped the wax and sealed it.  As he rolled it he indicated that Palmerino should join him in a seat for their discussion before taking one for himself and setting his drink on the small table between the chairs.

"My son, I have always heard remarks of good quality about you. How do you feel about your own service and duties? Have you ever felt you had left anything incomplete or undone in your former offices?"
Title: Re: [ORP] La vita al Monastero - Life at the Monastery
Post by: Gualtieri Colapesce on 20 November, 2016, 10:30:28 AM
Palmerino osservò attentamente il nuovo pontefice, e ciò che vide lo rassicurò. Lo sguardo acuto ed attento dimostrarono la risolutezza di quell'uomo, famosa già da tempo nel Clero.
Probabilmente era proprio ciò di cui la Chiesa aveva bisogno.

"Santità, vi ringrazio per l'onore che mi fate a ricevermi, ed addirittura ad interessarvi di questo povero peccatore.

Ebbene, quando Sisto V salì al Sacro Soglio, gli promisi tutto il mio aiuto ed il mio supporto per la sua missione, e così feci, dando tutto me stesso alla causa.

Ma oggi, vorrei chiedervi di poter tornare alla mia missione, quella che mi imposi anni fa, quando lasciai il trono di Roma.

Vorrei abbandonare i miei principali uffici, il cardinalato in primis.

Vorrei poter essere solo un semplice uomo di chiesa, vorrei poter possedere solo questo saio e questi sandali.
E la mia lingua per professare la parola di Immanuel.
E le mie mani per aiutare e curare i bisognosi.

Vorrei poter seguire gli insegnamenti di mio fratello, Sua Santità Francesco Paolo I, che il Signore lo abbia in gloria; e nulla più.

A tal proposito, come certamente saprete, sempre più accoliti si presentano in Corsica al Monastero da noi creato.
Chiedono di unirsi a noi, di poterci aiutare nella nostra missione.
Molti poi si spostano in continente e creano delle nuove comunità con lo stesso nostro scopo.
Tutti ormai ci chiamano fratelli francescani, in onore di Sua Santità Francesco Paolo I.

E' per questo che vorrei proporvi l'accettazione di questo nuovo ordine religioso da parte vostra e della Santa Sede, di cui con infinita umiltà mi sono permesso di scrivere la regola che a voi sottopongo ed al vostro giudizio".

Palmerino porse dunque una pergamena al Papa, ed aspettò che la leggesse:

Quote
Regola Francescana

Capo I: Nel nome del Signore incomincia la regola e la vita dei frati francescani - I frati francescani seguono gli insegnamenti di Sua Santità Francesco Paolo I. Prima di lui la Chiesa era diplomazia, guerre, accumulo di ricchezze. Egli consumò ogni forza e dedicò ogni respiro al cambiamento. Il suo progetto si spinse in una direzione ben definita: aiutare i bisognosi e gli ammalati. Questa è la vita dei frati francescani. l'Ordine professa obbedienza e venerazione al Sommo Pontefice e ai suoi successori canonicamente eletti e alla Santa Romana Chiesa Teologica.

Capo II: Di coloro che vogliono abbracciare questa vita - Se alcuni vorranno intraprendere questa vita e verranno dai nostri frati, le porte dell'ordine saranno a loro aperte. Il frate francescano potrà scegliere se essere eremita, monastico o predicatore itinerante. Ermetismo, cenobitismo ed itineranza missionaria convivono nella regola francescana.

Capo III: Della vita dei frati francescani - I frati chierici recitino il divino ufficio secondo il rito della santa Chiesa romana teologica. I frati laici preghino quotidianamente. I frati francescani siano miti, pacifici e modesti, mansueti e umili, parlando onestamente con tutti, così come conviene. Non litighino, ed evitino le dispute di parole, nè giudichino gli altri. Non disprezzino gli uomini che vedono vestiti di abiti molli e colorati ed usano cibi e bevande delicate, ma piuttosto ciascuno giudichi e disprezzi sé stesso. Lavorino con fedeltà e con devozione, così che, allontanato l'ozio, nemico dell'anima, non spengano lo spirito della santa orazione e devozione al quale devono servire tutte le altre cose temporali. I nostri indumenti siano di panno rozzo o di lana di pecora e confezionati senza tingerli. I nostri cibi, per tutta la nostra vita, siano umili e parchi.

Capo IV: Del fine ultimo - I frati francescani vivono per il prossimo e professano la carità e l'aiuto dei bisognosi, l'amore senza limiti per i fratelli in Teos, e la cura degli ammalati. Osservano le sacre scritture del Signore nostro Immanuel, vivendo in obbedienza fino alla fine dei propri giorni.


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Palmerino carefully watched the new pope, and what he saw reassured him. Acute and careful look showed the determination of the man, famous for that in the Clergy.
It was probably just what the Church needed.

"Your Holiness, thank you for the honor you do me to receive me, and even to be interested in this poor sinner.

Well, when Sisto V ascended the Sacred Throne, I promised all my help and my support for his mission, and so I did, giving my all to the cause.

But today, I would ask you to come back to my mission, that I imposed myself years ago, when I left the throne of Rome.

I would abandon my main office, the cardinal in the first place.

I wish I could just be a simple man of the church, I wish I could just have this robe and these sandals.
And my tongue to profess the word of Immanuel.
And my hands to help and care for the needy.

I wish I could follow the teachings of my brother, His Holiness Francesco Paolo I, may the Lord rest his soul; and nothing more.

In this regard, as you know, more and more acolytes are in Corsica to the Monastery we created.
They ask to join us and to help us in our mission.
Many then moved to the continent and create new communities with the same our purpose.
Many now call us the Franciscan brothers, in honor of His Holiness Francesco Paolo I.

And this is why I would like to ask the acceptance of this new religious order from you and the Holy See, of which have in infinite humility allowed myself to write a rule that I submit to you and to your judgment. "

Palmerino thus handed a scroll to the Pope, and waited for the read:

Quote
Franciscan Rule

Chapter I: In the Lord's name begins the rule and life of the Franciscan friars - The Franciscan friars follow the teachings of His Holiness Francesco Paolo I. Before him the Church was diplomacy, war, wealth accumulation. He consumed every strength and every breath devoted to change. His project is pushed in a definite direction: helping the needy and the sick. This is the life of the Franciscan friars. the Order professes obedience and reverence to the Supreme Pontiff and his successors canonically elected and to the Roman Theological Church.

Chapter II: Of those who wish to embrace this life - if some will want to accept this life and come to our brothers, the doors of the order will be open to them. The Franciscan monk can choose to be a hermit, monastic or itinerant preacher. Hermeticism, cenobitism and missionary itinerancy cohabit in the Franciscan rule.

Chapter III: Of the life of Franciscan friars - The clerics brothers will recite the Divine Office according to the rite of the holy Roman Theological Church. The lay brothers will pray every day. The Franciscan friars will be meek, peaceful and modest, gentle and humble, speaking courteously to everyone, as is proper. They will not quarrel, and avoid disputes of words, nor judge others. They will not despise those whom they see clothed with soft and colored clothes, using dainty food and drink, but rather let each one judge and despise himself. They will work faithfully and devotedly so that, avoiding idleness, the enemy, they will not extinguish the spirit of holy prayer and devotion to which all temporal things must serve. Our clothes will be of coarse cloth or sheep wool and packed without dye. Our food, our whole life, will be humble and parks.

Chapter IV: Of the ultimate goal - The Franciscan friars live for others and profess charity and help those in need, the limitless love for our brothers in Teos, and care of the sick. They observe the sacred writings of our Lord Immanuel, living in obedience to the end of their days. [/ Quote]
Title: Re: [ORP] La vita al Monastero - Life at the Monastery
Post by: Gualtieri Colapesce on 11 January, 2017, 11:09:41 AM
Palmerino era a Costantinopoli ormai da vari giorni.
Gli eventi erano precipitati velocemente da quando Pykanov Bambezkovich, che tutti conoscevano come il vagabondo, era riuscito nel suo primordiale intento di scatenare una guerra e versare sangue di innocenti.

Le voci che arrivavano sul comportamento di questo Pykanov lo descrivevano come un folle girovago, sempre alla ricerca di istigare allo scontro.

Aveva complottato con Koja Oxo per usurpare il trono di Cirene.
Aveva abbandonato i patriarcali, abbracciando la nuova chiesa Mistica, collaborando col Doria di Urbino, oggi Elia I, per espandere questo nuovo credo in tutta l'Africa.
Aveva aiutato i mistici nella costruzione di nuovi templi a Derne, a Gerusalemme, al Cairo, e nelle capitali degli ottomani e dei seleucidi.

Poi aveva cambiato nuovamente idea.

Aveva preso nuovamente battesimo patriarcale, si era trasferito a Gerusalemme, e da qui aveva scatenato una guerra contro i mammelucchi per allargare i confini della sua nuova patria, coadiuvato dall'usurpatore di Cirene.

Ciò che ne era venuto fuori era un enorme minestrone, in cui amici, alleati, e uomini che condividevano la stessa religione, si ritrovavano sul campo di battaglia combattendo gli uni contro gli altri, senza ben capire per cosa si combattesse. Per la propria patria? Per il proprio dio? Per le proprie famiglie? O semplicemente per un pezzo di pane.

Ed ecco che la mistica Gerusalemme, con l'aiuto della mistica Cirene, utilizzando forze militare patriarcali, attaccavano la mistica Cairo, che veniva difesa da Elia I in persona con l'aiuto degli alleati bizantini, in parte patriarcali ed in parte teologici.

Nel frattempo, gli alti prelati patriarcali e teologici restavano a guardare, senza pronunciarsi sugli accadimenti. Probabilmente cercavano semplicemente di sbrogliare quella matassa, che invece si faceva sempre più complicata.

Allo stesso modo, i governanti europei non coinvolti nel conflitto, osservavano interessati l'evolversi degli eventi.
Alcuni erano impegnati nel sedare rivolte sempre più frequenti. Altri dovevano decidere ancora una volta quale religione scegliere. Altri ancora erano troppo attenti al proprio orticello, e non volevano rischiare di impelagarsi in situazioni che avrebbero potuto mettere a rischio il proprio trono e le proprie ricchezze.

La situazione aveva preso una brutta piega quando il grosso dell'esercito di Cirene aveva attaccato a tradimento Costantinopoli, rea di aiutare gli alleati mammelucchi a difendersi dagli assalti del Pykanov.
La capitale bizantina, impreparata e scarsamente difesa, era stata saccheggiata e data alle fiamme. Era stato un massacro di civili.

Fu allora che Palmerino, con un gruppo di frati francescani, aveva deciso di spostarsi ad oriente, per aiutare quelle genti. Si era subito messo in contatto con padre Athanasios Koinovitis, il parroco di Corinto, che già da tempo chiedeva aiuto alla comunità teologica ed era partito alla volta dell'Impero Bizantino.

Era stato altre volte a Costantinopoli, e la ricordava come una città meravigliosa, crocevia tra est ed ovest, e mosaico perfetto di etnie, religioni, ricchezze immense.
Rivederla in quello stato, depredata e devastata, era stato un colpo al cuore.

I frati si erano subito rimboccati le maniche, ed avevano cominciato a fare il possibile per aiutare i civili del posto.
I bizantini erano un popolo fiero avrebbero superato anche questo.

Ma la guerra genera guerra, ed il sangue chiede altro sangue.
Pykanov il vagabondo aveva cominciato qualcosa più grande di lui, e Palmerino temeva che presto il conflitto si sarebbe esteso all'Europa intera.


*********************************************************************************


Palmerino was in Constantinople for several days by now.
The events were precipitated rapidly since Pykanov Bambezkovich, that everyone knew as the vagabond, had managed in his primal intention to wage war and spill innocent blood.

The informations that arrived on the behavior of this Pykanov described him as an insane rover, always looking for instigating the clash.

He had conspired with Koja Oxo to usurp the throne of Cyrene.
He had abandoned the patriarchals, embracing the new Mystical Church, collaborating with Doria of Urbino, today Elia I, to expand this new belief throughout Africa.
He had helped the Mystics in the construction of new temples in Derne, in Jerusalem, in Cairo, and in the capitals of the Ottomans and the Seleucids.

Then he had changed his mind again.

He had taken back the patriarchal baptism, he moved to Jerusalem, and from there he had unleashed a war against the Mamlukes to expand the boundaries of his new homeland, assisted by the usurper of Cyrene.

What had come of it was a huge soup, in which friends, allies, and men who shared the same religion, they found themselves on the battlefield fighting against each other, not quite understanding what they fought for. For their homeland? For their god? For their families? Or just for a piece of bread.

And so, the mystical Jerusalem, with the help of the mystical Cyrene, using patriarchal military forces, were attacking the mystical Cairo, which was defended by Elia I in person with the help of the Byzantine allies, partly patriarchal and partly theological.

Meanwhile, the high patriarchal and theological prelates looked on, without ruling on the events. Probably they were only trying to untangle the skein, which instead became more and more complicated.

Similarly, European leaders not involved in the conflict, watched the evolution of events with interest.
Some were engaged in quelling increasingly frequent riots. Others were yet to decide once again which religion to choose. Still others were too attentive to their own backyard, and they wanted to avoid the risk of becoming embroiled in situations that could jeopardize their seat, and their wealth.

The situation had taken a turn for the worse when the main army of Cyrene had treacherously attacked Constantinople, guilty of helping Mamelukes allies to defend themselves from the attacks of Pykanov.
The Byzantine capital, unprepared and poorly defended, had been looted and burned. It had been a massacre of civilians.

It was then that Palmerino, with a group of Franciscan friars, he decided to move to the east, to help those people. He immediately got in touch with Father Athanasios Koinovitis, the Corinth theologial priest, who has long called for help to the theological community; and the friars had left heading to the Byzantine Empire.

Palmerino had been other times in Constantinople, and remembered it as a wonderful city, a crossroads between east and west, and perfect mosaic of ethnicities, religions, immense wealth.
Seeing that city in that state, plundered and devastated, it had been a blow to the heart.

The friars were immediately rolled up their sleeves, and began to do everything possible to help civilians nearby.
The Byzantines were a proud people, they would overcome this.

But the war generates the war, and the blood asks more blood.
Pykanov the vagabond had started something bigger than him, and Palmerino feared that soon the war would extend to all of Europe.

Title: Re: [ORP] La vita al Monastero - Life at the Monastery
Post by: Gualtieri Colapesce on 30 January, 2017, 04:32:35 PM
Tutti i frati erano tornati in Corsica dall'oriente.

La situazione si era ormai tristemente delineata. L'alleanza del Mediterraneo Orientale sembrava sfaldata. I Mammelucchi avevano gettato la spugna e si ritiravano dai propri villaggi, dando fuoco a tutto ciò che ne restava, e favorendo la lenta ma inesorabile avanzata di Gerusalemme e Cirene.

Presto l'africa avrebbe avuto un volto nuovo.

Intanto, come fulmine a ciel sereno, la rivolta scoppiò in Sicilia.

La comunità siciliana era stanca dell'assenza della propria regina. Non sopportavano gli accordi che la reggenza aveva preso con Urbino (si vociferava che si fosse accordata per l'annessione della Sicilia al Regno Italico, senza il consenso del popolo), e la situazione diventava sempre più tesa.

La goccia che fece traboccare il vaso fu l'esilio di due personaggi molto famosi a Palermo, e benvoluti da tutti: Deste Proselite e sua moglie Sibilla.
Nel giro di poche ore, come fiamma spinta dal vento in una selva secca, tutti i cittadini di Palermo scesero in piazza.

Civili, armati di forconi, di mazze e di pietre, si radunarono sotto il palazzo reale.

La Regina, Morgana Chiaramonte radunò la sua guardia reale, ed ordinò di aprire i cancelli e di disperdere la folla.
Fu un massacro, una strage.
I cavalieri della regina, e la regina stessa a capo del gruppo, annegarono la rivolta nel sangue.

Palmerino di segnò e rivolse gli occhi al cielo bisbigliando:

"Morgana, cosa mai ti è successo? Tu che sei sempre stata il simbolo della tua terra, che hai amato il tuo popolo più di te stessa, oggi ti schieri contro i siciliani, uccidi i civili con le tue stesse mani, e tutto solo per mantenere la tua poltrona, il tuo trono, le tue ricchezze? Cosa ti è accaduto, non è da te!"

Proprio in quel momento un frate si avvicinò titubante e passò una lettera a Palmerino.
"Palermo,
giorno XXX, mese I, anno MCCCXVII

Da questo momento il Regno di Sicilia è da intendersi una provincia del Regno d’Italia e come tale sotto la protezione di Oddantonio Montefeltro.

Così è deciso"

E il frate aggiunse:
"Il Regno di Sicilia ha modificato la relazione diplomatica con la Repubblica Romana Teologica, fratello caro. La nuova relazione è ostile".

Un brivido attraversò il corpo del frate. Ecco la risposta. Ecco il demonio che agisce plagiando gli uomini deboli di spirito.

E quindi Morgana si era lasciata plagiare. Aveva accettato la sottomissione sua e del suo popolo, pur di mantenere il suo trono.

E poi Palmerino pensò a Siena, a Genova, a Milano, alla Sardegna, a Firenza. Tutti regni che uno dopo l'altro avevano accettato di sottomettersi al giogo di Urbino.
Un tempo regni gloriosi, oggi erano lande desolate, povere ed abitate solo da criminali, furfanti e ladri di passaggio.

E questo era dunque il destino della Sicilia? Sarebbe diventato l'ennesimo deserto sotto Urbino?

Poi si fermò, cercò di concentrarsi sulla sua missione, e subito gli vennero in mente le povere genti palermitane, cadute sotto i colpi della guardia reale.
Le donne, i vecchi, i giovani mutilati.

Richiamò il frate e gli diede il compito di inviare un dispaccio a Palermo. Il Monastero di Corsica era pronto a ricevere i feriti della rivolta per dar loro le cure necessarie.
Purtroppo i frati non avrebbero potuto recarsi personalmente in Sicilia a causa della nuova relazione ostile, ma avrebbero fatto il possibile per aiutare i bisognosi.

Certo sarebbe stato il compito della reggenza quello di occuparsi delle proprie genti, ma era evidente ormai che Morgana aveva deciso di percorrere un'altra strada, quella del male, guidata dal demonio.


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All the friars had returned to Corsica from the east.

The situation had now sadly outlined. The alliance of the Eastern Mediterranean seem flaky. The Mamelukes had thrown in the towel and withdrew from their villages, setting fire to whatever was left of it, and favoring the slow but inexorable advance of Jerusalem and Cyrene.

Soon africa would have a new face.

Meanwhile, as a bolt from the blue, the revolt broke out in Sicily.

The Sicilian community was tired of the absence of their queen. They could not stand the agreements that the regency had taken with Urbino (it was rumored that she had agreed to the annexation of Sicily to the Kingdom of Italy, without the consent of the people), and the situation was becoming increasingly tense.

The straw that broke the camel was the exile of two very famous people in Palermo, and well-liked by everyone: Deste proselte and his wife Sibilla.
Within a few hours, as flames pushed by the wind in a dry forest, all citizens took to the streets of Palermo.

Civilians, armed with pitchforks, with clubs and stones, gathered under the royal palace.

The Queen, Morgana Chiaramonte gathered his royal guard, and ordered  to open the gates and disperse the crowd.
It was a massacre.
The Queen's knights, and the Queen herself at the head of the group, drowned the uprising in blood.

Palmerino signed himself and turned his eyes to the sky whispering:

"Morgana, what ever happened to you? You who have always been the symbol of your land, you loved your people more than yourself, you now deploy against the Sicilians, kill civilians with your own hands, only to maintain your chair, to keep your throne, your riches? What happened to you, is not like you! "

Just then a monk approached hesitantly and handed a letter to Palmerino.
"Palermo,

Since now the Kingdom of Sicily is to be understood a province of the Kingdom of Italy and as such under the protection of Oddantonio Montefeltro.

So it decided "

And the monk said:
"The Kingdom of Sicily has changed the diplomatic relations with the Republic Roman Theological, dear brother. The new report is hostile."

A shiver passed through the body of the friar. Here is the answer. Here is the devil acting plagiarizing the weak-minded men.

And then Morgana had let rip. She had accepted her submission, for her and for and her people, in order to keep her throne.

And then Palmerino thought to Siena, Genoa, Milan, Sardinia, Firenza. All kingdoms one after the other had agreed to submit to the yoke of Urbino.
Once glorious kingdoms, were now barren lands, poor and inhabited only by criminals, scoundrels and thieves passage.

And this, then, was the fate of Sicily? It would become yet another desert in Urbino?

Then he stopped, tried to concentrate on his mission, and immediately came to mind the poor people of Palermo, falls under the blows of the royal guard.
Women, old, young mutilated.

He called the monk and gave him the task of sending a dispatch in Palermo. The Monastery of Corsica was ready to receive the wounded of the revolt, to give them the necessary care.
Unfortunately, the friars could not go personally to Sicily because of the new hostile relationship, but would do their best to help the needy.

Of course it would be the task of the regency to take care of their people, but it was clear now that Morgana had decided to take another path, that of evil, led by the devil.

Title: Re: [ORP] La vita al Monastero - Life at the Monastery
Post by: (RIP) Alexander VII on 13 February, 2017, 10:06:09 AM
For months now His Holiness, Alexander VII, had prayed for peace and prosperity while hearing requests from peasants and monarchs alike to intercede in the often religious war that was raging in the East. The powers there had given assurance that the church had not needed to make a call for a crusade of peace.

Then the world had truly gone mad.

The leaders of the East were no longer leaders but puppets and victims. Surely this was not as Teos willed it!

Seeing a shift in power the Sicilian monarchy had also gone silent. Silent to their people, silent to their allies, silent to their church. All had not been quiet though. Somewhere whispers rang loudly from the mouths of agents of the fourth part, Lilis (http://wiki.medieval-europe.eu/index.php?title=Ancient_Teological_Church_Sacred_Texts#I_The_Genesis), dressed in the guise of another nearby royal court. The mouthpiece of and instigator of terror in the service of El Diavolique, the deceiver, idol, and false prophet said, "worship him. Obey him, and you shall have your power." This made Alexander VII weep, for the monarch had been a great friend of the church and would have gladly been welcomed by his humble hands if she had only whispered one request of , "Hear me, and ease my troubled mind, holy father." Now there was a crown from the false prophet. A crown of iron to bear down the people of Sicily, by sword and steel. A throne was made by Lilis. A throne for a beloved daughter of the faith, that now was made only of thorns to torment her and yet would make her always fearful of it being taken away from her. Her spirit now chained to a torture instead of a blessing, and with her any other that followed and loved her.

   The ancient lineage of the east had bled itself dry just for the exchange of a few regions and the surrender of their pride and glory to a foreign threat. A foreign power that had always bore their ancient glory nothing but envy; had always been faster to mouth threats than to show goodwill and brotherly love where it was always possible. At least there still existed a seed of hope for peace. There the church still shared love and service among the people and their leaders. There the faithful were not despised for serving the Omnipotent Teos. His shepherds had been sent and had served the flock. Even those not of the church had felt His mercy.

  This then before him was the shining hope of a Loving Divine Will to put into opposition of the deceits, fear, and bloody envy of the foreign and false "friends". These shepherds disciples of Blessed Saint Francesco Paolo I, once the Summus Pontifex of the Ancient Theological Church.
Here again Summus Pontifex Alexander VII read their charter Rule to himself , whereupon he then dropped the brilliant blue wax and impressed upon the parchment the Pontifical Signet of the Holy See and Blessed Saint Rocco, the foundation stone of the Ancient Theological Church of the Divine Savior, Immanuelle, and His Vicar on Earth. These warriors of peace would be granted the powers to bring succor to an unkind but beloved world. In each kingdom where they set sandaled foot and tonsured head they would be granted all requested support that could be found, to heal with kindness and devotion those animosities and atrocities of the "hands of El Diavolique."

Quote
(http://i44.tinypic.com/jaex3q.png)          (http://img11.hostingpics.net/thumbs/mini_360971armoiriepape11.gif) (http://www.hostingpics.net/viewer.php?id=360971armoiriepape11.gif)          (http://i44.tinypic.com/jaex3q.png)

Hereby be it known that We,  Alexander, the seventh Supreme Pontiff of the Roman Theological Church to bear this name , do Announce and Order the creation of the monastic Order Franciscan Friars. Their Order bears the blessings of Teos and the Holy See to be Installed in accord with the Logos  by the Sacred Rights and Rules  that follow: 


Franciscan Rule

Chapter I: In the Lord's name begins the rule and life of the Franciscan friars - The Franciscan friars follow the teachings of His Holiness Francesco Paolo I. Before him the Church was diplomacy, war, wealth accumulation. He consumed every strength and every breath devoted to change. His project is pushed in a definite direction: helping the needy and the sick. This is the life of the Franciscan friars. the Order professes obedience and reverence to the Supreme Pontiff and his successors canonically elected and to the Roman Theological Church.

Chapter II: Of those who wish to embrace this life - if some will want to accept this life and come to our brothers, the doors of the order will be open to them. The Franciscan monk can choose to be a hermit, monastic or itinerant preacher. Hermeticism, cenobitism and missionary itinerancy cohabit in the Franciscan rule.

Chapter III: Of the life of Franciscan friars - The clerics brothers will recite the Divine Office according to the rite of the holy Roman Theological Church. The lay brothers will pray every day. The Franciscan friars will be meek, peaceful and modest, gentle and humble, speaking courteously to everyone, as is proper. They will not quarrel, and avoid disputes of words, nor judge others. They will not despise those whom they see clothed with soft and colored clothes, using dainty food and drink, but rather let each one judge and despise himself. They will work faithfully and devotedly so that, avoiding idleness, the enemy, they will not extinguish the spirit of holy prayer and devotion to which all temporal things must serve. Our clothes will be of coarse cloth or sheep wool and packed without dye. Our food, our whole life, will be humble and parks.

Chapter IV: Of the ultimate goal - The Franciscan friars live for others and profess charity and help those in need, the limitless love for our brothers in Teos, and care of the sick. They observe the sacred writings of our Lord Immanuel, living in obedience to the end of their days.


The Minister Generals of the Order will begin with Reverend Father Palmerino Caracciola. Thereafter each will be selected from within the Order and by the Order to be presented to the Holy See in person for confirmation in their post and renewal of this decree  by the Summus Pontifex of the Ancient Theological Church. Go forth with the blessings of Almighty Teos and commit thyselves and your works of your hands to the glory of His Holy Name.



"vitam aeternam, fides aeternam, actio semper"
~Alexander VII~

Summus Pontifex - Theological Church,
Comte de Reims,
Master of theology of Ancient Theological Church


(http://img11.hostingpics.net/pics/828994sceaupapal1.gif)





 


In a separate letter Alexander VII sent these words:

Quote
First Minister General of the Franciscan Order
Palmerino Caracciola,

  My Son, your appointment as named  is instructed and the Order of adherents to Blessed Saint Francesco Paolo I  is so decreed.

 There are faithful who need the Franciscan Order and their healing hands now. The Order is called by the Holy See to advance the welfare of the Theological citizens of Sicily and any who support them, regardless of their faith or lack thereof. Your Order is also instructed to deny any of the same services to the forces that seek the unwilling submission of these same people to a foreign apostate monarchy. You are to give simple instruction to any clergy to refrain from combat against any other Theological forces. The shepherds of Teos do not slay their own flock. Such fratricide is an action not worthy of them.

By My hand in the Holy City of Rome
12th Day of February year of Our Savior Immanuel 1317.

"vitam aeternam, fides aeternam, actio semper"
~Alexander VII~

Summus Pontifex - Theological Church,
Comte de Reims,
Master of theology of Ancient Theological Church


(http://img11.hostingpics.net/pics/828994sceaupapal1.gif)
 

Certain I am that El Diavolique would make sport and attempt to subvert the Will of Teos, as he always did since the revolt as Febo at the time of creation. I must abandon the silence and peace from the struggles of the kingdoms of this world. Even where they say no, It is between Teos and myself that I must at least give voice to His teachings and His Will in these conditions, or risk the gentler souls drowning in doubt and blood for fear that the heavens do not hear their prayers. He sees all things and does love his creation and I must remind the world as His Holy Vicar. Had I spoke sooner, perhaps even our daughter in obedience to Immanuelle, Belle D' Aquitaine, would be alive today to spread the news to her diocese!

Title: Re: [ORP] La vita al Monastero - Life at the Monastery
Post by: (RIP) Morgana Chiaramonte on 14 February, 2017, 02:16:53 AM
Ancora una volta una masnada di rivoltosi si stava preparando ad attaccare il palazzo reale di Palermo...

Morgana era sconcertata....Roma, la sua Roma....la Roma dei tempi del suo arrivo in Sicilia, altro non faceva che dare mano ai rivoltosi finanziando il loro agire.

Roma....il Papa....Sua Santità Alessandro VII non era stato capace di rimuovere dall'incarico di Parroco di Palermo colui che si era unito ai rivoltosi ed aveva combattuto contro il suo popolo, la sua regina.


Come può il papa chiedermi il motivo per cui sono stata costretta a cambiare la relazione diplomatica con Roma, quando lui per primo non ha punito anzi, ha aiutato, coloro che sono insorti? Eppure.....credo di essere fra i più longevi sovrani teologici....

Come ha potuto lasciare Andrea Malatesta a capo della parrocchia di Palermo? Come posso io fidarmi di lui?


E poi si chiedono come mai ho chiesto aiuto al Regno d'Italia........Non hanno fatto niente per dimostrarmi la loro estraneità alla rivolta, anzi....non prendendo provvedimenti, hanno preso ampliamente posizione!!!

E poi si parla di chiesa, di fratellanza.....il demonio è dentro di loro.....tutti, nessuno si salva....


Aveva pensato a voce alta, scosse la testa.....forse era il caso di andare a riposare.....domani sarebbe stata una lunga giornata.....





Title: Re: [ORP] La vita al Monastero - Life at the Monastery
Post by: Gualtieri Colapesce on 15 February, 2017, 09:30:21 PM
Palmerino si era alzato come sempre molto presto.
Erano state giornate intense, ricche di festeggiamenti al monastero, poichè pontefice aveva accettato e confermato la creazione dell'ordine dei Francescani.

Il frate leggeva e rileggeva la missiva privata del papa. Ne traspariva chiaramente la preoccupazione per ciò che stava per accadere: per una regina teologica che si sottometteva ad un reggente scomunicato, primo nemico della Santa Chiesa; per una possibile guerra fratricida tra teologici.

Inoltre giungevano notizie allarmanti dalla Sicilia. Questa volta la popolazione si era organizzata, armata, ed aveva attaccato il palazzo reale. La guardia reale, con a capo la regina Morgana, aveva potuto ben poco contro le forze armate del popolo.

La Sicilia era di nuovo dei Siciliani.
Ed immediatamente Urbino aveva dichiarato guerra al nuovo Regno di Sicilia.

In quei giorni, Palmerino aveva scritto a Morgana.
La Regina, però, aveva risposto solo alla prima delle sue missive. Aveva giustificato l'ostilità verso la Repubblica Romana con la motivazione secondo cui Roma avrebbe finanziato i rivoltosi di Sicilia. Senza lo straccio di una prova a sostegno di questa teoria.

Parole, senza prove. Tante parole, e mai una prova. Quel modo di fare, Palmerino, lo conosceva bene.

Morgana era stata plagiata, ed aveva abbandonato il giusto cammino.

Il frate si recò nella cappella del monastero, e cominciò a pregare.

Pregò per Morgana, perchè ritrovasse la giusta via.
Pregò perchè tornasse ad essere esempio per le genti teologiche.
Pregò perchè tornasse a pensare con la sua testa.


*****************************************************************************


Palmerino had woken up as always very soon.
They had been intense days, rich in festivities at the monastery, as the pontiff had accepted and confirmed the creation of the Franciscan order.

The monk read and reread the private letter of the pope. It clearly showed his the concern for what was to come: for a theological queen who had submitted to a regent excommunicated, the first enemy of Holy Church; for a possible war between theological.

Also alarming news came from Sicily. This time, the population was organized, armed, and had attacked the royal palace. The royal guard, led by the Queen Morgana, have had very little against the armed forces of the people.

Sicilians owned Sicily again.
Urbino had immediately declared war on the new Kingdom of Sicily.

In those days, Palmerino had written to Morgana.
The Queen, however, had only answered the first of his letters. She had justified the hostility toward the Roman Republic on the grounds that Roma would finance the rebels in Sicily. Without the shred of evidence to support this theory.

Words, without evidence. So many words, and never an evidence. Palmerino knew well that way to do.

Morgana she was brainwashed, and had abandoned the right path.

The monk went to the chapel of the monastery, and began to pray.

He prayed for Morgana, that she finds herself the right way.
He prayed that she returns to be an example for the theological people.
He prayed that she returns to think with her head.


Title: Re: [ORP] La vita al Monastero - Life at the Monastery
Post by: Gualtieri Colapesce on 22 April, 2017, 05:38:47 PM
Con l'elezione del nuovo console, Roma era completamente cambiata.

Roberto di Stabia, storico Re di Napoli, che a suo tempo aveva deciso di unire il suo regno a quello di Roma e ne era diventato Principe ereditario, oggi guidava la Repubblica Romana Teologica.

Egli aveva immediatamente dato la sua impronta alla politica della Repubblica.

Roberto era un uomo di polso, era schietto, odiava la falsa diplomazia.
Le cose le diceva in faccia, con sincerità a volte anche eccessiva.

Poteva sembrare irruento, ma era trasparente. Odiava le ambiguità ed i falsi cortesi.

Palmerino rivedeva in lui ciò che egli era stato in gioventù, poco affine alla diplomazia, ma più educato alle tattiche militari ed all'arte della guerra.

I romani avevano seguito il nuovo console e le sue indicazioni.
Si era risvegliato l'orgoglio popolare, e quel desiderio di essere pronti a lottare, di essere pronti a perdere tutto per seguire i propri ideali ed il proprio destino.

I romani erano così, come Roberto. Avevano una sola parola, ed erano pronti a dare tutto per mantenerla.

Intanto il mondo andava avanti.

La nuova reggenza siciliana era rimasta silente, evidentemente i siciliani cercavano di rafforzare la propria economia e le proprie difese militari, in vista di future guerre.

Nel medio-oriente infuocava la guerra tra Mammelucchi e Gerusalemme. Quest'ultima era ormai completamente circondata dalle forze mistiche del Cairo, e questa volta l'atteso aiuto di Kiev non era arrivato.

Nei balcani si era rischiata la guerra tra storici alleati, quando il Re d'Albania era morto senza lasciare eredi, ed i regni vicini avevano provato in tutti i modi a recuperare le terre su cui vantavano vecchie rivendicazioni.
Ma fortunatamente la ragione aveva vinto, la guerra sembrava scongiurata, e le vecchie amicizie sempre più solide.

Infine, dal nord fiammingo, erano arrivate pubbliche provocazioni alla Repubblica Romana, a cui il Console aveva risposto a modo suo, senza fronzoli, ed in maniera sincera ma irruenta.
La risposta purtroppo non era stata altrettanto sincera. I fiamminghi avevano preferito seguire le classiche vie diplomatiche, torbide ed ambigue, ed avevano chiuso le loro frontiere ai romani, interrompendo ogni tipo di dialogo.
Come spesso accadeva in questi casi, la reggenza, per i propri capricci, agiva a discapito del popolo, interrompendo di fatto gli storici rapporti commerciali e di amicizia tra le genti fiamminghe e quelle romane.

Ed in tutto questo, nel marasma di eventi accaduti, destinati a passare e ad essere dimenticati, uno in particolare aveva scosso il mondo intero: Oddantonio da Montefeltro, Re di Urbino, era morto.
Assassinato, si diceva.
Ed aveva portato con se nella tomba enormi ricchezze ed armamenti della corona.
Ed il regno italico ne veniva fuori fortemente provato e ridimensionato.
C'era tanto da fare, ed il compito era nelle mani della nuova Regina di Urbino, Isabella Este.

La Repubblica Romana aveva chiuso le proprie frontiere agli urbinati, e Palmerino, come ambasciatore di Roma, aveva scritto alla nuova reggente per motivare la decisione.

Il frate si guardò intorno, tirò fuori dalla tasca del saio una pergamena, rovinata e stropicciata.
La lesse avidamente.

Isabella lo aveva apostrofato in ogni modo in quella missiva, ma lui continuava a leggere solo e soltanto quella frase:
"Quando e se potremmo parlare a voce diretta vi dirò perché Oddantonio non attaccò Roma e non fu certo per viltà".

Ed ogni volta il sangue gli ribolliva nelle vene, e sentiva calore ovunque, fino alla punta dei suoi capelli. Quella pergamena profumava di lei.
Era una richiesta d'aiuto? Isabella aveva bisogno di lui?

La mente del frate era completamente offuscata da quelle sensazioni.

Sentì dei passi, e nascose velocemente la pergamena.

Cercò di concentrarsi, e fece un respiro profondo.

(/OFF: Il seguito può essere letto qui: https://rpforum.medieval-europe.eu/index.php?topic=17929.0 (https://rpforum.medieval-europe.eu/index.php?topic=17929.0) )

******************************************************************************


With the election of the new consul, Rome was completely changed.

Roberto di Stabia, historic king of Naples, who at the time had decided to unite his kingdom with Rome and became the hereditary prince of it, he now led the Roman Theological Republic.

He had immediately given his impression on the Republic's policy.

Roberto was a man of wrist, he was frank, he hated false diplomacy.
He said things in the face, with sometimes even too much sincerity.

It could look fuzzy, but he was transparent. He hated the ambiguities and the falsely courtesy.

Palmerino saw in him what he had been in youth, little used to diplomacy, but more educated to the military tactics and the art of war.

The Romans had followed the new consul and his directions.
The popular pride had awakened, and with it the desire to be ready to fight, to be ready to lose everything to follow their own ideals and destiny.

The Romans were like this, like Roberto. They had one word, and they were ready to give everything to keep it.

Meanwhile, the world went on.

The new sicilian regency was silent, obviously the Sicilians sought to strengthen their own economy and military defenses in view of future wars.

In the Middle East, the war between Mamluks and Jerusalem infuriated. Jerusalem was now completely surrounded by mystical forces of Cairo, and this time Kiev's expected help had not arrived.

In the Balkans, there was almost a war between historic allied, when the King of Albania died without leaving heirs, and the neighboring kingdoms had tried in every way to recover the lands on which old residences were.
But fortunately the reason had won, the chances of a war seemed over, and old friendship was getting stronger.

Finally, from the Flemish North, public provocations had come to the Roman Republic, to which the Consul had responded in his own way, without frills, and in a sincere but irrational manner.
The answer, unfortunately, had not been as sincere. The Flemish people had preferred to follow the classical diplomatic routes, turbulent and ambiguous, and had closed their borders to the Romans, interrupting all kinds of dialogue.
As often happens in these cases, Regency, for its whims, acted at the expense of the people, interrupting in fact the historical trade and friendship between the Flemish and the Roman people.

And in all this, in the mourning of events happening, destined to pass and be forgotten, one in particular shook the whole world: Oddantonio da Montefeltro, King of Urbino, had died.
Assassinated, it was said.
And he had brought with him into the tomb huge of wealth and armor of the crown.
And the Italic kingdom came out strongly tested and resized.
There was so much to do, and the task was in the hands of the new Queen of Urbino, Isabella Este.

The Roman Republic had closed its borders to the urbins, and Palmerino, as ambassador of Rome, had written to the new regent to motivate the decision.

The friar looked around and pulled out a parchment from his habit's pocket, ruined and crumpled.
He read it greedily.

Isabella had named him in every way in that letter, but he kept reading only one phrase:
"When and if we could talk direct voice, I'll tell you why Oddantonio did not attack Rome and was certainly not out of cowardice".

And every time blood blew in his veins, and he felt warm everywhere, to the tip of his hair. That paper scented of her.
Was it a request for help? Did Isabella need him?

The mind of the friar was completely blurred by those feelings.

He heard some footsteps, and quickly hid the parchment.

He tried to concentrate, and breathed deeply.

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Title: Re: [ORP] La vita al Monastero - Life at the Monastery
Post by: Gualtieri Colapesce on 25 November, 2017, 05:41:44 PM
Il viaggio di ritorno da Vexin sembrava più lungo del solito.

La battaglia sarebbe rimasta nella storia, ed i Cavalieri del Santo Romano Sepolcro erano stati determinanti come sempre.

La difesa era stata vincente, grazie ad un ultimo drappello di uomini ed alle gesta eroiche di Berton Berton. Ormai il suo nome era famoso in tutto il mondo conosciuto.

Palmerino cavalcava lentamente. Intorno a lui, come sempre, erano riuniti i suoi cavalieri più fidati.

Dopo la battaglia, ci si parlava chiaramente, senza peli sulla lingua, come fratelli a prescindere dai titoli e dall'etichetta.

Fu il barone Carlo Barbaspinosa a cominciare il discorso.

"Si potrebbe capire meglio la situazione Francese?
I patriarcali continuano ad attaccare, noi ci siamo ritirati, nessuno li sta aiutando, tra un po
avremo nel fianco i patriarcali che spadroneggiano e fanno proseliti. Cosa succede allora?
Restiamo a guardare?"

Palmerino rimase un attimo in silenzio. Gli altri cavalieri lo osservavano attendendo una risposta.

"Carlo, purtroppo le cose non sono esattamente come sembrano.

Prima di tutto, i patriarcali non sono i nostri nemici.
Il loro credo è molto simile al nostro. Ma loro hanno un modo differente di risolvere i problemi.
Noi porgiamo l'altra guancia. Loro colpiscono con durezza.
Ma entrambi abbiamo lo stesso obiettivo, l'eliminazione delle eresie, e dei falsi miti religiosi.

Tornando alla questione francese, più volte in questi anni ho personalmente inviato dispacci in tutta Europa, cercando di creare una grande alleanza teologica che vedesse protagonisti i regni nostri fratelli in Teos.

Alcuni erano favorevoli ad iniziare un dialogo.
Altri erano contrari.
Altri non mi degnavano di risposta.

La Regina Primula di Francia non mi ha mai neanche degnato di una risposta.

Quando hanno avuto il problema della rivolta in Normandia, dove il Re Alfaro, ex vassallo di Parigi, e già ben conosciuto dall'Inquisizione Teologica per i suoi trascorsi, governava nella quasi totale inattività, i Francesi non hanno pensato di contattarci, e contattare gli altri regni teologici per chiedere aiuto.

Hanno deciso di fare a modo loro, creando un'alleanza con Inghilterra, Irlanda, Scozia, Savoia, tutti regni che avevano in comune solo l'odio per i nuovi normanni, e la paura che potessero danneggiare le loro ricchezze, in quanto confinavano con i loro regni.

Questa coalizione ha dichiarato ostilità ai normanni.

I normanni chiedevano di diventare teologici, ma sono stati circondati, richiusi nei loro confini, ed abbandonati dai teologi, e dal Pontefice stesso.

Il Nostro Santo Padre, di madre patria francese, ha provato ad aiutare i normanni nella loro strada di teologizzazione.
Ed è vero che non è facile interagire con l'ambasciatore normanno, noto per il suo modo arrogante di porsi, senza la minima conoscenza dell'etichetta nobiliare, e che secondo me ha la metà della colpa del mancato accordo.

Eppure, a mio avviso, il Santo Padre poteva fare di più.
Basti per esempio guardare la differenza di mezzi e tentativi utilizzati per riportare in Teos Urbino.
Fui chiamato io stesso alla corte della regina di Urbino, per mediare il loro ritorno alla Santa Chiesa Teologica.
Il tutto, tra l'altro, è stato un completo fallimento, visto che la regina Isabella, nonostante tutto, ha atteso l'offerta migliore, ed alla fine ha scelto il miglior offerente, quindi i patriarcali."

Gli si strinse il cuore mentre pronunciava quelle parole, e pensava ad Isabella, completamente invischiata negli insegnamenti del suo mentore, Oddantonio da Montefeltro.

Fece una smorfia, e continuò:

"Ma si sa, Urbino fa così da sempre. Non c'è nulla di nuovo in questo. E se un giorno i patriarcali smetteranno di essere i guerrieri più potenti di questo mondo, Urbino sarà pronta ad abbandonarli, ed a convertirsi ad un'altra religione".

Gli altri risero.

"Tornando al nostro discorso, i normanni, abbandonati dai loro confinanti e dalle alte sfere teologiche, hanno deciso di trovare la via religiosa nella religione patriarcale.
Si sono alleati a Kiev, ed hanno attaccato la Francia.

I regni teologici, hanno deciso (a mio avviso giustamente) di restare al di fuori del conflitto poichè fino a quel momento, non erano stati interpellati in nessun modo dalla Francia.

Il Santo Padre ha chiesto alla Chiesa di aiutare la Francia.

E dunque gli ordini religiosi sono partiti alla volta di Parigi, per la difesa.

Abbiamo difeso come leoni, ma non siamo mai stati interpellati nelle tattiche diplomatiche o militari.

Da oggi, inoltre, i mercenari sono stati banditi da tutti i regni, e non possono più intervenire in battaglia.

La Francia ha scelto i suoi alleati, e solo loro possono difenderla.
E quindi noi non possiamo fare più nulla.
Non possiamo più combattere, nè difenderli, nè aiutarli in alcun modo.

Non hanno risposto alle nostre richieste di alleanza.
Hanno scelto il loro comportamento diplomatico senza interpellarci.
Hanno scelto i loro alleati.
Non ci hanno coinvolto nelle tattiche diplomatiche e militari dello scontro.

Noi abbiamo fatto il possibile, non possiamo aiutare chi non vuole essere aiutato.

Teos li protegga, hanno scelto il proprio destino".

Continuarono a cavalcare lentamente, in silenzio, verso casa.

*****************************************************************

The return journey from Vexin seemed longer than usual.

The battle would remain in history, and the Knights of Holy Sepulcher had been determinant as always.

The defense had been victorious, thanks to a final little group of men and the heroic gestures by Berton Berton. By now his name was famous throughout the known world.

Palmerino rode slowly. Around him, as always, his most trusted knights gathered.

After the battle, they used to speak clearly, without hair on the tongue, as brothers irrespective of the titles and the label.

It was baron Carlo Barbaspinosa who began the discourse.

"Can we better understand the French situation?
The patriarchals continue to attack, we have retired, no one is helping them, in a while
we will have the patriarchal over us, lurking and proselytizing. What happens then?
Do we keep watching? "

Palmerino was silent a moment. The knights were watching him waiting for an answer.

"Carlo, unfortunately things are not exactly what they look like.

First of all, patriarchals are not our enemies.
Their belief is very similar to ours. But they have a different way of solving problems.
We give the other cheek. They hit hard.
But we both have the same goal, the elimination of heresies, and false religious myths.

Returning to the French question, several times in these years I have personally sent dispatches across Europe, trying to create a great theological alliance that could unite the reigns of our brothers in Teos.

Some were in favor of starting a dialogue.
Others were against it.
Others did not even answer to me.

The Queen Primula of France has never even bothered giving me an answer.

When they had the problem of the revolt in Normandy, where King Alfaro, a former vassal of Paris already well known by the Theological Inquisition for his past, ruled in almost total inactivity, the French did not think to contact us, and contact the other theological realms to ask for help.

They decided to do so by creating an alliance with England, Ireland, Scotland, Savoy, all kingdoms that shared only hatred for the New Normans, and the fear that they might damage their wealth, as they confined themselves to their kingdoms.

This coalition has declared hostility to the Normans.

The Normans asked to become theological, but they were surrounded, enclosed within their borders, abandoned by theologians, and by the Pontiff himself.

Our Holy Father, of the French motherland, has tried to help the Normans in their path of theology.
And it is true that it is not easy to interact with the Norman ambassador, known for his arrogant way of doing, without the slightest knowledge of the noble label, and which in my opinion has half the blame for the lack of agreement.

Yet, in my opinion, the Holy Father could do more.
Just look at the difference between means and attempts used to bring Urbino back to Teos.
I myself was called to the court of Urbino, to mediate their return to the Holy Theological Church.
And all these attempts, by the way, were a complete failure, as Queen Isabella, in spite of everything, waited for the best offer, and in the end chose the best bidder, which is  patriarchyal Church. "

He shook his heart as he spoke, and he thought of Isabella, fully enveloped in the teachings of his mentor, Oddantonio da Montefeltro.

He grimaced, and continued:

"But we know, Urbino does so, there is nothing new in this. And if one day the patriarchals woul stop being the most powerful warriors of this world, Urbino would be ready to abandon them and convert to another religion ".

The others laughed.

"Returning to our speech, the Normans, abandoned by their neighbors and the high theological spheres, have decided to find the religious way in the patriarchal religion.
They allied themselves to Kiev, and attacked France.

Theological realms have decided (in my view rightly) to remain out of the conflict as they had so far not been questioned in any way by France.

The Holy Father asked the Church to help France.

And so the religious orders went to Paris for defense.

We have defended fighting as lions, but we have never been interrogated in diplomatic or military tactics.

From now on, mercenaries have also been banned from all kingdoms, and can no longer intervene in battle.

France has chosen its allies, and only they can defend it.
So we can not do anything anymore.
We can no longer fight, neither defend them, nor help them in any way.

They did not respond to our alliance requests.
They have chosen their diplomatic behavior without asking us.
They have chosen their allies.
They did not involve us in diplomatic and military tactics of the fight.

We did our best, but we can not help those who do not want to be helped.

May Teos protect them, they chose their own destiny. "

They continued to ride slowly, silently, home.
Title: Re: [ORP] La vita al Monastero - Life at the Monastery
Post by: Gualtieri Colapesce on 23 December, 2017, 09:29:11 AM
La tregua non sarebbe durata abbastanza. La situazione era critica.

Palmerino ripensava agli ultimi giorni. Cercava di valutare ogni azione, ogni evento, cercando di capire cosa fosse andato storto.

Tutto era cominciato quando il Senato aveva deciso di punire l'atteggiamento della Savoia.

Il Patto d'alleanza stretto tempo prima tra la Repubblica ed il Regno di Savoia, non era stato rispettato dai savoiardi.

Più volte il Senato aveva chiesto alla reggenza savoiarda di modificare il trattato. Aveva chiaramente spiegato che quel comportamento era offensivo nei confronti di Roma, che non avrebbero tollerato la situazione ancora per molto.

Ogni promessa fatta dalla Savoia non era stata mantenuta. I Savoiardi prendevano tempo, ed intanto tessevano e tramavano azioni contro le richieste romane.

Finanche all'ultimatum avevano fatto "orecchie da mercante" e semplicemente non avevano risposto.

Ma Roma non è Urbino. Roma mantiene la propria parola. Roma dà un ultimatum, e se non lo rispetti, vieni attaccato.

Come spesso accade in questi casi, l'avvoltoio che attende una mossa, e che cerca una scusa, farà di tutto per sfruttare la situazione ed attaccarti.

Il Senato Romano, come da etichetta, aveva contattato i Regni vicini e che potevano in qualche modo essere interessati allo scontro, per evitare inutili attriti.

I normanni si erano dichiarati favorevoli ad un'eventuale attacco anche congiunto.

Ma nel frattempo era partito l'attacco dei Serbi, sotto ordine di Kiev, per abbattere il paganesimo savoiardo e circondarne la capitale.

Roma aveva cordialmente contattato anche i Serbi, avvertendoli dei propri piani e proponendo un attacco coordinato.
Su quel messaggio era scritto esplicitamente che Roma e Sicilia intendevano punire la Savoia per il proprio comportamento, che Roma e Sicilia avevano bisogno di espandere i propri confini per trovare risorse a loro mancanti, e che Roma e Sicilia guardavano ad ovest, per dimostrare ancora una volta che non avevano nessuna intenzione di minacciare Urbino.

La risposta della Serbia si fece attendere molto, ma fu chiara ed esplicita.
Dichiararono la Savoia "Regno Vassallo" portando di fatto anche i savoiardi alla schiavitù, e poi risposero ai romani con una missiva piena di provocazioni e di minacce, umiliando il Senato Romano ed imponendogli di tornare nelle proprie terre e di restarci.

Ancora minacce. Ancora umiliazioni. Per quanto ancora Roma avrebbe dovuto sopportare tutto questo?

Fieri, e coraggiosi, i Romani dimostrarono di che pasta erano fatti, continuando la conquista savoiarda secondo i propri programmi.

E fu questo il momento in cui finalmente si scoprirono tutte le chiacchiere e le falsità.

Tutti i pianti della Regina Isabella, che da mesi girava le corti europee chiedendo aiuto e difesa contro Romani e Siciliani, avevano sortito il loro effetto.
Eppure fu strano vedere che proprio la "povera e minacciata Urbino" fu la prima ad attaccare Ferrara, cogliendo al balzo l'occasione organizzata ed ordita da tempo, contro i romani.

Nel giro di pochi giorni fu mostrata al mondo un'alleanza enorme, evidentemente già organizzata da tempo con il solo scopo di conquistare Roma e la Sicilia, formata da Urbino, Serbia, Bulgaria, Bisanzio, Ottomani, Seleucidi, Valacchi, e coadiuvata dai regni già schiavi di questa alleanza come Savoia, Cirene, Mammelucchi.

Romani e Siciliani si trovarono a dover combattere anche contro chi, aiutato fino a pochi mesi prima, ora prendeva le parti dei più forti: Francia e Gerusalemme.

Quanto avrebbero resistito i Romani ed i Siciliani contro un'alleanza così enorme e potente?

L'inizio dello scontro era stato incerto, nonostante l'enorme differenza tra le forze in campo.

L'alleanza difensiva aveva conquistato Narbonne e Provence. Era riuscita a difendere Agrigento. Ma aveva perso Ferrara, da sempre primo obiettivo di Urbino.

Infine gli attaccanti avevano provato a colpire Palermo, nel tentativo di saccheggiarla, con un enorme spiegamento di forze.

Questa tregua sarebbe servita a prendere fiato, ma presto la guerra sarebbe ricominciata.

Poi un pensiero trasalire Palmerino. Pensò ai savoiardi, che avevano barattato la propria libertà in cambio delle proprie vite. E pensò a tutti quei regni che lo avevano fatto prima di loro.

Scosse la testa. Questo non sarebbe mai successo ai Romani. Non sarebbe mai successo ai Siciliani.

Mai.

Mai schiavi degli schiavi.

Dulce et decorum est pro patria mori.

**********************************************************************

The truce would not have lasted long enough. The situation was critical.

Palmerino thought back to the last days. He tried to evaluate every action, every event, trying to figure out what went wrong.

It all started when the Senate decided to punish the Savoy's attitude.

The Pact of alliance, which was a long-term covenant between the Republic and the Kingdom of Savoy, had not been respected by the Savoiards.

Several times the Senate had asked the Savoyard regency to change the treaty. They had clearly explained that this behavior was offensive to Rome, that they would not tolerate the situation for long.

Every promise made by Savoy had not been kept. The Savoiards took time, and in the meantime they weaved and plotted actions against the Roman demands.

Even at the ultimatum, they had made "deaf ears" and simply had not answered.

But Rome is not Urbino. Rome keeps its word. Rome gives an ultimatum, and if you do not respect it, you are attacked.

As often happens in these cases, the vulture waiting for a move, and looking for an excuse, will do everything to exploit the situation and attack you.

The Roman Senate, as per the etiquette, had contacted the neighboring kingdoms that could somehow be interested in the battle, to avoid unnecessary friction.

The Normans had declared themselves in favor of a possible joint attack.

But in the meantime the Serb attack had begun, under the order of Kiev, to overthrow Savoyard paganism and surround its capital.

Rome had also contacted the Serbs, warning them of their plans and proposing a coordinated attack.
On that message it was written explicitly that Rome and Sicily intended to punish Savoy for their own behavior, that Rome and Sicily needed to expand their borders to find resources they lacked, and that Rome and Sicily looked to the west, to demonstrate yet another time they had no intention of threatening Urbino.

Serbia's response made us wait a long time, but it was clear and explicit.
They declared the Savoy "vassal kingdom" in fact carrying the Savoyards to slavery, and then responded to the Romans with a letter full of provocations and threats, humiliating the Roman Senate and requiring them to return to their lands and stay there.

Still threats. Still humiliations. How long would Rome have accepted all this?

Proud and brave, the Romans demonstrated what they were made of, continuing the Savoyard conquest according to their plans.

And this was the moment when all the rumors and falsehoods were finally discovered.

All the cries of Queen Isabella, who for months had been running the European courts asking for help and defense against the Romans and Sicilians, had their effect.
Yet it was strange to see that just the "poor and threatened Urbino" was the first to attack Ferrara, seizing the opportunity organized for some time, against the Romans.

Within a few days a huge alliance was shown to the world, evidently already organized for some time with the sole purpose of conquering Rome and Sicily, formed by Urbino, Serbia, Bulgaria, Byzantium, Ottomans, Seleucids, Valacchi, and assisted by the kingdoms already slaves of this alliance like Savoy, Cyrene, Mammelucchi.

Romans and Sicilians found themselves having to fight against those who, helped a few months before, now took the parts of the strongest: France and Jerusalem.

How much would the Romans and Sicilians resist against such an enormous and powerful alliance?

The start of the fight was uncertain, despite the huge difference between the forces on the field.

The defensive alliance had conquered Narbonne and Provence. We had managed to defend Agrigento. But we had lost Ferrara, always the first goal of Urbino.

Finally, the attackers had tried to hit Palermo, in an attempt to raid it, with a huge deployment of forces.

This truce would have served to take a breath, but soon the war would start again.

Then a thought wakes Palmerino. He thought of the Savoyards, who had traded their freedom for their lives. And he thought of all those kingdoms that had done it before them.

He shook his head. This would never have happened to the Romans. It would never have happened to the Sicilians.

Never.

Never slaves of slaves.

Dulce et decorum est pro patria mori.

Title: Re: [ORP] La vita al Monastero - Life at the Monastery
Post by: Gualtieri Colapesce on 17 January, 2018, 06:08:11 PM
Il monastero di Corsica era cresciuto negli anni.

Sempre più frati si erano uniti al progetto iniziale. E sempre più Cavalieri si erano spostati sull'isola, facendo della Corsica una vera e propria roccaforte al servizio della Teologia.

La Repubblica Romana stessa aveva modificato la propria costituzione, consegnando la Corsica ai Cavalieri del Santo Romano Sepolcro, e quindi alla Santa Chiesa Teologica.

Una doppia cinta di mura, saldamente collegata alla roccia naturale e a picco sull'acqua, correva intorno al monastero, che si era espanso fino a diventare una piccola città e, a rafforzarla sui tre lati, verso la terraferma, c'era un fossato profondo circa 18 metri. La cerchia incorporava tredici torri e la città era dominata dall'alto campanile della chiesa di San Francesco Paolo.

Palmerino era affacciato ad una delle torri a picco sul mare, e guardava l'orizzonte.
Erano tutti in attesa della ripresa delle ostilità, ed intanto lavoravano alacremente.

Fu allora che sentì la presenza alle sue spalle.
Castruccio attendeva, in silenzio.

Quando i loro sguardi si incrociarono, Castruccio gli porse una pergamena stropicciata e rovinata.
"Arriva dal continente. L'hanno portata dei pescatori genovesi. Sembra che sia stata distribuita dalla Regina di Urbino".

Palmerino prese il foglio e lesse il titolo ad alta voce:
"L'alba del nuovo giorno" ( https://rpforum.medieval-europe.eu/index.php?topic=18467.0 (https://rpforum.medieval-europe.eu/index.php?topic=18467.0) ).

Continuò poi a leggere velocemente solo con lo sguardo, senza fiatare.

Alla fine alzò gli occhi, incrociò quelli di Castruccio e disse:
"Di nuovo?"

I due risero, ma dovettero tornare seri e ricomporsi quando notarono alcune guardie che li guardavano stupiti...

Fu Castruccio quindi a prendere la parola, con un'espressione ora preoccupata.
"Palmerino, i pescatori che ci hanno portato questo documento, chiedono di accasarsi in Corsica. Dicono che Urbino non è più un regno sicuro per i teologici".

"Certo, hanno ragione" rispose il frate, "dì pure loro che possono stare qui con noi. E prepariamoci, perchè ne arriveranno molti altri".

E poi aggiunse tra sè:
"Isa, possa Teos perdonarti per il tuo comportamento. La religione non è un gioco da usare per i tuoi scopi. Quando lo capirai?".

*********************************************************************

The Corsican monastery had grown over the years.

More and more friars had joined the initial project. And more and more Knights had moved on the island, making Corsica a real stronghold at the service of theology.

The Roman Republic itself had changed its constitution, delivering Corsica to the Knights of the Holy Roman Sepulcher, and then to the Holy Theological Church.

A double wall, firmly connected to the natural rock and high above the water, ran around the monastery, which had expanded to become a small city and, to strengthen it on three sides, towards the mainland, there was a deep moat about 18 meters. The circle incorporated thirteen towers and the city was dominated by the bell tower of the church of San Francesco Paolo.

Palmerino was facing one of the towers overlooking the sea, and looked at the horizon.
Everybody was waiting for the resumption of hostilities, and meanwhile they worked hard.

It was then, that he felt the presence behind him.
Castruccio was waiting, in silence.

When their eyes met, Castruccio handed him a  crumpled and ruined parchment.
"It comes from the continent, some genoese fishermen have brought it here, it seems to have been distributed by the Queen of Urbino".

Palmerino took the paper and read the title aloud:
"The dawn of the new day" ( [url] https://rpforum.medieval-europe.eu/index.php?topic=18467.0 [/ url] ).

He then continued to read quickly only with his eyes, without a word.

Finally he looked up, crossed Castruccio's eyes and said:
"Again?"

The two laughed, but they had to return serious and compose when they noticed some guards who looked at them in amazement ...

It was Castruccio then to speak, with an expression now worried.
"Palmerino, the fishermen who brought us this document, ask to remain in Corsica, they say that Urbino is no longer a safe kingdom for the theologians".

"Sure, they're right," the friar answered, "tell them they can stay here with us. And let's get ready, because many more will come. "

And then he added to himself:
"Isa, may Teos forgive you for your behavior." Religion is not a game to use for your own purposes, when will you understand it? "

Title: Re: [ORP] La vita al Monastero - Life at the Monastery
Post by: Gualtieri Colapesce on 03 February, 2018, 04:36:18 PM
Il 18 gennaio era morta Morgana Chiaramonte.

Da quel giorno, ogni mattino, Palmerino dedicava la messa alla sua vecchia amica.

Alcuni se ne erano lamentati. Il comportamento della ex regina di Sicilia aveva lasciato tutti i teologici, e soprattutto i romani, molto rammaricati.

Ma Palmerino ricordava ancora con affetto Morgana. Ella era stata una colonna portante della teologia, e solo alla fine dei suoi giorni si era lasciata plagiare dagli urbinati, e dal loro costante ed inarrestabile desiderio di denari e di potere.

Quello che aveva più colpito Palmerino era stato l'atteggiamento della Regina di Urbino.
Aveva annunciato il suo matrimonio con lo Zar Serbo il giorno dopo la morte di Morgana.
Ed il 21 gennaio, nonostante tutto, aveva celebrato le sue nozze con enormi festeggiamenti, dimenticando completamente la sua "cara amica" siciliana.

Il frate si fermò a pensare a come fosse costante questo atteggiamento nel governo di Urbino.
L'amico serve finchè ti è utile, poi si dimentica, e si butta via.
Una costante che andava avanti dalla notte dei tempi.

In quel momento Palmerino fu avvertito dell'ennesima sciagura ad opera della Regina di Urbino:
Quote
La struttura: Chiesa Teologica Antica - Parrocchia in FERRARA è stata distrutta!

Si portò le mani al volto. Fino a pochi mesi prima Isabella trattava con il Pontefice, chiedeva la beatificazione di Oddantonio Montefeltro, e contrattava il suo ritorno all'unica vera chiesa.

Oggi era pronta a distruggere la casa di Nostro Signore.

******************************************************************************************

Morgana Chiaramonte died on January 18th.

From that day, every morning, Palmerino dedicated a mass to his old friend.

Some had complained. The behavior of the former queen of Sicily had left all the theologians, and above all the Romans, very regretted.

But Palmerino still remembered Morgana fondly. She had been a pillar of theology, and only at the end of her days had she let herself be plagiarized by Urbino, and by their constant and unstoppable desire for money and power.

What had most struck Palmerino was the behaviour of the Queen of Urbino.
She announced ers marriage to the Serbian Tsar the day after Morgana's death.
And on 21 January, despite everything, he had celebrated her wedding with enormous celebrations, completely forgetting her Sicilian "dear friend".

The friar sarted to think about how constant this attitude was in the government of Urbino.
The friend serves as long as he is useful to you, then you forget him, and throw him away.
A constant that has been going on since the dawn of time.

At that moment Palmerino was warned of yet another misfortune by the Queen of Urbino:
Quote
Structure: Ancient Theological Church - Parish in FERRARA has been destroyed!

He put his hands to his face. Until a few months before, Isabella was dealing with the Pontiff, asking for the beatification of Oddantonio Montefeltro, and contracting for her return to the only true church.

Today she was ready to destroy the house of Our Lord.

Title: Re: [ORP] La vita al Monastero - Life at the Monastery
Post by: Gualtieri Colapesce on 24 March, 2018, 09:44:40 AM
Erano molti giorni che nessuno aveva notizie di Palmerino.

Ai primi di marzo aveva raccolto poche cose, aveva salutato i suoi cari, ed era partito da solo in direzione delle cime montuose corse, senza dare molte spiegazioni.

Nel frattempo la guerra andava avanti da diversi mesi.

Il blocco Roma-Sicilia, ormai ultimo baluardo di libertà contro Urbino ed i suoi nuovi sottoposti, continuava a combattere senza tregua nelle terre savoiarde.

Molto era cambiato dall'inizio della guerra, infatti finalmente, costretti dagli eventi, molti reggenti avevano dovuto calare la maschera.

Questo era successo quando Normandia, Fiandre, e Venezia, d'accordo con gli Urbinati, avevano contemporaneamente chiuso i loro confini ai romani e ai siciliani, ingabbiando di fatto il grosso delle forze militari siculo-romane a Neuchatel.

Con questa mossa avevano evidentemente preso posizione, poichè il piano era chiaro: isolare ed affamare gli eserciti romani e siciliani a Neuchatel, ed, appena possibile, attaccare Roma e la Sicilia prive del grosso delle truppe.

Anche la Francia, nonostante avesse cercato in tutti i modi di mantenere relazioni neutrali con tutti, in seguito alle costanti minacce di Urbino, Venezia, Normandia, aveva dovuto cedere, e la regina Primula era stata a malincuore costretta a chiudere i confini meridionali.

Neuchatel era dunque diventato il centro nevralgico delle operazioni militari al nord.
I soldati si erano asserragliati nel castello, ed avevano creato una vera e propria cittadella, costruendo taverne, mercati, caserme e chiese, ed erano riusciti a respingere un forte attacco savoiardo.

Subito dopo avevano attaccato Lyon, per cercare di crearesi un varco verso territori liberi, ma la reggenza savoiarda era riuscita a far convogliare tutte le forze rimaste fedeli alla corona in quel di Lyon, non badando a spese in termini di armamenti, pozioni, mercenari.

Con forza ed onore i savoiardi avevano difeso le mura di Lyon dal grosso esercito latino, superiore in numero di circa tre volte.

Sfiaccati dal lungo periodo di isolamento, romani e siciliani dovettero desistere, tornando a difendersi nelle mura amiche di Neuchatel, dove subito sopo si era riversato l'esercito savoiardo con l'evidente scopo di riconquistare la regione.


***************************************************************************************


It had been many days since no one had heard from Palmerino.

In early March he had collected a few things, had greeted his loved ones, and left alone in the direction of the mountain peaks, without giving much explanation.

In the meantime, the war had been going on for several months.

The Rome-Sicily block, now the last bulwark of freedom against Urbino and his new subordinates, continued to fight without rest in the Savoyard lands.

Much had changed since the beginning of the war, in fact, finally, forced by events, many regents had to drop the mask.

This had happened when Normandy, Flanders, and Venice, in agreement with the Urbinians, had simultaneously closed their borders to the Romans and the Sicilians, caging in fact the bulk of the Sicilian-Roman military forces in Neuchatel.

With this move they had evidently taken position, as the plan was clear: isolate and starve the Roman and Sicilian armies at Neuchatel, and, as soon as possible, attack Rome and Sicily without the bulk of their troops.

Even France, despite trying in every way to maintain neutral relations with everyone, following the constant threats of Urbino, Venice, Normandy, had had to give up, and Queen Primula had been reluctantly forced to close the southern borders.

Neuchatel had thus become the nerve center of military operations in the north.
The soldiers had barricaded themselves in the castle, and had created a veritable citadel, building taverns, markets, barracks and churches, and had managed to repel a strong Savoyard attack.

Immediately after that, they attacked Lyon, to try to create a passage to free territories, but the Savoyard regency had managed to convey all the forces remained faithful to the crown in that of Lyon, sparing no expense in terms of armaments, potions, mercenaries.

With strength and honor, Savoy had defended the walls of Lyon from the large Latin army, more than three times in number.

Unfilled by the long period of isolation, the Romans and Sicilians had to desist, returning to defend themselves in the friendly walls of Neuchatel, where immediately the Savoyard army had poured out with the obvious purpose of regaining the region.
Title: Re: [ORP] La vita al Monastero - Life at the Monastery
Post by: Gualtieri Colapesce on 15 November, 2018, 03:19:17 PM
Di ritorno dal suo eremitaggio, Palmerino si ritrovò in un mondo nuovo, diverso.
La coerenza, la giustizia, l'onore erano ormai lontani ricordi, di un tempo passato.
Strane e potentissime armature erano state forgiate e sparse per il mondo.
Armature dalla potenza inaudita, che rendevano inutili il coraggio e l'onore dei soldati che, contro questa potenza, si lanciavano a morte certa.

Ma anche Roma era diversa. Il nuovo regno di Roma, alleato di Sicilia ed Arberia, si era lasciato prendere dalla foga di conquista, ed aveva concentrato tutto sulla propria potenza militare.

Non era più il suo mondo e non voleva esserne complice.
Decise quindi di vivere alla giornata, fino alla chiamata di Teos.
Si arruolò nella fanteria romana sotto falso nome.
Si faceva chiamare Gualtieri Colapesce.

Erano stati mesi difficili ed impegnativi, durante i quali la coalizione siculo-romana, alla quale si era aggiunta la teologica Arberia, viveva in uno stato di guerra perenne, guidata solo dall'onore e dalla smania di vittoria.

Prima si volle dare una lezione al tradimento della reggenza savoiarda.
Le loro false promesse, ed il loro codardo voltafaccia finale, furono ampiamente puniti con la conquista di tutte le regioni rimaste sotto la loro reggenza.

Poi la coalizione si era rivolta ai traditori normanni, che avevano finto di essere amici, mentre complottavano segretamente con i serbi.
Da sempre i normanni si vantavano di essere un popolo guerriero, eppure, dopo i primi scontri, abbandonati dalla copertura fiamminga, abbandonarono le loro città e le loro genti al saccheggio, per poi sottomettersi alla pirateria prussiana.

Ed infine, dopo anni di minacce e di soprusi, Urbino, forte delle sue nuove alleanze, aveva finalmente dimostrato che l'unico suo storico obiettivo era quello di attaccare Roma.

Negli ultimi mesi Urbino e Serbia avevano costantemente riempito le bacheche internazionali, proclamandosi pronti e vogliosi di attaccare Roma, sicuri di un facile  annientamento, e che avrebbero dimostrato al mondo la loro potenza.

Il loro violento attacco invece fu un completo insuccesso, rischiando più volte di perdere essi stessi regioni preziose.

L'unica conquista fu il castello abbandonato, circondato ed indifendibile di Cremona. E si vantavano di questa conquista e del momento in cui il potente esercito di Urbino issava bandiera festeggiando, sui resti di un castello disabitato da anni.

Roma, Palermo, Durazzo, le capitali di una coalizione vincente, festeggiavano nella certezza di essere la prima potenza militare mondiale.
I confini di questa nuova potenza si estendevano dal mar del nord all'Africa dimostrando un'espansione mai neanche immaginata prima.

A quel punto il comando militare ebbe la folle idea di attaccare Kiev, il colosso dormiente.
L'obiettivo era rubare la sacra reliquia patriarcale dalla casa della loro religione, per dimostrare al mondo la propria potenza, e scoraggiare chiunque avesse intenzione di aggredire militarmente la coalizione.

Le forze militari della coalizione si riversarono sul lontano suolo del principato di Kiev, ed iniziarono ad avanzare senza tregua.
Una dopo l'altra, le roccaforti patriarcali cadevano, e l'esercito della coalizione raggiunse Kiev, ponendola sotto assedio.
Dopo vari attacchi, Kiev cadde, e fu depredata senza pietà.
La sacra reliquia patriarcale fu rubata, e l'esercito della coalizione tornò in patria, festeggiando la più grande delle vittorie.

E fu l'inizio della fine.

La vendetta di Kiev e dei suoi sottoposti fu violentissima.
Gli eserciti di Kiev, Ungheria, Prussia, Serbia, Bulgaria ed Urbino si lanciarono a testa bassa e senza tregua contro la coalizione di Roma, Palermo e Durazzo.
Una dopo l'altra caddero le province della coalizione, ed anche la storica Cosenza capitolò.
Le forze nemiche attaccarono e depredarono la Santa Sede Nordica, rubandone la reliquia.
Le capitali della coalizione venivano costantemente assediate, attaccate, saccheggiate.
Il glorioso esercito di Roma e Sicilia ed Arberia, che fino a pochi mesi prima aveva dimostrato potenza ed organizzazione inimitabili, non riusciva più a tenere testa alla violenza delle forze nemiche, e subiva costanti sconfitte.

Poi cadde Durazzo, ed il Regno di Arberia fu conquistato e messo a ferro e fuoco.

E Palmerino combatteva, ormai quotidianamente, inviato da un fronte all'altro, o a Roma a difendere la capitale.

E non c'era più criterio, non c'era coerenza, non c'era tattica.

C'era solo sangue, morte, disperazione.

Ogni struttura teologica nei territori conquistati veniva saccheggiata e distrutta.

Proprio durante l'ultimo assedio di Roma, mentre cercavano disperatamente di respingere l'armata nemica, si sparse una voce beffarda in città.
Si raccontava che i reggenti dei teologissimi regni di Danimarca e Venezia avevano deciso di sposarsi, ed avevano organizzato il loro matrimonio, invitando al banchetto anche le reggenze patriarcali.

Palmerino si fermò a pensare al paradossale mondo in cui viveva, più comico e ridicolo di quanto qualunque cantastorie o menestrello sarebbe mai stato in grado di inventare.

La Teologia piangeva. Roma era in ginocchio.
Si guardò intorno, e vide solo disperazione, distruzione, morte. E pensò ai nobili danesi, veneziani e patriarcali mentre ridevano, scherzavano, gozzovigliavano tra agi di ogni tipo.

E Palmerino si interrogò: perchè continuava a combattere?
Lo faceva per Teos? Lo faceva per Roma?
La risposta lo spaventava.
Dentro di sè, nel suo profondo, sapeva ormai di combattere solo per il piacere che gli dava il sangue del nemico, per quei pochi denari guadagnati, per il rancio caldo della sera e per l'ottimo brandy di more.

Era sera quando arrivarono nuove terribili notizie.
Palermo era capitolata senza opporre nessuna resistenza, mentre i siciliani si ritiravano in Spagna, comportandosi alla stregua dei tanto derisi nemici normanni.

E ancora peggio, la Corsica era sotto attacco.


************************************************************************************

Returning from his hermitage, Palmerino found himself in a new, different world.
Coherence, justice, honor were long gone memories of a past time.
Strange and powerful armors had been forged and scattered around the world.
Armors of unprecedented power, which rendered useless the courage and honor of the soldiers who, against this power, launched themselves to certain death.

And Rome was also different. The new kingdom of Rome, an ally of Sicily and Arberia, had let itself be seized by the heat of conquest, and had concentrated everything on its military power.
It was no longer his world and he did not want to be an accomplice.
He decided to live day by day until the call of Teos.
He enlisted in the Roman infantry under a false name.
He named himself Gualtieri Colapesce.

They had been difficult months, during which the Sicily-Roman coalition, to which the theological Arberia was added, lived in a state of perennial war, guided only by the honor and the desire of victory.

First they wanted to teach a lesson to the betrayal of the Savoyard regency.
Their false promises, and their cowardly final end-faces, were extensively punished by the conquest of all the regions left under their regency.

Then the coalition turned to the Norman traitors, who pretended to be friends, while secretly plotting with the Serbs.
The Normans had always boasted of being a warrior people, yet, after the first clashes, abandoned by the Flemish cover, they abandoned their cities and their people to the looting, for then submit to Prussian piracy.

And finally, after years of threats and abuses, Urbino, strengthened by his new alliances, had finally demonstrated that its only historic goal was to attack Rome.

In recent months, Urbino and Serbia had constantly filled the international message boards, proclaiming themselves ready and eager to attack Rome, sure of an easy annihilation, and that they would

demonstrated their power to the world.

Instead, their violent attack was a complete failure, risking many times to lose precious regions themselves.

The only conquest was the abandoned, surrounded and indefensible castle of Cremona. And they boasted about this conquest and the moment when the powerful army of Urbino hoisted the flag

celebrating on the remains of a castle that has been uninhabited for years.

Rome, Palermo, Durazzo, the capitals of a winning coalition, celebrated in the certainty of being the world's first military power.
The boundaries of this new power stretched from the North Sea to Africa, demonstrating an expansion never even imagined before.

At that point the military command had the crazy idea to attack Kiev, the sleeping giant.
The goal was to steal the holy patriarchal relic from the house of their religion, to show the world their power, and to discourage anyone who intended to attack militarily the coalition.

The coalition's military forces poured over the far ground of the principality of Kiev, and they began to advance unabated.
One after another, patriarchal strongholds fell, and the coalition army reached Kiev, laying siege to it.
After several attacks, Kiev fell, and was looted without mercy.
The holy patriarchal relic was stolen, and the coalition army returned home, celebrating the greatest of victories.

And it was the beginning of the end.

The vengeance of Kiev and its subordinates was very violent.
The armies of Kiev, Hungary, Prussia, Serbia, Bulgaria and Urbino threw themselves headlong and relentlessly against the coalition of Rome, Palermo and Durazzo.
The provinces of the coalition fell one after the other, and even the historic Cosenza capitulated.
The enemy forces attacked and plundered the Norse Holy See, stealing its relic.
Coalition capitals were constantly besieged, attacked, looted.
The glorious army of Rome and Sicily and Arberia, which until a few months before had shown inimitable power and organization, could no longer stand up to the violence of the forces enemies, and suffered constant defeats.

Then Durazzo fell, and the Voivodship of Arberia was conquered and put to fire.

And Palmerino fought, now daily, sent from one front to the other, or to Rome to defend the capital.

And there was no criterion, there was no coherence, there was no tactics.

There was only blood, death, despair.

Every theological structure in the conquered territories was sacked and destroyed.

During the last siege of Rome, while they were desperately trying to repel the enemy army, a mocking voice spread in the city.
It was said that the rulers of the theological kingdoms of Denmark and Venice had decided to marry, and had organized their marriage, inviting the patriarchal regencies to the banquet.

Palmerino stopped to think about the paradoxical world in which he lived, more comical and ridiculous than any storyteller or minstrel would ever have been able to invent.

Theology cried. Rome was on its knees.

He looked around, and saw only despair, destruction, death. And he thought of the Danish nobles, Venetians, and patriarchals as they laughed, joked, caroused among all sorts of comforts.

Theology cried. Rome was on its knees.

And Palmerino wondered: why did he keep fighting?
Did he do it for Teos? Did he do it for Rome?
The answer scared him.
Inside him, deep inside, he knew he was fighting only for the pleasure that gave him the blood of the enemy, for those few coins earned, for the warm ration of the evening and for the excellent brandy of mulberries.

It was evening when terrible news arrived.
Palermo was capitulated without putting up any resistance, while the Sicilians withdrew to Spain, behaving like the mocked norman enemies.

And even worse, Corsica was under attack.
Title: Re: [ORP] La vita al Monastero - Life at the Monastery
Post by: Gualtieri Colapesce on 15 November, 2018, 03:25:21 PM
https://rpforum.medieval-europe.eu/index.php?topic=19040.0 (https://rpforum.medieval-europe.eu/index.php?topic=19040.0)
Title: Re: [ORP] La vita al Monastero - Life at the Monastery
Post by: Gualtieri Colapesce on 24 November, 2018, 04:24:37 PM
Palmerino aprì gli occhi lentamente.
Il mal di testa era tremendo, ma niente di nuovo.
Ogni mattina si svegliava allo stesso modo, dopo una sbronza durata una giornata intera.
E questo succedeva ogni giorno, ormai da diversi mesi.

Questa volta però era diverso. Un bruciore insistente lo divorava senza tregua.
Non era solo, intorno a lui c'era gente che parlava.

Si guardò intorno, e notò un paio di monaci. Non avevano fatto caso al suo risveglio, e sembrava stessero organizzandosi per la fuga.

Cercò di parlare, ma ne venne fuori un verso animalesco, quasi buffo. Paragonabile al gracchiare di una cornacchia.

Uno dei monaci si avvicinò, e fu allora che Palmerino lo riconobbe. Erano stati tanti anni insieme al monastero. Era uno in gamba.

"Stai calmo figliolo, come ti chiami? E' una fortuna che tu sia ancora vivo. Il Signore ti ha protetto, altrimenti come avremmo fatto a tirarti fuori da quel rogo ancora vivo?
Non preoccuparti, non restermo qui ancora per molto. C'è una nave pronta a salpare per portarci a Roma. Siamo rimasti in pochi sull'isola, che è abbandonata alla distruzione ed al saccheggio da parte dei soldati nemici.
Anche noi fuggiremo presto".

Palmerino cercò di ricordare.
Si, quella casa abbandonata, il vino conservato in cantina, la sbronza, il fuoco, l'incendio. Ora tutto era chiaro.

Si chiese come mai il monaco non lo avesse riconosciuto. Certo la barba lunga, le cicatrici, probabilmente era anche dimagrito, ma...

Istintivamente portò le mani al viso, e si accorse di essere imbavagliato in spesse fasciature.

Con uno sforzo immane si alzò, mentre i frati cercavano di calmarlo, e si trascinò per la stanza, strappandosi le bende dal viso.

Poi vide la bacinella piena d'acqua, e vi si specchiò.

Ci fu un lungo silenzio.
Chi era quell'uomo? Un viso completamente deturpato dalle ustioni, e lui stesso stentava a riconoscersi.

Chi era quell'uomo, continuò a chiedersi.
Chi sono io?

E poi sorrise, pensando alle parole del monaco "il signore ti ha protetto" !

Ed il sorriso si trasformò in una risata, e sentì ancora quel verso: quel corvo che gracchiava.

Si sedette poi di sul letto, con la testa tra le mani.
Ed il monaco gli si avvicinò di nuovo:

"Non ti preoccupare figliolo, tutto si sistemerà. L'importante è che sei vivo, e di questo possiamo solo ringraziare nostro signore. E con il suo aiuto, tutto si sistemerà.
Non mi hai detto come ti chiami".

Palmerino alzò lo sguardo verso il frate:

"Gualtieri, Gualtieri Colapesce" gracchiò con la sua nuova voce.

Poi fece un respiro profondo, ed un triste ghigno gli si disegnò sul viso.
Con un filo di voce concluse:

"Ma gli amici mi chiamano il corvo".


************************************************************************************


Palmerino opened his eyes slowly.
The headache was tremendous, but nothing new.
Every morning he woke up in the same way, after a full-day drunk.
And this happened every day, now for several months.

This time, however, it was different. An insistent burning devoured him relentlessly.
He was not alone, around him there were people talking.

He looked around, and noticed a couple of monks. They had not noticed when he woke up, and seemed to be organizing themselves for escape.

He tried to speak, but an animalish, almost funny noise came out from his mouth. Comparable to the croaking of a crow.

One of the monks approached, and in that moment Palmerino recognized him. They had been many years together in the monastery. He was a good one.

"Be calm, son, what's your name? You are lucky that you're still alive. The Lord protected you, otherwise how would we have managed to get you out of that fire still alive?
Do not worry, we will not stay here for much longer. There is a ship ready to sail to take us to Rome. We remained few on the island, which is abandoned to destruction and looting by enemy soldiers.
We will flee soon, too ".

Palmerino tried to remember.
Yes, that abandoned house, the wine stored in the cellar, the drunk, the fire, the fire. Now everything was clear.

He wondered why the monk had not recognized him. Of course the long beard, the scars, probably he was also thinner, but ...

Instinctively he put his hands to his face, and realized he was being wrapped in thick bandages.

With a huge effort, he rose, while the friars tried to calm him down, and he dragged himself across the room, tearing off the bandages from his face.

Then he saw the basin full of water, and he mirrored in it.

There was a long silence.
Who was that man? A face completely disfigured by burns, and he himself could hardly recognize himself.

Who was that man, he kept asking himself.
Who am I?

And then he smiled, thinking of the monk's words "the lord has protected you"!

And the smile turned into a laugh, and he still heard that noise: that crow croaking.

He then sat down on the bed, with his head in his hands.
And the monk approached him again:

"Do not worry, son, everything will settle in. The important thing is that you're alive, and we can only thank our lord, and with his help, everything will settle down.
You did not tell me your name. "

Palmerino looked up at the friar:

"Gualtieri, Gualtieri Colapesce" croaked with his new voice.

Then he took a deep breath, and a sad grin was drawn on his face.
With a whisper, he concluded:

"But my friends call me the crow".

Title: Re: [ORP] La vita al Monastero - Life at the Monastery
Post by: Gualtieri Colapesce on 30 November, 2018, 12:33:36 PM
https://rpforum.medieval-europe.eu/index.php?topic=19070.0 (https://rpforum.medieval-europe.eu/index.php?topic=19070.0)
Title: Re: [ORP] La vita al Monastero - Life at the Monastery
Post by: Gualtieri Colapesce on 29 December, 2018, 09:59:26 AM
Roma era un deserto.
Ogni volta che un regno veniva conquistato da Urbino, diventava un deserto.
Perchè Urbino non conquista. Urbino distrugge.
E come già era successo tanti anni prima, sempre per mano di Urbino, oggi di nuovo Roma era un deserto.

In città regnava la povertà e l'abbandono.

Palmerino aveva tirato su un gruppo di sbandati mercenari, rimasti in capitale dopo l'ultima battaglia.
Erano dei miserabili senza regole, ma si lasciavano comandare facilmente pur di racimolare qualcosa.
Quindi il corvo aveva preso accordi con il nuovo re, per piccoli lavoretti con la sua nuova "milizia cittadina".
Ma questi lavoretti si limitavano per la maggior parte a truffe e soprusi contro i poveri cittadini rimasti.

Quella notte aveva deciso di andare a pesca. L'alba era il momento propizio, e lui si trovava già al largo di Roma poche ore prima del sorgere del sole.
Si accorse subito delle fiamme. Pensò ad un incendio, ma i fuochi erano sparsi in vari punti della città.

Remò velocemente verso riva, e toccò terra alle prime luci dell'alba.

La vista era agghiacciante.

Roma depredata e distrutta ancora una volta, per mano degli stessi conquistatori, con il benestare del nuovo re.

Avevano agito di notte, attaccando una città priva di difese, e distruggendo e saccheggiando quel poco che era rimasto.

Evidentemente Urbino non era sazia. E si era accanita contro la povera gente rimasta chiusa nei confini di Roma, pianificando il momento migliore per creare più danno.
Ancora una volta si dimostrava la totale mancanza di onore.

Palmerino si guardò intorno, ed ammise che in fondo era esattamente quello che lui e la sua "milizia cittadina" facevano da un po' di tempo, probabilmente solo con meno violenza e crudeltà.

"Lentamente mi sto trasformando in un urbinate" disse tra sè con un sorriso amaro sul viso sfigurato.


**************************************************************************************

Rome was a desert.
Every time a kingdom was conquered by Urbino, it became a desert.
Because Urbino does not conquer. Urbino destroys.
And as had already happened many years before, again by the hand of Urbino, today Rome was once again a desert.

Poverty and abandonment reigned in the city.

Palmerino had pulled up a group of disgruntled mercenaries, who remained in the capital after the last battle.
They were miserables without rules, but that allowed to be easily commanded so as to raise something to eat or to drink.
So the crow had made arrangements with the new king, for small jobs with his new "city militia".
But these jobs were confined mostly to scams and abuses against the poor remaining citizens.

That night he had decided to go fishing. Dawn was the right moment, and he was already off Rome a few hours before sunrise.
He immediately noticed flames. He thought of a fire, but the fires were scattered throughout the city.

He rowed quickly towards the shore, and touched the ground at the first light of dawn.

The view was dreadful.

Rome looted and destroyed once again, by the conquerors themselves, with the approval of the new king.

They had acted at night, attacking a defenseless city, and destroying and plundering what little was left.

Evidently, Urbino was not satisfied. And it was fierce against the poor people remained closed in the confines of Rome, planning the best time to create more damage.
Once again the total lack of honor was shown.

Palmerino looked around, and admitted that after all it was exactly what he and his "citizen militia" had been doing for some time, probably only with less violence and cruelty.

"Slowly I'm turning into a urbinate," he said to himself with a bitter smile on his disfigured face.
Title: Re: [ORP] La vita al Monastero - Life at the Monastery
Post by: Gualtieri Colapesce on 10 March, 2019, 09:44:15 AM
Il nuovo re di Roma Dusan Zivkovic Dukljan era praticamente scomparso.

Si era totalmente disinteressato del regno e della popolazione, a sottolineare che ancora una volta, come tanti anni prima, l'unico scopo di Urbino era rendere Roma un deserto.

Il popolo era allo stremo, ed anche il gruppo di mercenari di Palmerino cominciava ad avere difficoltà a tirare avanti.

Fu in quei giorni che Roberto di Stabia lo convocò in gran segreto.
Stava organizzando una rivolta, ma aveva bisogno di uomini, e tutto l'esercito romano si era trasferito in blocco nelle terre iberiche.

Il Corvo, dunque, fiutò subito la possibilità di facili guadagni, e sguinzagliò il suo gruppo di miserabili a raccogliere "carne da macello".

Fu abbastanza facile con minacce e false promesse, raccogliere tra i poveracci di roma qualche centinaio di "cadaveri ambulanti", e dopo alcuni giorni, Gualtieri Colapesce si presentò al cospetto di Roberto di Stabia con un esercito di straccioni, armati di bastoni e zappe.

Attaccarono il Palazzo Reale all'alba, ma l'unica resistenza che trovarono furono le porte del palazzo.

Il re aveva pensato bene di fuggire in mare con i suoi sgherri, raccogliendo prima i pochi spiccioli delle casse reali.

Matteo Lubiani, già reggente spodestato di Albania, prese anche la corona romana.

Il Colapesce fu premiato con il titolo di Capitano della Guardia, ed il compito di visitare le strutture pubbliche, per riattivarle: questo compito fu davvero un premio.
Svuotò le casse di Accademia e Campo di addestramento, racimolando circa un migliaio di monete, e dividendole con il suo gruppetto.

Poi si presentò al mercato, forte del suo nuovo titolo, confiscando prodotti a destra e a manca.

Ma la situazione era davvero tragica. Non c'era molto da confiscare, e le monete rubate dalle casse pubbliche non sarebbero durate molto.

Matteo Lubiani, nuovo reggente di Roma, gli propose una missione in Albania.

Il Voivodato di Albania soffriva di una dittatura violentissima da parte dell'usurpatore Tervel Dulo. La popolazione locale era schiacciata da tasse altissime, e le leggi non permettevano ad i locali di avere cariche pubbliche, di lavorare e addirittura di pregare.
Ultimamente il tiranno aveva deciso di abbattere la cattedrale teologica della capitale, e la popolazione stava facendo di tutto per fermare questo scempio.

Gualtieri fece uno più uno, e decise che Durazzo poteva essere terreno fertile per il suo gruppo di miserabili.
Accettò la missione.
 
Partirono per Durazzo la mattina seguente, pronti ad "aiutare" i fratelli albanesi.


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The new king of Rome Dusan Zivkovic Dukljan had practically disappeared.

He was totally disinterested in the kingdom and the population, to underline that once again, as many years before, the only purpose of Urbino was to drive Rome into a desert.

The people were at the end, and even the group of mercenaries of Palmerino began to have difficulty getting by.

It was in those days that Roberto di Stabia summoned him in great secrecy.
He was organizing a revolt, but he needed men, and the whole Roman army had moved to the Iberian land.

The Crow, therefore, immediately understood the possibility of easy earnings, and unleashed his group of miserables to collect "meat for slaughter."

It was easy enough with threats and false promises, to gather among the poor men of Rome a few hundred "walking corpses", and after a few days, Gualtieri Colapesce showed up in front of Roberto di Stabia with an army of beggars, armed with sticks and hoes.

They attacked the Royal Palace at dawn, but the only resistance they found were the palace doors.

The king thought well of escaping to the sea with his henchmen, collecting first the few coins of the royal coffers.

Matteo Lubiani, formerly ousted ruler of Albania, took also the Roman crown.

Colapesce was awarded with the title of Captain of the Guard, and the task of visiting the public facilities, to reactivate them: this task was indeed a reward.
He emptied the coffers of Academy and Training Camp, collecting about a thousand coins, and dividing them with his little group.

Then he showed up at the market, with his new title, confiscating products without any reason.

But the situation was truly tragic. There was not much to confiscate, and coins stolen from public funds would not last long.

Matteo Lubiani, the new regent of Rome, proposed him a mission to Albania.

The Albanian Voivodeship suffered from a violent dictatorship by the usurper Tervel Dulo. The local population was crushed by high taxes, and the laws did not allow the locals to hold public offices, to work and even to pray.
Lately the tyrant had decided to destroy the theological cathedral of the capital, and the population was doing everything to stop this havoc.

Gualtieri  decided that Durazzo could be fertile ground for his group of miserables.
He accepted the mission.
 
They left for Durazzo the following morning, ready to "help" the Albanian brothers.


Title: Re: [ORP] La vita al Monastero - Life at the Monastery
Post by: Gualtieri Colapesce on 09 May, 2019, 11:37:13 AM
Durazzo era, se possibile, in condizioni ancora più disastrose di Roma.

Il dittatore si imponeva in ogni decisione con violenza, soffocando le continue rappresaglie del popolo nel sangue.

Anche la cattedrale teologica della capitale fu rasa al suolo, come estremo gesto tirannico, portando la cittadinanza allo sgomento più totale.

Palmerino ed i suoi sgherri non se la passavano male, sfruttando il discreto gruzzolo "recuperato" dalle casse romane, ma prima o poi i soldi sarebbero finiti, ed in Arberia c'era davvero poco da depredare.

Fu nuovamente convocato dal re di Roma.

Il reggente di Aragona, Berton Berton, non si vedeva in pubblico da molti giorni. Si vociferava di una grave malattia, quindi Gualtieri ed il suo gruppo armato furono inviati a Valencia a "valutare" la situazione.

Riuscirono facilmente a farsi strada tra le scarse resistenze delle guardie di palazzo, e scoprirono la triste verità: Berton Berton era morto.

Gualtieri si tuffò nella ghiotta occasione, prendendo immediatamente il trono di Aragona.

Un dispaccio reale di poche righe fu redatto, pubblicato, ed inviato in giro per l'Europa.

"Io, Gualtieri Colapesce, prendo oggi possesso del vacante trono di Aragona.

Da questo momento dichiaro in vigore la legge marziale.

Il libero Regno di Aragona accoglierà i profughi in fuga dalle scelleratezze patriarcali".

Poi diede il suo primo ordine come Re di Aragona:

"Svuotate le casse di tutte le strutture pubbliche, e portatemi tutto".


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Durazzo was, if possible, in even more disastrous conditions than Rome.

The dictator imposed himself in every decision with violence, stifling the constant reprisals of the people in blood.

Even the capital's theological cathedral was razed to the ground, as an extreme tyrannical gesture, bringing citizenship to total dismay.

Palmerino and his henchmen were not doing badly, taking advantage of the discreet hoard "recovered" from the Roman coffers, but sooner or later the money would have run out, and in Arberia there was very little to plunder.

He was again summoned by the King of Rome.

The regent of Aragon, Berton Berton, had not been seen in public for many days. There were rumors of a serious illness, so Gualtieri and his armed group were sent to Valencia to "assess" the situation.

They easily managed to make their way through the poor resistance of the palace guards, and discovered the sad truth: Berton Berton was dead.

Gualtieri dived into the greedy opportunity, immediately taking the throne of Aragon.

A royal dispatch of a few lines was drafted, published, and sent around Europe.

"I, Gualtieri Colapesce, take possession today of the vacant throne of Aragon.

From this moment I declare martial law in force.

The free Kingdom of Aragon will welcome the refugees fleeing from the patriarchal wicked acts".

Then he gave his first order as King of Aragon:

"Empty the coffers of all public facilities, and bring me everything".
Title: Re: [ORP] La vita al Monastero - Life at the Monastery
Post by: Gualtieri Colapesce on 18 May, 2019, 09:09:40 AM
Il suo primo ordine gli aveva garantito un discreto malloppo.

Il secondo ordine fu quello di riattivare la catena alimentare del Regno, perchè il popolo soffriva la fame.
Ovviamente Palmerino mantenne il comando dell'operazione, che gli garantiva ottimi guadagni.

Ma non era abbastanza. La situazione in cui verteva Aragona era disperata, esattamente come gli altri regni della alleanza che pochi mesi prima era stata schiacciata dai patriarcali.

Aveva bisogno di allontanarsi da quelle zone, e con un grosso gruzzolo in tasca.

Non dovette pensarci molto, e subito ebbe una grande idea.

Scrisse una lettera di suo pugno, e la spedì a varie ambasciate di regni più o meno lontani.
Valutò attentamente le risposte.
Ne parlò con i suoi sgherri.
Poi propose l'idea al Re di Roma, che accettò.

Infine preparò il contratto:

"Io sottoscritto Gualtieri Colapesce,

oggi reggente di Aragona in qualità di funzionario del Regno di Roma,

decreto quanto segue:

Aragona lascerà in prestito l'isola di Maiorca al Gran Ducato di Cirenaica alle seguenti condizioni:

1) Il Gran Ducato di Cirenaica verserà quindicimila denari d'argento nelle casse di Aragona sotto la diretta supervisione del sottoscritto.

2) Il Gran Ducato di Cirenaica ed il Regno di Aragona modificheranno le relazioni diplomatiche in amichevoli.

3) Il Gran Ducato di Cirenaica ed il Regno di Roma modificheranno le relazioni diplomatiche in neutrali.

4) Io sottoscritto sarò nominato Conte di York.

5) Allo scadere dei primi sei mesi, Aragona sarà tenuta a restituire l'intera somma al Gran Ducato di Cirenaica.
Se questo non avverrà: allo scadere del primo anno, Aragona sarà tenuta a restituire ventimila denari d'argento al Gran Ducato di Cirenaica.
Se questo non avverrà: l'isola di Maiorca resterà proprietà del Gran Ducato di Cirenaica.

Gualtieri Colapesce
Il Corvo".

Se tutto fosse andato secondo i suoi piani, presto si sarebbe spostato lontano dall'allenza dei perdenti.
Sarebbe arrivato nella grande isola settentrionale, con il titolo di Conte, un bottino enorme, ed una piccola milizia personale di miserabili pronti a tutto.


**********************************************************************+


His first order had guaranteed him a fair amount of money.

The second order was to reactivate the food chain of the Kingdom, because the people suffered from hunger.
Obviously Palmerino kept the command of the operation, which guaranteed him excellent profits.

But it wasn't enough. The situation in which Aragon was concerned was desperate, just like the other kingdoms of the alliance that had been crushed by the patriarchals a few months earlier.

He needed to get away from those areas, and with a large hoard in his pockets.

He didn't have to think about it much, and immediately had a great idea.

He wrote a letter in his own hand, and sent it to various embassies of more or less distant kingdoms.
He carefully evaluated the answers.
He talked about it with his minions.
Then he proposed the idea to the King of Rome, who accepted.

Finally he prepared the contract:

"I, the undersigned, Gualtieri Colapesce,

today regent of Aragon as an official of the Kingdom of Rome,

I decree the following:

Aragona will leave the island of Maiorca on loan to the Grand Duchy of Cyrenaica on the following conditions:

1) The Grand Duchy of Cyrenaica will pay fifteen thousand silver coins into Aragon's coffers under the direct supervision of the undersigned.

2) The Grand Duchy of Cyrenaica and the Kingdom of Aragon will change diplomatic relations into friendly.

3) The Grand Duchy of Cyrenaica and the Kingdom of Rome will change diplomatic relations into neutral.

4) I, the undersigned, will be appointed Count of York.

5) At the end of the first six months, Aragon will be required to return the entire sum to the Grand Duchy of Cyrenaica.
If this does not happen: at the end of the first year, Aragon will be required to return twenty thousand silver coins to the Grand Duchy of Cyrenaica.
If this does not happen: the island of Maiorca will remain property of the Grand Duchy of Cyrenaica.

Gualtieri Colapesce
The Crow".

If everything had gone according to his plans, he would soon have moved away from the losers.
He would arrive in the great northern island, with the title of Count, a huge booty, and a small personal militia of miserable thug minions ready for anything.

Title: Re: [ORP] La vita al Monastero - Life at the Monastery
Post by: Ezzelino Da Romano on 26 May, 2019, 11:33:02 PM
Ezzelino aveva tutto pronto per  salpare con l'esercito verso Maiorca, le navi ben rifornite e appena manutenute, ma la notte prima della partenza aveva fatto un sogno inquietante, un incubo, presagio di sventure, prima un enorme mostro marino che distruggeva le navi dirette a Maiorca, preceduto da tempeste violente, poi sangue e corpi  dilaniati e infine morti dappertutto...
Ezzelino si sveglio grondante di sudore nel mezzo della notte e dopo qualche ora riuscì di nuovo ad addormentarsi, tornando a sognare.
Questa volta gli apparse in sogno il recente defunto sovrano di Aragona, Berton Berton, il quale  gli consigliò di desistere dal prendere Maiorca in quanto avrebbe portato grandi sventure a proprietari che non fossero della corona di Aragona, per via di una potente maledizione  che nessuno era riuscito a slegare; spiegò comunque un modo sicuro per poter prendere la fine e preziosa sabbia bianca senza correre alcun rischio...
Di primo mattino Ezzelino scrisse velocemete una missiva diretta al nuovo re di Aragona, la sigillò e fece sì ce arrivasse al più presto a Colapesce, l'accordo era annullato, ma Ezzelino salpò subito dopo verso Valencia, certe cose vanno affrontate di persona in ogni caso...

Ezzelino had everything ready to set sail with the army to Mallorca, the ships well stocked and just maintained, but the night before departure he had had a disturbing dream, a nightmare, omen of misfortune, first a huge sea monster that destroyed the ships bound for Mallorca, preceded by violent storms, then blood and bodies torn apart and finally died everywhere ...
Ezzelino wakes up dripping with sweat in the middle of the night and after a few hours he managed to fall asleep again, returning to dream.
This time Berton Berton, the recent deceased sovereign of Aragon, appeared to him in a dream and advised him to desist from taking Mallorca because it would bring great misfortunes to owners who were not of the crown of Aragon, because of a powerful curse that no one had managed to untie, but he explained a safe way to be able to take the end and precious white sand without running any risk ...
Early in the morning Ezzelino wrote quickly a letter addressed to the new king of Aragon, sealed it and made sure that it arrived as soon as possible to Colapesce, the agreement was canceled, but Ezzelino sailed immediately after to Valencia, certain things must be dealt with in person in any case ...
Title: Re: [ORP] La vita al Monastero - Life at the Monastery
Post by: Gualtieri Colapesce on 04 June, 2019, 04:44:52 PM
Qualcosa andò storto.

Ricevette a Palazzo il Granduca Ezzelino, che volle personalmente dare la notizia.

L'accordo di Maiorca era saltato.

Il Granduca spiegava le motivazioni, ma Palmerino aveva già smesso di ascoltarlo.

Si divertiva ad osservarlo, quando di tanto in tanto alzava lo sguardo squadrando il suo volto sfigurato, e poi tornava a fissare qualcosaltro.

Questa cosa divertiva ormai Palmerino. Gli piaceva osservare il comportamento di chi gli stava di fronte, e che spesso faceva di tutto per non guardare il suo volto segnato dall'incendio.
Come se fosse un'offesa.
O forse solo per disgusto.

Il Granduca in realtà sembrava più preoccupato dell'accordo saltato, che del suo viso deturpato, e questo fece venire un'altra idea a Palmerino.

Cirene era evidentemente interessata alle cave di argilla e di sabbia bianca di Aragona, ed Ezzelino sembrava molto scocciato di perdere questa opportunità.

Ma c'erano altri modi, altre vie per rendere entrambi soddisfatti.

Il Corvo sorrise, e agitò appena la coppa che teneva in mano.
Un paggio, in piedi accanto a lui, la riempì subito di vino.

Il Granduca smise di parlare, come se avesse intuito che stava per arrivare una proposta interessante, ed osservò il reggente di Aragona mentre tracannava completamente la coppa di vino.

A quel punto Palmerino ordinò: "Io ed il Granduca dobbiamo restare soli. Ci sono cose molto riservate di cui dobbiamo discutere. Uscite tutti dalla sala".

Poi lanciò la coppa ormai vuota al paggio che si allontanava col vino: "Dove vai, tu, idiota! Lascia qui la brocca!".


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Something went wrong.

He received Grand Duke Ezzelino at the Royal Palace, who personally wanted to give the news.

The Mallorca agreement had been broken.

The Grand Duke explained the reasons, but Palmerino had already stopped listening to him.

He enjoyed observing him, when from time to time he looked up, looking at his disfigured face, and then he went back to staring at something else.

This thing now entertained Palmerino. He liked to observe the behavior of those who were in front of him, and who often did everything not to look at his face marked by the fire.
As if it were an offense.
Or maybe just for disgust.

The Grand Duke actually seemed more concerned about the skipped deal than about his disfigured face, and this gave Palmerino another idea.

Cyrene was evidently interested in the mines of clay and white sand of Aragon, and Ezzelino seemed very bothered to lose this opportunity.

But there were other ways, other paths to make both of them satisfied.

The Crow smiled, and waved slightely the cup he held in his hand.
A page, standing next to him, immediately filled it with wine.

The Grand Duke stopped talking, as if he had sensed that an interesting proposal was about to arrive, and he observed the regent of Aragon while he completely drained the cup of wine.

At that point, Palmerino ordered: "The Grand Duke and I must remain alone. There are very private things we need to discuss. Everyone must leave the room, now."

Then he threw the now-empty cup to the page that was moving away with the wine: "Where are you going, you idiot! Leave the pitcher here!"
Title: Re: [ORP] La vita al Monastero - Life at the Monastery
Post by: Gualtieri Colapesce on 04 June, 2019, 05:10:09 PM
Il nuovo programma era semplice ed efficace.

Il lino ed il cotone di Aragona erano famosi per l'alta qualità. I magazzini del palazzo reale ne erano pieni. Ed il mercato ormai chiuso e senza sbocchi del regno, ne aveva reso i prezzi irrisori.

Per non parlare delle enormi quantità di argilla e sabbia bianca accumulati nel tempo, e che costantemente venivano estratte, senza possibilità di essere rivendute all'estero.

Come fare a vendere questi prodotti all'estero in maniera semplice ed efficace, e soprattutto redditizia?
In una parola sola: contrabbando.

La nuova flotta navale di Aragona fu presentata in pompa magna in una bella giornata di maggio.
I cittadini erano euforici ed estasiati dalle grandi promesse di Gualtieri Colapesce.

Una flotta per ricominciare, per difendersi ed un domani per riconquistare quello che ci è stato tolto.

In realtà la grande "armata navale" contava scarse due dozzine di imbarcazioni.
Tutte navi tonde, ideali per il trasporto di grandi quantità di carico, ma sicuramente vulnerabili a qualunque assalto nemico.
L'unica nave sottile, l'ammiraglia, era una vecchia trireme rattoppata alla meglio.

L'intera flotta, ad uno sguardo attento, mostrava palesemente decenni di usura e di riparazioni abbozzate.
Ma la presentazione fu un successo, e la nuova "Armata di Mare Aragonese", decantata come appena varata ed acquistata dai mari orientali, era pronta per la propria missione.

Le casse del nuovo reggente si sarebbero presto riempite di utili.

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The new program was simple and effective.

Aragon linen and cotton were famous for high quality. The royal palace warehouses were full of them. And the now closed and landlocked market of the kingdom had made their prices ridiculously low.

Not to mention the enormous amounts of clay and white sand accumulated over time, and which were constantly extracted, without the possibility of being resold abroad.

How to sell these products abroad in a simple and effective way, and above all profitable?
In one word: smuggling.

The new naval fleet of Aragon was presented with great fanfare on a beautiful May day.
The citizens were euphoric and enraptured by the great promises of Gualtieri Colapesce.

A fleet to start over, to defend ourself and tomorrow to win back what was taken from us.

Indeed the great "naval army" had scarce two dozen ships.
All round ships, ideal for transporting large quantities of cargo, but certainly vulnerable to any enemy assault.
The only thin ship, the flagship, was an old trireme patched up at best.

The entire fleet, at a careful glance, clearly showed decades of usury and sketched repairs.
But the presentation was a success, and the new "Aragonese Sea Army", boasted as just launched and purchased from the eastern seas, was ready for its mission.

The coffers of the new regent would soon be filled with profits.
Title: Re: [ORP] La vita al Monastero - Life at the Monastery
Post by: Gualtieri Colapesce on 03 August, 2019, 04:17:47 PM
L'idea del contrabbando era stata un successo.

Valencia era diventato il centro nevralgico di ogni trasporto illecito del mar mediterraneo.

Contrabbandieri, briganti, pirati e criminali di ogni tipo potevano liberamente attraccare al porto della capitale, sicuri di non subire alcun rischio.

Di contro, le navi battenti bandiera aragonese erano le uniche a non essere attaccate o depredate in funzione di questo tacito accordo.

Nella situazione attuale, in cui tutti i regni erano in fase di stanca dopo la grande guerra, ed i mari erano scarsamente controllati, il risultato era che di fatto la quasi totalità del contrabbando di merci via mare era gestito dalla corona di Aragona, e quindi dal Corvo.

In questo clima Palmerino ricevette la pergamena con il sigillo del Re di Roma.
Era richiesto il suo aiuto nella riconquista del Voivodato di Arberia.
Il dittatore Tervel Dulo ed i suoi sottoposti, avevano reso, se possibile, ancora più dura ed insopportabile la situazione albanese. La cittadinanza era stremata.

Si vociferava che Matteo Lubiani avesse offerto una cifra enorme al Re di Roma per creare un esercito per la liberazione di Durazzo.

Controvoglia Palmerino raccolse una piccola armata di poche migliaia di uomini e partì verso oriente.

Sbarcati sulle coste albanesi si unirono all'esercito di liberazione, formato da romani e castigliani.
In realtà non si trattava di un esercito enorme, non più di diecimila uomini.
Evidentemente in quel periodo era difficile reperire combattenti, o forse il Lubiani non aveva pagato abbastanza.

La mattina seguente vennero attaccati dalle forze del tiranno, ma l'armata degli avversari contava non più di quattromila uomini. La vittoria fu abbastanza semplice, nonostante l'abilità di Tervel Dulo.

In seguito fu approntato l'assedio di Durazzo.
Ma la popolazione della capitale, stanca dei continui soprusi, e favorevole al ritorno del vecchio Re, si accordò per far entrare di nascosto un drappello di tremila uomini nella città.
Ovviamente per la missione fu scelto l'esercito Aragonese, e Gualtieri ed i suoi uomini, si fecero strada nella buia notte albanese, sconfiggendo silenziosamente le guardie che gli si paravano d'avanti, arraffando il possibile da case, botteghe e palazzi, ed infine aprirono le porte centrali facendo entrare l'esercito di liberazione.

La differenza numerica tra le forze in campo era sproporzionata, e gli uomini del tiranno capitolarono velocemente.

Tervel Dulo si battè con una violenza ed una forza inaudita, ma alla fine, stremato, fu sconfitto proprio da un gruppo guidato da Matteo Lubiani, che quindi potè aggiungere alla felicità per aver liberato la sua gente, la soddisfazione di aver sconfitto direttamente il suo rivale.

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The idea of ​​smuggling had been a success.

Valencia had become the center of every illicit transportation in the Mediterranean Sea.

Smugglers, brigands, pirates and criminals of all kinds could freely dock at the port of the capital, sure they were not at risk.

In contrast, the ships flying the Aragonese flag were the only ones not to be attacked or plundered according to this tacit agreement.

In the current situation, in which all the kingdoms were tired after the great war, and the seas were poorly controlled, the result was that almost all of the smuggling of goods by sea was managed by the crown of Aragon, and therefore by the Crow.

In this climate, Palmerino received the parchment with the seal of the King of Rome.
His help was required in the reconquest of the Arberia Voivodeship.
The dictator Tervel Dulo and his subordinates, had made the Albanian situation even harder and more unbearable. Citizenship was exhausted.

It was rumored that Matteo Lubiani had offered an enormous sum to the King of Rome to create an army for the liberation of Durazzo.

Reluctantly Palmerino picked up a small army of a few thousand men and left for the east.

Landed on the Albanian coasts they joined the liberation army, made up of Romans and Castilian.
In reality it was not a huge army, not more than ten thousand men.
Evidently at that time it was difficult to find fighters, or perhaps the Lubiani had not paid enough.

The following morning they were attacked by the forces of the tyrant, but the army of the adversaries had no more than four thousand men. The victory was quite simple, despite the ability of Tervel Dulo.

Later the siege of Durres was prepared.
But the population of the capital, tired of the constant abuses, and in favor of the return of the old King, agreed to have a group of three thousand men enter the city secretly.
Obviously the Aragonese army was chosen for the mission, and Gualtieri and his men made their way in the dark Albanian night, silently defeating the guards that appeared in front of them, grabbing anything possible from houses, shops and palaces, and finally they opened the central doors letting in the liberation army.

The numerical difference between the forces in the field was disproportionate, and the men of the tyrant quickly capitulated.

Tervel Dulo fought with unprecedented violence and force, but in the end, exhausted, he was defeated by a group led by Matteo Lubiani, who could then add to his happiness for having freed his people, the satisfaction of having directly defeated his rival.


Title: Re: [ORP] La vita al Monastero - Life at the Monastery
Post by: Gualtieri Colapesce on 03 November, 2019, 08:59:40 AM
L'inverno era alle porte. Ed era stato tutto fin troppo semplice.

Contrabbandare ogni tipo di prodotto rendeva più che mai, soprattutto nel periodo buio che il mondo viveva dopo la grande guerra.

Il gruppo di mercenari di Palmerino non aveva avuto più bisogno di combattere da un pezzo e i miserabili passavano il tempo ubriachi, tra festeggiamenti di ogni tipo.

Fu in uno di quei giorni che il Corvo ricevette la missiva da Roma.
Roberto di Stabia aveva lasciato il trono, proclamando il Regno di Roma vassallo del Gran ducato di Cirene.

Di fatto questo voleva dire che Gualtieri Colapesce non era più il re d'Aragona. Non era più un bel niente. La pacchia era finita.

Il Corvo ci pensò un po' , poi decise il da farsi.

Contattò il Granduca di Cirene, con il quale si accordò sul futuro dell' Aragona.

Il discorso era semplice: se l'Aragona era regno vassallo di Roma, e Roma era diventato regno vassallo di Cirene, dunque ora anche l'Aragona era regno vassallo di Cirene.

In realtà il discorso si complicava un poco perchè il Corvo non avrebbe lasciato il trono senza una cospicua buonuscita.

Gli fu concesso il feudo di Porto Cristo sull'isola di Maiorca, con un discreto appezzamento di terre, un castello fortificato ed un porticciolo.

Palmerino si trasferì dunque sull'isola di buon grado con il suo gruppo di miserabili e con l'enorme bottino "guadagnato" nel suo periodo aragonese.


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Winter was upon us. And it had been all too simple.

Smuggling every type of product yielded more than ever, especially in the dark period that the world lived after the great war.

Palmerino's group of mercenaries had no needed to fight for a long while, and the brigands spent their time drunk, among banquets of all kinds.

It was in one of those days that the Crow received the letter from Rome.
Roberto di Stabia had left the throne, proclaiming the Kingdom of Rome vassal of the Grand Duchy of Cyrene.

In fact this meant that Gualtieri Colapesce was no longer the king of Aragon. He was nothing at all. The party was over.

The Crow thought for a while, then decided what to do.

He contacted the Grand Duke of Cyrene, with whom he agreed on the future of Aragon.

The thing was simple: if Aragon was a vassal kingdom of Rome, and Rome had become a vassal kingdom of Cyrene, then now Aragon was also a vassal kingdom of Cyrene.

In reality the thing became a little complicated because the Crow would not have left the throne without a conspicuous payment.

He was granted the fiefdom of Porto Cristo on the island of Mallorca, with a decent plot of land, a fortified castle and a small port.

Palmerino thus moved to the island with his group of brigands and with the huge booty "earned" in his Aragonese period.